Il racconto di Sabine mi sta facendo riflettere moltissimo. Credo che quello che lei ci racconta, insieme ai risultati di altri studi scientifici, abbia delle consequenze molto importanti per tutti i genitori di bambini bilingui in eta’ prescolare. Cerchiamo di fare due piu’ due e di mettere insieme tutte queste informazioni:
- Vi ricordate della professoressa Taeschner della Sapienza? In un’ Idea della settimana precedente vi ho parlato delle sue osservazioni su quali tipi di comportamento aiutino a creare un’atmosfera magica che faciliti l’insegnamento attraverso il gioco e la recitazione. La professoressa e il suo team infatti hanno sviluppato un metodo per l’insegnamento delle lingue attraverso il format narrativo (semplificando la recitazione di una storia) combinato ad altri strumenti piu’ classici (libri, CD, cartoni animati). Ma lasciamo che sia lei stessa a spiegarvi in breve il suo metodo eil format narrativo. Quando Sabine menziona il personaggio Hocus o la storia di Rat dans la jungle si riferisce proprio ai personaggi creati nell’ambito di questo progetto, come potete vedere sul sito di Hocus-Lotus, progetto che precisiamo e’ stato studiato per l’insegnamento delle lingue nella scuola dell’infanzia, non in contesti di bilinguismo domestico.
- Due ricercatrici americane dell’Universita’ di Chicago, Goldin-Meadow e Rowe, insieme e separatamente (mi si perdoni l’approssimazione, ma non ho accesso alla letteratura scientifica e ad informazioni dettagliate) hanno fatto degli studi sulla gestualita’, in maniera estremamente approssimativa possiamo menzionare un paio dei risultati a cui sono giunte: un ampio vocabolario e’ spesso associato ad un buon rendimento scolastico, i bambini che gesticolano di piu’ a 14 mesi avranno un vocabolario piu’ ampio a 3 anni, se i genitori usano i gesti i bambini fanno lo stesso, la gestualita’ aiuta nell’apprendimento anche di concetti matematici. Per altre informazioni, piu’ o meno dettagliate, guardate qui, qui, qui (in EN) e qui (in EN), ricordando che solo gli articoli delle autrici sono pero’ esaustivi.
- Sabine ci dice nel suo post che il format narrativo funziona anche a casa, ogni genitore puo’ usarlo con il proprio bambino, non solo per imparare a parlare ma gia’ per imparare ad esprimersi a gesti, che poi associera’ a parole nella lingua in cui gli vengono proposti. Prima che qualcuno si faccia prendere dallo sconforto, vi specifico che Sabine e’ una ricercatrice di linguistica, non una mamma superdotata (o forse non solo…), questi temi e argomenti lei li ha studiati e sviscerati prima di applicarli all’educazione del suo bambino.
Quindi, quali conclusioni possiamo trarre da tutto cio’?
- E’ importante utilizzare i gesti con i nostri bambini, in qualsiasi contesto. La gestualita’ aiuta l’apprendimento.
- In particolare e’ molto utile associare gesti e recitazione al racconto di storie e favole
- Se vogliamo, possiamo prendere in considerazione l’idea di utilizzare il metodo Hocus-Lotus a casa con i nostri bambini. Io ci avevo gia’ provato (dopo un primo scambio con Sabine) ma A. non mi aveva dato molta attenzione e mi ero scoraggiata, ora Sabine mi ha motivata e ci riprovo, vediamo se con un approccio un po’ diverso ho risultati migliori. Vi faro’ sapere come va. Se altri genitori hanno esperienze simili da condividere sono piu’ che benvenuti, per esempio so che Katalin sta iniziando ad utilizzare Hocus-Lotus per insegnare l’italiano alle sue bambine.
- Qualcosa mi dice che all’incontro genitori di sabato prossimo parleremo anche di questo, e sara’ molto interessante. Vedremo, e vi sapremo dire.







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2 Comments
Il commento di Letizia contiene molte cose giuste! I gesti e il racconto di storie sono due ingredienti fondamentali del mio parlare con Giovanni.
Capisco molto quando Letizia dice di essersi scoraggiata nel fare i format con Alex per la sua poca attenzione. Credo che a volte sia necessario ridimensionare un po’ le nostre aspettative di mamme ultra-coinvolte nell’educazione linguistica nei confronti dei nostri piccoli. Anche Giovanni non sempre mi permette di finire di raccontare una storia di Hocus e Lotus. Spesso altri giocattoli o nuove idee che passano per la sua testolina matta me lo portano lontanissimo dal parco dei dinocroc. Io un po’ vado avanti a raccontare anche senza di lui perchè magari dopo una decina di secondi di distrazione torna, e magari cerco di fare qualcosa di mooolto enfatico mentre racconto per riattirare la sua attenzione, ma se dopo 15 secondi non ci sono riuscita allora interrompo. Non credo però che queste mezze storie siano tempo o occasioni sprecate: molte volte mi sono stupita quando l’ho visto fare gesti che credevo non avesse neanche visto o notato! In più i bambini si “abituano” ad una attività man mano che vi partecipano, quindi se le prime volte è stato difficilissimo tenerlo lì attaccato alla storia, dopo un po’ diventa più semplice. In più con il tempo ho scoperto quali sono le occasioni migliori di fare per Giovanni un format in piena regola (dall’inizio alla fine, con parole, gesti, azioni ed espressioni facciali): quando è nel seggiolone aspettando la pappa o con la pappa davanti ma senza nessuna voglia di iniziare a mangiare e quando è sul fasciatoio in attesa (e magari enza nessuna voglia!) di essere spogliato e cambiato. In queste occasioni la sua attenzione è al massimo: mi guarda, ride, fa tutti i gesti che sa fare e prova anche a ripetere qualche parola.
Devo però essere sincera: io non faccio tutto questo veramente per insegnargli a parlare. Lo faccio perchè mi ci diverto un mondo, passiamo dei momenti davvero incantevoli e che poi Giovanni faccia i gesti e parli è solo una parte della mia motivazione! Quindi essere ricercatrice di PSICOlinguistica ha certo una sua parte importante, perchè so quanto siano importanti il giusto contesto relazionale e il comportamento comunicativo dell’adulto perchè un bambino impari a parlare, ma penso che sia il mio spirito bambino (e non quello materno!!) a farmi giocare a Hocus e Lotus con Giovanni. Quindi, forse, basta recuperare o rinforzare questo spirito per non farsi scoraggiare!
Sabine,
grazie mille per i tuoi commenti e precisazioni, mi consola sapere che il comportamento di Giovanni non e’ molto diverso da quello di A.
Riguardo al tuo ultimo punto, il fatto che tu fai Hocus and Lotus piu’ che altro per divertirti, devo dire che io stavo facendo una riflessione simile. Io credo di usare molto i gesti nei Playgroups, molto piu’ di quando gioco con A., e in effetti io nei Playgroups mi diverto molto. Non so spiegarmi perche’ io usi molto meno i gesti con il mio bambino, forse perche’ il rapporto 1 a 1 e’ piu’ affettivo e raccolto del rapporto con un gruppo di bambini, forse perche’ Alex e’ piu’ piccolo… non lo so. Quello che importa pero’ e’ mi sono resa conto che io questo lo so fare e mi ci diverto pure, si tratta solo di farlo piu’ spesso con A.!
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[...] gia’ parlato diverse volte dell’importanza dei gesti e della gestualita’ nella comunicazione con i bambini e nel favorire l’apprendimento ( si veda anche qui, qui qui, e qui). Io personalmente non [...]
[...] invece ritorna su un concetto che su Bilingue per Gioco e’ stato toccato diverse volte, qui e qui, ma mai abbastanza, l’importanza dei gesti e della gestualita’ come supporto [...]