Un pizzico di magia per insegnare una lingua ai bambini, anche se bilingui

Vi e’ mai capitato di aprire il libro per leggere una storia ai vostri piccoli, che intanto sono gia’ scappati in cucina a giocare coi cassetti? O di non riuscire a convincere un bambino a salire in macchina? O ad uscire di casa? O semplicemente a parlare un’altra lingua? (Ah!)

E avete mai desiderato una bacchetta magica che facesse succedere tutto cio’ riparmiandovi lacrime e litigi?

Si’ eh…?! Bene, la magia esiste, alcune persone sono capaci di fare miracoli con i bambini, di incantarli e indurli a fare qualsiasi cosa. Io sono alla ricerca dei loro segreti, e voglio condividere con voi un paio dei trucchi che ho scovato finora. Vi presento le mie fonti, due persone che piu’ diverse non si puo’, credo:

  • Nicola. Un pagliaccio. Cioe’, Nicola e’ presidente di una bellissima associazione, Ridorido’ , che si occupa di educazione e animazione, del gioco in tutte le sue forme immaginabili (e alcune che certo non immaginereste) fino ad arrivare ai clown in corsia, i dottori che danno un sorriso ai piccoli malati. Nicola e’ capace di entrare in una stanza piena di bambini, portarli su un’isola deserta (senza farne affogare nessuno), dargli in pasto decine di fogli di giornale e farglieli ridurre tutti in minuscoli pezzetti, e… attenzione!… fargli poi ripulire la stanza da cima a fondo.
  • La professoressa Taeschner, dell’Universita’ la Sapienza. Autrice, tra tante pubblicazioni, anche di un libro intitolato L’insegnante magica, che ho appena letto. Questo libro ripercorre le tappe di un bellissimo progetto che ha portato le lingue straniere in molte scuole materne, in Italia e all’estero, formando le insegnanti ad insegnare le lingue attraverso una forma d’insegnamento magico. L’ipnotismo non c’entra, si tratta solo di trasportare i bambini in un mondo magico e divertente in cui si parla un’altra lingua (ho detto “solo”?).

Bene, cosa ho imparato da Nicola e dal libro della professoressa Taeschner? Che l’unica vera magia e’ saper raccontare, saper entrare con i bambini in un mondo fantastico nel quale puo’ succedere tutto, dal dover parlare inglese perche’ non c’e’ altro modo di farsi capire al pulire la stanza perche’ e’ arrivata una tromba d’aria che spazza via tutto.

Su questo tema da solo si potrebbe parlare per ore ed ore. Perche’ l’idea la capiamo tutti, ma metterla in pratica e’ un’altra cosa. Se voglio che mio figlio salga in macchina, ma come faccio a convincerlo che ci sono coccodrilli dappertutto e l’unica salvezza e’ montare sull’isola a quattro ruote?

Beh innanzitutto, si tratta di avere l’idea, e gia’ non e’ poco. Bisogna entrare nell’ordine di idee che tutto puo’ essere fantastico. Fatto cio’, Nicola e la professoressa, che pure non si conoscono, o cosi’ credo, ci danno la stessa risposta a questa domanda: Recitandoglielo! Recitando con i gesti, la voce, gli abiti, gli sguardi si crea un mondo fantastico che per il bambino e’ reale, altrettanto di quello tangibile che lo circonda.

Qui la professoressa Taeschner va anche un passo oltre, ci dice di aver osservato che a parita’ di tecnica recitativa alcune insegnanti sono piu’ magiche di altre, e di aver voluto capire quali sono i dettagli che fanno la differenza. Ve li riassumo, con la brevita’ e approsimazione inevitabili in questo contesto:

  1. rimanere all’interno della storia, non farsi distrarre da dettagli “reali”, non interporre commenti pratici del tipo “chiuditi la giacca che fa freddo”, ma seguire un filo narrativo, calarsi nella storia e avere un ritmo lento e pacato nella narrazione
  2. usare i gesti in maniera coerente (cioe’ ai fini della narrazione e non per altri scopi -tipo riassettarsi i capelli) e con parsimonia, non troppi gesti che confondono, solo quelli che servono a raccontare la storia
  3. avere movimenti del corpo calmi, non frenetici, e non stare troppo chini sui bambini, atteggiamento che puo’ risultare oppressivo
  4. guardare spesso l’elemento immaginario ( i coccodrilli per esempio, o un aereo, o un fiore) e poi guardare i bambini per condividere questo immaginario con loro e attirare la loro attenzione su di esso
  5. sorridere, sorridere e sorridere ancora un altro po’. divertitevi con i bambini!

Imagine da A Journey Round My Skull

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One Trackback

  1. [...] Perche’ mi interessa molto il concetto del gesto come supporto o canale di apprendimento. [...]

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