‘Vacanze bilingui’ a New York

L’autore di questo post e’ Elisabetta, guest blogger

Sin da quando le mie due bambine hanno cominciato ad andare alla scuola bilingue italiano – inglese mi sono chiesta come fare del bilinguismo uno stile di vita e, dunque, organizzare anche delle vacanze bilingui.  Infatti una scuola con programma bilingue non rende automaticamente un bambino bilingue (benchè la scuola in questione preveda un tempo pieno con 16 ore settimanali di/in inglese e 18 di/in italiano).

Inoltre, se il bilinguismo è solo scolastico, l’altra lingua rischia di restare una ‘materia’ di studio e non “prende vita” (anche perché nella scuola delle mie bambine la maggior parte dei bambini sono italiani!).

E’ da tempo, quindi, che cerco di integrare l’esposizione attiva alla lingua in ogni modo.

Ovviamente il primo di questi modi è parlando io stessa alle bambine in inglese. Il gioco però dura poco; dopo un po’ entrambe (specie la più piccola) mi chiedono, giustamente, di tornare all’italiano, che è stata la lingua in cui le ho cresciute. E io le assecondo.

Altri modi per integrare la lingua minoritaria sono ovviamente i libri che leggiamo insieme in inglese o che io leggo loro (specie alla piccola; la grande legge da sola).

Poi c’è anche qualche cartone animato in inglese, ma non è sempre facile perché se un tal video lo vogliono vedere in italiano anche qui io le assecondo. Non voglio infatti provocare in loro un rifiuto.

Per un domani l’idea è anche di prendere una au pair, con cui parlare inglese tutti, ma, per il momento, tra scuola privata e collaboratrice domestica le nostre spese sono già alle stelle.

Per aiutare e facilitare il loro apprendimento dell’inglese e al tempo stesso far si che l’apprendimento sia piacevole, io e mio marito (anche lui esterofilo, anglofilo e, in generale, amante delle lingue straniere) abbiamo deciso che quasi tutte le prossime vacanze le faremo in paesi dove si parla l’inglese.

L’idea però di una vacanza ‘normale’ (una settimana, albergo, sempre in famiglia, ‘mordi – e- fuggi’) non ci bastava.

Volevo trovare il modo per permettere alle bambine di vivere una esperienza ‘autoctona’, proprio come dei bambini americani (o inglesi, o australiani o canadesi…), un po’ come era successo a me.

Così mi è venuta in mente l’idea del centro estivo, ma all’estero.

Questa estate, così come la scorsa estate, siamo stati, tra giugno e luglio, 20 giorni a New York, organizzando tutto via internet.

La nostra formula, ormai al secondo anno, è la seguente:

1. acquistare i voli con LARGO anticipo. Io comincio a pianificare il tutto a febbraio e cerco di chiudere a marzo o al massimo a maggio. (Nel nostro caso cerchiamo anche di usare un po’ di miglia o di punti-fedeltà che accumuliamo per lavoro per prendere almeno un volo gratis, altrimenti puntiamo su compagnie low cost);

2. affittare un appartamento. L’appartamento è ideale per periodi lunghi, specie con bambini. Le motivazioni sono tre:

a. si ha più spazio a minor prezzo rispetto ad un albergo;

b. si possono fare dei pasti a casa mangiando in maniera più sana che fuori casa e mantenendo qualcosa delle proprie abitudini alimentari, nonché riposarsi, se i bimbi sono piccoli;

c. la casa consente di far la vita del luogo e non la vita dei turisti.

Sinora sono sempre riuscita ad affittare appartamenti di amici o conoscenti trovati tramite il lavoro ma per New York, Londra e Parigi c’è un bellissimo sito che si chiama NYHabitat. I prezzi non sono bassi ma gli appartamenti sono belli e il sito è sicuro anche per le carte di credito;

3. Non è finita qui, ovviamente. Infatti ogni anno le bambine fanno un summer camp, ossia un centro estivo. Abbiamo sempre scelto summer camps non residenziali (ossia con rientro a casa propria!), sia perché le bambine sono piccole ma anche, e soprattutto, perché le vacanze sono l’occasione per stare tutti insieme.

Per loro si tratta più o meno di fare quello che farebbero a Roma (la città in cui viviamo) finita la scuola, con il vantaggio che lo fanno in inglese!

Trovare i summer camp negli USA e in Canada è semplice: basta cercare su google e la scelta è vastissima. Io per ora ne ho sperimentati due diversi a Manhattan, entrambi erano incentrati sulla danza, perché alle mie figlie piace (facevano yoga, danza classica e moderna, tip tap e così via).

Ma NYC è piena di summer camps, sia perché gli americani hanno meno ferie di noi italiani, sia perché più donne (e dunque più madri) lavorano: c’è quindi un’offerta amplissima di campi estivi, residenziali e non.

Si può far fare pattinaggio sul ghiaccio in pieno agosto a bambine di due anni e mezzo! Ci sono camps ‘intellettuali’ o di tipo scientifico. Ci sono camps al museo di storia naturale, al museo di arte per bambini, allo zoo, in tutte le scuole di danza, le scuole di musica e le scuole di recitazione. Ci sono camps per bimbi piccoli (0-3 anni) nei nidi e ci sono camps per adolescenti.

La grande offerta, inoltre, rende anche improbabile il fatto di incappare in qualche altro bambino italiano, il che annullerebbe una parte del valore dell’esperienza, soprattutto calcolando il fatto che le mie figlie…..sono due……..e quindi già parlano italiano fra loro.

Paradossalmente io cerco appositamente camps dove possano stare insieme visto che, per loro, lo stare insieme è un requisito essenziale e, senza la loro collaborazione, l’esperienza sarebbe emotivamente sgradevole e dunque, io penso, anche linguisticamente poco utile.  Infatti una cosa è certa: un bambino impara quando apprende in un clima emotivamente positivo.

Quest’anno, dunque, le mie figlie stavano al summer camp dalle 9 alle 15 (l’anno scorso era solo dalle 9 alle 12), il tempo per me e mio marito di rivedere i musei ‘da adulti’, fare un po’ di shopping, andare per negozi di spartiti su Broadway (siamo molto musicali in famiglia, sia pur solo a livello amatoriale).

Le bambine avevano l’occasione di usare il loro inglese con gli animatori e gli istruttori di danza, nonché con bambini americani della loro età. Alla fine delle due settimane gli scappavano espressioni inglesi anche con noi e, nel contempo, gli istruttori/animatori avevano anche loro imparato una quantità di parole italiane….il che fa parte del gioco.

Due delle nostre tre settimane negli USA sono state impiegate così.

La terza siamo stati in Canada da amici.

Ovviamente questo modo di passare le proprie vacanze in una città non è adatto a chi in vacanza vuole ‘staccare’, ma, come avrete capito, è adatto a me che sono una iper-attiva.

La nostra giornata era abbastanza piena: ogni mattina ci svegliavamo intorno alle sette, di seguito colazioni, borse per il summer camp (con scarpette da classica e da tip tap, tutù e via dicendo), poi di corsa in autobus per arrivare al centro estivo (anche quella dell’autobus e il dover rispettare degli orari è una esperienza diversa da quella turistica..).  Alle tre riprendevamo le bimbe e andavamo a far merenda in un parco del Village, a vedere e sentire musicisti di strada, oppure al cinema, oppure ad uno spettacolo, oppure in libreria o le altre mille cose che Manhattan può offrire.

Alle 18 la spesa per la cena e poi…tutti a casa.

Se qualcuno ha esperienze del genere… aspetto che le condivida qui.

Sto meditando per l’anno prossimo di organizzare qualcosa del genere a Londra (più cara la vacanza, ma meno caro il volo) oppure vicino Toronto, in Canada, dove sono i miei amici.

Foto di fergusonphotography

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Comments

  1. Anna says

    Fantastico!!
    Elisabetta è un’idea geniale e bellissima!! davvero complimenti e grazie per averla suggerita!

    Anna

    • L. says

      Anna,
      e’ solo l’inizio… Sapessi quante ne sa Elisabetta, e quanto sono contenta di averla come guest blogger!

      Per inciso, proprio en passant, avete visto che ora potete dare un rating ai post con le stelline?

      L.

  2. Alice says

    Cara Elisabetta, condivido pienamente la tua idea ed é per questo che aspetto impazientemente che Mia cresca un pochino per poterla mandare ai campi estivi a Verona quando visiterá la nonna nelle prossima vacanze estive. Purtroppo in Italia, o per lo meno a Verona, non ci sono cosí tante scelte come a NY, e bisogna aspettare che abbiano (mi pare) almeno 4-5 anni ma sono convinta che sará il modo migliore per lei di imparare l’italiano. Il contatto con gli altri bambini mi sembra indispensabile per migliorare la lingua.
    Ah, e se ti servisse una mano per organizzare il tuo soggiorno londinese l’anno prossimo, facci sapere!

    • Federica says

      Ciao Alice e ciao “AAAA”,
      dopo aver letto le esperienze di Elisabetta, che ringrazio, mi sono decisa a provare ad organizzare una settimana di vacanza con mia figlia di 5 anni a Londra nel periodo di Pasqua, per approfittare del fatto che ci saranno, suppongo, bambini inglesi che andranno in questi centri perchè i genitori lavorano.

      Mia figlia parla inglese con me (e con varie tate che ha avuto) da quando ha 2 anni, cioè da quando ho avuto “l’illuminazione sulla via di Damasco” di farla crescere bilingue, soprattutto per non perdere il mio background anglosassone (ho vissuto in UK e US, pur essendo di famiglia italiana). Quindi lo capisce bene e si sa esprimere senza problemi, ma fa ancora un sacco di errori (se è per quello, comunque, ne fa anche in italiano, per cui forse è l’età o sono io ad avere aspettative troppo alte…).

      La settimana a Londra ha il duplice obiettivo di farla parlare finalmente la lingua minoritaria con dei coetanei e anche, spero, di farle stringere delle amicizie con bambini che poi potrebbero venire a trovarci in vacanza d’estate (e viceversa). Magari solo la mattina e con il semplice scopo di giocare, non di far lezioni di alcun tipo.
      Il periodo è breve, lo so, ma non vorrei stare più a lungo di una settimana perchè ho un altro figlio di 20 mesi che lascerei a Milano con mio marito e la tata e già mi sento in colpa così (vorrei poter lavorare e avere anche degli spazi per me durante questa pseudo vacanza e con lui lì non sarebbe fattibile).

      Io ho un’amica che vive a Kensington quindi cercherei un appartamento/albergo vicino a lei e di conseguenza ho tentato di trovare uno di questi Sure Start Children Centres in zona, ma non ci sono riuscita. Non sono una scheggia tecnologicamente parlando… In più mi piacerebbe in realtà andare in un posto che mi venga consigliato, più che sceglierlo alla cieca sul web.

      Mi potete aiutare? Se sapeste di qualcosa in “centro” a Londra (anche nei dintorni di Kensington, non devo per forza arrivarci a piedi) magari disturbo la mia amica e le chiedo di fare un salto a vederlo…
      Grazie infinite!
      Federica

    • tiziana says

      grazie a tutti delle preziosi info, il mio cucciolo ha quasi tre anni (ne avrà tre compiuti quando andremo a Londra) mi piacerebbe organizzare per le vacanze natalizie un paio di settimane dove mandarlo in un posto in cui si diverta e giochi con o senza di me ma soprattutto dove sia esposto alla lingua, noi guardiamo i cartoni in inglese, conosce tutti i nomi degli animali (la sua passione) e risponde (in italiano) a delle semplici domande in inglese…purtroppo la mia conoscenza della lingua è parecchio scarsa e non riesco a fare molto altro, inoltre viviamo in un piccolo paese della provincia di gorizia ed è molto difficile trovare realtà che mi possano aiutare… inoltre L. è un po’ timido con gli adulti ma adora i bimbi e socializza abbastanza bene con loro…..insomma per me che sono una vera frana con l’inglese mi potete suggerire un sito dove trovare una “scuola” per portarlo a Natale??? grazie a tutti quelli che mi aiuteranno

  3. aaaa says

    Londra ovviamente è carissima, ma visto che l’Inghilterra ha un sistema sociale che funziona (a sentire loro, a volte funziona anche troppo bene!) perché non approfittarne? Nel Regno Unito ci sono moltissimi “Sure Start Children’s Centre” (e saranno 3500 entro il 2010), che offrono tutta una serie di servizi gratuiti e non, di altissima qualità a bambini-ragazzi e alle loro famiglie:
    *childcare(including childminders, day nurseries, holiday clubs, out of school clubs and playgroups)
    *children’s centres
    *toddler groups
    *youth groups
    *activities for children and young people (0 – 20years)
    *services for children and other young people (0 – 20years)
    *careers and training in childcare
    *setting up a childcare business
    *issues relevant to children and young people and those caring for them
    *support for children with disabilities or additional needs
    *early years education
    *help with the costs of childcare
    Sono pensati per chi vive lì, ma se voi e i vostri figli parlate un po’ di inglese potete comunque andare a vedere. La mia esperienza personale con un bimbo di pochi mesi in uno di questi centri, in un paesino sperduto nella campagna nel bel mezzo dell’Inghilterra, è stata eccellente: l’unica cosa che mi è stata chiesta è stato di compilare un modulo prestampato indicando il mio indirizzo (temporaneo) là in zona, non ho pagato niente, e per diversi mesi sono andata con mio figlio più volte a settimana (per le varie attività adatte alla sua età, per la classe di musica e movimento, per qualche visita pediatrica di controllo, per gli incontri di supporto per l’allattamento, o anche solo per farlo giocare nella sensory room). Se si vuole lasciare i bambini per qualche ora o per tutto il giorno immagino si paghi, ma non ho mai chiesto perché non mi serviva e non mi interessava: mio figlio era troppo piccolo e lo volevo tenere io, ma sto ancora cercando qua in Italia quel tipo di struttura! Posso garantire che il personale era tutto altamente qualificato, gentilissimo e professionale, i giochi e i vari materiali a disposizione nuovi e di ottima qualità, le stanze allegre, colorate, invitanti, addirittura biblioteca per bambini (con anche qualche libro bilingue in inglese-e-italiano!). L’unico appunto che gli si può fare è che, da bravi inglesi, hanno la moquette ovunque (e con dei bambini in giro io la toglierei prima di subito). Insomma, un servizio di prima classe, gratis, che ovviamente cercherò di sfruttare al massimo tutte le volte che torneremo in Inghilterra (anche solo per un weekend, anche se solo in visita a amici in una città diversa!). E che consiglio caldamente.
    Forse Letizia che ha più contatti potrà raccogliere e dare più informazioni a riguardo, io mi limito a mettere un paio di link per vedere di cosa si tratta: http://www.dcsf.gov.uk/everychildmatters/earlyyears/surestart/surestartchildrenscentres/provision/onoffer/
    e per vedere dove sono: http://www.childcarelink.gov.uk/index.asp
    Oppure si può cercare con google o un altro motore di ricerca “Families Information Service” e l’area di interesse, per esempio cercando “Families Information Service London” si trova questo: http://www.cityoflondon.gov.uk/Corporation/LGNL_Services/Education_and_learning/Parental_support/childrens_info_service.htm

    • L. says

      Grazie mille per aver condiviso queste informazioni, davvero interessantissime. Cerchero’ sicuramente di approfondire l’argomento, personalmente non ne ho esperienza diretta dal momento che quando stavo in Inghilterra non ero mamma.
      Leggendo mi e’ venuta in mente una cosa, ma e’ solo un’idea come dicevo e sarebbe meglio avere il parere di chi vive in Inghilterra da mamma. Forse per questo tipo di servizi i centri piccoli sono meglio delle citta’, e certo meglio di Londra. So che diverse persone, decisamente benestanti ma fermamente convinte nei benefici della scuola pubblica, decidono apposta di lasciare Londra e andare a vivere in piccoli centri perche’ li’ i servizi, le scuole, sono migliori. Forse lo stesso accade per questo tipo di servizi. Qualcuno ha esperienze londinesi da condividere?

      L.

      • aaaa says

        Ritorno su questo post perché reduce da un mini viaggio a Londra, dove siamo stati ospiti di parenti che stanno a Camden (“Borough” di Islington) e abbiamo approfittato per vedere di ripetere l’esperienza con i Children’s Centre. Devo dire che abbiamo trovato anche a Londra gentilezza e massima disponibilità… Tra le varie opzioni abbiamo scelto di partecipare di mercoledì al Baby Bounce per gli under 3 alla biblioteca John Barnes: giochi e arredi in legno, verso la fine merenda (frutta e rice cakes) e poi tutti seduti a cantare canzoncine… Il mio piccoletto è stato entusiasta, poi quando ci hanno chiesto quale era la sua preferita (5 little monkeys) e l’hanno cantata aveva una faccia così felice che da sola sarebbe bastata a giustificare il viaggio!

        • Bilingue Per Gioco says

          Grazie mille per aver condiviso la vostra esperienza. Spero che altri genitori prenderanno spunto per fare un bel viaggetto!
          L.

  4. Elisabetta says

    Grazie Alice e grazie aaaa dei commenti (e dei suggerimenti!! appena posso faccio un pò di navigazione su quei link).
    Magari è una cosa che posso approfondire verso metà ottobre (dal 15 al 20, ad esser precisi) perchè abbiamo preso dei biglietti per fare un week end lungo a Londra tutti e quattro (sperando di non avere improvvisi problemi di lavoro per allora).
    Alice tu vivi lì? E’ buffo, tu hai quindi il problema uguale e contrario al mio: italiano lingua minoritaria.

    On another note: è vero quello che è stato scritto sui piccoli centri, il motivo per cui scelgo le grandi città è che offrono più cose ludiche per noi adulti e più cose da fare tutti insieme nei momenti liberi, perchè in fondo sono anche le nostre vacanze! Però è vero che va sperimentato un pò di tutto.

    grazie, ciao
    Elisabetta

  5. Elisabetta says

    Oops dimenticavo, ovviamente grazie anche ad Anna (e a L. per avermi concesso questo spazio e la sua collaborazione!)
    Elisabetta

  6. T. says

    Grazie a tutte per le utilissime informazioni che ho cercato per mesi (anni?! ho un bambino di quasi sei anni che parla inglese imparato da una mamma “non-native”) e che qui trovo comodamente a portata di mano. Anche io ho tentato in passato di fare vacanze “bilingue” ma non sempre con successo. Sarebbe interessante anche capire dove vanno in vacanza in estate e anche in inverno le famiglie britanniche con bambini (Io sto già pensando a dove andare in montagna a Natale). Chi più ne sa più ne scriva… Saluti a tutti.

  7. cristina says

    Elisabetta..grazie mille per la tua idea..vorrei chiederti, visto che vivi a Roma, in quale scuola bilingue hai iscritto le tue bambine. Io sono a Roma da poco con una bambina di 4 anni, vengo da Pisa, e abito a monteverde ed ho avuto grandi difficoltà perchè le scuole migliori sembra che siano tutte a roma nord..ma forse non sono aggiornata. Per il momento l’ho iscritta alla spagnola al gianicolo e le faccio fare un pò di inglese a casa da una ragazza.. Mi dai qualche dritta e giudizio sulle scuola migliori pe favore??? Grazie Cristina

  8. Elisabetta says

    Cara Cristina,
    intanto scusa il ritardo nella risposta e benevenuta a Roma! Conosco abbastanza Pisa visto che vi ho fatto il dottorato di ricerca (al S. Anna).
    Purtroppo ti devo dire che anche io abito verso roma nord (nord-est). Le mie figlie vanno ad una scuola su via Nomentana. E’ una scuola paritaria cattolica che dal 1999 ha introdotto un programma bilingue italo – inglese. Ci sono poi tante scuole internazionali, più o meno buone dove però l’italiano scritto è in generale abbastanza trascurato (insomma bisogna integrarlo a casa). Ovviamente il problema non si pone per la scuola materna ma dopo.
    Se ti va di scrivermi direttamente pregherei L. di darti la mia email. Preferisco non metterla qui solo per ragioni di spam, non si sa mai.
    Un caro saluto e sono a tua disposizione
    Elisabetta

  9. Alberto says

    Ciao Elisabetta, il tuo post mi ha aperto gli occhi e, allo stesso tempo, fatto felice.
    Sono contento di sapere che, quello che è il mio sogno da tempo, è realizzabile organizzando per bene (e per tempo) ogni singolo dettaglio. E’ proprio di questi dettagli che vorrei parlare con te.
    Come ho già riferito a L., ho diverse cose da chiederti: dal camp per i bambini al tipo di appartamento.
    E’ possibile contattarti privatamente via mail?
    Ti ringrazio anticipatamente.
    Alberto

  10. Elisabetta says

    Alberto, secondo me le tue domande e le relative risposte potrebbero interessare anche altri, quindi secondo me è meglio che me le fai direttamente con un post.
    Per ora non c’è stato problema a scrivere sul sito indirizzi e nomi di camps, siti ecc.. e quindi non vedo perché rinunciare ora!!
    Per i camp e gli appartamenti ho già messo nel mio post qualche indicazione, come vedi.
    Aspetto le tue domande
    ciao
    Elisabetta

  11. Alberto says

    Ok…Elisabetta, grazie per la risposta.
    Partiamo dal “camp”. Ho due figli (8 e 11 anni) e anch’io, come hai fatto tu, vorrei metterli insieme in uno di questi camp. Sono interessato a conoscere quello che avevi scelto tu. Mi puoi dare il nome del camp? Me lo consigli? Quanto costa? Cosa facevano i bambini durante le ore di camp? Più in generale, vorrei capire se ne esiste uno dove i bambini non siano completamente “al buio”, cioè dove, nei casi estremi, ci possa essere qualcuno che possa parlare loro in italiano. Questo perchè non ho la minima idea della loro reazione.
    Per quanto concerne l’appartamento in affitto, mi sono messo in testa di trovarlo a Brooklyn. Questo perchè potrei aver bisogno di spostarmi frequentemente a Manhattan dove ho già trovato una location per poter lavorare (per chi fosse interessato è un posto coworking, cioè dove affittano postazioni di lavoro anche per pochi giorni). Pensi che avrò difficoltà a trovarne uno a prezzi e condizioni accettabili? Oppure mi consigli una zona alternativa, altrettanto “vicina” a Manhattan? Ultima cosa, almeno per il momento, la questione assicurativa. Scusami se te lo chiedo ma come ti sei organizzata quando hai fatto questa esperienza?
    Ovviamente la mia preoccupazione è quella di tutelare almeno i due bambini.

    Grazie.
    Alberto

    • Elisabetta says

      Caro Alberto,
      scusa il ritardo ma è un periodo in cui ho un sacco di lavoro.
      Ecco alcune prime risposte:

      1. Mi parli di ‘bambini’. Le mie sono femmine. Lo specifico perché il summer camp che ho fatto fare loro l’estate del 2008 era solo di danza e solo per bambine tra i 2,5 anni e i 10 anni (divise per età). Era il:

      american youth dance theater

      Persone deliziose. Costava moltissimo, ora non ricordo, ma tutte le info sono sui siti.

      2.L’estate appena passata (2009) hanno fatto sempre un camp di danza, questa volta misto maschi femmine presso

      Sweet Soul Movement

      E’ nel Villane e costava la metà del primo.
      Pertanto se ai tuoi figli la danza non interessa non vedo perché obbligarli al summer camp di danza, dovresti cercarne uno più adatto. Come scrissi, ce ne sono di tutti i generi.

      Qualche suggerimento:
      Le organizzazioni più note che organizzano summer camps a Manhattan (e non solo) sono:

      oasis children la più diffusa. Ha summer camps in tutti gli USA.
      chelseapiers a chelsea. Si può fare anche pattinaggio sul ghiaccio, prende anche bimbi di due anni, ha tutti gli sport, ma è un camp di sport.
      ny kids club un’altra delle più diffuse
      fastraskids una delle più costose. Molto ‘upper east side’, if you know what I mean…ma che offre camps tutti intellettuali – scientifici, per bambini che non amano lo sport: del genere che un giorno studiano i dinosauri e un giorno il corpo umano e vanno in giro per musei. Secondo me può andare bene quando i bambini già capiscono un po’ l’inglese

      La soluzione migliore va vista caso per caso; secondo me vanno evitati i posti dove si possono trovare altri bambini italiani (si annulla la full immersion) e comunque è meglio scegliere i pacchetti con mezza giornata o poco più, in fondo uno in vacanza ci va anche per stare con i figli!

      Comunque basta che digiti USA summer camp su google e viene fuori un mondo di opportunità.

      3. Non escludo la possibilità teorica di trovare un summer camp dove al limite qc parli italiano ma deve essere chiara una cosa: questi summer camps sono i centri estivi che fanno i bambini americani una volta finita la scuola (simili a quelli che ci sono in Italia) NON nascono come ‘scuole di lingua’ per bambini stranieri. Quindi non c’è nessun servizio extra che tenga conto della diversa lingua dei bambini. Ti suggerirei di scegliere camps dove si facciano cose che ai tuoi figli piacciono molto e che sanno già fare (tipo, che ne so, basket o arte ecc..) e in generale di inserirli laddove ci sono anche bambini leggermente più piccoli, oppure nello stesso gruppo, per non farli sentire soli. Una alternativa è cercare se ce ne è uno di qualche scuola bilingue (la scuola bilingue inglese – italiano di NYC si chiama Guglielmo Marconi), per assicurarti che ci sia qualche italianofono.

      4. Questione assicurativa: che intendi? I camps hanno delle loro assicurazioni per coprire eventuali infortuni di cui l’organizzazione può essere considerata responsabile. Normalmente ti chiedono di compilare dei moduli di info mediche che poi far fare al tuo pediatra di base, purchè in inglese. Io non ho fatto nessuna altra assicurazione in più. Le bambine stavano al summer camp 4 ore il primo anno e sei ore il secondo, dal lunedì al venerdi. Le portavamo noi e le riprendevamo noi.

      5. Come ti ho accennato per l’organizzazione della giornata devi vedere campo per campo. Comunque la giornata è scandita come in una scuola o un centro estivo: c’è il momento dell’accoglienza, poi una prima attività, uno snack, una seconda attività, il pranzo, il momento in cui si disegna o si canta tutti insieme ecc…

      5. Su Brooklin so poco, ma ti consiglio sempre newyorkhabitat (vedi mio post originale). Ma allora perché non farglielo fare lì il camp? Dici di voler lavorare, l’unica cosa su cui ti metteri in guardia è il commuting: spostarsi prende tempo, anche in metropolitana. Calcola bene i tempi anche usando google maps. Il primo anno il nostro camp era uptown east a la nostra casa nel Village vicino a NYU (l’Università). Ogni mattina ci mettevamo quasi un’ora a farci tutta manhattan…, però va detto che quando sei in vacanza anche il pendolarismo diventa divertimento.

      Spero di esserti stata utile
      Ciao
      Elisabetta

  12. Alberto says

    Ciao, grazie per le info. In effetti mi era sfuggito che le tue sono due bambine.
    Provo a fare ulteriori ricerche e, magari, ti posto qualche altra domanda.
    Grazie ancora.
    Alberto

  13. p. says

    Già che siamo in argomento vacanze:
    nessuno mi sa indicare un hotel carino, vicino ad Innsbruck, con una scuola di sci per bambini piccoli?
    Che così mentre loro (3 e 5 anni) parlottano un poco di tedesco, giocando con la neve, io mi riposo?
    Grazie
    P.

  14. Bilingue Per Gioco says

    Silvia mi ha chiesto consigli sulle librerie per bambini a New York. Io ho ovviamente chiesto a Elisabetta che ormai questa cosa non se la toglie più di dosso nemmeno se va a vivere a Pechino. Poi ho pensato, io ora New York non ce l’ho in programma, ma non si sa mai, come mi salvo queste info? Le metto qui!

    Ecco le librerie di New York suggerite da Elisabetta a Silvia passando per Letizia:

    Qui ci sono alcune delle librerie con le sezioni per bambini più carine
    http://nymag.com/urban/guides/family/leisure/listings/bookstores1.htm

    Se no qualsiasi “Barnes and Nobles” (forse il più grande è a union square): hanno sezioni per bambini che ce le sognamo. O anche la catena “Borders”.

    Certamente farei un salto a the strand, la più ricca libreria di libri usati (per tutti, mi pare). Si trovano una infinità di titoli, ben ordinati per materia specifica
    http://www.strandbooks.com/

    L.

  15. Mirella says

    cara Elisabetta,
    ho letto il tuo post è sono trasalita per le numerose similitudini!
    Mio marito ed io siamo entrambi bilingui avendo vissuto da bambini, a più riprese, negli USA, ed avendo lavorato a lungo negli USA (lui) e a Londra (io).
    Mio figlio ha 4 anni e da 3 anni frequenta una scuola bilingue, dove però la maggioranza dei bambini è di lingua madre italiana quindi tra loro parlano italiano.

    Ho provato a parlargli in inglese, ma quando ci provavo lui rideva e mi chiedeva perchè parlassi come la sua insegnante di scuola. Alla fine con le insegnanti è stato deciso che a casa si dovesse parlare italiano e che l’inglese venisse delegato alla scuola.

    La sua comprensione è indubbiamente buona tuttavia la lingua attiva è un altro discorso. Per un bel pò ha solo intercalato parole inglesi in frasi italiane e solo di recente ci prova con risultati scarsi ma è un inizio ed io lo incoraggio a insistere. Per questa estate ho organizzato la au pair inglese x 3 sett. e poi andiamo negli USA. E ti devo ringraziare perchè nonostante continuassi a dire a mio marito che dovevamo d’estate riprodurre per G. l’ambiente di cui avevamo goduto noi da bimbi non ho mai pensato ad un CAMPUS, nonostante a Milano lui ci vada e si diverta!!!! Per quest’anno è tardi anche se posso sempre infilarlo nel kids club degli alberghi, sperando che non ci siano bimbi italiani!!

    Mi farebbe piacere, se tu fossi interessata, ad uno scambio di esperienze sul bilinguismo dei nostri bimbi.

    Grazie di nuovo davvero!!!

    • Elisabetta C. says

      Cara Mirella,
      ti ho anche scritto una mail, ma ti rispondo anche qui per non lasciare il tuo commento “a mezz’aria”.
      Il tuo commento mi ha fatto molto piacere e devo dire che effettivamente abbiamo molto in comune, quindi sono lieta di mettere a fattor comune le nostre esperienze. In fin dei conti è per questo che scrivo su bilingue per gioco.
      La mia prima curiosità è sapere a quale scuola bilingue di Milano mandi tuo figlio, è forse la BES? Vado spesso sul sito che è fatto molto bene. Sono curiosa di comparare programmi e libri di testo (Oxford reading tree? Harcourt? Penguin?), visto che ormai oltre alla lingua mi interessano anche i…contenuti, ma tuo figlio immagino comincerà a scrivere l’anno prossimo e/o quello dopo ancora. E poi alla vostra scuola alla primaria si segue il programma inglese, quello americano o quello ministeriale italiano?
      Riguardo a quanto dici di tuo figlio, la lingua attiva si sviluppa quando c’è necessità di svilupparla. Io ho per la prima volta sentito le mie figlie parlare fluentemente in modo quotidiano quando ho introdotto la ragazza alla pari. Prima di allora si esprimeva solo la più grande e proprio quando aveva bisogno impellente di comunicare qualcosa (ad esempio quando stavamo all’estero e doveva interagire con persone che non parlavano una parola di italiano). Però alla fine tutti gli imput (la scuola bilingue, la lettura in inglese, lo scrivere e mail alle ragazze alla pari, i summer camps, le baby sitter straniere ecc…) stanno dando i loro frutti.
      Questo per dirti che se tuo figlio continuerà la scuola bilingue non avrà problemi, anche se ti accorgerai tra qualche anno che la sua comprensione dell’inglese scritto (lettura) e la sua capacità di scriverlo saranno superiori alla sua fluency.
      In questo senso quindi i camp aiutano e le ragazze alla pari pure. Inoltre, sempre per introdurre un uso informale della lingua e visto che sia tu che tuo marito avete vissuto all’estero, la cosa più bella è rivedere amici stranieri persi per strada (ritrovarli tra web e facebook è semplice), specie se hanno figli dell’età del tuo.
      Spero di leggerti presto
      Elisabetta

    • Alessandra says

      Cara Mirella,
      posso domandarti quale scuola bilingue frequenta tuo figlio a milano? La mia bimba a settembre compira’1 anno e spero di trovare un buco al One to Three(cambio programma improvviso, la nonna purtroppo non potra’occuparsene come invece avevo programmato).
      ti ringrazio molto,
      Alessandra

      • Mirella says

        Ciao Alessandra,
        ai tempi a cui avevo scritto mio figlio frequentava in effetti la BAPS/BES di cui ero contenta.
        Tuttavia dopo 5 anni abbiamo lasciato la scuola, dopo la 1ma elementare, perchè ci siamo resi conto che su di noi il modello offerto dalla BES non funzionava.
        Finchè è stato in BAPS, anche se lentamente, l’inglese di mio figlio migliorava e cresceva quando invece è passato in BES, quindi con un modello bilingue puro, il suo inglese ha iniziato a peggiorare velocemente perchè la lingua italiana ha semplicemente preso il soppravento a discapito della lingua minoritaria. Ho recuperato la cosa solo quest’estate quando mi è arrivata una bravissima au-pair inglese ed abbiamo parlato inglese tutta l’estate …. tutti!
        Io e mio marito siamo arrivati alla conclusione che siccome viviamo in italia ed in casa parliamo italiano per ottenere un vero bilinguismo l’unico modo è di contrapporre una scuola totalmente in inglese.
        Spero d’esserti stata d’aiuto.

        CIao

  16. Maria Pia says

    Buongiorno Elisabetta
    Sono Maria Pia e anche io vivo a Roma. Cercando su internet notizie ed informazioni per organizzare il campus estivo per il prossimo anno a New York ai miei due figli ho casualmente trovato il sito bilingue per gioco.

    Ho letto con molto interesse il suo articolo relativo alle settimane di vacanze trascorse a New York facendo frequentare alle bambine un summer camp dalle 9 alle 15, dedicato alla danza.

    I miei figli (maschi) non sono interessati ovviamente alla danza ma allo sport ma vorrei cmq avere i nomi e gli indirizzi dei siti dei campus per consultarli. Sarebbe utile anche avere qualche riferimento per affittare una casa per il mese di permanenza.

    La ringrazio molto per la disponibilità
    Maria Pia

    • Bilingue Per Gioco says

      Maria Pia,
      se vedi il post di Elisabetta e i commenti (uno in particolare, molto lungo, che Elisabetta ha scritto in risposta ad Alberto, qui sopra) vedrai che ha menzionato sia un sito per trovare l’appartamento, newyorkhabitat, sia diversi camp, adatti anche ai maschietti. Se poi hai domande più specifiche dì pure.
      L.
      P.S.
      Qui ci diamo tutti del tu, la vita è già abbastanza complicata senza doverci aggiungere i formalismi…

  17. luisa says

    Ciao Elisabetta,
    molto interessante la tua esperienza a N.Y.
    Io purtroppo non ho il “problema” del bilinguismo ma stavo pensando di organizzare esattamente lo stesso tipo di vacanza proprio a N.Y. per iscrivere i miei due bambini di 8 e 10 anni ad un campus estivo in cui sia però possibile studiare inglese, un posto cioè dove restare tutto il giorno (non quindi il solito corso di lingua) ma per bambini che devono imparare e non che sono già in grado di parlare.
    Conosci per caso una scuola di questo tipo?
    Grazie
    Luisa

    • Elisabetta C. says

      Purtroppo non ne conosco. Ci sono certamente, però. Hai provato a digitare “international summer camp in ny” su google? Con l’aggiunta di ‘international’ prima dovresti trovare quello che cerchi
      ciao
      Elisabetta

  18. says

    Tra poco mi trasferisco a new York per due mesi vorrei sapere se questo centri ci sono anche per periodi non estivi … Magari Grazie

    • says

      I camps ci sono quando i ragazzini americani sono in vacanza. Dunque certamente c’è offerta durante le vacanze di Natale o altri school breaks. Prova a cercare su google “Winter Camps in New York” o qualcosa del genere e scrivigli delle mail. Sono molto efficienti e rispondono subito.
      Elisabetta C.

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