Il primo passo e’ importante e decisivo. Fallo bene e troverai il modo di gestire tutto con serenita’. Sbaglialo, e molto probabilmente sbaglierai anche il secondo, poi il terzo, e forse non arriverai al quarto perche’ avrai rinunciato.
Il primo passo e’: DATTI DELLE ASPETTATIVE E DEGLI OBIETTIVI REALISTICI
Ecco perche’ avere delle aspettative realistiche e’ la chiave del successo:
- Non andrai incontro a frustrazione e quindi ruscirai a portare avanti il progetto nel tempo, e l’apprendimento di una lingua e’ qualcosa che richiede molto tempo, la tenacia paga.
- Non chiederai troppo a tuo figlio, quindi eviterai che la seconda lingua diventi per lui un peso e la rifiuti.
- Non chiederai troppo a te stesso/a, quindi eviterai di affaticarti e stressarti, ma vivrai quest’esperienza con leggerezza e serenita’.
- Rimarrai stupito/a dai progressi dei tuoi figli, quando i genitori hanno aspettative realistiche non e’ raro che vengano abbondantemente superate, semplicemente perche’ spesso sottovalutiamo il potenziale dei bambini. Ne consegue che sarai incoraggiato e motivato.
- Le aspettative e gli obiettivi realistici sono a corto termine e adatti all’eta’ del bambino. Riaggiornare periodicamente i tuoi obiettivi ti offrira’ lo stimolo per adattare il tuo approccio alle esigenze e capacita’ di tuo figlio, che in questo modo avra’ sempre gli stimoli migliori per lui in quel momento.
Rimane da capire come si fa a decidere quali aspettative siano realistiche. Questo varia fortemente da famiglia a famiglia ed e’ influenzato da diversi fattori, quali la competenza linguistica dei genitori, il tempo che i genitori possono passare con i figli, l’eta’ dei bambini, l’accesso ad altre persone o risorse che possano dare supporto alla seconda lingua, carattere e temperamento dei bambini, etc.
Il punto di partenza per avere delle aspettative realistiche pero’ e’ capire che sapere una lingua, e crescere bilingue, non significa necessariamente parlare una lingua. Un bambino bilingue passivo, che capisce una seconda lingua ma non la parla, e’ a tutti gli effetti bilingue. Quindi tarra’ vantaggio di tutti i benefici del bilinguismo precoce – maggiori stimoli al cervello, migliore sviluppo cognitivo, maggiore creativita’,etc. – ma soprattutto ha in se’ la conoscenza che lo portera’ ad essere bilingue attivo quando se ne presentera’ l’occasione.
BILINGUISMO IN AZIONE
Quali sono le tue aspettative per quanto riguarda il bilinguismo dei tuoi bambini? Dedica un po’ di tempo a queste riflessioni, e cerca di capire cosa e’ realistico per la tua famiglia e per i tuoi bambini. Parlane con il tuo partner, cercate di decidere insieme se e’ opportuno per voi insegnare una lingua ai vostri figli e cosa vi aspettate da questa esperienza.
Immagine da A Journey Round My Skull








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I Playgroup di Bilingue Per Gioco
2 Comments
buongiorno a tutti,
ho scoperto questo sito per caso e devo dire che lo trovo molto interessante, perché da quando è nato il mio bambino, che ha al momento 22 mesi, gli ho sempre parlato alternativamente in italiano e in inglese.
Preciso che ho iniziato più che altro per non “spegnere” il mio cervello, visto che per i primi 7 mesi del bimbo mi sono trovata da sola con un neonato in una città non mia, senza più lavoro, senza amici o parenti vicino e con mio marito che, pur presente e affettuosissimo, usciva la mattina e tornava la sera.
Ho iniziato a comprarmi e a leggere solo libri in inglese e, visto che il pupo si rilassava molto se mi sentiva leggere a voce alta, ho iniziato a leggergli i libri che mi compravo (spaziavo da “Chocolate Lovers Club” e chick-lit a Graham Greene). Poi quando ha iniziato i primi movimenti gli prendevo le braccine o le gambine, gliele tiravo su e giù e dicevo “up” e “down”. E così, un po’ per caso, ho iniziato a parlargli sia in italiano che in inglese.
Premessa: sono italianissima, così come lo sono mio marito e tutta la nostra famiglia e non abbiamo mai avuto una nanny inglese per il piccolo.
Il pupo sta recependo benissimo e per ora non mi sembra che lo trovi innaturale.
Spesso nel corso dello stesso gioco facciamo velocissimi switch da una lingua all’altra. Il pupo dice sempre “mommy please” quando vuole una cosa, non ha avuto ritardi nel linguaggio, anzi… parlotta come una macchinetta in italiano e spesso si corregge da solo se si rende conto di aver detto una parola sbagliata (tipo “chedo”, poi dice “chiedo” scandendo bene la parola). Canta in entrambe le lingue (complici i video per la prima infanzia di Youtube – fantastici!) e vuole che gli si leggano libri sia in italiano che in inglese.
Ovviamente il suo italiano è migliore dell’inglese, ma nell’asilo nido che frequenta, dove è presente sempre un’insegnante che parla SOLO inglese, mi dicono che in inglese è il più avanti del gruppo per comprensione e linguaggio.
Qualcuno mi ha detto però che fra un annetto circa mi dovrò aspettare una sorta di rifiuto da parte sua in quanto sarà circondato solo ed esclusivamente da persone che gli parleranno italiano. Questo è possibile?
Per motivi didattici ma anche educativi (siamo pro scuola pubblica) non vorremmo fargli frequentare una scuola internazionale, preferiremmo piuttosto, con l’inizio della scuola materna pubblica e quindi con l’inglese a scuola che verrà a mancare, fargli fare qualche ora a settimana di “laboratorio di inglese” per i bambini… secondo voi gli servirà a continuare ad imparare?
Per quello che riguarda me, cercherò di continuare a parlargli metà in italiano e metà in inglese, anche se dovesse iniziare questa sorta di “rifiuto”. Faccio bene?
Aspetto la vostra opinione, grazie per l’attenzione.
Elena,
secondo me fai benissimo su tutta la linea. Il rifiuto non è una certezza, può succedere come no, speriamo di no. Sicuramente se il bambino non sente la lingua come una pressione ma come una cosa associata ad attività divertenti è più difficile che la rifiuti. I Playgroups sicuramente aiuterebbero molto in questo senso.
Per quanto riguarda la scuola, anche io mando mio figlio a nido e materna normalissimi, e appunto alla materna pubblica, quindi se non altro siamo già in due, ma mi sento di azzardare che siamo di più…
L.
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