Trasferirsi in America con bambini o teenager

Una papà che sta per trasferirsi negli Stati Uniti ci scrive, e due mamme rispondono.

Ciao,

Sono in procinto di essere trasferito a Detroit per lavoro ed ho una bimba di 11 anni, 1a media … Lei è sicuramente brava per la media italiana ma incapace di reggere un trasloco brutale …. In più a 11 anni è troppo grande per imparare giocando e troppo piccola per non somatizzare il GAP …. Hai qualche consiglio ?

Per gli adulti?? Grazie,

Luca

Ciao Luca,

non conosco la tua bambina, forse hai ragione, ma certo non direi che qualsiasi bambino che si trasferisce a 11 anni deve per forza vivere il trasferimento come un trauma così grave, secondo me ti può essere utile leggere l’intervento della Prof. Sorace su un tema simile, anche se parla di un’altra fascia d’età.

Detto ciò sicuramente prepararsi aiuta, psicologicamente oltre che linguisticamente. Ho chiesto a Elisabetta che ha fatto la stessa esperienza, di tua figlia, non tua, di condividere il suo punto di vista e i suoi suggerimenti. Aggiungo solo alcune cose a ciò che dice lei sotto.

Dici bene quando chiedi, e gli adulti? La famiglia deve prepararsi insieme, e insieme affrontare la nuova avventura, con tutto ciò di buffo, o difficile, che comporterà. Come? Intanto comincerei a parlarne, a guardare TV, film e DVD in Inglese, forse abbonarsi a delle riviste se ci sono i tempi, proverei almeno a cercare blog o siti di/per teenager americani (controllando bene la qualità dei contenuti!). Tutto ciò non lo sottoporrei alla bambina come una cosa che bisogna fare perchè se no sarà veramente difficile…, ma una cosa fantastica che finalmente possiamo fare così quando saremo lì ci divertiremo ancora di più, e pensa che meraviglie ci sono in quel posto! Pensa che la gente a colazione mangia le pancake invece dei biscotti (e via di pancake). E a Detroit c’è un Museo per i Bambini, WOW! E quando saremo in America potremo viaggiare un sacco e visitare posti incredibili! Anzi guarda, ora ce li cerchiamo, cosa vogliamo vedere? Il Grand Canyon o la regione dei laghi o…? etc…

Un altro consiglio che do agli adulti, non so quanto tempo starete via, non credo per sempre, in ogni caso vi consiglio di leggere Third Culture Kids: the experience of growing up among worlds, in ogni caso quest’esperienza lascerà un segno importante sulla bambina, la sua infanzia sarà diversa dalla vostra, forse questo libro può aiutarvi a immaginare meglio come sarà la sua esperienza (prendendo tutto con il dovuto spirito critico ovviamente).

Insomma un po’ prepararsi psicologicamente, un po’ far entrare la lingua nella quotidianità senza forzare, for fun, prendendo film o altri materiali del posto.

Bene, passo la parola a Elisabetta… E spero che anche le mamme che vivono già negli Stati Uniti potranno dare un parere.

Letizia

Ciao,

intanto è interessante la questione…. Premesso che Detroit è in questo momento la città più difficile d’America (ma il papà lo saprà certamente) con migliaia di posti di lavoro persi, case abbandonate e svendute ecc.., io penso che sarà comunque una bellissima avventura, per tutta la famiglia.
Come preparare la bambina? Non c’è scritto quali sono i tempi, ma comunque tralascerei corsi di lingua fatti all’ultimo momento. Questo è quanto mi viene in mente ora:

1. Per prima cosa potrebbe leggersi il mio post su BPG…e forse farlo leggere alla figlia?

2. La seconda cosa è capire quale è la scuola migliore dove mandare la ragazza. Penso che l’azienda lo aiuti ma comunque questo sito, che fa il ranking delle scuole USA potrà essergli utile, io ne ricevo la newsletter http://www.greatschools.org/

3. Lo shock linguistico per la ragazza sarà totale. Per quanto il suo inglese scolastico possa aiutarla ad esprimersi e soprattutto a leggere, il suo problema sarà principalmente capire quello che le viene detto. Per me fu così. Il desiderio di conformarsi agli altri è però così forte a quell’età che – se non si chiude in sé – l’adattamento sarà rapido. A me non mi preparò nessuno, nessuno pensò a come mi potevo sentire, ma il desiderio di essere ‘come loro’ fu così divorante che la transizione fu rapida. Per questo la scelta della scuola è fondamentale. Io fui fortunata perché andando in California tutte le scuole (pubbliche e private, la mia era pubblica) erano sicure (cosa non scontata all’epoca) bellissime, ben curate, piene di attività, piene di immigrati da tutto il mondo, dal Bangladesh al Vietnam, neri bianchi e gialli e c’era un unico scoglio all’integrazione: la lingua. Una volta che parlavi come loro eri uno di loro, punto.
Per questo è importante scegliere una scuola accogliente e sicura. Io non so come sia la situazione lì. Da quello che ho letto molta della popolazione di ex metalmeccanici è a spasso. Penso quindi che le scuole possano riflettere una realtà difficile, per questo è bene informarsi prima.

4. Lo shock culturale invece NON sarà così forte. Noi dimentichiamo che la metà dei prodotti anche pseudo-culturali che ingurgitiamo sono americani. Quanti telefilm americani guarda un ragazzino italiano di undici anni? Oggi tutti i ragazzini di quella età sanno cosa è Halloween oppure che nelle scuole americane i libri li riponi nel tuo ‘locker’, l’armadietto con la chiave oppure che ci sono veri laboratori di scienze dove puoi sezionare una vera rana… Forse se la ragazzina ha sky a casa si può provare a farle sentire film e telefilm ‘giovanilistici’ in inglese (quelli americani, ai miei tempi io guardavo saranno famosi, ora ce ne sono tantissimi), anche con i sottotitoli in italiano ma questo non tanto per imparare la lingua (non puoi farlo in quel modo) ma per ‘orecchiare’ gli accenti e i suoni che sentirà e sentirsi meno ‘persa’.

5. Probabilmente direi alla ragazzina che il trasferimento non è definitivo (che lo sia o meno non conta, nulla nella vita è definitivo), che i suoi amici potranno venire a trovarla in america e questa è una fantastica avventura da vivere con tutta la famiglia: è una avventura per tutto il nucleo famigliare. Su blogspot (o wordpress, nota di Letizia…la bambina potrebbe farsi un blog dove raccontare la sua avventura ad amichetti, cugini ecc… e dove loro possono scriverle dei commenti.

6. Infine io verso i 10 anni lessi un libro che racconta di una bambina tedesca costretta a scappare (è ebrea e siamo durante la seconda guerra mondiale). Il libro non è triste né difficile, racconta di come dalla Germania scappa in Svizzera con la famiglia e deve imparare ad integrarsi lì dove parlano un tedesco ma dialettale. Poi scappano in Francia e deve imparare il francese, affrontare ancora una nuova scuola e c’è tutta la fase in cui lotta per capire la nuova lingua e delle pagine bellissime su come un giorno, improvvisamente, si trova a pensare in francese. Il libro si chiude con l’arrivo della famiglia in Inghilterra dove si capisce che dovrà iniziare ancora una volta una nuova vita (erano dovuti scappare anche dalla Francia, ormai invasa dai Nazisti).
La guerra rimane solo di sfondo e tutto il libro è in fondo l’avventura di una bambina che deve cambiare paese, lingua, abitudini, scuola e amici. Si chiama “Quando Hitler rubò il coniglio rosa” (http://it.wikipedia.org/wiki/Quando_Hitler_rub%C3%B2_il_coniglio_rosa)

Forse ho vissuto bene l’esperienza di essere portata in un’altra realtà perché quel libro era ormai diventato parte di me.

Elisabetta

Immagine da A Journey Round my Skull

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