L’Inglese non basta, serve la terza lingua (?)

Cara Letizia

Piu’ leggo il tuo blog, il sito, i blog bilingue che consigli e tutti i link che vedo sparpagliati qua e la’ e piu’ mi sto rendendo conto che se voglio fare un ulteriore regalo per la vita alle mie bambine dovrei inserire una terza lingua.

Per ricapitolare la nostra situazione, mamma italiana, papà inglese, abitiamo in Inghilterra, due bambine stupende: Elisa, 4 anni, bilingue italiano/inglese e Julia, 16 mesi, che dice una ed una sola parola: MAMMA!!

Io non parlo altre lingue (e ammetterlo cosi mi costa non sai quanto), io che pensavo di essere brava perche’ tutte le mie amiche in Italia invidiano il mio inglese, ma a leggere Bilingue per gioco e quello che c’e’ in giro mi e’ venuto un improvviso senso di inferiorita’ che due lingue son davvero niente oggi come oggi. Il papa’ inglese parlerebbe anche un po’ di tedesco, per quanto arruginito dall’uso inesistente, oltre all’italiano che ha imparato benissimo, ma direi di non poter fare affidamento su di lui per introdurre la terza lingua, passa troppo poco tempo a casa e non lo vedo particolarmente indicato per questo ruolo.

Per cui la domanda e’ spontanea: come infilare una terza lingua? E soprattutto, come affrontare il fatto che se Elisa e’ sicuramente pronta, per Julia vorrei aspettare almeno un altro paio d’anni?
(Ammesso poi che anche questo non sia invece un errore!)

Abbiamo una ragazza au pair in casa, l’abbiamo scelta italiana perche’ vivendo qui l’italiano lo sentono solo da me, avevo provato con Rai Gulp di cui mi avevano parlato tanto bene (???) ma visto il canale un paio di volte mi si son rizzati i peli per la qualita’ bassissima dei cartoni, per non parlare del fatto che la maggior parte di questi non mi sembrano adatti ad un bambino di 8 anni, figuriamoci di 4! Ci affidiamo a youtube ogni tanto, grazie a te ho scovato i cartoni della Pimpa e tante altre cose carine, ho ritrovato la mia adorata “Era una casa molto carina, senza soffitta senza cucina…”.

Il mio problema sta nella differenza tra le due bimbe: Elisa e’ cresciuta principalmente con l’inglese; l’italiano ci e’ costato tanto tempo e tanto investimento, e solo dai 3 anni abbiamo ottenuto un successo duraturo (in termini di spontaneita’ da parte sua nel parlarlo) e ora sono contenta dei risultati.

Julia, invece, e’ arrivata in un contesto totalmente diverso, per cui adesso proprio perche’ c’e’ Elisa in casa si parla italiano, e non ho dubbi che per lei, quando si degnera’ di parlottare, l’italiano non sara’ un problema. Di inglese ne sente poco, dati gli orari di lavoro lunghi del papa’, ma per quello non sono preoccupata, viviamo in UK e prima o poi l’inglese lo assumera’ per osmosi.

Ma come fare con una terza lingua? Credo serva una presenza esterna e non solo tv e musiche no? Lezioni vere e proprie solo per Elisa per il momento? Cambiare la tata italiana per una di un’altra lingua quando sara’ ilmomento? Cosa mi consigli? Per non parlare poi della lingua, quale scegliere? Quella piu’ “utile”? Quella piu’ ricercata perche’ nessuno la parla? Quella piu’ parlata al mondo nel futuro? Quella che a me sta piu’ “simpatica”? Non parlandone io una in un certo senso mi e’ ancora piu’ difficile sceglierla, perche’ non so proprio da dove partire!

Letizia sono sicura che tu avrai mille suggerimenti per cui aspetto con ansia la tua risposta!!

Grazie

Daniela

Daniela,

temo di doverti deludere…

Io non credo affatto che vi serva una terza lingua, e non credo minimamente che parlare SOLO due lingue sia una vergogna. Al contrario.

Ci tengo a precisare che non è che chi parla più lingue è migliore, in alcuno modo voglio far partire una gara nella quale siamo tutti perdenti, perchè sicuro qualcuno che parla più lingue e meglio lo troveremo sempre.

Secondo me per i bambini che crescono in famiglie bilingui l’obiettivo primario è crescere bilingui, parlando le due lingue materne/paterne e soprattutto in contatto con la cultura, le tradizioni, la famiglia allargata di entrambi i lati. Anzi primario si fa per dire, perchè la cosa primaria è sempre una crescita serena e sana. Tempo per aggiungere altre lingue ce n’è. Come ho detto più volte, dobbiamo avere fiducia nei bambini, seminare curiosità per il mondo e voglia di conoscere e imparare, mettere le fondamenta, dare degli strumenti, e poi lasciare che loro facciano il resto, anche con fatica, perchè le cose che ci siamo conquistati sono le più importanti, quelle che terremo con noi con più cura.

Chiarisco ulteriormente, perchè credo che il rischio di essere fraintesi c’è. Se si hanno le possibilità e i mezzi per esporre i bambini a più lingue, senza che questo diventi un peso per nessuno, soprattutto non per i bambini, è ovvio utilizzare queste risorse, e anche bello. Questo non significa che sia necessario cercare questi mezzi se questo comporta fatica o problemi.

Detto ciò, e sollevata la questione necessità opportunità, ti do anche le risposte pragmatiche, se proprio vuoi, come fare?

Beh, mi sembra ovvio che se nè tu nè tuo marito ve la sentite di introdurre una terza lingua bisognerebbe lasciare l’incombenza a terzi, del resto sconsiglerei che lo faccia tu stessa, secondo me ha più senso che ti concentri sull’Italiano, che già è una lingua minoritaria per voi. La ragazza alla pari potrebbe essere una soluzione, se valga la pena prenderla di un’altra madrelingua o continuare con l’italiano è una valutazione che non posso fare, dipende da quanto ti senti sicura dell’Italiano delle tue bambine, io considererei la terza lingua solo se fossi sicura che l’Italiano è ben radicato e non c’è bisogno di ulteriori rinforzi.

Posto che si volesse inserire la terza lingua, quale lingua scegliere? Mah… le mie valutazioni valgono quanto le tue, o quelle di qualsiasi altro… Non c’è una regola. Certo il cinese è una lingua importante, oltre che osticissima, idem il giapponese. Io personalmente oggi non mi imbarcherei a far imparare il cinese o il giapponese a mio figlio come strategia studiata a tavolino, non senza avere alcun legame con queste lingue e questi paesi, sicuramente sceglierei lingue e paesi che siano in sintonia con le mie esperienze, perchè già conosco la lingua almeno un po’, perchè sono un’appassionata della cultura, il cinema , la letteratura, perchè ho amici sul posto che so di poter visitare ogni tanto. Insomma, secondo me serve un legame con la lingua, bisogna metterci un po’ di cuore e di passione, la lingua come strumento tecnico non mi convince, soprattutto non quando parliamo di bambini. Tieni anche presente però che introdurre una lingua è un progetto a lungo termine, non vale la pena di partire se non si ritiene di poterlo mantenere nel tempo, con tutte le implicazioni di tipo organizzativo ed economico che ciò comporta.

La differenza d’età delle bambine invece è irrilevante, se una terza lingua entra in casa tramite una persona che viene a far parte della vostra vita, per un qualsiasi motivo, entrambe le bambine assorbiranno la lingua da questa persona, ognuno con i modi e i tempi della sua età.

Infine un consiglio che invece mi sento proprio di dare. Io penserei poco a come introdurre una terza lingua, e più a creare una cultura di interesse per le lingue, cosa che peraltro dove vivi non deve essere difficile fare. Il problema di chi parla Inglese è che non percepiscono la necessità di imparare altre lingue, questo è il vero limite su cui agire. I modi sono disparati, soprattutto in un paese multiculturale come l’Inghilterra.

Che ne dici?

Letizia

Immagine da A Journey Round My Skull.

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