Scuola Pubblica, Scuola Privata o Home schooling

Mandare mio figlio alla scuola pubblica non mi sembra piu’ una scelta ovvia e scontata come ho sempre pensato. Improvvisamente mi ritrovo a considerare tutta una serie di alternative. La scuola privata e addirittura l’Home Schooling. Come e’ possibile?

Io sono stata educata dalla scuola pubblica e l’ho sempre difesa. Ho avuto qualche occasionale pessimo insegnante, velocemente dimenticato, ma molti ottimi insegnanti che ancora ricordo con affetto. Ho avuto compagni di classe della Verona bene e altri che non so che fine abbiano fatto ma per i quali temo il peggio, perche’ le premesse davvero non erano buone. Ma mai fino ad ora ho pensato che mio figlio non avrebbe fatto la scuola pubblica.

Poi lentamente dei tarli si insinuano. Sento di sempre piu’ mamme che come me vengono dalla scuola pubblica che pero’ per i figli decidono di tassarsi per mandarli alla privata. Il motivo non e’ il tanto sbandierato “Alla scuola pubblica ci sono gli immigrati”, non tra le persone che ho sentito. Il motivo e’ un altro. Alla scuola pubblica cambiano insegnante ogni anno.

Esagerazioni, mi dicevo. Tentennando… Poi ho parlato con una maestra, della mia eta’ (quindi giovanissima! ah!) che e’ in cima alla graduatoria della sua citta’, quindi sa che per lavorare lavora. Pero’ e’ precaria. E quindi ogni anno cambia scuola, colleghe, bambini. Finora solo una volta ha tenuto una classe per due anni di fila. Ma come! le ho detto (che ingenua, scusatemi, a volte sono proprio un’oca…) Cosi’ i genitori mandano i figli nella scuola privata perche’ dicono che nella pubblica non c’e’ continuita’! Appunto, mi fa lei. Questo e’ quello che volevano ottenere con la riforma, hanno impedito alla scuola pubblica di lavorare cosi’ la gente va sul privato.

Un momento!!! Io le cose non le avevo ancora viste in questa prospettiva! Forse mi sono persa qualcosa nella diatriba sulla riforma Gelmini, che lo confesso non ho sentito particolarmente vicina ( dico la diatriba, non la riforma).

Mia mamma, la Granny, e’ una maestra in pensione. Lavorava nella scuola dove io ho fatto le elementari. E’ ancora in contatto con tante colleghe. Le ho chiesto, ma che ti dicono della scuola? Come va? Lei e’ un po’ caduta dalle nuvole, quando vede le colleghe parlano della vita privata (leggi i figli) piu’ che della scuola, pero’ su richiesta ha fatto un po’ di intelligence.

La Granny e’ tornata sconvolta. Un disastro! Le colleghe dicono che in effetti quando una va in pensione mandano qualche ragazza precaria, le giovani maestre vanno e vengono, non hanno interesse a costruire un dialogo con le altre maestre (come biasimarle, sanno che resteranno un solo anno) e si’, i bambini cambiano maestra spessissimo. Che poi anche a guardarla dal punto di vista delle maestre… Io conoscevo tutti i bambini di mia mamma per nome, lei diceva sempre che era stufa ma poi a casa parlava sempre di pensa cosa ha detto questo e cosa ha fatto quella. Ci teneva che una volta all’anno o giu’ di li’, se avevo modo, passassi a salutarli e conoscerli di persona, magari anche durante la ricreazione. Mia madre quei bambini li vedeva crescere, si affezionava, e infatti ancora oggi la fermano per la strada con affetto. Ma che motivazione e stimolo puo’ avere una maestra che sa di restare solo per un anno con una classe?

Cavoli!

E’ qui che comincio a pensare all’Home Schooling (cioe’ invece di mandare A. a scuola me lo educo a casa, possibilita’ prevista dalla legge che prevede il diritto di istruzione, non l’obbligo di frequentare la scuola). Granny e’ maestra, io posso fare delle lezioni in Inglese, vai che mi faccio la scuola bilingue in casa. MA CAVOLI!!!!! Io dovrei lavorare, e mia madre e’ in pensione! Com’e’ possibile che dobbiamo anche solo contemplare l’idea di arrangiarci da soli per soddisfare un bisogno primario e un diritto fondamentale di un bambino?

Che futuro per questi bambini? E soprattutto non raccontatemi che se scelgo la scuola privata e’ per razzismo! (ci saranno anche quelli ma secondo me sono una minoranza) Ne’ che lo faccio solo per le lingue. Ok che si scelga la scuola privata per le lingue succede, ma per quanto mi riguarda credo che le lingue dovrebbero essere solo un criterio non il criterio principale, l’obiettivo principale della scuola e’ formare ed educare i bambini.

Voi che scelte avete fatto o pensate di fare per i vostri figli? Come vi trovate?

Che si dice in giro sul tema? Ecco un paio di opinioni:

  • Scegliere la scuola pubblica, una rivoluzione ordinaria
  • Home Schooling visto da dentro, Buntglas. (Fantastico, ma un lavoraccio!)
  • Quale scuola Elementare per un bambino Bilingue
  • Scuola Privata… ho cercato un blog che desse argomenti a favore della scuola privata. Sono le 00.20 e muoio di sonno ma l’ho cercato per almeno 15 minuti. Non l’ho trovato. Devo dedurne che le mamme della scuola privata non bloggano? O che chi manda i figli alla scuola privata ne parla poco volentieri? O che ho piu’ sonno di quanto pensassi? se lo trovate segnalatemelo…

Immagine da A Journey Round My Skull

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Comments

  1. says

    Anch’io non avrei mai pensato di arrivare qui dove sono adesso. Homeschooling? Anni fa pensavo fosse cosa di altri tempi, di duecento anni fa. Invece mai dire mai, anzi…
    Non avrei neppure mai pensato che la questione della scuola fosse un tema cosí grande e importante e “di impatto” cosí concreto sulla vita della famiglia. Quando John aveva 5 anni e andava in scuola materna, ero contenta per lui che finalmente l’anno dopo potesse andare a scuola, lui che era cosí desideroso di imparare cose nuove, un bambino sveglio, attento, curioso.
    Pensavo che andare a scuola fosse una cosa talmente normale come fare colazione. Mai e poi mai mi ero domandata se ci fossero alternative. Scuola privata? neppure quello era un tema. Non conoscevo nessuno che ne frequentava una. Quella era una cosa per quelli “davvero ricchi”, quelli che pensavano di “essere migliore delle persone normali”.
    Ha-ha, se ci ripenso a quello che pensavo!
    Ovviamente non si deve e non si puó generalizzare. Peró in generale mi viene da dire che i problemi della scuola pubblica sono molti. E sono grandi. Alcuni ne hai citati. La scuola é come la politica: é sempre in ritardo di qualche generazione sui bisogni attuali. A pensare che i bambini sono il futuro, sono la base di un paese, bisognerebbe dedicare all’educazione e al loro benessere il massimo delle risorse…! Gli insegnanti dovrebbero avere gli stipendi piú alti di tutti! Le scuole dovrebbero essere i posti piú belli, i luoghi dove i bambini adorano stare e diventano tristi quando iniziano le vacanze! E dovrebbe essere cosí anche per gli insegnanti, perché un lavoro cosí importante, con la “materia prima” della societá, va fatta con passione, sinceritá e sicurezza (ma come si fa in queste condizioni?).
    Sigh…

    Nota del redattore, Sybille e’ la mamma di Buntglas (link sopra), che quindi ha scelto per l’homeschooling

  2. says

    Io non sono direttamente coinvolta nella faccenda non vivendo in Italia, ma devo dire che capisco il problema. Le scuole svedesi non sono il massimo e anch’io pensavo che dovró un po’ integrare a casa quando sará il momento.
    Una cosa: preparatevi a critiche feroci e fuori posto. Poche settimane fa, sul forum Genitori e Figli del Corriere online, c’é stato qualcuno che ha scritto un post sul homeschooling. C’é stato un discreto numero di interventi di gente che in sintesi diceva: chi fa homeschooling sono di solito mamme chiocce che vogliono restare in simbiosi patologica coi figli. Non ricordo nessuno che abbia posto il punto di vista che forse la scuola pubblica é insufficiente. Conoscendo il blog di Sybille e i motivi della sua scelta, mi é dispiaciuto molto.
    La maggior parte ha dato giudizi gratuiti sulla psicologia di queste mamme un po’ perverse, senza mai averle conosciute o averci parlato.
    Come detto, io capisco benissimo la vostra scelta, ma un grosso in bocca al lupo ci vuole.

  3. Cristina says

    Ti dico i miei tre motivi per cui non fare Home-schooling o per cui non scegliere la scuola privata (Sono sicura che c’hai già pensato, ma non lamentarti dell’ovvietà delle mie osservazioni):

    1. Cambiare insegnante ogni anno potrà aiutare tuo figlio ad adattarsi meglio in futuro quando,un lavoro se sarà fortunato, durerà un anno (lo dico/scrivo con molto amaro in bocca);
    2. Con l’Home-schooling faresti perdere a tuo figlio la scoperta della socialità e convivenza con gli altri che alla loro età direi fondamentale, oltre al fatto di imparare ad essere autonomo fuori di casa;
    3. Scuola privata: perchè alimentare questo sistema che prende tanti soldi dallo stato quanto una scuola pubblica + le rette delle famiglie, a discapito delle scuole pubbliche, senza parlare di quanto pagano gli insegnanti?

    …era così per dire…
    Ciao
    C.

    • Bilingue Per Gioco says

      Cristina,

      le tue affermazioni non mi sembrano tanto ovvie, io per esempio la vedo un po’ diversamente.

      1. Cambiare insegnante prepara i bambini alla precarieta’ e mobilita’. Non sono affatto d’accordo. Secondo me e’ esattamente il contrario, bisogna avere una grande stabilita’ da bambini per maturare la stabilita’ interiore, la sicurezza, la fiducia in se’ stessi che permettera’ poi di affrontare e gestire cambiamenti e instabilita’. Secondo me chi ha un’infanzia molto stabile poi sviluppa senso dell’avventura, fantasia, creativita’. Ma chi ha avuto un’infanzia instabile, con pochi punti di riferimento sicuri, passa tutta la vita a cercarli questi punti di riferimento.

      2. Home-schooling implica privare il bambino di esperienze sociali. Sono abbastanza d’accordo, questo argomento insieme al fatto che francamente bisogna avere il tempo per permetterselo sono gli argomenti piu’ forti contro l’Home-schooling. Pero’ in teoria questo problema e’ risolvibile, per esempio offrendo al bambino la possibilita’ di fare attivita’ sportive di squadra.

      3. Scuola privata un sistema da non alimentare. Sono d’accordo, perche’ la scuola pubblica e’ un valore e una ricchezza. Pero’ questo valore gia’ lo paghiamo con le tasse, dobbiamo pagarlo anche ipotecando il futuro dei nostri figli? La domanda e’ legittima io credo…

      L.

  4. supermambanana says

    uno dei vantaggi di vivere all’estero e’ quello di farti vedere realta’ diverse in ambiti diversi, e cambiarti la prospettiva, cosicche’ cio’ che prima era un vizio puo’ diventare virtu’ e viceversa. Non commento ovviamente sulla questione precariato, quella e’ tutta un’altra faccenda. Pero’: in inghilterra i bimbi cambiano maestra ogni anno. Non perche’ se ne vadano, ma proprio per come e’ organizzata didatticamente la primaria. Ci sono le maestre di prima, che fanno sempre le maestre di prima. Quelle di seconda prendono sempre la seconda. E cosi’ via. Perche’ sono skills diversi insegnare a scrivere le lettere e incoraggiare a scrivere poemi. Imparare le canzoncine con i numeri e fare le equazioni. I bimbi lo sanno, che passano da Mrs X a Mrs Y l’anno prossimo. Che la quinta la fa Mr Z e la terza Mrs W. Eccetera. Verso la fine dell’anno scolastico ogni maestra passa del tempo nella classe immediatamente inferiore, per conoscere i bimbi e farsi conoscere, cosicche’ il passaggio sia indolore. Come dice Cristina, a me pare un vantaggio, non un problema. Non vedo proprio dove sia l’instabilita’ sinceramente.

    • Bilingue Per Gioco says

      Supermanbanana,

      Il tuo punto di vista e’ molto interessante.
      Innanzitutto preciso che per me l’instabilita’ sta nel rapporto affettivo. Perche’ la maestra non e’ solo quella che ti insegna a leggere, scrivere e contare(fosse solo quello, sarebbe tutto piu’ facile), la maestra e’ anche un punto di riferimento nella crescita, come dicevo secondo me il compito della scuola e’ la formazione e l’educazione, quindi non solo l’istruzione.

      Dici che in Inghilterra cambiare maestra ogni anno funziona? Puo’ essere, ho cercato un po’ in giro per cercare di capire perche’ dovrebbe funzionare in Inghilterra e sembrare una modello tanto remoto in Italia. Ho trovato questo bell’articolo di una mamma blogger esportata in UK, Raperonzolo, che descrive bene la scuola Inglese. Come giustamente dice Raperonzolo non si possono isolare solo dei tasselli, il modello Inglese e’ radicalmente diverso da quello italiano in molti modi: La Scuola di Her Majesty . La scuola che ci descrive Raperonzolo, non so se tu abbia la stessa esperienza, e’ una scuola piccola, di quartiere, che da’ molto spazio alla condivisione e alla partecipazione. Immagino una scuola in cui ci si conosce un po’ tutti e in cui forse, immagino, e’ proprio l’elemento comunitario che da’ stabilita’. La mia esperienza di scuola italiana, cittadina, e’ ben diversa, forse in paese gia’ e’ diverso. Qui poi parliamo di maestre che fanno le trottole da una scuola all’altra, altro che condivisione e partecipazione…

      Comunque sarebbe bello sentire il parere di altre mamme all’estero. Premetto che se mi convincete vi ringrazio, cosi’ non mi devo piu’ fare paranoie…

      L.

  5. Elena says

    Che dire… io sono una mamma italiana che vive in Italia, con due bambini alla scuola materna ed una alla primaria (pubblica). Ho sperimentato la scuola canadese (ma solo materna) e, forse perchè ci sembra sempre tutto più bello all’estero, devo dire che ho provato una certa desolazione quando poi ho dovuto affrontare la materna italiana.
    Qui a Verona ho scelto una materna privata (e prima ancora un nido privato) perchè ho sempre avuto l’impressione che i bambini fossero seguiti un po’ meglio, ma ne ho fatto sempre una questione “epidermica”. Inoltre, almeno nelle materne pubbliche che ho visitato a suo tempo, non facevano fare il riposino pomeridiano ai bambini piccoli, cosa per me essenziale!
    Quando mi sono trovata davanti alla scelta della scuola primaria, mi sono venuti tutti i legittimissimi dubbi di Letizia. Anch’io ho sempre pensato che la scuola pubblica fosse la scelta migliore. Quando andavo a scuola io, le scuole private erano sempre considerate la facile scappatoia per i “ricchi” che non ce la facevano nella pubblica…
    Condivido pienamente il principio per cui non bisogna contribuire al successo del subdolo progetto di far fallire la scuola pubblica a favore della privata…. però, poi ti trovi a dover decidere per il bene dei tuoi figli, e se il sistema è tale per cui la qualità del pubblico è sempre più scadente, certo non la vuoi far pagare ai tuoi figli per tener fede ai tuoi principi.
    Ho quindi visitato le scuole, sia pubbliche che private, che fossero vicine a casa o quanto meno comode da raggiungere (con lo scuolabus, per esempio), perchè anche questo aspetto va tenuto presente, al momento della scelta.
    Alla fine ho scelto una pubblica, e nonostante tutti i problemi descritti siano effettivamente reali, non me ne sono pentita. E’ vero, c’e’ la elevata probabilità del cambio di insegnante, ma a me ad esempio è successo per motivi di gravidanza, cosa che non puoi escludere nemmeno alle private. Ho visto comunque che i bambini non la soffrono più di tanto, l’unico vero problema non è il cambio di insegnante in sè, ma la QUALITA’ degli insegnanti, che purtroppo è sempre un’incognita…. e non so se quella sia garantita nemmeno nelle private.
    Inoltre, in una delle scuole private che ho visitato qui a Verona, seguono più o meno il metodo inglese descritto sopra da Supermambanana, cioè cambiano insegnanti dopo i primi 2 anni di elementari, perchè ritengono che ci siano insegnanti più portati a rapportarsi con bambini piccoli ed altri invece più adatti a bambini un po’ più grandicelli.
    Quanto alla stabilità, sono convinta che il ruolo principale per trasmetterla ai nostri figli spetti a noi genitori, soprattutto adesso che, qui in Italia, il mondo della scuola sta vivendo un gran brutto periodo, purtroppo…

    Home-schooling? Non ne so molto, ma mi farebbe paura…

    Ciao,

    Elena

  6. brontola says

    Ciao, sono mamma di due bambini ancora molto piccoli e per loro ho scelto la strada del bilinguismo, parlando io l’inglese piuttosto bene…. certo, io pensavo: alle lingua ci penso io, alla matematica, storia geografia ci pensa mamma scuola…. Leggendo questo post mi sono venuti i brividi :-O
    Già da un pò di tempo sto valutando alcune opportunità lavorative nel nord Europa, sta a vedere che questo articolo potrebbe essere l’ago della bilancia!
    XGianna: ho letto il tuo intervento in cui dici che le scuole svedesi non sono il massimo… COME SAREBBE A DIRE??? NEANCHE LI???!!!

  7. supermambanana says

    si la nostra scuola e’ come quella di Rape’, e credo che sia una comune alla maggior parte delle scuole qui. La direttrice conosce tutti uno per uno. E conosce noi genitori. L’assembly e’ un modo per far conoscere i bimbi fra classi diverse, e incoraggiano molto il legame fra diverse classi. Per dire, quando i bimbi cominciano con la ‘reception class’ nella nostra scuola, ad ognuno viene assegnato un ‘playground pal’, un bimbo di sesta che se ne prende cura quando sono nel giardino a giocare. Cosi’ responsabilizzano i grandi, e fanno sentire i piccoli protetti da un fratello grande. Il senso di comunita’ e famiglia e’ molto sentito, e questo secondo me compensa l’eventuale (ma ripeto non mi convince molto) senso di instabilita’ che puo’ dare il cambiar maestra, perche’ non e’ la maestra che conta, e’ la scuola come grande comunita’. E sulle maestre con competenze diverse capirai bene che non e’ solo una questione didattica, anzi! La cura della persona tutta, non solo del lato accademico, e’ uno dei fondamentali punti della scuola primaria in UK.
    Certo la situazione italiana che descrivi e’ diversa’, se il cambiamento non e’ la regola ma l’infrazione della stessa, allora genera instabilita’, perche’ per far lavorare tutto bene le maestre devono collaborare i modo massiccio fra classe e classe. Comunque come sentimento mio personale, che non vuole essere un giudizio, ma appunto una sensazione a pelle, l’homeschooling deve essere qualcosa di piu’ che un ‘non mi piace come e’ l’andazzo, ghe pensi mi’, deve essere una scelta educativa precisa. A parte situazioni particolari, come il voler dare un’educazione ‘diversa’, per motivi di cultura o religiosi o chenneso, o casi in cui il pendolarismo e’ quello della famiglia piu’ che della maestra, tipicamente in caso di personale diplomatico che si sposta ogni tre per due, per un caso come il tuo mi farei molte piu’ domande su che cosa effettivamente posso ottenere dal punto di vista pedagogico, che non e’ soltanto fare il programma di studi che voglio io e che non trovo nella scuola come istituzione, o ovviare alle carenze della scuola pubblica o privata. I motivi devono essere molto piu’ articolati, perche’ si possa bilanciare cio’ che dai in piu’ con cio’ che, inevitabilmente, anche in una scuola che non funziona, perdi.

    • Bilingue Per Gioco says

      @Elena,
      ecco io non lo volevo dire ma in effetti almeno qui a Verona (che come sappiamo non e’ la citta’ campione in cui tutta Italia si potrebbe riconoscere) ai tempi nostri girava questo senso di superiorita’ della scuola pubblica nei confronti delle scuole private.
      Quanto ai cambiamenti delle maestre, ho riconsultato Granny, che una rondine non fa primavera ma comunque e’ una del settore. Anche Granny dice che cambiare insegnante tra il biennio e il triennio della scuola elementare potrebbe avere senso, addirittura lei ai suoi tempi l’avrebbe proposto. Del resto i bambini cambiano anche tra silo e materna e poi tra materna ed elementare. Pero’ io rimango dell’idea che la rotazione selvaggia con le maestre che cambiano scuola ogni anno e quindi senza che si possa formare un metodo e un’identita’ d’istituto non e’ un passo avanti (understatement).

      @brontola,
      dovresti leggere il sondaggio di Mariano, l’hai letto? Secondo voi devo emigrare?

      @ Supermambanana,
      sono d’accordo su tutta la linea. Per chiarezza mio figlio ha 2 anni, non ho nemmeno cominciato a pensare alla scuola materna (e dovro’ decidere entro qualche mese) figurati se ho deciso cosa scegliere per le elementari, ma se devo dirla tutta mica mi ci vedo a tenermelo in casa per cinque anni tutto soletto. Cio’ che mi ha sconvolta e’ stato il fatto stesso che io mi sia ritrovata a valutare, anche solo per poco, opzioni che sento lontanissime da me, che non hanno nulla a che fare con le mie esperienze di vita, solo perche’ la mia fiducia (storicamente fortissima) nella scuola pubblica sta vacillando. Il punto e’ che secondo me queste domande non me le dovrei nemmeno porre. Mi dirai Wake up, welcome to reality. Eh si’, dal momento che solo ora le scelte scolastiche cominciano ad entrare nel mio (pur lontano) orizzonte, sto prendendo contatto con la realta’. Ouch.
      L.

  8. Alessandro says

    Cara L.

    scrivo per la prima volta a questo blog, cui mi sono iscritto qualche settimana fa alla ricerca di notize utili per il mio piccolo V. di due anni.

    Dopo varie esperienze di studio all’estero mi sono ripromesso che avrei dato ai miei figli (tra poca arriva una femminuccia) la possibilità di consocere l’inglese, non solo per fornir loro un vantaggio competitivo in un mondo globalizzato ma anche e soprattutto per gli indubbi vantaggi “indiretti” di apertura mentale e culturale che l’apprendimento di una lingua straniera necessariamente comporta.

    Ora che V. ha compiuto 2 anni si pone dunque il momento di scegliere la scuola più adatta allo scopo.
    Scarto subito gli asili c.d. blingue che, come detto anche in questo blog, sono una semi-truffa. Come si può infatti pensare che 3/4/5 ore di inglese a settimana possano sortire un effetto positivo?
    Devo dunque necessariamente rivolgermi ad un asilo internazionale che, abitando noi a Roma Sud, sono veramente pochi. Ora, quello che ci preoccupa maggiormente sono le voci incontrollate sul presunto rischio che un bambino italiano iscritto ad un asilo internazionale possa correre rispetto all’apprendimento dell’italiano, soprattutto scritto. Sento dire spesso: “conoscerà pure l’nglese ma avrà degli enormi svantaggi nell’italiano scritto, non potrà dunque fare l’avvocato o il magistrato o mestieri nei quali il “controllo” della lingua italiana sono requisiti indispensabili”.
    Tali obiezioni hanno sicuramente un fondo di verità (che ritengo superabili con delle contromisure) ma sono così diffuse che hanno determinato un effetto perverso: l’idosincrasia nei confronti dell’apprendimento di una lingua straniera in tenerà età. Tanto, si dice, c’è sempre tempo per imparare l’inglese.

    Ho visto giorni addietro le tabelle fornite dal ministero dell’istruzione sulle ore che saranno dedicate all’inglese nei nostrani licei scientifico e classico: tre ore a settimana! Ancora ricordo quando il ns mitico presidente del consiglio vagheggiava sulle famose tre “i” (inglese, internet, imprese) che avrebbero rilanciato il nostro Paese. Ma questa è un’altra storia.

    In conclusione (e mi scuso per essermi dilungato):
    1) la scuola pubblica in Italia non fornisce alcuno strumento adeguato per l’apprendimento dell’inglese. Le statitistiche del ns Paese sul punto sono impietose (esempio: 9 europarlamentari su 10 non spiccica una parola di inglese), come impietoso è vedere ancora oggi pletore di connazionali negli aereporti o nelle città straniere che si barcamenano in un englitalian macheronico alla ricerca disperata di informazioni;

    2) la scuola privata bilngue (che io immaginavo essere un giusto mix tra italiano e inglese) alla prova dei fatti non esiste.
    3) la scuola internazionale segue i curricula inglese o americano con il rischio (comunque altamente enfatizzato per convenzione popolare) di un apprendimento deteriore dell’italiano scritto.
    4) in Italia si fa finta di non capire che la conoscenza dell’inglese è diventata una priorità di qualsiasi nazione evoluta (che significa spendere risorse e non tagli).
    In molti Paesi se non passi l’esame di inglese non vai avanti negli studi. Nell’università americana da me frequentata per un anno (si trattava di un master post-graduate) l’età media era la seguente: 22 cinesi, 24 brasiliani ed israeliani, 25 giapponesi, 30 italiani ed il nostro livello di inglese era nettamente inferiore al loro.
    Alla radice di tutto ciò c’è dunque un problema di arretramento culturale tipicamente italico che determinerà un gap sempre più ampio con Paesi più lungimiranti. Per questo mi complimento con questo blog e con le mamme che si sforzano di trovare una soluzione all’annoso problema.

    Vi seguo con affetto.

    Alessandro

    p.s. domani mi recherò presso un asilo internazionale a fare un pò di domande (alcune delle quali hanno preso ispirazione da un tuo recente post). Magari potrò riferirne qui i risultati.

    • Bilingue Per Gioco says

      Alessandro,

      ti ringrazio di aver trovato il tempo per esporre la tua analisi, che e’ in effetti molto interessante.

      Io credo che l’errata convinzione che tanto le lingue si imparano “dopo” (dove dopo = alle elementari, poi al liceo, poi con i viaggi studi, poi all’universita’, poi…) derivi da tanti fattori, non ultimo il retaggio storico che ci porta ad imparare le lingue straniere con lo stesso metodo con cui si imparavano e si imparano le lingue morte, il greco e il latino. Come in molti altri casi la cultura, le abitudini cristallizate, i pregiudizi supportati dall'”esperienza” hanno un notevole impatto sulla nostre azioni e sono difficili da smantellare.

      Cio’ detto, l’obiezione che la scuola internazionale da’ una preparazioen carente sulla lingua italiana non e’ senza fondamento. E’ vero che si possono prendere contromisure integrando a casa, ma e’ un bell’impegno che dura nel tempo, bisogna esserne consapevoli.

      Devo anche dire, come gia’ menzionato altrove, che il problema non e’ solo italiano, anzi, e se altri paesi sfornano ragazzi che parlano le lingue straniere non e’ sempre merito della scuola, anzi raramente. In tutta sincerita’, io ho deciso che non ha senso fare le crociate contro la scuola, non per quanto riguarda le lingue, perche’ SE anche volessero risolvere il problema francamente non credo ci riuscirebbero, non nei prossimi 10 anni. Ecco perche’ bisogna che siano i genitori (non solo le mamme) a trovare una soluzione.

      Quanto all’eta’ media dei laureati italiani, quello si’ e’ un problema che andrebbe risolto, e’ grave. Pero’ devo dire una cosa, anche qui c’e’ una forte componente culturale difficile da cambiare. A 25 anni i nostri ragazzi sono ancora bambini iperprotetti, a 35 sono finalmente diventati “ragazzi”. Lo sapete che a 22 anni un ragazzo o una ragazza Inglese entra nel mondo del lavoro, a volte un mondo molto duro e competitivo? Lo sapete che Obama a 18 (dico 18!) anni lavorava nelle comunita’ svantaggiate, con mamme che volevano sottarre i figli alla droga e fare lotte sindacali? A 18 anni cosa ci aspettiamo noi dai nostri figli? Li mandiamo ancora a fare corsi di Inglese all’estero da 4000Euro per un mese perche’ da soli non se la caverebbero?

      Dobbiamo riflettere tutti, perche’il cambiamento incomincia da noi.

      Alessandro, se vorrai aggiornarci dopo aver fatto il giro di asili e consigliarci altre domande o spunti di riflessione te ne saremo grati.

      L.

  9. Alice says

    Care mamme, trovo tutti i commenti molto interessanti e devo dire anche un po’ scioccanti o per lo meno non pensavo che il problema in Italia fosse cosí sentito. Io vivo a Londra e mi farebbe piacere sapere dove vive Supermambanana perché purtroppo non credo la sua esperienza possa essere usata come esempio per tutto l’UK. Mia non ha neanche 3 anni e sia io che le altre mamme é giá almeno 1 anno che “non dormiamo di notte” per via della scuola. Purtroppo questo é un paese ancora basato sulle classi e dove vivi fa la differenza. Devi avere la fortuna di vivere in una buona zona, se no scordati un’educazione decente. E se no devi fare come fanno tutti i genitori che tengono all’educazione dei propri figli, cambia casa, cerca di vivere nella catchment area di una scuola buona (e paga il doppio di affito/mutuo di quello che pagavi prima) e quando sono entrati TUTTI i tuoi figli, spostati qualche centinaio di metro piú in lá e ricomincia a respirare (economicamente parlando). Ci sono casi di genitori che hanno fatto letteralmente carte false per figurare residenti in zone con buone scuole. Credo che questo la dica tutta! Quindi scusate se sono un po’ critica ma credo che i problemi che avete voi in Italia (in generale) non siano poi cosí gravi. Spero non aver offeso nessuno con questo commento.
    Per quel che riguarda cambiare maestra beh anch’io ero molto critica del sistema e ma vedo che Mia da quando va al nido ha progressivamente cambiato 5 classi (sono divisi sencondo l’etá) e ogni classe ha un gruppo di maestre diverse e non ha avuto nessun problema ad adattarsi. Certo in ogni classe ha avuto la sua maestra preferita e mi domandavo sempre come avrebbe fatto senza di lei ma poi dopo 2 settimane nella nuova classe aveva giá un’altra maestra preferita quindi il ciclo ricominciava e si adattava in men che non si dica alla nuova routine.

    • Maria says

      Ciao, sono una mamma che ha scelto di essere responsabile in toto dell”istruzione ed educazione dei miei bambini. Facciamo quindi anche scuola a casa. Ho 6 bambini e ho scelto di stare a casa con loro. Sono proprio contenta che in Italia pian piano si inizia a parlare di homeschooling detto anche scuola familiare. I bambini hanno bisogno delle mamme!
      Un abbraccio a tutte e buon lavoro!

      • Bilingue Per Gioco says

        Maria,
        6 bambini e fai anche l’homeschooling? ma come fai? io un po’ ci ho pensato, l’home schooling non è una passeggiata, bisogna prepararsi, pianificare, farsi dei programmi! E se a questo ci aggiungi lavatrici, pasti, coccole e distrazioni varie per 6, non so… come fai, davvero?
        L.

      • Nadia says

        Ciao Maria,
        ho appena letto che fai homeschooling per i tuoi 6 figli…!
        A me piacerebbe fare scuola a casa per mia figlia che tra poco inizierà la prima media…Per il momento però sono solo in fase di valutazione. Negli ultimi mesi mi sono presa del tempo per raccogliere informazioni prima dal punto di vista “legale”, (parlandone anche col preside), mentre ora sto cercando di informarmi dal punto di vista pratico e didattico…mi piacerebbe trovare qualcuno che abbia già esperienza di homeschooling per figli di scuola media e che magari abbiano già sostenuto l’esame d’idoneità… puoi raccontarmi un po’ della tua esperienza?…Intanto grazie e… buon proseguimento!
        Nadia

        • Luca says

          Ciao Nadia,vivendo all’estero stò prendendo in considerazione di far fare l’home schooling a mia figlia perchè le scuole internazionali hanno costi proibitivi e le scuole pubbliche da queste parti sono un disastro, ma sò ancora poco o niente sul come muovermi.Ho ancora un pò di tempo ma vorrei capire come è possibile dal punto di vista legale,cioè come si fà a farle riconoscere gli anni di scuola per poterla un giorno iscriverla ad una scuola pubblica o privata che sia? Ti ringrazio anticipatamente se riuscirai a darmi qualche indicazione visto che mi è parso di aver capito che ti sei già informata.Tante grazie e buon lavoro.

          • Bilingue Per Gioco says

            Luca, devi informarti sulla legge del paese in cui vivi, in alcuni paesi l’homeschooling è riconosciuto e ai bambini viene richiesto di fare alcuni esami ogni tanto per verificare che siano effettivamente istruiti, in altri paesi non è legale…
            L.

      • Luca says

        Ciao Maria,ho letto che fai homeschooling ai tuoi figli.Vivo all’estero e stò prendendo in seria considerazione di fare l’homeschooling a mia figlia.Sapresti darmi più informazioni possibili sul come fare?

  10. kety says

    Ciao!
    Io vivo in USA. Anche qui tra scuola pubblica e privata i pro e i contro sono simili all’Italia, ma molto frequente ed interessante e’ l’homeschooling.

    – Scuola pubblica:
    Contro: troppi bambini per classe, troppi stranieri (dove vivo io stranieri sono considerati i messicani)
    Pro: piu’ economica
    – Scuola privata:
    Pro: con le rette altissime che hanno non ci sono stranieri (esclusi gli stranieri che se lo possono permettere che ovviamente sono un po’ meno stranieri agli occhi degli altri genitori), meno bambini per classe, programmi piu’ interessanti
    Contro: il costo

    Homeschooling
    Qui l’homeschooling non e’ una cosa “strana” (lo dico perche’ per me che ne ho sentito parlare solo qui mi sembrava una soluzione “strana” e incompressibile), ma una scelta che molte famiglie prendono in considerazione.
    Io per curiosita’ quando ho conosciuto una mia amica che con 9 figli si occupa anche di fare homeschooling mi sono documentata e frequentadola ho conosciuto un sacco di mamme che fanno lo stesso… incredibile…. queste mamme sono un portento!

    In USA ci sono addirittura associazioni di madri che hanno deciso per l’homeschooling che si occupano di mantenere aggiornate le madri e di gestire attivita’ “sociali” per i figli.

    Se siete curiose come me andate su google e cercate “homeschooling pros and cons” e troverete un sacco di informazioni a proposito.
    Penso che in Italia manchi l’approccio “aggregativo” delle madri che scelgono l’homeschooling che rende la scelta molto piu’ “facile”….
    Visto che ogni volta che torno in Italia, l’Italia mi sembra piu’ simile agli USA e non piu’ quella che ho lasciato 5 anni fa….. magari quando torno anche le madri italiane che optano per l’homeschooling avranno creato il network…..

    Non so se quando mia figlia sara’ in eta’ scolare saremo ancora negli USA , per cui rimando ogni decisione a tempo debito, ma di sicuro non sara’ homeschooled se siamo in USA perche’ non essendo io madre lingua inglese con marito tedesco avro’ gia’ il mio bel da fare ad occuparmi di “insegnarle a scrivere e leggere in Italiano e Tedesco!

    Per ora Luna (mia figlia) ha un anno e va all’asilo nido (privato, qui non esistono asili nidi pubblici)… ho tempo fino a al PRE-K che comincia a 4 anni per decidere se optare per il pubblico o il privato…

    Ciao
    K

    • Bilingue Per Gioco says

      Kety,
      anch’io quando ho cominciato a sentir parlare di home schooling, da Sybille, ho cercato delle informazioni e sono rimasta stupita vedendo quante informazioni in Inglese si trovano. Però pensavo che fosse un fenomeno più frequente tra gli espatriati che tra chi vive negli Stati Uniti, ciò che racconti mi stupisce un po’.
      Tutto ciò mi sembra interessante. Io ancora non riesco a scollegarmi dall’idea di scuola classica, però vorrei capire meglio questo fenomeno, soprattutto capire che impatto ha sul medio e lungo termine sullo sviluppo globale del bambino, non solo sull’apprendimento.
      L.

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