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	<title>Comments on: Imparare l&#8217;Inglese e rispettare gli affetti</title>
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	<description>Idee e soluzioni per i bambini bilingui e per quelli che lo diventeranno, e per tutti i genitori.</description>
	<lastBuildDate>Wed, 23 May 2012 11:00:14 +0000</lastBuildDate>
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		<title>By: Bilingue Per Gioco</title>
		<link>http://bilinguepergioco.com/2010/01/28/imparare-linglese-e-rispettare-gli-affetti/comment-page-1/#comment-1392</link>
		<dc:creator>Bilingue Per Gioco</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Feb 2010 11:52:55 +0000</pubDate>
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		<description>Elisabetta,
io (opinione personale) eviterei di macerarmi nel dubbio, se senti che parlare sempre e solo Inglese con tuo figlio non e&#039; piu&#039; la cosa giusta per te, e per voi, non farlo. Semplicemente segui il tuo istinto di mamma. Trova un routine per l&#039;Inglese, non so un momento giornaliero per leggere, una sera alla settimana a cena si parla inglese, cose cosi&#039; e per il resto passa all&#039;italiano, che comunque e&#039; la tua lingua. Essere mamma e&#039; molto di piu&#039; che insegnare una lingua! E la lingua non dovrebbe mai diventare un peso, se no che gusto c&#039;e&#039;. Hai gia&#039; fatto tanto e continuerai a farlo, non preoccuparti!
L.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Elisabetta,<br />
io (opinione personale) eviterei di macerarmi nel dubbio, se senti che parlare sempre e solo Inglese con tuo figlio non e&#8217; piu&#8217; la cosa giusta per te, e per voi, non farlo. Semplicemente segui il tuo istinto di mamma. Trova un routine per l&#8217;Inglese, non so un momento giornaliero per leggere, una sera alla settimana a cena si parla inglese, cose cosi&#8217; e per il resto passa all&#8217;italiano, che comunque e&#8217; la tua lingua. Essere mamma e&#8217; molto di piu&#8217; che insegnare una lingua! E la lingua non dovrebbe mai diventare un peso, se no che gusto c&#8217;e&#8217;. Hai gia&#8217; fatto tanto e continuerai a farlo, non preoccuparti!<br />
L.</p>
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		<title>By: elisabetta</title>
		<link>http://bilinguepergioco.com/2010/01/28/imparare-linglese-e-rispettare-gli-affetti/comment-page-1/#comment-1375</link>
		<dc:creator>elisabetta</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 21:56:46 +0000</pubDate>
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		<description>Certo, Letizia, confermo la tua tesi e cito le tue parole: &quot;In soldoni io credo che una persona non dovrebbe mai rinunciare a parlare la propria madrelingua con i figli se non quando ne sente una forte volonta’ e desiderio&quot;.

E&#039; stato proprio cosi&#039; nel mio caso. Ho sentito una forte volonta&#039; e desiderio di parlare ai miei figli in L2 e sono convinta di aver fatto la cosa giusta per i motivi che ora ti spiego:

quando ho avuto il mio primo figlio nel 2005, ero appena tornata in Italia dopo aver passato 6 anni nel Regno Unito. La mia decisione di parlargli in inglese fin da subito (nonostante io fossi italiana e suo padre scozzese) e&#039;stata una naturale conseguenza del fatto che era la lingua che gia&#039; si parlava in famiglia (tra me e suo padre). Parlare con il mio cucciolo nella mia seconda lingua non mi creava nessun blocco comunicativo: sono sempre stata sponanea e decisamente a mio agio; per dirla con parole della Dott.ssa Pirchio, era decisamente la mia &quot;lingua del cuore&quot;. Due anni fa e&#039; nato il fratello, ed io ho sempre continuato a parlare ad entrambi in inglese e tuttora lo faccio: in famiglia, a casa e fuori casa, si parla, si gioca e si litiga anche in inglese: il nostro e&#039; un OPOL &quot;esteso&quot;: two-parents-one-language. 

Premesso cio&#039; (e per farla breve), devo pero&#039; anche ammettere che a distanza di 5 anni dalla mia rimpatriata, devo accettare questi seguenti cambiamenti nella mia vita:

1. da parte mia, la perdita di spontaneita&#039; e scioltezza nel parlare inglese, dato che lo parlo soprattutto a casa (con un marito che ovviamente vedo solo la sera e con cui si parla sempre delle solite cose...)e a scuola (insegno alle superiori). Poche frequentazioni con persone madrelingua e poche chiacchierate al telefono con la suocera(!!).

2. i figli crescono e, come dice sempre Sabine Pirchio, con loro aumenta la complessita&#039; della comunicazione linguistica: in definitiva, sento che il mio lessico comincia a scantinare, e talvolta mi rendo conto di non riuscire piu&#039; a gestire in modo spontaneo e sereno le conversazioni - sempre piu&#039; complesse e ricche di contenuti - con mio figlio piu&#039; grande (con il piccolo vado ancora a gonfie vele......) e ammetto che, in taluni contesti, la nostra conversazione sia un po&#039; &quot;povera&quot;.

3. partendo dal fatto che mi rendo conto di non aver la padronanza della lingua tipica del madrelingua nei confronti di mio figlio, sono proprio sicura di fare il suo bene se continuo a parlargli in inglese sempre, in ogni situazione, rischiando di esporlo ad un modello linguistico appunto &quot;povero&quot; 
e talvolta &quot;non corretto&quot;?  Certo, la Dott.ssa Pirchio parla di necessita&#039; da parte del genitore che parla la L2 di migliorare le conoscenze e competenze linguistiche tramite corsi, letture, contatti con persone madrelingua, soggiorni e cosi&#039; via...: tutte cose che io gia&#039; faccio, ma che non ritengo sufficienti nel mio caso.   

Ecco, mi fermo qua. Scusatemi per lo sfogo, ma come al solito, Letizia, hai toccato temi che mi stanno molto a cuore e so che il tuo blog mi aiutera&#039; molto a capire di piu&#039;.

Un abbraccio,

Elisabetta</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Certo, Letizia, confermo la tua tesi e cito le tue parole: &#8220;In soldoni io credo che una persona non dovrebbe mai rinunciare a parlare la propria madrelingua con i figli se non quando ne sente una forte volonta’ e desiderio&#8221;.</p>
<p>E&#8217; stato proprio cosi&#8217; nel mio caso. Ho sentito una forte volonta&#8217; e desiderio di parlare ai miei figli in L2 e sono convinta di aver fatto la cosa giusta per i motivi che ora ti spiego:</p>
<p>quando ho avuto il mio primo figlio nel 2005, ero appena tornata in Italia dopo aver passato 6 anni nel Regno Unito. La mia decisione di parlargli in inglese fin da subito (nonostante io fossi italiana e suo padre scozzese) e&#8217;stata una naturale conseguenza del fatto che era la lingua che gia&#8217; si parlava in famiglia (tra me e suo padre). Parlare con il mio cucciolo nella mia seconda lingua non mi creava nessun blocco comunicativo: sono sempre stata sponanea e decisamente a mio agio; per dirla con parole della Dott.ssa Pirchio, era decisamente la mia &#8220;lingua del cuore&#8221;. Due anni fa e&#8217; nato il fratello, ed io ho sempre continuato a parlare ad entrambi in inglese e tuttora lo faccio: in famiglia, a casa e fuori casa, si parla, si gioca e si litiga anche in inglese: il nostro e&#8217; un OPOL &#8220;esteso&#8221;: two-parents-one-language. </p>
<p>Premesso cio&#8217; (e per farla breve), devo pero&#8217; anche ammettere che a distanza di 5 anni dalla mia rimpatriata, devo accettare questi seguenti cambiamenti nella mia vita:</p>
<p>1. da parte mia, la perdita di spontaneita&#8217; e scioltezza nel parlare inglese, dato che lo parlo soprattutto a casa (con un marito che ovviamente vedo solo la sera e con cui si parla sempre delle solite cose&#8230;)e a scuola (insegno alle superiori). Poche frequentazioni con persone madrelingua e poche chiacchierate al telefono con la suocera(!!).</p>
<p>2. i figli crescono e, come dice sempre Sabine Pirchio, con loro aumenta la complessita&#8217; della comunicazione linguistica: in definitiva, sento che il mio lessico comincia a scantinare, e talvolta mi rendo conto di non riuscire piu&#8217; a gestire in modo spontaneo e sereno le conversazioni &#8211; sempre piu&#8217; complesse e ricche di contenuti &#8211; con mio figlio piu&#8217; grande (con il piccolo vado ancora a gonfie vele&#8230;&#8230;) e ammetto che, in taluni contesti, la nostra conversazione sia un po&#8217; &#8220;povera&#8221;.</p>
<p>3. partendo dal fatto che mi rendo conto di non aver la padronanza della lingua tipica del madrelingua nei confronti di mio figlio, sono proprio sicura di fare il suo bene se continuo a parlargli in inglese sempre, in ogni situazione, rischiando di esporlo ad un modello linguistico appunto &#8220;povero&#8221;<br />
e talvolta &#8220;non corretto&#8221;?  Certo, la Dott.ssa Pirchio parla di necessita&#8217; da parte del genitore che parla la L2 di migliorare le conoscenze e competenze linguistiche tramite corsi, letture, contatti con persone madrelingua, soggiorni e cosi&#8217; via&#8230;: tutte cose che io gia&#8217; faccio, ma che non ritengo sufficienti nel mio caso.   </p>
<p>Ecco, mi fermo qua. Scusatemi per lo sfogo, ma come al solito, Letizia, hai toccato temi che mi stanno molto a cuore e so che il tuo blog mi aiutera&#8217; molto a capire di piu&#8217;.</p>
<p>Un abbraccio,</p>
<p>Elisabetta</p>
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