Bilinguismo anche con rabbia

Questa lettera offre spunti interessantissimi sul legame tra lingue e emozioni!

Cara Letizia,

ho dato questo titolo alla mail, perche’ attraverso la rabbia mia figlia di poco piu’ di tre anni ha imparato a declinare i possessivi! Proprio cosi’, tutta la settimana scorsa sia al parco giochi che in casa era un continuo “questo e’ mio, questa e’ mia” sia in polacco che in italiano!

Lei ci provava “questo e’ mio spazzolino, questa e’ mia giacca, questi mie ciabatte, questi mie pantaloni”. Sperimentava con le parti del corpo, i suoi giochi, il cibo, l’arredamento della casa con un fare piuttosto aggressivo, come se volesse segnare il suo territorio soprattutto in presenza del fratellino di 6 mesi! Io ogni volta la correggevo e lei nella rabbia ripeteva correttamente le stesse parole. A volte le dicevo per esempio ‘ lo so che la paletta e’ tua ma puoi prestarla al bambino, ci gioca e te la restituisce”. Risultato, in questa settimana diceva “questo mio. Lo so che tuo.”, “mamma, possiamo leggere cameretta tua” e cose tipo “queste mie palline, questa mia bambola, questo mio leone, questi mie giochi” e senza rabbia!

Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che i bambini imparano le lingue attraverso tutto il ventaglio delle emozioni, sia positive che negative, attraverso la gioia di una canzone cantata insieme o la rabbia di un sano battibecco con un coetaneo al parco gioco! Penso quindi che sia molto importante che anche i bambini bilingui provino sulla propria pelle varie esperienze di rabbia, gioia, dolore, delusione etc. in entrambe le lingue per il loro sviluppo linguistico e psicologico.

Mi piacerebbe tanto che altri genitori che hanno notato un certo sviluppo linguistico dei loro figli in un momento legato ad una particolare emozione condividessero la loro esperienza. Sarebbe un arricchimento per tutti noi e il nostro progetto di bilinguismo! Conto su di te!

Pienamente d’accordo con quanto hai scritto sui mondiali di calcio, ti saluto caramente e ti auguro buone vacanze! A presto!

Loretta


Sono pienamente d’accordo! Non mi vengono in mente esempi da riportare, per noi le due lingue sono talmente parte della quotidianità che praticamente tutte le esperienze vengono vissute o rivissute, magari raccontate, in entrambe le lingue. Per questo non mi ero mai soffermata a fare riflessioni di questo genere, che però mi sembrano molto rilevanti e di forte portata.

Quanto più la lingua è parte della vita del bambino e uno strumento per sperimentare tanto meglio il bambino la imparerà associandola all’esperienza!

Certo, questo non significa che l’unico modo per crescere bilingui è questo, ci sono altri modi, e soprattutto in una famiglia non madrelingua è  meglio fare poco e farlo bene e spontaneamente che sforzarsi di fare più di quanto non si sia in grado di fare. Però, dove la possibilità c’è, è importante rendersi conto che la lingua dovrebbe essere soprattutto un mezzo per vivere e comunicare le proprie esperienze, soprattutto quelle emotivamente rilevanti per il bambino.

Grazie Loretta,

L.

Imagine di A Journey Round my Skull

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