Il primo passo per insegnare una lingua a tuo figlio e 5 motivi per non sbagliare il primo passo

Il primo passo e’ importante e decisivo. Fallo bene e troverai il modo di gestire tutto con serenita’. Sbaglialo, e molto probabilmente sbaglierai anche il secondo, poi il terzo, e forse non arriverai al quarto perche’ avrai rinunciato.

Il primo passo e’: DATTI DELLE ASPETTATIVE E DEGLI OBIETTIVI REALISTICI

 

Ecco perche’ avere delle aspettative realistiche e’ la chiave del successo:

  1.  Non andrai incontro a frustrazione e quindi ruscirai a portare avanti il progetto nel tempo, e l’apprendimento di una lingua e’ qualcosa che richiede molto tempo, la tenacia paga.
  2. Non chiederai troppo a tuo figlio, quindi eviterai che la seconda lingua diventi per lui un peso e la rifiuti.
  3.  Non chiederai troppo a te stesso/a, quindi eviterai di affaticarti e stressarti, ma vivrai quest’esperienza con leggerezza e serenita’.
  4. Rimarrai stupito/a dai progressi dei tuoi figli, quando i genitori hanno aspettative realistiche non e’ raro che vengano abbondantemente superate, semplicemente perche’ spesso sottovalutiamo il potenziale dei bambini. Ne consegue che sarai incoraggiato e motivato.
  5. Le aspettative e gli obiettivi realistici sono a corto termine e adatti all’eta’ del bambino. Riaggiornare periodicamente i tuoi obiettivi ti offrira’ lo stimolo per adattare il tuo approccio alle esigenze e capacita’ di tuo figlio, che in questo modo avra’ sempre gli stimoli migliori per lui in quel momento.

Rimane da capire come si fa a decidere quali aspettative siano realistiche. Questo varia fortemente da famiglia a famiglia ed e’ influenzato da diversi fattori, quali la competenza linguistica dei genitori, il tempo che i genitori possono passare con i figli, l’eta’ dei bambini, l’accesso ad altre persone o risorse che possano dare supporto alla seconda lingua, carattere e temperamento dei bambini, etc.

Il punto di partenza per avere delle aspettative realistiche pero’ e’ capire che sapere una lingua, e crescere bilingue, non significa necessariamente parlare una lingua. Un bambino bilingue passivo, che capisce una seconda lingua ma non la parla, e’ a tutti gli effetti bilingue. Quindi tarra’ vantaggio di tutti i benefici del bilinguismo precoce – maggiori stimoli al cervello, migliore sviluppo cognitivo, maggiore creativita’,etc. – ma soprattutto ha in se’  la conoscenza che lo portera’ ad essere bilingue attivo quando se ne presentera’ l’occasione.

BILINGUISMO IN AZIONE
Quali sono le tue aspettative per quanto riguarda il bilinguismo dei tuoi bambini? Dedica un po’ di tempo a queste riflessioni, e cerca di capire cosa e’ realistico per la tua famiglia e per i tuoi bambini. Parlane con il tuo partner, cercate di decidere insieme se e’ opportuno per voi insegnare una lingua ai vostri figli e cosa vi aspettate da questa esperienza.

Immagine da A Journey Round My Skull



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Bilingue Per Gioco

Bilingue per Gioco, cioè Letizia, mamma di A. e fondatrice di questo blog, puoi saperne di più su di me cliccando qui.
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13 Comments

  1. elena
    Posted 01/04/2010 at 14:26 | Permalink

    buongiorno a tutti,
    ho scoperto questo sito per caso e devo dire che lo trovo molto interessante, perché da quando è nato il mio bambino, che ha al momento 22 mesi, gli ho sempre parlato alternativamente in italiano e in inglese.
    Preciso che ho iniziato più che altro per non “spegnere” il mio cervello, visto che per i primi 7 mesi del bimbo mi sono trovata da sola con un neonato in una città non mia, senza più lavoro, senza amici o parenti vicino e con mio marito che, pur presente e affettuosissimo, usciva la mattina e tornava la sera.
    Ho iniziato a comprarmi e a leggere solo libri in inglese e, visto che il pupo si rilassava molto se mi sentiva leggere a voce alta, ho iniziato a leggergli i libri che mi compravo (spaziavo da “Chocolate Lovers Club” e chick-lit a Graham Greene). Poi quando ha iniziato i primi movimenti gli prendevo le braccine o le gambine, gliele tiravo su e giù e dicevo “up” e “down”. E così, un po’ per caso, ho iniziato a parlargli sia in italiano che in inglese.
    Premessa: sono italianissima, così come lo sono mio marito e tutta la nostra famiglia e non abbiamo mai avuto una nanny inglese per il piccolo.
    Il pupo sta recependo benissimo e per ora non mi sembra che lo trovi innaturale.
    Spesso nel corso dello stesso gioco facciamo velocissimi switch da una lingua all’altra. Il pupo dice sempre “mommy please” quando vuole una cosa, non ha avuto ritardi nel linguaggio, anzi… parlotta come una macchinetta in italiano e spesso si corregge da solo se si rende conto di aver detto una parola sbagliata (tipo “chedo”, poi dice “chiedo” scandendo bene la parola). Canta in entrambe le lingue (complici i video per la prima infanzia di Youtube – fantastici!) e vuole che gli si leggano libri sia in italiano che in inglese.
    Ovviamente il suo italiano è migliore dell’inglese, ma nell’asilo nido che frequenta, dove è presente sempre un’insegnante che parla SOLO inglese, mi dicono che in inglese è il più avanti del gruppo per comprensione e linguaggio.
    Qualcuno mi ha detto però che fra un annetto circa mi dovrò aspettare una sorta di rifiuto da parte sua in quanto sarà circondato solo ed esclusivamente da persone che gli parleranno italiano. Questo è possibile?
    Per motivi didattici ma anche educativi (siamo pro scuola pubblica) non vorremmo fargli frequentare una scuola internazionale, preferiremmo piuttosto, con l’inizio della scuola materna pubblica e quindi con l’inglese a scuola che verrà a mancare, fargli fare qualche ora a settimana di “laboratorio di inglese” per i bambini… secondo voi gli servirà a continuare ad imparare?
    Per quello che riguarda me, cercherò di continuare a parlargli metà in italiano e metà in inglese, anche se dovesse iniziare questa sorta di “rifiuto”. Faccio bene?
    Aspetto la vostra opinione, grazie per l’attenzione.

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 01/04/2010 at 15:06 | Permalink

      Elena,
      secondo me fai benissimo su tutta la linea. Il rifiuto non è una certezza, può succedere come no, speriamo di no. Sicuramente se il bambino non sente la lingua come una pressione ma come una cosa associata ad attività divertenti è più difficile che la rifiuti. I Playgroups sicuramente aiuterebbero molto in questo senso.
      Per quanto riguarda la scuola, anche io mando mio figlio a nido e materna normalissimi, e appunto alla materna pubblica, quindi se non altro siamo già in due, ma mi sento di azzardare che siamo di più… :-)
      L.

  2. Letizia
    Posted 05/08/2010 at 14:33 | Permalink

    Ciao Letizia,
    ho scoperto questo sito solo questa settimana, non ho ancora ben capito come fare a trovare i post..ehm ehm. Quindi salto da una cosa all’altra. Ho acquistato il tuo e.book, che ho già letto ieri. Mi aspettavo, a dire il vero, di poter capire come iniziare con il mio bimbo e trovare una sorta di metodo da usare, oltre che incoraggiamento, piuttosto che la lista dei supporti da poter utilizzare con e per lui. Suggerimenti insomma che invece sto trovando qui nelle pagine del tuo blog.
    Premetto che siamo italianissimi viventi in Italia (provincia di Parma), mio marito non conosce l’inglese bene,e io ormai non lo parlo più nemmeno per lavoro.
    Vorrei poter capire che livello di inglese è indispensabile avere per poter parlare al proprio figlio e farglielo apprendere. Tu lo parli come fosse la tua madrelingua, quindi viene del tutto spontaneo e naturale.
    Io temo invece che mi manchino le parole giuste al momento giusto, o che commetta qualche errore di pronuncia.
    Inoltre il mio bimbo ha già 20 mesi. Capisce tuto quello che diciamo in italiano , anche se non ha ancora cominciato a parlare.
    Posso iniziare dal nulla? Come si spiegherebbe che prima la mamma parlava italiano e ora inlgese? Che prima lui capiva tutto ed ora non più?
    Grazie mille per l’attenzione.
    Lety mamma di Sam

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 05/08/2010 at 15:47 | Permalink

      Ciao omonima,
      mi spiace che ti aspettassi qualcosa di diverso, nella presentazione di In che lingua giochiamo? parlo esplicitamente di scegliere strumenti e supporti, non un metodo. Come vedi anche dai commenti è uno strumento per la famiglia bilingue come per quella non madrelingua. Comunque prendo atto che molte persone vorrebbero avere indicazioni più chiare su quali metodi seguire, ci sto lavorando e sto preparando del materiale in questo senso, facendo molta attenzione però, perchè le “ricette” in questo campo sono pericolose, ognuno dovrebbe trovare il proprio approccio, non seguire un metodo che ha funzionato per qualcun altro.

      Veniamo quindi alla tua domanda. Da quello che mi dici ti sconsiglio di passare a parlare Inglese con tuo figlio. Se fai un giro sul sito noterai che lo sconsiglio quasi sempre, perchè è una decisione estrema, da prendere solo quando ci si sente totalmente a proprio agio. Il fatto che funzioni per me non significa nella maniera più assoluta che debba funzionare per gli altri, che hanno storie ed esperienze diverse dalle mie.

      Quindi, ti consiglio invece di ritagliarti degli spazi per l’Inglese nella vostra quotidianità. Spazi da vivere usando libri, canzoni, filastrocche, flashcards, giochi (non necessariamente giocattoli), più avanti se vorrete anche i DVD e poi gli altri strumenti che hai trovato su In che lingua giochiamo? Questi strumenti ti saranno da supporto per dare un contesto alla lingua Inglese, che deve però rimanere solo un momento di gioco e condivisione, non ha assolutamente senso che diventi la lingua della vita quotidiana e degli affetti se questo andrebbe inevitabilmente a turbare la vostra relazione.
      Spero di averti risposto, che ne pensi?

      L.

  3. Ivonne
    Posted 14/09/2010 at 17:24 | Permalink

    Ciao Letizia,
    sono arrivata al tuo sito da LaCasaNellaPrateria.
    Sono rimasta molto colpita da quanto dici perchè, erroneamente (ora lo capisco), credevo che solo genitori di lingue diverse o che vivono in un paese straniero potessero crescere bimbi bilingue.
    Quest’estate, però, Elisa ha trovato nella biblioteca del paese in cui eravamo in vacanza un libro che le è piaciuto molto. In Italia non esiste più, così l’ho comprato in Inglese. Ci sono solo i nomi degli animali e mi sono detta che forse potevo farcela. Il libro, più il blog di Claudia mi hanno portato qui. Ora voglio fare davvero qualcosa!
    Amo le lingue straniere (che ho studiato, anche se non sono una cima…), soprattutto perchè sono un lasciapassare per il mondo, ed io amo sentirmi cittadina del mondo.
    Se davvero posso aiutare le mie bimbe ad impararle, vorrei farlo. Elisa ha 15 mesi, la sua sorellina è in arrivo. Sono ancora in tempo?
    Per ora mi sono iscritta a Learn with Mummy a Milano, spero di riuscire a frequentarlo (cmq viviamo in periferia e con la sorellina in arrivo non so come mi gestirò).
    Ho parlato di questo progetto a mio marito, anche a lui piace, ma per le lingue è proprio negato… come tutto il resto della famiglia (nonni, zii). In pratica dovrei portare avanti io la seconda lingua. Pensi che potremo farcela? Io voglio metterci tutto il mio impegno, ma ti confesso di avere ancora timori e paure. Non mi dispiacerebbe introdurre l’Inglese nel mio quotidiano, ma se insegnassi qualcosa di sbagliato? Che so, un participio sbagliato? Un congiuntivo fatto male? Avrei bisogno di un manuale di autostima per genitori monolingue!
    Spero potrai consigliarmi e spero di poter iniziare presto questa avventura.
    Ivonne

  4. TAMARA
    Posted 25/09/2011 at 17:19 | Permalink

    Ciao,
    faccio la baby sitter …quando ero più piccola ho avuto a che fare con ragazze madrelingua inglese che ci facevano ballare canzoni in inglese…tipo one potato two potato etc….head and shoulders baby 1..2..2….non le ricordo bene…vorrei capire se esistono dei dvd con canzoni e balli da seguire…credo sia il modo più piacevole e divertente per insegnargli la lingua.A me piacevano tantissimo!!!!tamara

    • alice
      Posted 25/09/2011 at 21:28 | Permalink

      Tamara, prova a cercare “nursery rhymes” su youtube

  5. Silvia
    Posted 30/10/2011 at 10:42 | Permalink

    Ciao sono giunta al tuo blog cercando info sul bilinguismo…. Mi sto chiedendo se non sia troppo tardi. Mio figlio ha due anni e qualche mese e parlotta in italiano facendosi capire molto bene, ma con un vocabolari tutto suo (spesso dice solo la parte finale delle parole). Io parlo molto bene il francese, ma un po’ per pigrizia un po’ per ignoranza (pensavo che solo i madrelingua potessero crescere un figlio bilingue…) non gli ho mai parlato in lingua. Conosco anche l’inglese ma meno bene, sulla conversazione fluente ho qualche difficoltà…
    Ora mi si e’ presentata l’opportunità di iscriverlo a un piccolo corso di inglese a cui ho aderito al volo, e da qui e’ iniziata tutta la mia ricerca e il mio entusiasmo riguardo al crescerlo bilingue e magari, perché no, trilingue! Ma vorrei sapere… E’ troppo tardi? Che faccio, inizio a parlargli in francese? Per ora ho iniziato come se fosse un gioco, gli dico magari i nomi degli animali in italiano, poi in inglese, poi in francese. Ovviamente si può fare molto di più
    La mia domanda e’: posso iniziare a inserire anche il discorso vero e proprio oltre alle paroline isolate?

    • Valeria
      Posted 30/10/2011 at 19:04 | Permalink

      Ciao Silvia, volevo solo dirti che in questo sito ci sono testimonianzie di altre mamme che hanno iniziato un percorso di bilinguismo con il figlio duenne. Io in prima persona, ho iniziato proprio con il bimbo di quell’età, prendendo molti spunti dal post di Claudia: Una mamma non native speaker e 3 fratellini. Bonne chance! Valeria

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 30/10/2011 at 20:01 | Permalink

      Silvia non è mai troppo tardi e le paroline isolate non servono a molto, per il resto, per trovare il tuo approccio, segui il blog, ti aiuterà, o se hai bisogno di aiuto specifico cerchiamo il modo, ma non posso riscrivere in un commento temi ampiamente già sviluppati nei vari post. Ciao!
      Letizia

  6. Octavia
    Posted 02/11/2011 at 02:38 | Permalink

    Ciao Letizia,
    Sono Indonesiana, polygotta, sposata con italiano e viviamo in Italia. Ho un bimbo di 14 mesi e i nonni italiani abitano acanto a casa nostra. Al’innizio volevo usare il metodo OPOL con il pupo…ma lo trovo difficile per i seguienti motivi….siccome i nonni giocano sempre con noi mi sembra un pò strano parlare indonesiano in mezzo degli italiani… mi sento obbligata parlare in italiano. altro problema è da piccina non parlo quasi mai in soltanto una lingua, miscolo sempre l’indonesiano e l’inglese e quando mi arabbio, parlo in malaysiano (lingua che si parla a casa mia), e ogni tanto caccio pure qualche parola francese e spagnolo senza pensare (volevo dire, contro la mia volontà…lo faccio di solito quando mi distrago). quindi il bimbo mi sente parlare in più lingue, ma sopratutto quelle 4 (italiano, indonesiano, inglese e malaysiano). sarà confuso? hai qualche metodo x poter parlare in maniera più normale? grazie :)

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 02/11/2011 at 07:17 | Permalink

      Octavia,
      non ho consigli, e in fatti OPOL viene considerato una cosa strana nei paesi in cui è naturale mescolare più lingue. Direi che se questo è normale per te non devi farti troppi problemi, solo una cosa, non sentirti obbligata a parlare sempre Italiano, spiega ai nonni perchè vuoi parlare le tue lingue, e traduci per loro, è una fatica lo so, ma non c’è altro modo…
      L.

  7. Octavia
    Posted 02/11/2011 at 14:41 | Permalink

    L’idea di tradurre ai nonni è buona…grazie. un pò di fatica in più non è 1 problema…vale la pena cm

    Io e mio marito abbiamo scelto OPOL prima della nascita del bimbo perche ho avuto testimoni buoni dai genitori che usano questo metodo…e cmq noi abitiamo in italia, non in un paese che mescola le lingue. quindi secondo te il bimbo non è confuso sentire lingue miste da me? Perchè mi ricordo un amico che si è lamentato così “Octavia, i do speak those 3 languages fluently, but talking to you is confusing because you keep mixing and switching the languages every 3 seconds so i have to switch my brain from indonesian mode to english mode, then to french mode, then english again, then indonesian again…it’s so tiring! can’t you just stick to one language at a time?”

    inoltre la gente intorno a me dice sempre che faccio confondere il bimbo se lo insegno più lingue nello stesso tempo. and i’m wondering if they were right…I don’t know how the baby’s brain works, but for sure i don’t want to confuse my son, i will try my best to speak only in indonesian and english if that what best for him (speaking only in indonesian is out of question since my brain will never work that way).

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  6. [...] dici bene, devi trovare il tuo metodo, nel quale sia tu che il tuo bambino, e i papà, vi sentite a vostro agio. Io consiglio di andare per gradi. Vi piacciono le canzoncine? Benissimo, canzoncine a tutto spiano, fino a quando non sarai un po’ più a abituata e a tuo agio. Fai un passo alla volta, solo il passo che ti viene comodo. Iniziare di botto con libri, flashcards e canzoni confonderebbe chiunque, e sa troppo di lezione. Delle canzoni da mimare le trovi qui. Quanto a H&L, la maglietta magica ha senso a scuola, a casa non lo so, non è che non sia utile, ma rischia di farvi sentire tutti a lezione. Mantenere un approccio leggero, giocare, questo è veramente importante, e non avere fretta! [...]

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