Una mamma e 5 lingue

Agnese e’ un fiume in piena! Italiano, Inglese, Francese, Tedesco, Ungherese (spero di non essermi persa qualche lingua per strada), almeno 3 nazionalita’in gioco e qualche dubbio che ci sta sempre bene, ma al quale in realta’ si risponde da sola!

Salve,

ho scoperto per caso l’esistenza di questo sito (http://bilinguepergioco.com) e desideravo mettermi in contatto con voi, presentando la mia famiglia e ponendovi da ultimo alcune domande…

Sono una mamma italiana che vive in Austria, mio marito e’ ungherese e abbiamo due figli (una bambina di tre anni e mezzo, un bambino di un anno).
Io non oso definirmi bilingue in qualche senso: l’unica lingua in cui riesco ad esprimere ogni cosa e’ l’italiano, le altre sono lingue in cui fondamentalmente so esprimermi (necessita’ di tutti i giorni, qualche discorso piu’ personale, interazione con i medici miei e dei bambini, interazione con i parenti etc) ma che non parlo correttamente (errori di grammatica, di sintassi, termini che ancora non conosco, etc) e che, a seconda della situazione, non sempre comprendo (sia oralmente sia nella lettura).

Per definire meglio il quadro, ho studiato tre anni di francese (scuole medie), cinque di inglese (superiori), da sola ho studiato ungherese e tedesco.
Il francese non l’ho mai parlato veramente, ne’ sono abituata a sentirlo, ma riesco a leggere cose di media difficolta’.
L’inglese lo parlavo mediamente, scrivevo piu’ o meno correttamente e con un po’ di allenamento riuscivo anche a capirlo. Ora, per forza di cose, lo parlo molto peggio e ci mischio un sacco di parole delle altre lingue che uso di piu’.
Ungherese e tedesco non le ho veramente studiate per lungo tempo, ma vivo da quattro anni in Austria e ho il marito ungherese: sono le lingue con cui mi trovo piu a mio agio, che parlo piu’ fluentemente (con errori, certo, ma senza stare tanto a pensare ai termini da usare: se li so, vengono da soli) e che capisco meglio (al momento; un tempo, capivo solo l’inglese). Tra le due, va meglio l’ungherese che il tedesco.

Mio marito e’ madrelingua ungherese e inglese (ha vissuto piu’ di vent’anni negli stati uniti) anche se come identita’ personale si sente ungherese, non americano. Inoltre, in vita sua si e’ trovato a studiare francese e russo, che non parla o parlicchia, e al momento parla (come me) italiano e tedesco. In italiano fa errori, ma riesce a dire praticamente ogni cosa. In tedesco e’ piu’ o meno come me, forse un po’ meglio.

Al momento con i nostri figli adottiamo il seguente metodo: io parlo solo italiano, lui solo ungherese. Attualmente la piu’ grande parla molto bene italiano, discretamente ungherese (visto che vede mio marito meno spesso), all’asilo capisce bene il tedesco (mi dicono) e comincia a dire qualcosa (non so quanto parli, ma per il poco che l’ho sentita parlare non ha il nostro accento straniero). Il piccolo invece ha un anno e non parla ancora, capisce pero’ benissimo l’italiano e, dopo un mese in Ungheria, capisce molto anche l’ungherese. Ovviamente, capisce le cose che un bambino piccolo puo’ capire, cose tipo “vieni qui, prendi questo, vuoi quest’altro?, adesso questo non si prende, adesso si va sul letto, adesso si mangia,etc etc etc” Se deve chiedere lui qualcosa, si esprime a gesti benissimo.

Mia figlia non ha alcuna incertezza su come deve parlare e con chi. Con me italiano, col padre ungherese, fuori tedesco. A volte e’ successo che mi ha risposto “igen” a me e “si” al padre, ma molto di rado, e solo nei momenti in cui era stanca o sovrappensiero e stava pensando a qualcosa che aveva vissuto nell’altra lingua.
A volte usa parole ungheresi in italiano se non conosce la parole italiana corrispondente, a volte ha una lieve intonazione ungherese (una sorta di musicalita’ nel dire la frase, tipica degli ungheresi), a volte l’ordine delle parole nella frase e’ quello ungherese (in italiano e’ corretto, ma suona inusuale). Stesso fenomeno si osserva invertendo i ruoli di ungherese e italiano. Devo dire pero’ che parla bene, con una parlata da madrelingua, fa frasi articolate (non so fare il confronto con i bambini italiani di tre anni e mezzo che sono in italia, ma a me pare che parli bene, che esprima anche concetti elaborati) e si diletta anche a fare giochi di parole rudimentali!
Da un annetto anche le riesce particolarmente facile tradurre subito qualcosa all’altro genitore. Ha anche un modo particolarmente poetico di parlare, ma questo credo sia una sua inclinazione personale e non sia dovuta al bilinguismo.

Tra me e mio marito parliamo italiano e ungherese, ultimamente ci sforziamo di parlare ungherese davanti ai bimbi, visto che e’ la lingua che sentono di meno.

Ecco una serie di domande e riflessioni che vorrei porvi (e proporvi):

1) mia suocera suggeriva che, volendo, potrei parlare anch’io ungherese ai figli. Non tutto il giorno, ma in qualche occasione, giusto per mantenere l’allenamento all’ungherese, visto che mio marito lavora molto e vede i figli solo la sera (quando sono ormai stanchi) e nei fine settimana.
Io sono restia a farlo perche’ non voglio rovinare la loro parlata da madrelingua. Gia’ mi sentono parlare ungherese volentieri con gli ungheresi di qui, ma parlare direttamente a loro, cosi’ piccoli, mi sentirei di rovinarli passando loro i miei sbagli. Inoltre non voglio confonderli parlando due lingue allo stesso tempo. A mio avviso, la grande parla cosi’ bene proprio perche’ noi non abbiamo mai confuso le lingue. Non potevamo, non essendo noi bilingui italiano/ungherese.
Certo e’ che se parlassi io ungherese la bimba conoscerebbe piu’ vocaboli, e non si sentirebbe frustrata (come ogni tanto avviene) dal fatto che  vorrebbe comunicare in ungherese concetti elaborati che gia’ in italiano comunica, ma che in ungherese non ha ancora gli strumenti verbali per farlo (e allora succede che si comporta male, cerca di attirare l’attenzione in modo “sbagliato”, etc)
In realta’, la soluzione che penso di attuare e’ la seguente: cercare una babysitter ungherese, che venga un tre volte a settimana per almeno due ore e che giochi con i bambini. Cosi’ le lingue non verrebbero mischiate, l’orizzonte sociale si amplierebbe (qui siamo ancora piuttosto isolati, e siamo lontani dai parenti) e l’ungherese ne trarrebbe giovamento.

2) Alcune domande personali all’autrice del blog (spero di non essere indiscreta).
– Avendo scelto di parlare un’altra lingua diversa dall’italiano, in quella lingua si sente completamente a suo agio? Si definirebbe bilingue? Perche’ uno dei miei dubbi piu’ grandi (e mi scuso se magari da qualche parte del blog c’e’ scritto, ma io non ho avuto modo di leggere tutto!) e’ il seguente: come puo’ un genitore decidere di parlare al figlio (da piccolissimo) in una lingua in cui non si sente totalmente a suo agio? Perche’ non si tratta solo del fatto di insegnare le parole, quanto del formare ed educare una persona, di sostenerla nei primi passi dello sviluppo cognitivo, proseguendo col dandogli gli strumenti per farla ragionare, superare con lei i momenti difficili e delicati, dirimendo i conflitti con pazienza e delicatezza, usando le parole piu’ appropriate, infine di trasmettergli anche il proprio bagaglio culturale. Se io decidessi di parlare ungherese ai miei figli (e potrei farlo, in realta’) mi sentirei comunque inadeguata in quanto non potrei esprimermi al meglio. O forse penso cosi’ solo perche’ non ho veramente provato. Forse se provassi ci riuscirei, nonostente le mie limitazioni attuali.
Comunque non potrei trasmettere loro pienamente cio’ che solo in italiano possono apprezzare nella bellezza  originaria (le opere della letteratura, ad esempio).

Mi scuso per la lunghezza di questa lettera..

Da ultimo, volevo congratularmi con voi per il vostro bel sito, trovarlo e’ stata una bellissima scoperta, dato che, come probabilmente succede in molte famiglie bilingui e multilingui, accanto al grande dono del multilinguismo sorgono sempre preoccupazioni, paure, dubbi, che spesso non si ha modo di comunicare, elaborare, risolvere insieme a persone che si sono gia’ trovate in situazioni analoghe, e che veramente colgono il punto del problema e rispondono di conseguenza.
Quello che ho letto qua e la’ sul vostro sito (c’e’ tantissimo!!!) mi e’ piaciuto molto, vi faccio ancora i miei complimenti… continuate cosi’!

Cari saluti, a presto

Agnese
Agnese,

come ho menzionato nell’apertura  secondo me tu hai perfettamente il controllo della situazione. Piu’ che dubbi hai domande, e chi non ne ha? Ma ti rispondi benissimo da sola, io non avrei nulla da aggiungere a quanto hai detto, e secondo me fai benissimo a parlare Italiano con i tuoi figli, e fai anche bene a cercare una baby sitter ungherese per rafforzare l’Ungherese.

Rispondo invece alla tua seconda domanda, ogni scelta e’ prettamente individuale. Hai ragione sul fatto che non bisognerebbe parlare con i propri figli in una lingua in cui non ci si sente a proprio agio, ma io in Inglese mi sento proprio a mio agio. Io non so se tu sei troppo severa con te stessa definendo la tua padronanza delle lingue straniere, forse lo sei, certo io non avrei usato li stessi termini. Per me l’Inglese e’ una lingua mia, della quale sento di avere ottima padronanza, sia nella comprensione sia nell’esprimermi. Come ho gia’ sottolineato diverse volte l’Inglese e’ la lingua in cui una parte di me si riconosce, una parte peraltro a cui sono molto affezionata. Certo se vivessi in Inghilterra parlerei Italiano con mio figlio, perche’ cercherei di trasmettergli quella parte di me che li’ non troverebbe espressione, dal momento che vivo in Italia pero’ e’ il contrario.

Sono d’accordissimo sul ruolo essenziale della relazione genitore-bambino (per non dire mamma-bambino) e che la lingua mai e in nessun modo dovrebbe andare ad interferire con questa relazione, che deve essere ricca, profonda e senza barriere. Sento che per me non e’ cosi’, la lingua non mi e’ d’ostacolo, proprio perche’ e’;una lingua con cui mi sento completamente a mio agio. Pur parlando altre lingue non avrei mai preso una decisione simile con nessun’altra lingua se non l’Inglese, l’unica che sento di gestire con tanta disinvoltura e naturalezza. Io racconto la mia storia, ma in nessun modo voglio proporla come esempio e suggerire ad altri di fare scelte simili, anzi, non faccio che ripetere che ogni famiglia deve trovare la scelta giusta per se’, e per farlo deve guardarsi dentro e mettere i bambini al primo posto.

Per tornare ad un esempio che tu fai, io la letteratura scritta in Inglese la leggo in Inglese, proprio mi disturba leggerla in Italiano. Quando nella mia testa penso a cosa scrivero’ sul blog praticamente sempre lo penso in Inglese, mi scrivo nella testa anche un bel po’ di roba, poi mi ricordo che devo scrivere in Italiano e mi crolla tutto, perche’ l’Inglese ha un potere espressivo che l’Italiano non ha, e quando mi ritraduco in Italiano le frasi non hanno piu’ mordente.

Beh, spero di averti risposto. E grazie di averci raccontato la tua storia veramente mitteleuropea.

Immagine (copertina ungherese di un libro di Dino Buzzati) da A Journey Round My Skull

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Comments

  1. Agnese says

    Grazie per la risposta!

    Quindi avevo intuito giusto, tu ti senti/sei completamente a tuo agio con l’inglese e di conseguenza capisco perche’ hai deciso di parlare inglese a tuo figlio.

    Per quanto riguarda me, non sono troppo severa con me stessa, davvero al momento l’unica lingua davvero mia e’ l’italiano e le altre, per quanto familiari e discretamente padroneggiate, non sono ancora al livello con cui esprimere tutto il mio essere.
    Per darti un’idea, io ogni tanto penso in ungherese, tedesco, inglese, ma solo se immagino di dire qualcosa a mia suocera, o al pediatra, o alcuni amici che ormai vedo di rado.
    Prima che nascessero i miei figli avevo molto piu’ tempo e mi ero buttata con tutta me stessa sull’ungherese (per amore, visto che mio marito e’ ungherese) scoprendo tra l’altro che e’ una lingua bellissima.
    Al momento i figli assorbono tutte le mie energie, ma coltivo dentro di me il sogno di poter parlare un giorno ungherese quasi a livello dell’italiano. Non solo per parlare con i miei familiari acquisiti (gia’ riesco a parlare di molte cose con loro, che hanno la pazienza di ascoltarmi e l’intuito di capire cosa voglio dire, anche se non uso i termini appropriati), ma per poter leggere tutti i libri, tutte le poesie di cui mi ha parlato il marito e di poterle capire intimamente e completamente.
    In realta’ il discorso sarebbe lungo, potrei continuare per ore, riassumo dicendo che amo questa lingua e questa terra, e invidio un po’ chi e’ cresciuto parte di quella cultura…

    Grazie ancora per la risposta di nuovo complimenti per il sito!

  2. yana says

    Agnese, sono perfettamente daccordo con te su tutto e vorrei aggiungere che ho dubbi se un genitore che parla una lingua straniera al proprio figlio avrá mai un rapporto davvero sincero e cordiale con lui.
    Io ho vissuto per 16 anni in Germania e parlo tedesco meglio di molti tedeschi, ma non mi verrebbe mai in mente di parlare in tedesco con mia figlia.

    • Bilingue Per Gioco says

      Certo non siamo tutti uguali. A me per esempio mai verrebbe in mente di definire cordiale il rapporto tra genitore e bambino… Ma e’ giusto e normale che sia cosi’.
      L.

      • aaaa says

        Immagino che yana non sia italiana e traduca con “cordiale” qualche parola che nella sua lingua significa anche caloroso/profondo… “sentito”. Insomma… errore nella scelta della parola in italiano, ma in fondo yana sta esprimendo un concetto che Letizia stessa ha più volte ribadito, l’ultima volta proprio qua sopra: non bisognerebbe parlare con i propri figli in una lingua in cui non ci si sente a proprio agio.

  3. Roberta says

    A casa mia abbiamo più o meno lo stesso “problema”, troppe lingue: portoghese, italiano, inglese, svedese e norvegese. Il mio figlio (ha 2 anni e 3 mesi) capisce tutte le 5 però parla di più in portoghese (la mia madrelingua) e svedese (la lingua che il suo papà è a suo agio anche se è norvegese. Storia complicata!)

    La risposta che ti ha dato Letizia è esattamente quella che ti avrei dato io!

    Sono già passati due anni da quando ha scritto questo post, spero che tu sia riuscita a trovare una soluzione ai tuoi “problemi” che, dal mio punto di vista, non c’erano!!

    Saluti!

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