Sono sempre di piu’ i genitori non madrelingua che insegnano ai figli una lingua straniera, spesso si puo’ effettivamente parlare di bilinguismo anche in questi casi. Che solo i madrelingua possano insegnare una lingua ai figli e’ un preconcettto molto diffuso ma non supportato da alcun dato, ecco 8 motivi per metterlo in discussione:
- La lingua e’ uno strumento vivo, cresce, si evolve, matura. Tuo figlio non parlera’ una lingua straniera esattamente come la parli tu, molto probabilmente la parlera’ meglio. Tu sei nelle condizioni di dare dei primi input e creare le condizioni per l’apprendimento di una lingua straniera e nel tempo ,se vorrai, potrai aiutare tuo figlio ad acquisire la lingua in maniera sempre piu’ sofisticata.
- Non esiste un accento puro. Ci sono madrelingua con accenti impossibili da comprendere e ci sono persone che parlano una lingua straniera con accenti appena percettibili. Nel caso dell’Inglese per esempio solo il 2% della popolazione inglese parla quello che viene definito the Queen’ English.
- Le lingue servono per comunicare. A volte sembra che dimentichiamo questo dato, come se imparare una lingua fosse un esercizio stilistico fine a se’ stesso. Se io capisco e vengo capito ho accesso ad un mondo di idee, persone, opportunita’. Certo quanto meglio vengo capito tanto piu’ verro’ accettato, non c’e’ dubbio, ma difficilmente una persona viene valutata solo per il proprio accento. Per fare un esempio specifico io conosco personalmente piu’ di una persona che pur avendo vissuto moltissimi anni all’estero parla Inglese con un accento decisamente Italiano, il che non ha impedito che facessero delle splendide carriere lavorando per le ditte americane piu’ prestigiose, tipo –tanto per dirne una- una multinazionale dei motori di ricerca il cui nome non ricordo ma inizia per G…
- Puoi e devi comunque creare una molteplicita’ di input per la lingua straniera. Insegnare una lingua straniera ad un bambino significa impegnarsi a fare un percorso insieme. Lungo il percorso pero’ si potranno e dovranno cercare supporti che aiutino sia il bambino che il genitore.
- I bambini hanno una grande capacita’ regolizzatrice, quindi se vengono loro offerti input diversi sapranno usarli tutti in maniera ottimale.
- A volte non c’e’ alternativa. Non sempre si hanno le possibilita’ per soluzioni alternative, quali la scuola internazionale, la ragazza alla pari, la zia americana, etc. In questi casi o ce la mettete tutta voi genitori, o vi affidate al percorso classico offerto dalla scuola, che pero’, possiamo dirlo, offre risultati inevitabilmente mediocri.
- Qualunque siano le tue competenze nella lingua straniera puoi trovare un approccio che ti permetta di sfruttarle al massimo dando ai tuoi figli tutto cio’ che puoi dare, linguisticamente parlando, senza pretendere l’impossibile e senza mettere nessuno in difficolta’. Individuare l’approccio giusto per te e la tua famiglia non e’ facile, e’ forse uno degli aspetti piu’ difficili, ma e’ sicuramente possibile e se avrai pazienza e costanza ci arriveremo.
- Se sei veramente determinato sei gia’ a meta’ dell’opera. La determinazione e la motivazione sono cruciali e rendono possibili anche le imprese piu’ improbabili. Essere motivato significa cercare sempre nuovi stimoli, dedicare attenzione e riflessione agli sviluppi linguistici, provare diversi approcci e soprattutto essere costanti nel tempo.
La conclusione da trarre quindi non e’ che tutti i genitori possono crescere i propri figli bilingui, piuttosto la conclusione e’ che tutti genitori che veramente e fortemente vogliono crescere i propri figli bilingui possono effettivamente farlo. Se pensi di far parte di questo gruppo, se davvero vuoi aiutare tuo figlio ad imparare una lingua straniera ma non sai bene come fare, seguici. Rifletteremo insieme su questi temi.
I prossimi interventi toccheranno altre due domande fondamentali:
- Come faccio a capire se sono pronto per aiutare mio figlio ad imparare una lingua straniera?
- Da dove devo cominciare per insegnare una lingua straniera a mio figlio ?
BILINGUISMO IN AZIONE
Oggi quasi tutti i genitori si domandano se e come possono aiutare i figli ad imparare una lingua straniera. Inoltra questo post a tutti coloro che conosci che potrebbero essere interessati, e invitali a contribuire con la loro esperienza e a seguirci via Email o via RSS. Dal confronto usciremo tutti arricchiti.
Immagine da A Journey Round My Skull
Continua a leggere per scegliere la soluzione migliore per la tua famiglia:
- Sei pronto ad insegnare una lingua a tuo figlio? 7 domande per capirlo
- Bilinguismo e genitori non madrelingua
- Il primo passo per insegnare una lingua a tuo figlio e 5 motivi per non sbagliare il primo passo
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English Speaking Playgroups Starting in S. Saba, Rome


8 Comments
scusa ma… da dove viene questa teoria?
“insegnare una lingua straniera a tuo figlio anche se non sei madrelingua” – significa di parlare con il tuo figlio una lingua che probabilmente non conosci perfettamente e quindi NON PUOI insegnare bene.
non avendo vissuto LA TUA infanzia in quella lingua NON PUOI conoscere tanti canzoncini-poesie-fiabe-parole dolce ecc. e poi (ma questo e solo la mia opinione personale) – NON POTRAI MAI avere un rapporto davvero sincero e cordiale con il tuo figlio, la vostra relazione avrà sempre qualcosa di “finto”.
io dopo 15 anni di emmigrazione parlavo la mia seconda lingua molto meglio della mia vera madrelingua eppure ho deciso di sceliere la lingua della mia ifanzia per mia figlia e lo consiglio a tutte le mamme bilingue.
Sono completamente d’accordo. Infatti non ho detto che insegnare una lingua ad un bambino significa parlargli solo in quella lingua, niente di piu’ lontano dalla mie intenzioni che suggerire qualcosa di forzato. Se alcune famiglie prendono questa decisione evidentemente ritengono che va bene per loro alla luce delle loro personali esperienze. Ma il punto fondamentale e’ che moltissimi genitori, in famiglie normalissime, stanno cercando di introdurre una seconda lingua nella vita dei figli, questa non e’ una teoria, e’ una pratica, sono le famiglie che gia’ stanno facendo questa cosa. Ma non in maniera sconsiderata, senza rinunciare assolutamente a nulla della propria lingua, identita’ e relazione.
Uno dei grandi preconcetti da smantellare nei riguardi del bilinguismo, o dell’apprendimento di una lingua straniera, e’ quello del tutto o niente. O parli due lingue o sei monolingua. Non e’ cosi’. I bambini a cui viene proposta una seconda lingua come gioco da fare con i genitori o a scuola, per sessioni anche brevi ma frequenti, cantando delle canzoni, leggendo dei libri, guardando insieme dei cartoni, etc. stanno effettivamente imparando una seconda lingua. E non e’ tempo perso, ne’ rubato, se fatto in modo da non turbare il rapporto genitore-bambino, che e’ assolutamente prioritario, su questo non ci sono dubbi.
L.
Chiedo scusa!!! Ero assolutamente convinta che si tratta di “tutto o niente” – perché é questa la situazione piú frequenta e naturale. Fino a adesso non mi sono mai occupata con la questione della lingua aggiuntiva, anche se parlo 4 lingue (Russo, Tedesco, Inglese e Italiano) e vorrei che anche la mia figlia le imparasse… E gia abbastanza difficile insegnare il Russo (era questa la “lingua della mia infanzia”) in Italia avendo un marito italiano.
Comunque… Sinceramente sono piú d’accordo con coloro che consigliano di parlare solo UNA lingua. Io cercheró di introdurre il Tedesco prima o poi nella vita di mia figlia solo in modo INDIRETTO – cioé tramite “terzi” come cartoni animati, giocattoli parlanti, amici tedeschi, viaggi in Germania…
z.
nessun problema, nessuno finora ha parlato di questo, e le famiglie non hanno potuta far altro che improvvisare, e’ normale che all’inizio non si capisca bene che ci sono molte piu’ opzioni di quante non si pensi.
in queste cose non ci sono verita’ assolute, ognuno deve fare le sue scelte e trovare la strada giusta per se’. pero’ e’ anche una questione di chiarirsi quali sono gli obiettivi, perche’ solo un’esposizione piuttosto continuata/frequente al dialogo e all’interazione personale permette al bambino di imparare la lingua.
L.
Carissime mamme
io invece sono Laura e davanti a me c’è’ il bivio del nido: ovvero, L. ha appena compiuto 9 mesi e io ho inziato (anche se un po’ timidamente, ad esempio, quando siamo fuori ancora mi vergogno un po’..) a parlare inglese. Premetto: siamo entrambi italiani e viviamo a Milano. Mio marito lo sa benino ma non se la sente di parlarlo con L. (non sarebbe spontaneo). Io, invece, ho un’autentica e maniacale passione. Ci sono arrivata cominciando a studiarmi a memoria il libro delle medie e proseguendo tra corsi privati, Erasmus, tesi all’estero e tante vacanze estere (inn cui ho conosciuto un sacco di amici con cui ancora ci vediamo e scriviamo, naturalmente in english..). Ho anche lavorato all’estero per un po’. Il problema è l’approccio, ancora un po’ incerto (con l’idea che tanto L. non capisce e ride più perchè attratto dalla nostra mimica che dal senso delle parole.. . Il bivio è appunto il nido da settembre: per i mesi che vanno da aprile a giugno (essendo senza nonni a portata di mano) abbiamo optato per uno “bilingue” vicino a casa. Ma da settembre stiamo valutando una bellissima opzione di nido internazionale, con approccio educativo all’avanguardia che ha appena aperto a Milano. Il problema è il prezzo: tra tassa d’iscrizione e rette è veramente impegnativo. Mi chiedevo se qualcuna di voi aveva esperienze di nidi, sia monolingue che bilingue, per poter dare un’opinione ragionata. So che ogni esperienza è soggettiva, ma per noi sarebbe una bussola in più per decidere. Che ne pensate??
GRAZIE
Laura,
il mio consiglio e’ di guardare le cose nel lungo termine. Se dopo il nido sai gia’ di non poterti permettere o non voler scegliere la scuola internazionale puoi anche risparmiarti questo sforzo. Questi sono progetti da pensarsi sui tempi lunghi, meglio dosare le forze (anche economiche) nel tempo e avere un approccio costante che andare a singhiozzo.
My 2 cents,
L.
Buongiorno a tutte!
Sono una futura mamma e vorrei allevare mia figlia bilingue, tedesco-italiano. Io lo parlo bene, anche se da quando ho finito scuola non ho avuto molte occasioni di esercitarmi. Appunto per questo ho un dubbio: mi chiedo se sarò in grado di usare tutti i termini giusti in tedesco per paralre con lei, non vorrei che questa mia decisione limitasse il nostro dialogo o mi impedisse di esprimermi al meglio con lei. Ho pensato fin d’ora di leggere dei libri, sia per bambini che non e volevo saere se esistono gruppi di mamme che si incontrano, anche per chiacchierare tra loro e aumentare i termini conosciuti in tedesco. Ci sono delle iniziative del genere in corso? Potete darmi qualche consiglio in merito?
Grazie,
Flavia
Flavia,
c’e’ la Spielgruppe (a Roma a S.Giovanni il venerdi’ pomeriggio), pero’ non so se ha senso partecipare senza bambino, mah… Non saprei neanche io…
L.
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[...] eh? Soprattutto per chi sta crescendo un bambino bilingue e magari non e’ nemmeno madrelingua (come la maggior parte delle persone che visitano questa pagina!). Comunque qui trovate tutto, qui [...]
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