9 passi per scegliere il proprio metodo per crescere un bambino bilingue

A volte la famiglia sceglie di educare i figli bilingui e il come viene da se’. Semplice e rilassante. Solo che non sempre funziona. Ci sono famiglie che faticano a trovare il metodo giusto (sucede spesso ai genitori non madrelingua) e altre che credono di seguire un metodo ma poi nella pratica fanno dell’altro (caso frequentissimo tra le famiglie bilingui, io stessa ho sempre la stesso metodo da quando ho iniziato, ma il modo in cui lo implemento e’ sicuramente evoluto nel tempo).

Nello scrivere questo post ho pensato ad un approccio che permetta ad ogni famiglia di scegliere il proprio metodo in modo consapevole perche’ e’ assodato che quanto piu’ la famiglia ha un metodo e lo segue con prevedibilita’ tanto maggiori le probabilita’ che i bambini crescano bilingui. Prevedibilita’ come parola non suona bene ma rende l’idea, rigore sarebbe stata una parola corretta da usare ma suggerisce l’idea erronea che la famiglia bilingue debba vivere secondo delle regole, mentre invece il concetto importante e’ quello di prevedibilita’, cioe’ se i bambini sanno cosa aspettarsi in ogni circostanza piu’ facilmente associano la lingua alla circostanza.

Ma cosa vuol dire scegliere un metodo? Io credo che la scelta del metodo preveda 9 passaggi, e il punto interessante e’ che il processo sia sostanzialmente lo stesso per genitori madrelingua e non. Mi chiarisco, il metodo sara’ molto diverso, ma il processo per arrivare a scegliere un metodo e’ molto simile:

  1. Decidere chi parla quale lingua quando. Decidere quale lingua verra’ parlata da mamma, papa’ e tutte le altre persone coinvolte nell’educazione dei bambini in circostanze “normali”, quali a casa, fuori di casa da soli, fuori di casa in presenza di altre persone, in macchina, la sera, quando si gioca,etc. Ogni famiglia dovra’ individuare le situazioni rilevanti per se’.
  2. Decidere anche come gestire le eccezioni. Che lingua si parla quando siamo dai nonni, quando siamo al parco con altri bambini, quando accompagnamo i bambini a scuola, al supermercato, etc? Se mi chiede di leggere un libro scritto in Italiano ma dovrei leggere in Inglese che faccio? Questo non significa andare in giro con la lista delle situazioni da consultare, significa pensarci e prendere una decisione cosciente invece di affidarsi all’improvvisazione del momento.
  3. Scegliere i supporti da usare per ogni lingua e utilizzarli frequentemente e consapevolmente. Parlo di cose come libri, CD, canzoni, video, etc. Non basta comprarli quando mi passano per le mani, vale la pena di investire un po’ di tempo per scegliere i materiali giusti, che piacciano sia ai bambini che ai genitori, adatti all’eta’ del bambino, col giusto contenuto educativo. Per il bambino questi supporti saranno parte centrale della sua esperienza della lingua, quindi e’ bene che creino un’esperienza positiva e ricca, sia a livello linguistico che a livello emotivo.
  4. Fare una stima del numero di ore che il bambino dovrebbe essere esposto alla seconda lingua per settimana, distinguendo esposizione passiva (televisione) da quella interattiva (parlare con le persone). Non banale, ma facile. Non ci vuole molto, lo fate anche in 15 minuti se volete. Pero’ e’ importante, perche’ senza questa analisi, per quanto approssimata, magari voi pensate di crescere un figlio bilingue e poi viene fuori che lo esponete alla seconda lingua solo per due ore alla settimana.
  5. Una volta scelto il metodo darsi un po’ di tempo per entrare nel gioco, cercando di tenere sempre a mente le linee guida che ci si e’ dati. Non pretendere di cambiare tutto dall’oggi al domani. Ogni sera fate un riassunto della giornata. Com’e’ andato oggi il bilinguismo? Ho seguito le indicazione che mi ero dato? Si, bravo! No, perche’? Cosa posso fare domani per cercare di essere piu’ prevedibile?
  6. Fare un’analisi del numero di ore che il bambino e’ stato  esposto alla seconda lingua per una settimana, distinguendo esposizione passiva (televisione) da quella interattiva (parlare con le persone).  Al punto 4 abbiamo fatto una stima, qui si tratta di fare un’osservazione di quanto accade durante un’intera settimana, da farsi solo quando si ha la sensazione di essere abbastanza in controllo della situazione.
  7. Confrontare la stima con l’osservazione. Sono molto diverse? Perche’? Non riesco ad offrire a mio figlio la quantita’ di input nella seconda lingua che avrei desiderato? Devo cambiare il metodo o il modo in cui lo applico?
  8. Aggiornare il metodo o darsi delle nuove linee guida su come seguire il metodo scelto in maniera piu’ precisa, anzi prevedibile.
  9. Seguire regolarmente Bilingue Per Gioco. Ok lo so che non dovrei essere io a dirlo, ma e’ cosi’. Crescere un bambino bilingue e’ un vero impegno e ha un forte impatto sull’organizzazione della famiglia, sui rapporti tra i membri della famiglia e tra la famiglia e il mondo esterno, e’ un’esperienza che suscita dubbi, entusiasmi, timori. E’ un processo in costante evoluzione, per l’ovvio motivo che i bambini crescono e i loro bisogni e strumenti comunicativi evolvono. Riflettere su questi temi insieme a chi sta facendo un percorso simile aiuta enormemente a mantenere la motivazione e affrontare i momenti di cambiamento.

Questo processo e’ di necessita’ molto schematico, su ognuno di questi punti si potrebbe parlare per ore o scrivere interi post, ma il messaggio e’ chiaro. E’ importante avere un metodo ed essere consapevoli del metodo che si sta utilizzando. Troppo spesso succede che i genitori pensano di crescere i figli bilingui in un certo modo ma poi in realta’ la loro percezione, la loro idea di cio’ che stanno facendo, e’ molto diversa dalla pratica. Con la conseguenza che le loro aspettative non sono realistiche e prima o poi verranno delusi.

Avere aspettative realistiche, scegliere un metodo, e seguirlo con costanza. Questi gli ingredienti importanti per un’educazione bilingue dal punto di vista procedurale, anche se poi chi segue questo blog avra’ gia’ notato che spesso le vere difficolta’ non sono di ordine pratico ma hanno piuttosto a che fare con aspetti piu’ delicati, primi tra tutti la comunicazione genitori-figli e la motivazione, e qui torniamo al punto 9.

APPROFONDIMENTI

BILINGUISMO IN AZIONE

Seguite tutti i passaggi dal punto 1 al punto 9. E’ importante che entrambi i genitori, e le altre persone vicine alla famiglia, facciano questo processo insieme e trovino accordo su ogni punto.

Immagine da A Journey Round My Skull

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14 Comments

  1. Posted 09/11/2009 at 13:24 | Permalink

    Eccomi qua, ho appena iniziato ad esplorare per bene questo sito e innanzitutto grazie! Hai avuto una grandiosa idea (e grazie anche alla segnalazione di MammaFelice). Sto leggendo i tuoi post e quello che prima mi sembrava non dico impossibile, ma per lo meno poco praticabile, adesso mi sembra del tutto fattibile, e anche entusiasmante. Noi siamo entrambi italiani, io ho avuto la fortuna di “incontrare” la lingua inglese con un piccolo corso per bambini tenuto da una simpatica signora madrelingua che ci faceva cantare simpatiche canzoncine, ed è stato amore a prima vista. Percio’ mi piacerebbe offrire la stessa opportunità ai miei figli, senza aspettare che vivano solo in maniera scolastica l’insegnamanto della lingua. Ho fatto qualche esperimento, il Grande (8 anni) è un po’ diffidente, invece la Piccola (quasi 4) si diverte e la prende come un gioco. Ecco la mia domanda: per come è organizzata la nostra vita familiare, e dato il poco tempo a disposizione, pensavo di creare dei momenti per il gioco e la lettura in inglese comuni, ossia con entrambi i bambini, anche se le loro capacità e conoscenze nella lingua madre (italiano) sono disomogenee; pensi che questo possa essere un problema? (Ho comprato dei libretti semplici semplici per il Grande e la Piccola ogni sera mi chiede di leggeregliene uno!). Grazie per la tua risposta, e per i materiali, a cui attingero’ a larghe mani…Laura.ddd

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 09/11/2009 at 16:37 | Permalink

      Laura,

      secondo me ogni eta’ ha i suoi vantaggi e svantaggi. A 4 anni si ha piu’ entusiasmo e leggerezza, ma ci si stanca anche prima e si ha meno memoria a breve termine. A 8 anni si ha gia’ piu’ capacita’ di giudizio, si impara nel senso vero e proprio della parola (nel senso di apprendimento consapevole piuttosto che acquisizione inconsapevole). Quindi si’ io metterei insieme i tuoi figli e cercherei di far si’ che i punti di forza dell’uno supportino l’altro. L’entusiasmo di tua figlia puo’ contagiare tuo figlio, mentre lui per fare da professorino a lei finira’ con imparare piu’ in fretta.
      Inoltre per motivare tuo figlio puoi proporre anche dei DVD (con cautela), che per la piccola possono essere un’esperienza piu’ marginale invece. Vedi quanto ho scritto oggi su Sesame Street.
      Fammi sapere come va, e grazie di essere passata e ripassata,
      L.

  2. Posted 13/11/2009 at 09:31 | Permalink

    grazie mille Letizia, i tuoi consigli sono preziosi e soprattutto mi incoraggiano a preseguire. Ieri abbiamo fatto un gioco divertente; abbiamo letto il libricino “The cow in the house” e poi lo abbiamo messo in scena: io leggevo e i bambini usavano i loro animali della fattoria con gli omini e la casa dei Playmobil. Il grande diceva le battute piu’ facili e la piccola faceva i versi degli animali. uno spasso! credo che lo rifaremo. a presto¨! Laura

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 13/11/2009 at 09:39 | Permalink

      Fantastico!
      Questa cosa apparentemente cosi’ semplice che tu menzioni, il mettere in scena, il facciamo che io sono… e tu sei…, giochiamo a… e’ qualcosa di potentissimo! Aiuta l’apprendimento e stimola la creativita’, ma e’ importante anche dal punto di vista psicologico, aiuta i bambini a esternare e superare i propri timori o imbarazzi, a identificarsi con i personaggi e far fare loro cio’ che vorrebbero fare essi stessi. Insomma e’ uno strumento veramente potente, ANCHE per l’apprendimento della lingua.
      L.

  3. sonia
    Posted 15/01/2010 at 13:23 | Permalink

    ciao,
    ho una bimba di sei mesi e una passione sfrenata per le lingue.vorrei farla crescere bilingue e per questo cerco di parlarle in inglese ogi volta che siamo da sole.gli altri membri della mia famiglia (papà,nonni e zii) non parlano inglese. puoi darmi qualche consiglio su come dividere il tempo tra italiano e inglese anche in presenza degli altri? per esempio suo padre potrebbere leggerle delle storie e io parlarle in modo più pratico?
    grazie
    sonia

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 17/01/2010 at 13:57 | Permalink

      Sonia,
      il mio consiglio e’ di ritagliarvi delli spazi vostri per l’Inglese, fissati seguendo una routine, un po’ come fa Elena, la nostra guestblogger. Non credo sia necessario che tu parli Inglese con tua figlia anche in presenza di altri, e’ gia’ abbastanza difficile per chi e’ madrelingua e adotta OPOL. Non cercare di strafare, e’ meglio avere una routine semplice da seguire e seguirla per molto tempo che domandare troppo a se’ stessi e poi abandonare.
      L.

  4. Beatrice
    Posted 01/04/2010 at 20:17 | Permalink

    Ciao a tutte/i, ho scoperto il blog attraverso “bimbinfiera”, mi ha entusiasmata tantissimo, mi accodo a questo post perchè mi sembra il più adatto per parlarvi della mia esperienza.
    Nei post precedenti mi sono rallegrata leggendo, da chi ha sicuramente più esperienza di me nel campo, che è possibile intraprendere questa splendida avventura anche da chi non è madrelingua. Il mio bimbo ha 8 mesi, da dove iniziare dunque per chi ha una conoscenza discreta della lingua? Tale conoscenza non andrebbe prima ampliata da parte del genitore e trasmessa in seguito al bimbo? La mia intenzione andava proprio in questa direzione: potenziare io in primis il mio inglese. Ma la mia nuova condizione di mamma di un bimbo di pochi mesi non mi ha permesso finora di dedicarmi a ciò. Non è possibile frequentare un corso. Quando si può quindi vedo film sottotitolati e leggo libri in inglese con traduzione a fronte. Finora, soprattutto a causa di mancanza di tempo – condizione comune a molte mamma – i miei risultati sono deludenti. Intanto il bimbo cresce e vedo sfumare sempre più il progetto di aprirci ad una nuova lingua. Progetto a cui, ci tengo a dirlo, sono legatissima per motivi personali e che voglio tenacemente concretizzare, nonostante la frustrazione che provo in questo momento nel non riuscirvi… Questa è la mia esperienza. Questo blog mi ha fatto capire che forse i miei sforzi stando andando in una direzione sbagliata. Mi ha offerto un nuovo spunto di riflessione: perchè non intraprendere questo percorso, fin dall’inizio, INSIEME, io e il mio bambino, e non: prima io in minimi ritagli di tempo e poi lui… chissà quando… Ripeto: la mia conoscenza della lingua è discreta, diciamo “arrugginita”, riesco ad esempio a leggerla molto meglio di quanto la parli, e il mio bimbo ha 8 mesi, potremmo sincronizzare le nostre partenze in quest’avventura e trarne entrambi i migliori risultati?
    Il blog di certo mi ha offerto una nuova prospettiva, GRAZIE a Letizia per aver creato questa realtà, sia il blog sia gli incontri “learn with mummy”.
    A presto
    Beatrice

  5. antonietta
    Posted 05/08/2010 at 22:51 | Permalink

    Sono Antonietta, mamma di Matilde Francesca, 29 mesi.Viviamo in provincia di Torino e abbiamo cominciato lo studio dell’inglese quando Matilde aveva appena compiuto 18 mesi.
    Con molta fortuna sono riuscita a contattare una ragazza madrelingua che vive non troppo lontano da casa nostra disposta a “fare lezione” alla bambina 4/5 volte per un totale di circa 7/8 ore settimanali.
    Fin dai primi incontri con l’insegnante ho chiesto a quest’ultima di parlare con la bambina mentre giocavamo, veniva cambiata, faceva il bagnetto, la merenda o una passeggiata.
    In altre parole desideravo che la bambina potesse apprendere la lingua in maniera naturale e senza sforzi o imposizioni, esattamente come stava imparando l’italiano.
    (Preciso che mio marito ede io siamo italiani e conosciamo l’inglese a livello scolastico).
    Oggi a distanza di quasi un anno dall’inizio di questa entusiamante avventura Matilde comincia a dire qualche parola in italiano e in inglese.
    Capisce quasi tutto quello che la ragazza le dice e non mostra alcun rifiuto ad ascoltare o interagire con persone italiane o inglesi (abbiamo fatto una preziosissima esperienza conoscendo la mamma dell’insegnante e un’altra, altrettanto interessante in vacanza con animatori stranieri.
    Ho conosciuto il tuo sito e sono rimasta entusiasta, pensavo di essere sola e ho scoperto, invece, che ci sono tante persone intelligenti consapevoli dell’importanza di apprendere una lingua straniera “senza dover tradurre”.
    Adesso mi piacerebbe che Matilde potesse frequentare anche un play group, ma credo che non ci sia nulla di disponibile su Torino e Provincia.
    Cara Letizia, gradirei conoscere meglio le modalità con cui ti occupi di organizzare questi play group nelle varie città e chissà se, grazie alla disponibilità di questa insegnante, fosse possibile “creare” qualcosa di utile e prezioso per Matilde e molti altri bambini residenti nella nostra zona.
    Auspicando in una tua risposta, colgo l’occasione per complimentarmi per tutto ciò che hai fatto e stai facendo per i nostri piccoli bilingue!!!

    • alice
      Posted 06/08/2010 at 13:54 | Permalink

      ciao, io vivo a Torino.
      Ho due bimbi di 2 e 4 anni che sono bilingui bilanciati e un sacco di amichetti che parlano inglese tra loro.

      • antonietta
        Posted 13/08/2010 at 12:13 | Permalink

        ciao sono antonietta di Torino e mi piacerebbe conoscere la storia del bilinguismo diei due bambini di Alice allo scopo di poterci confrontare.
        Se i suoi bambini sono italiani vorrei conoscere il metodo che ha utilizzato per ottenere che questi parlino inglese in presenza di altri bilinghi, ma italiani.
        La mia bambina inizia a parlare solo ora e mescola qualche parola di entrambe le lingue.
        Vorrei porre una domanda a Letizia e a tutti quelli che ci leggono: potrebbe essere vantaggioso che le lezioni che M. prende da una madrelingua quasi quotidianamente, venissero divise con un’altra persona con idee e modi di giocare differenti?
        Il mio scopo sarebbe quello di rendere questi momenti di “lezione” meno ripetitivi e monotoni, ma anche quello di far capire alla bambina che ci sono altre persone, come la sua insegnante, che parlano inglese.
        Grazie a chi mi potrà rispondere!

        • Bilingue Per Gioco
          Posted 16/08/2010 at 12:25 | Permalink

          Antonietta,

          ho scritto ad alice chiedendole di condividere la sua esperienza, speriamo abbia il tempo di farlo.
          Per rispondere alla tua domanda certamente condividere la lingua con altri bambini arricchisce e motiva moltissimo, dà tutt’altra prospettiva alla seconda lingua, proprio per questo uno degli strumenti che consiglio, ove possibile, sono i Playgroup.
          Attenzione però, mi parli di “lezioni” e di esperienza “ripetitiva e monotona” con una bambina che appena inizia a parlare, forse è il caso di rivedere l’approccio dell’”insegnante madrelingua”…
          L.

  6. antonietta
    Posted 19/08/2010 at 11:37 | Permalink

    Grazie, mi hai fatto riflettere molto; il punto è che non sempre le madrelingue sono preparatissime nel rapportarsi con bimbi così piccoli.
    Io cerco di essere sempre presente, di dare suggerimenti e indicazioni da mamma, ma non so se tutto ciò basta e basterà.
    Ecco perchè ti chiedevo se, pur non facendo sparire totalmente la prima figura inglese che la bimba ha conosciuto e alla quale ormai è molto affezionata, potesse essere valido affiancare una seconda figura, che peraltro, già conosco e che è una mamma.
    Ho molti dubbi circa questo, pertanto chiedo aiuto a te e, a quanti leggeranno e vorranno esprimere la propria opinione, magari a seguito di un’esperienza simile, anche con ragazze alla pari.
    Grazie fin da ora e a presto!

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 19/08/2010 at 12:44 | Permalink

      Antonietta,
      non conoscendovi di persona e non assistendo a questi incontri diventa difficile dare un parere, da quanto descrivi posso trarre delle impressioni, ma lasciano un po’ il tempo che trovano, visto che non vi posso vedere.
      Comunque la mia impressione è questa, l’obiettivo deve essere quello di vivere la lingua con gioia e semplicità, senza aspettative che la bambina impari un tot di parole alla settimana (imparerà, con i suoi ritmi, e imparerà di più e meglio se nessuno le sta addosso). Quindi non mi sembra il caso di appesantire la cosa (tre adulti per una bimbetta?) ma di alleggerirla.

      Fai due chiacchere a parte con la ragazza madrelingua, dille cosa ti aspetti da lei. Che canti con la bambina, che le legga dei libri, che le racconti le storie della sua infanzia, che giochi con lei con i giochi che alla bambina piacciono e usa normalmente, semplicemente parlandole nella sua lingua, niente di più, niente di troppo organizzato. Senza forzare la bambina a fare attività che non la interessano, ma assecondandola in ciò che le piace.

      Se non conosce canzoni (o crede di non conoscerle) o si vergogna di cantare compra dei CD, dalle i testi stampati, e falle mettere su qualche canzone quando è con la bambina.

      Eclissati, lascia che se la cavino da sole. Alla fine di ogni incontro, o una volta alla settimana, magari fai 5 minuti di chiacchera con la ragazza, chiedile cosa ha fatto, cosa ha funzionato, cosa le è piaciuto e cosa è piaciuto alla bambina. Chiedile se ha delle idee, se le serve qualcosa.

      Poi o funziona o non funziona, se non funziona forse la ragazza non è la persona giusta e va cambiata, non affiancata, ma se c’è un minimo di buona volontà e collaborazione costruttiva secondo me non c’è motivo per cui non funzioni.
      L.

      • antonietta
        Posted 23/08/2010 at 09:08 | Permalink

        Grazie Letizia, come al solito sei utilissima!
        Comunque, sono più rilassata constatando che la maggior parte delle cose mi consigli di fare sono quelle a cui avevo già pensato e che regolarmente vengono messe in pratica, sicuramente ho da lavorare su tutte le altre…
        Farò quanto mi scrivi.
        Grazie ancora e a presto!

One Trackback

  1. [...] Premessa. Parlare sono in Inglese a tua figlia è una delle opzioni possibili ma non l’unica. Continua serena se ti senti veramente serena di questa scelta, riesaminala se per caso non ti ci senti a tuo agio (te lo dico just in case…), qui trovi qualche idea su come procedere. [...]

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