Il metodo Doman (seconda parte)

Secondo intervento sul metodo Doman, il primo lo trovate qui. Questa volta vi racconto un punto di vista molto personale, ossia i miei tentativi di insegnare a leggere in Inglese ad A. col metodo Doman.

  • Ho letto il libro di Doman (primo passo imprescindibile), Imparare a leggere a 3 anni.
  • Ho pensato di provare ad applicarlo per l’Inglese, perchè  è la lingua che io uso sempre con A. che ora ha 2 anni e  9 mesi (l’esperimento risale a un mesetto fa)
  • Ho provato per vedere come andava

Quindi io vi parlo di Doman applicato alla lingua minoritaria, l’Inglese, il che non è scontato, normalmente i bambini imparano a leggere prima nella lingua che parlano meglio, e così consigliano anche diversi libri sul bilinguismo. Nel mio caso l’esperienza della lettura è prevalentemente in Inglese, non sono l’unica che legge ad A. ma sicuramente sono quella che lo fa di più e più spesso, quindi secondo me ha senso accostare il bambino alla lettura partendo già dall’Inglese.

Ho fatto così:

Ho preparato dei cartelli che sono esattamente come li prescrive il Doman nel suo libro. Dimensioni cm. 15X61 (sì 61cm, non sono mica pochi!). Lettere in stampatello minuscolo alte 12cm scritte con inchiostro rosso.

Già qui merita fare una pausa, ha senso proporre ai bambini le letterine scritte in minuscolo, i libri sono scritti tutti in minuscolo mica in maiuscolo! Ma allora perchè istintivamente proponiamo sempre prima le lettere maiuscole? mah… retaggio storico?

Altra cosa importante, le dimensioni, Doman dice che le dimensioni sono molto importanti, i bambini devono vedere le lettere scritte molto in grande, e sono proprio le dimensioni piccole dei caratteri stampati che impediscono loro di leggere. Può essere, anche questo ha senso.

Infine il colore, rosso all’inizio, solo dopo nero. Perchè? Non so…

Comunque seguiamo le istruzioni e vediamo che succede.

Primo cartello, guess what?

mummy


Glielo mostro e glielo leggo, ovviamente in un momento in cui stiamo giocando insieme, belli rilassati. Lo leggo un paio di volte poi glielo attacco sul muro in camera sua, in questo modo mi riesce più facile mostraglielo ogni tanto. Ogni tanto, quando ci passiamo davanti gli dico “Look here: mummy!”.

Dopo un po’ lui impara che quello è mummy. Ma comincia a chiedermi, dov’è Alex? Voleva il cartello col suo nome!

Ok, il prossimo cartello è quello col suo nome allora. Mummy va in un cassetto, il cartello col suo nome (scritto con la A maiuscola), va sul muro. E lui impara il suo nome.

Dopo un po’ di giorni tiro fuori anche mummy li metto vicini e gli chiedo, cosa sono questi? E lui giustamente indica mummy e dice mummy, Alex e dice Alex. Allora funziona!

Terzo cartello, daddy. I primi due finiscono nel cassetto. Stessa trafila.

Ho la strana sensazione che lui riconosca daddy dalla y, indica la y e dice questo è daddy. Ma la y c’è anche in mummy lo so, ma lui indica così…

Quindi dopo un po’ di giorni tornano fuori tutti e tre i cartelli e lui indica correttamente mummy, Alex e daddy.

Ok, secondo Doman questo significa che sa leggere, e vuole leggere. Io non so bene dove finisca il pattern recognition, il riconoscere un simbolo, e dove inizi la lettura, ma mi semba di poterne dedurre che ha capito, o intuito, il meccanismo simbolo-parola-significato.

Però sono necessarie un paio di considerazioni. Non mi sembra banale applicare questo metodo e mantenere la spontaneità, e quindi la gioia, necessari perchè il bambino viva l’esperienza in modo totalmente positivo. Non so, io mi sentivo un po’ come se dovessi testarlo, non consapevolmente ovviamente, e magari alla lunga questo sentimento passa al bambino che vede queste attività come delle verifiche. Mi direte, il bambino lo testi anche quando controlli che stia in piedi, lo aiuti a tenere in mano la forchetta, o gli dici come si dice una parola. Forse sì, ma quelle cose le faccio istintivamente, queste no, le faccio seguendo un metodo e uno schema, e questo mi rende meno spontanea.

Quando poi si arriva a decine di cartelli non so bene come si gestisce la cosa. Ancora più complicato diventa costruirsi il proprio libro, perchè questo prevede il metodo Doman, che una volta inserite tot parole si costruisca un libro fatto di cartelli, che riproduce un libro vero, che sarà poi lo stadio finale.

Seconda cosa, già accennata in precedenza, nel frattempo ho cominciato a fare altre indagini e pare che il metodo Doman non riscuota nessuna credibilità in ambito accademico, insomma chi fa ricerca continua a insistere sul fatto che si impara a leggere con l’alfabeto, non guardando le parole, e soprattutto che mischiando i due metodi si fa peggio, o uno o l’altro. Come faccio io a decidere?

Ci sarà un terzo post sul Doman per delle altre considerazioni generali, guardando alle diverse età e le diverse lingue. Nel frattempo se avete commenti, commentate. E speriamo che qualcuno ci aiuti a far luce… avrei già una persona in mente, ma non vi anticipo nulla. Stay tuned (e registratevi alla newsletter se già non l’avete fatto).

Nel frattempo, ho interrotto anche io il metodo Doman. Non ho fretta e non voglio fare danni, quindi voglio pensarci per bene, e comunque il mio punto di vista non è che bisogna insegnare a leggere ai bambini fin da piccoli, ma se loro lo desiderano e sono pronti forse glielo si può permettere?

Immagine da A Journey Round My Skull

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Bilingue Per Gioco

Bilingue per Gioco, cioè Letizia, mamma di A. e fondatrice di questo blog, puoi saperne di più su di me cliccando qui.

22 Comments

  1. Posted 16/06/2010 at 14:30 | Permalink

    ciao anche io ho provato il metodo Doman con mio figlio (a 10 mesi!) e dopo alcune volte già leggeva mamma!

    io ho preso il pacco con già le parole fatte e sono in minuscolo rosse ma grandi (quasi tutte)

    Credo che le abbiano fatte rosse perchè hanno trovato che è il colore che riconoscono per primo o meglio (e dato che il metodo si puo’ iniziare a 10 mesi..)

    pero’ non avevo letto bene l’introduzione della seconda e terza parola quindi ho fatto un po’ di confusione e poi..tra le mille cose da fare di giorno mi sono un po’ persa. Ora che ha 21 mesi mi piacerebbe ricominciare anche perchè il suo vocabolario è di oltre 150 parole ormai per cui credo che potrebbe anche iniziare a leggere..

    ciao!

    Martina

  2. Posted 17/06/2010 at 02:01 | Permalink

    Mah!!Ho solo un dubbio, sull’imparare a leggere così.Prendiamo le flash card immagine parola.Io imparo che elefante si scrive così, quindi visualmente associo la sequenza di caratteri alla figura.stessa cosa fa Doman al suono mummy associa la sequenza di lettere mummy.Non per niente le prime parole sono quelle più facili a livello concreto.La mamma è una flash card mobile.Ora il mio dubbio è questo: chi impara a leggere con questo metodo, si gode la bellezza delle sfumature di parole.Ad esempio magicabula, bidibibodibibu….eccetera eccetera.O andando avanti e quindi andando a scuola, applicherà anche il metodo “delle lettere”, visto che glielo insegneranno?Vi è mai capitato di chiedervi se una parola ha due m oppure due l ??Il 90% di noi ripetendola riesce a capire come si scrive, ci riesce anche chi ha imparato con Doman???Visto che il suono delle lettere a lui non interessa.
    Volevo fare un esperimento, ma ora non ho tempo.Quindi se qualcuna vuole fare una prova, vi dico la mia idea.
    Scegliere una lingua, e applicare su me stessa il metodo Doman; un pò più velocemente che quanto descritto da lui (noi siamo adulti), senza sapere il suono dell’alfabeto di quel paese.Ma ovviamente con la pronuncia giusta.Avevo pensato al Francese perchè avevo una vicina comoda.Che ne dite??
    Baci uffa

    • Ella
      Posted 17/06/2010 at 10:21 | Permalink

      Mi riprometto di intervenire con più calma su questo argomento (io mamma convinta e felice di usare il “metodo” insieme a mia figlia di 22 mesi per tanti spassosi giochi) ma per ora vorrei commentare una frase scritta da Barbara : “Scegliere una lingua, e applicare su me stessa il metodo Doman; un pò più velocemente che quanto descritto da lui (noi siamo adulti)”…ecco, non credo che si possa applicare il metodo più velocemente di quanto si possa fare su un bambino perchè…PURTROPPO SIAMO ADULTI!
      Cerco di spiegarmi meglio: la velocità di memorizzazione di un bambino è straordinaria e, a meno che l’adulto sia molto “allenato”, la vedo dura.
      Mi sono posta questa domanda: la mia bimba ogni giorno impara ( o memorizza, forse è più corretto) un paio di parole.
      Riuscirei a fare altrettanto? BOOOOOOOOHHH! Magari! :-)
      Baci a tutte

  3. federica
    Posted 17/06/2010 at 10:25 | Permalink

    Ho letto solo la seconda parte del metodo doman, che non conoscevo assolutamente (insegno ai bimbi più grandi, e quando ho insegnato italiano mi son sempre capitate classi tipo quarta, quinta, quindi, presumibilmente, sapevano già leggere)
    L’unica cosa che mi ha colpito, un po’ in negativo, è che parli dell’insegnamento a partire dal maiuscolo come di retaggio storico… Ripeto, non ho mai avuto la fortuna di insegnare lingua italiana ai bimbi di prima, ma credo dipenda dal fatto che si insegna loro a SCRIVERE partendo col maiuscolo, e come si sa scrittura e lettura sono due cose molto diverse. Nelle scrittura subentra la coordinazione oculo-manuale e la motricità fine, quindi è molto più semplice per iniziare il carattare maiuscolo.
    So che ci sono maestre che propongono tutti e tre i caratteri (maiscolo, minuscolo e corsivo) insieme, ma non ho mai avuto il confronto con loro per sapere come sia andata.
    Inoltre il fatto di presentare una lettera alla volta o la parola è una questione di metodo.
    Ci sono insegnanti che partono dalla frase ed estraggono poi i singoli fonemi, altre che partono dal fonema, e poi compongono le sillabe (in questo case le prime sono sempre le vocali) e poi le parole, credo ci sai anche chi inizia con la parola…

    Purtroppo a scuola si gioca poco con le parole, e questo rende l’insegnamento un po’ più pesante…
    Spero di essermi spiegata.
    Un grande abbraccio,

    Federica

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 17/06/2010 at 10:32 | Permalink

      Molto interessante questo commento di una maestra!

      Allora…

      Anche mia mamma era maestra, e anche lei mi ha confermato quello che dice Federica, ogni maestra usa un metodo suo, chi maiuscolo, chi minuscolo, chi parte dall’alfabeto, chi dalle parole. Il punto importante,e questo lo dice anche Doman, è che i bambini imparano a leggere comunque, a prescindere dal metodo che si usa per insegnare. Quindi forse bisogna sceglierne uno e partire, e farsi meno storie e meno problemi…

      Interessante il punto che fa Federica, il maiuscolo serve perchè è più facile da scrivere. Ma parte dal presupposto che si impari a leggere e scrivere insieme… In questo momento non mi pongo minimamente il problema della scrittura, ma solo della lettura, e mi sembra sensato che sia più utile imparare a leggere in stampatello visto che tutti i libri sono scritti in stampatello… Poi comunque è un’idea come un’altra, e abbiamo visto che in questo campo c’è spazio per tante idee diverse.

      Per il resto, il gioco, il gioco…. questo è il segreto!
      Grazie Federica,
      L.

    • Posted 17/06/2010 at 11:23 | Permalink

      Ecco!Quello che intendevo io.In ogni caso si arriva al fonema, con Doman (a meno che non abbia letto male il libro) no.Che poi dopo aver imparato un tot di parole il cervello sia in grado di fare da solo l’estrapolazione del fonema, senza che nessuno glielo insegni allora è un altro paio di maniche.Ribadisco, vorrei tanto conoscere persone adulte che hanno usato solo Doman e non sono state influenzate da altro.
      Poi io sono d’accordo con lui sul fatto che si possa leggere presto e imparare le cose altrettanto presto.Lo vedo su mio figlio che sta per compiere tre anni.Io l’ho imbottito di conoscenza……mettendogli a disposizione molti stimoli, ovviamente tutti ludici, e non limitandomi a spiegazioni superficiali.Lui è così curioso, che è contento quando sa chiaramente cos’è quella tal cosa.
      Ad esempio, al mare in questo periodo ci sono un mucchio di meduse.Alla sua richiesta di cosa erano, gli ho spiegato nei dettagli (senza esagerare !) dove vivono, come sono fatte ….etc etc e gliel’ho fatte toccare.Un’altra mamma si è limitata (bimbo di 4 anni) a dire a suo figlio che vive al largo nel mare e ce ne sono di grandi.
      Io sono per lo stampatello Maiuscolo, perchè i libri per i più piccoli sono quasi tutti in stampatello maiuscolo.Inoltre visto che potrebbe voler anche riprodurre la parola, non sono ancora molto bravi come capacità oculo-manuali e lo stampatello è quasi tutto linee.
      Saluti uffa

      • Bilingue Per Gioco
        Posted 17/06/2010 at 11:33 | Permalink

        Uffa,
        ma a me sembra che i libri siano tutti in stampato minuscolo, non maiuscolo, per dire così, e non COSI’. No?
        Giusto invece l’idea di stimolare e soddisfare la curiosità, è quella che ci fa andare avanti nella vita!
        L.

        • J
          Posted 17/06/2010 at 15:36 | Permalink

          Non so dove ho letto che gli inglesi scrivono solo in stampatello MAIUSCOLO e minuscolo. Non usano il corsivo. E’ vero?

  4. Sabine
    Posted 17/06/2010 at 11:32 | Permalink

    Provo a dare la mia sull’argomento basandomi su quello che i miei studi di psicologia cognitiva e dell’educazione mi hanno insegnato. Leggere è qualcosa che impariamo a fare quando: la lettura è un’attività rilevante per la nostra vita, il nostro ambiente ci fornisce stimoli utili alla lettura e le nostre abilità percettive e cognitive ci permettono di farlo. Leggere è un’attività automatica, nel senso che siamo buoni lettori quando riusciamo a decodificare (e comprendere) uno stimolo scritto in modo fluido, rapido e automatico. Questo automatismo si acquisisce con la pratica. Inoltre, le caratteristiche dello stimolo (le parole scritte) influenzano la strategia ottimale per imparare a leggere. Ad esempio, per l’italiano la strategia vincente per imparare a leggere è basarsi sull’alfabeto: ogni segno scritto corrisponde a un suono (tranne rarissime eccezioni come h e sc) e la fusione tra i segni grafici in seguenza corrisponde alla parola scritta. Con questa strategia il lettore italiano riesce a leggere virtualmente tutte le possibili parole (esistenti e non) della lingua italiana, anche senza bisogno di conoscerne il significato. In realtà, quando poi si diventa lettori esperti le parole si riconoscono automaticamente senza bisogno di decodificarle lettera per lettera e questa capacità aumenta la velocità di lettura (che è uno degli indicatori delle abilità di lettura, insieme alla correttezza e alla comprensione). Per fare questa operazione secondo me bisogna avere una certa età, grossomodo corrispondente a quella della scolarizzazione, quindi certo a 10 mesi non si può leggere alfabeticamente, almeno a mio avviso. Ciò non significa che i bambini aspettino di essere scolarizzati per approcciarsi al mondo delle parole scritte; perciò i bambini prescolari imparano a leggere le loro prime parole in modo globale, riconoscendole nel loro complesso e senza analizzarle in singoli segni, e queste sono le parole scritte che compaiono nel loro ambiente: le marche dei prodotti che utilizzano, la targa della via, il cartello della scuola, ecc. Questo vuol dire saper leggere? Sì, ma non completamente. Dal punto di vista di mamma, secondo me non è così necessario che i bambini imparino a leggere a 1 anno, anche perchè con il repertorio di parole (ri)conosciute globalmente non credo si possa leggere autonomamente un libro nuovo, e si può “leggere” da soli un libro conosciuto semplicemente conoscendo mooolto bene la storia. Certo però ritengo estremamente importante familiarizzare il bambino con l’attività della lettura (anche se non è lui che legge) e incoraggiare i suoi tentativi spontanei di leggere le parole, di riconoscere le lettere e di scrivere. Ogni età ha il suo compito e le sue potenzialità, e precocizzare anche le cose che si imparano benissimo (anzi, meglio) da grandi non so quanto sia l’ideale… Ma questa è un’opinione personalissima, e non necessariamente consivisibile!

  5. Posted 17/06/2010 at 14:21 | Permalink

    scusate ma i libri non sono scritti in minuscolo?

    io almeno quelli che ho (sia per adulti che per bambini) sono in minuscolo..

  6. Posted 17/06/2010 at 21:31 | Permalink

    piu’ della metà dei libri di mio figlio li ho presi in inglese (sono inglesi o americani) e non ce n’è uno scritto in maiuscolo ma sono tutti in corsivo mentre stavo guardando i libri italiani…che casdino (scusate) alcuni sono in stampatello altri in corsivo (pochi) emolti anche nello stesso libro sono un po’ stampatello e un po’ in corsivo (che confusione!!)

    mi piace molto di piu’ come sono fatti quelli inglesi, anche le foto e i disegni sono molto piu’ leggibili, su sfondo chiaro o almeno uniforme…in quelli italiani faccio fatica a leggere anche io (non parliamo di individuare le figure o oggetti o animali ecc)

    mah..

    cmq capisco perchè Doman abbia sviluppato il metodo in corsivo (almeno se mi ricordo bene)

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 17/06/2010 at 22:08 | Permalink

      Martina,
      credo che ti riferisci allo stampatello minuscolo, non al corsivo, no?
      L.

      • Posted 17/06/2010 at 22:15 | Permalink

        mmhhhh… i libri che ho sono in corsivo, credo cioè come appare quello che sto scrivendo ora (e anche voi) minuscolo. lo stampatello non puo’ essere minuscolo o sbaglio?
        stampatello= maiuscolo
        corsivo= minuscolo

        o no?

        • Bilingue Per Gioco
          Posted 17/06/2010 at 22:21 | Permalink

          beh no, abbiamo
          STAMPATELLO MAIUSCOLO
          stampatello minuscolo

          poi il corsivo maiuscolo e minuscolo è quello che si usa quando si scrive a penna, con le lettere collegate tra loro e tonde, anche se ci sono dei font che lo imitano.

          L.

  7. Posted 18/06/2010 at 00:06 | Permalink

    acc che confusione..ma non sono la sola (http://forum.wordreference.com/showthread.php?t=311746)

  8. Valasta
    Posted 18/06/2010 at 11:32 | Permalink

    Riguardo al metodo Doman io ho l’esperienza di mio fratello che lo ha usato 20 anni fa e che credo sia molto significativa. A. è nato settimino con conseguente tetraparesi spastica e sindromi ricollegabili all’autismo; nel centro dove lo seguivano ci hanno suggerito il metodo Doman per sbloccare il suo mutismo (infatti ripeteva solo frasi sentite alla TV o parole singole). Mia madre ha iniziato con i cartelloni secondo le prescrizioni del libro, ma come esercizio di terapia e quindi non in modo spontaneo per due volte al giorno. Dopo alcune settimane riconosceva le parole e siamo passati alle frasi e poi a frasi con parole omesse da inserire, poi ai contrari.
    Risultato: A. a tre anni, nonostante le sue patologie, ha iniziato a leggere e non soltanto i cartelloni, ma anche veri e propri libri; ma soprattutto si è sbloccato ed ha iniziato a pronunciare frasi compiute. Per questo io credo fortemente nel metodo Doman, almeno in questo campo, e lo userò da settembre con la mia bimba di due anni e mezzo. Gli studi accademici contano poco di fronte all’esperienza e poi credo siano influenzati dagli aspetti controversi che il metodo Doman ha in altri ambiti della riabilitazione.
    ciao
    Valeria

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 18/06/2010 at 12:53 | Permalink

      Valasta,
      grazie mille per aver condiviso la vostra storia. Certo i risultati che riporta Doman nel trattamento di bambini con problemi, e che tu ci confermi, sono veramente sbalordenti, e sembrano supportare la tesi che la lettura stimoli molto e positivamente il cervello. Non ho le conoscenze per estrapolarne conclusioni, posso solo dire che un metodo che ha un impatto così forte nell’aiutare dei bambini con problemi ha sicuramente ottenuto un grande risultato.
      Grazie,
      L.

  9. Posted 01/07/2010 at 12:34 | Permalink

    Noi a casa usiamo il metodo “impariamo a leggere con le lettere-calamita sul frigorifero”. Sono in stampatello maiuscolo e tutte colorate. La piccola (a 2 anni e mezzo) ha una certa familiarità con le lettere e ne riconosce parecchie. Inoltre ha preso anche confidenza con il magnetismo ;)

  10. Angela
    Posted 11/04/2011 at 10:40 | Permalink

    Ciao Letizia e le altre.

    Vi aprlo della mia esperienza indiretta perché ho fatto e faccio la traduttrice per i Doman, quindi ho spiegato questo metodo di lettura centinaia di volte ai genitori (in traduzione) alle visite e poi nato mio figlio ho letto il libro nuovamente.
    La scelta delle parole piuttosto che dell’alfabeto è abbastanza ovvia. L’alfabeto è una sofisticazione del linguaggio, uancategorizzazione che viene dopo per imparare a scrivere e leggere, con in cartelli si tende ad avvicinare il bambino al concetto, in questo modo il metodo è applicabile sia a popolazioni che hanno l’alfabeto che a quelle che non ce l’hanno. Un uovo è un uovo in giapponese con i loro segni e in italiano con l’alfabeto e anche senza. L’alfabeto prevede una capacità di capire neld ettaglio che giustamente si assume a 7 anni, non appena nati dove quello che importa è conoscere il mondo, tanto più in condizioni di difficoltà varie (parliamo di bambini con necessità particolari in primo luogo).
    Il metodo serve, si può fare ed è unindubbio vantaggio ma presenta alcuni punti a sfavore per i quali io l’ho lasciato.
    Per me è time consuming…io materialmente non ho il tempo di preparare libri e cartelli…sono poco brava, forse…devo lavorare e ho una vita relativamente normale come tutti, ma questo significa anche che faccio molto da sola; le madri Doman stanno a casa (un genitore deve smettere di lavorare o tuo figlio non ha il programma, punto e chiuso e entrambi devono fare certe cose, entrambi, pure se uno dei due è Obama, semplicemente, in caso contrario, non hai il programma….chi è single o mollato, vedovo etc, deve scegliersi un aiuto fisso e questo fa la parte del genitore mancante, non c’è altro modo….una famiglia che ne aveva due malati, ha dovuto darne uno ai nonni e questi facevano i genitori di uno di questi due cerebrolesi). Queste madri si massacrano per la riabilitazione del figlio malato, credetemi, credetemi, sono persone non comuni, senza cedimenti e ripensamenti, spesso stravolte, mai esaurite, perché non se lo possono permettere perchè ciò potrebbe significare una sospensione del programma… e Doman dice che ogni giorno che un bambino di quelli non va avanti, va indietro….capite? certe si fanno aiutare, ove possibile, da volontari che preparano questi materiali e fannoa lcune parti del programma per cui servono più persone. Non sarebbe altrimenti possibile. Devono occuparsi della famiglia, poi 8-9 ore al giorno del ragazzo e la sera preparare le cartelle dei progressi, pianificare i pasti e le diete specifiche, le visite con i restanti medici, le guerre con le regioni per avere il supporto che si da ai disabili, organizzare i turni dei volontari (si arriva a 40 persone che ti girano in casa alla settimana che significa prparare perfino il sapone per lavarsi le mani etc) e spesso hanno altri figli etc. 365 giorni all’anno, senza soste se non decise dai medici quando lo ritengono opportuno. Un lutto, un trasloco, tutto diventa relativo, il vero focus è andare avanti. Se non rispetti i tempi non arrivi prontaalle visite e loro gli obiettivi li fissano 6 mesi prima. Non è una vita comune.
    E’ una visione della vita che non può corrispondere alla mia….per forza di cose, io non arrivo a fare i cartelli, che vi devo dire? Se lo avessi un figlio leso, forse ragionerei diversamente, ma la vita non si fa con i se e con i ma. Io arrivo piena la sera come tutti, ci sono gli eroi, davvero, io non ci riesco…faccio alcune cose non tutte.
    Seconda cosa: tuo figlio arriva a 6 anni che sa leggere e si deve alfabetizzare. Parlo di un bambino sano a cui tu applichi solo il metodo della lettura in un contesto di normalità, quindi, non di “malattia”. Puntualmente è guerra con la maestra che si vede davanti sto genietto che legge veloce perché legge a mente e non a voce, conosce le lettere e deve sempre imparare a scriverle….e sa diecimila cose più degli altri….guerra che poi tuo filgio ti fa perché viene messo in difficoltà a scuola….ne vale la pena? Perché legga 2 anni prima? Non se poi deve essere mortificato a scuola. Un bambino cerebroleso può andare a scuola a fare gli esami ma si istruisce a casa e a casa resta a imparare. Poi va e fa gli esami con vari metodi per garantirne la legalità, se vuole i diplomi, non si scontra giorno per giorno con chi gli dice che quello che sa è sbagliato semplicemente perché è troppo più in là per la maestra, magari perché deve seguirne altri 30 nelle condizioni scolastiche che sappiamo.
    Se poi un bambino è normale, in America tu puoi tenertelo a casa e farlgi l’homeschooling fino a 14 anni mi pare, quindi gli fai scuola come vuoi tue con chi vuoi tu genitore, non c’è l’obbligo di andare alla scuola statale diciamo (anche privata, però certo non a casa)….sono differenze di cultura in questo caso che contano….
    nelle mie codizioni normali non lo trovo fattibile, ogni volta che vado a lavorare da loro, il metodo mi prende etc ma quando esco, la mia vita mi mostra che non tutto è applicabile al 100%….ditemi voi se è pigrizia ma io non lo credo….
    Scusate il post lungo, però credevo davvero di avere delle cose da dire, visto che li conosco e li stimo (ricambiata) da molti anni e davvero vivere con loro mi ha dato la possibilità di conoscere e vivere cose non comuni…se sono la persona che sono, lo devo anche a loro e lo so bene. So e ho visto di cosa è capace l’amore di un genitore, crederci e riuscirci contro mille pareri contrari…non è da tutti, credetemi.
    Un cordiale saluto.

    • Bilingue Per Gioco
      Posted 11/04/2011 at 10:59 | Permalink

      Angela,
      GRAZIE! che commento interessantissimo ci lasci! meriterebbe più spazio… quasi quasi ci faccio un post…
      Sono d’accordo con te.
      L.

  11. erika
    Posted 18/05/2011 at 14:02 | Permalink

    cioa
    credo che il metodo doman possa essere molto utile in inglese visto che piu’ o meno e’ il sistema usato anche nelle scuole, gli insegnano la parola intera e non a scriverla lettera per lettera
    ma in italiano credo sia piu’ facile e bello usare il metodo “tradizionale” dato ceh ‘e una lingua fonetica…boh!!
    mio figlio 3 anni conosce tutte le lettere alcune parole, avevo pensato di insegnargli a leggere e scrivere ma una maestra amica dice che forse non e’ il caso accelerare i tempi perche’ poi quando andranno a scuola e sapranno gia’ leggere e scrovere perderanno interesse nelle lezioni…
    ciao erika

  12. Maria Grazia
    Posted 29/02/2012 at 15:01 | Permalink

    Ho trovato questo post per caso, molto interessanti tutti i commenti. Concordo solo parzialmente con Angela: io sono stata una di quelle che ha imparato a leggere a 3 anni con il metodo Doman, lo ricordo vagamente e semplicemente come un gioco, una cosa divertente. E’ vero che arrivata in prima elementare la maestra non mi poteva vedere, ero sempre con la mano alzata pronta a rispondere e l’ho fatta ammattire. Ma superata la prima tutto è filato liscio, non ho avuto problemi di nessun tipo nell’imparare le singole lettere, i fonemi, etc. e mi reputo una persona intelligente ;)
    Ora sto per iniziare questo metodo di lettura con il mio bimbo di 17 mesi, che ha la sindrome di down, in quanto varie teorie affermano che se i bambini con questa sindrome imparano a leggere precocemente anche il linguaggio a livello generale si sblocca. So che il post di Angela è veritiero, nel senso che chi segue il programma di lavoro di Doman si riduce a livelli di stress incredibili, ma io ho deciso che insegnerò la lettura a mio figlio con i nostri tempi e i nostri ritmi, giocando e divertendoci. So che ci vuole una certa costanza e metodo e sono pronta a fare tutto ciò che serve, ma senza perdere di vista la felicità mia, di mio figlio e della nostra famiglia. In fondo farlo così è sempre meglio di non farlo per niente, o no?

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  1. [...] è venuta in mente  la mia breve esperienza col metodo Doman (per insegnare a leggere precocemente ai bambini). Ok, avevo un metodo, testato, e anche delle [...]

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