Scuola Inglese o Spagnola, internazionale o bilingue, a Roma

Arrivano diverse domande sulla scelta della scuola bilingue o internazionale, qui una mamma di Roma, presto sentiremo anche i dubbi di una mamma di Milano.

Ciao Letizia,

la mia bambina frequenta il secondo anno di asilo nido, il mio “accanimento” sulla ricerca della scuola internazionale nasce dall’esigenza che “voglio” che  cresca bilingue… per due motivi : primo per le mille opportunità che le lingue ti offrono e secondo, egoisticamente parlando, perchè io ho perso l’opportunità di essere bilingue e non vorrei che mia figlia perdesse un dono del genere…..

Ti spiego, mia mamma è colombiana, è venuta in italia a 20 anni circa ha fatto l’università qui e quando sono nata, per pigrizia, perchè i tempi erano diversi, perchè ancora me lo chiedo, mi ha sempre parlato in italiano… risultato? per fortuna sostengo una conversazione basic in spagnolo,  lo capisco… ma non lo scrivo non lo leggo insomma non sono madrelingua…. oggi costringo mia madre a parlare a mia figlia in spagnolo, non sempre lo fa :(

Il mio inglese lo definirei scarsetto a 18 anni sono stata a Londra per 3 mesi e ho conseguito il PET di cambridge…. oggi sono veramente arruginita!!! Francese e tedesco zero.

La mia migliore amica vive a Parigi e ha una bimba dell’età di maddi e  con la mia amica ci auguriamo che le piccole diventino buone amiche come lo siamo noi, ovviamente sua figlia parlerà italiano ma perchè Maddi non il francese????

Con queste premesse… entro gennaio devo scegliere una scuola, ma ancora non sappiamo cosa scegliere, diciamo che per fortuna con mio marito non ne abbiamo fatto una questione di prezzo, se non per le scuole inglesi\americane… arrivare a spendere 10000 € l’anno dalla materna ci sembra esagerato

Ti racconto che sono andata a vedere in sequenza:

– la scuola materna comunale dentro villa borghese... posto incantevole si chiama non a caso Il giardino incantato…. ho notizie di una coordinatrice che bada molto alla forma e poco alla sostanza… ti dico solo che nel PON afisso all’ingresso c’è scritto che le famiglie che frequentano la scuola sono tutte di un estrazione sociale medio alta…. bleahhhhhh ma che me frega  di come sono le famiglie????

– la scuola svizzera, non solo perchè bilingue tedesca, ma dalla 3 elementare introducono l’inglese e poi il francese alle medie… ma soprattutto nonostante tutte queste lingue insegnano prima di tutto a leggere e scrivere in italiano…ho un’amica che è stata a scuola lì mi ha dato un feed-back super positivo oltre a lei anche una mamma che ha mandato i figli, lei non parla una parola di tedesco, ma mi ha raccontato che la scuola appunto è bilingue italiana e quindi si fanno anche i programmi del ministero… vabbè cose negative il fatto che sia obbligatorio l’orario 9-16, forse troppo per una bimba di 3 anni, il costo 6000,  ma tanto non è detto che mi chiamino perchè c’è una lista di attesa enorme, il fatto che si faccia il tedesco mi incuriosisce… nel senso che io non glielo potrò mai insegnare, è la lingua più parlata in europa, ma certo se mi dovessero chiamare non so se la iscriverei…..

– la scuola spagnola location bellissima al gianicolo le finestre delle aule danno su tutta roma…. aspetti positivi il costo 1700 e un orario più umano per una bimba di 3 anni infatti l’uscita è alle 13. Problema che purtroppo me la farà escludere il fatto di essere dall’altra parte della città e il fatto che mio marito è un po’ contrario all’apprendimento solo nella lingua spagnola ovviamente pensando anche alle elementari…. ho un feedback di un’amica di una mia amica, che ha frequentato lì e che ha detto che all’università ha avuto problemi e se avesse una figlia non sa se ce la manderebbe…. info da piccola a 3 anni ho frequentato 3 mesi lì poi mio padre mi tolse…. per lo stesso motivo di mio marito

– ho chiamato la scuola francese di cui parlano tutti ottimamente bene (tra l’altro al liceo studiano un anno di meno 😉

– il marymount sulla nomentana che dal 1999 è diventata scuola bilingue inglese… mi è piaciuta tantissimo ma mi sono resa conto che sicuramente come la svizzera richiederà molto più impegno di una scuola con una sola lingua ovvero alla materna in termini di orari è obbligatoria la fequenza fino alle 16 senza neanche un riposino….poi alle elementari li ammazzano di compiti… aspetto positivo escono in terza media, così la scelta del liceo sarà italianissima per la gioia del papà.

Che ne dici?

Anastasia

Ciao Anastasia,

che domanda difficile, è vero che più opzioni si hanno più è difficile scegliere. Provo a darti un parere, ma facendo la solita premessa, che il mio è un parere da prendere per quello che è, la scelta della scuola è delicatissima e importantissima, quindi è importante che i genitori decidano ciò che ritengono migliore.

A priori io ti direi di puntare sullo Spagnolo. La lingua delle origini è sempre una lingua importante, anche se ha saltato una generazione. Credo tua figlia sarebbe più ricca e più forte se potesse riappropriarsi anche della sua identità colombiana, sarebbe sicuramente una soddisfazione enorme per tutti, lei, la mamma (tu) e la nonna, e questo la renderebbe più forte. Non mi preoccuperei del fatto che, come dici, non si può crescere parlando solo Spagnolo come seconda lingua… Primo, perchè? Secondo, chi l’ha detto che andando alla scuola Spagnola non possa imparare comunque anche l’inglese? Chi cresce bilingue è molto facilitato nell’imparare poi ulteriori lingue, e sapendo quanto ci tieni alle lingue sono sicura che troverestio il modo di farle imparare anche l’inglese. Anzi, ti dirò che per l’Inglese ci sono tante possibilità e strumenti, per lo Spagnolo meno, se non lo impara a scuola difficile che lo impari.

Molto più fondata invece,  a parer mio, l’altra obiezione, che la scuola Spagnola è molto lontana da casa. Questo in effetti è un vero problema, forse decisivo nella scelta di scartare la scuola spagnola.

Quanto al resto… Quando si sceglie una scuola internazionale si sa che l’Italiano sarà trascurato e dovrà essere supportato a casa, e con un certo impegno. La scuola bilingue invece segue di più l’Italiano, a scapito della seconda lingua ma tant’è, la perfezione non esiste, nè è necessario parlare le lingue come chi è nato e vissuto in un altro paese.

Della scuola svizzera ho sentito parlare molto bene anch’io, della francese so poco o nulla, della Marymount bilingue l’esperta è la nostra Elisabetta, che ne ha già parlato molto nei commenti a questo post ma sicuramente risponderebbe ad altre domande se necessario.

Attenzione però, secondo me l’aspetto della crescita del bambino è più importante dell’aspetto linguistico. Io personalmente sconsiglierei di scegliere scuole in cui i bambini devono fare l’orario fino alle 16 fin da subito, però consiglierei anche di sentire la scuola e capire se veramente bisognerebbe fare l’orario completo fin da subito o se ci sono dei tempi di ambientamento e quanto sono lunghi.

La mia esperienza, di mamma, è che il passaggio alla scuola materna pur non essendo traumatico è stato più difficile di quanto pensassi. A non ha mai pianto per andare a scuola, nè all’asilo nè alla materna, ma mentre all’asilo ci andava con molto piacere, alla materna no. E non perchè ci sia nulla da rimproverare alle insegnanti o alla scuola, ma perchè è una cosa diversa, il rapporto bambini per insegnante è molto più alto, il bambino si sente meno protetto e accudito, e in effetti lo è. La nostra scuola, che è comunale ma di stampo montessoriano, fin dall’inizio (incontro preliminare a Giugno), aveva suggerito un lungo periodo di inserimento per i bimbi nuovi, consigliando di farli restare solo fino alle 13.30 fino a Gennaio, e così noi stiamo facendo, e sono contenta di avere quest’opzione.

Ti faccio anche presente che se non sbaglio, nel caso mi correggerà, anche Elisabetta ha inserito le sue bambine alla Marymount dal secondo o terzo anno di materna, non dal primo.

Infine, io non sottovaluterei l’aspetto di non poter seguire la bambina nei compiti perchè tu non parli la lingua, se mandassi mio figlio ad una scuola cinese sicuramente la cosa mi metterebbe in difficoltà. So che tante famiglie lo fanno, ma io fatico a immaginarmi in questa situazione. Altra cosa, tieni presente che da qualunque scuola puoi uscire quando vuoi, nessuno ti obbliga a far fare anche il liceo nella scuola straniera, anche se ovviamente è importante che la bambina conosca bene l’Italiano per frequentare una scuola Italiana, ma anche lì, rimane il fatto che conoscere l’Italiano è importante a prescindere per un’Italiana. Io un’italiana che scrive “o parlato” o “e andata” la guarderei male, poco mi importa quante altre lingue sa.

Infine, da non sottovalutare, l’ambiente. Cerca di capire che tipo di ambiente c’è in ogni scuola. Quest’aspetto a volte pesa per tutta la vita sulla formazione dei ragazzi, sia che fatichino ad integrarsi, sia che si integrino anche troppo.

Non credo di averti dato una risposta definitiva, nè del resto credo sia mio compito. Ti consiglio di rileggere il post e i commenti che ho citato sopra e di fare le valutazioni che ho menzionato. Aggiungo anche che se una scuola pubblica non ti è piaciuta sicuramente ne potrai trovare altre che ti piaceranno di più, almeno credo…

Forse riassumendo al massimo, al posto tuo le mie scelte sarebbero, in ordine: scuola spagnola (facendo finta che la distanza non sia un problema), scuola pubblica (con corsi di spagnolo o inglese al pomeriggio, tieni presente che io a priori sono più per la scuola pubblica che per la privata),  marymount dal secondo anno di materna, scuola svizzera dal secondo anno di materna (sono molto perplessa sul fatto di insegnare 3 lingue ai bambini che vivono in famiglie in cui non se ne parla nessuna delle tre, ma potrei sbagliarmi, sentirei con piacere opinioni in merito).

Ti ho aiutata, almeno un po’?

L.

Immagine da A Journey Round my Skull

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Comments

  1. Arianna says

    Non entro nella discussione macroeconomica ma vorrei, invece, porre l’accento su un aspetto che secondo me è molto importante per capire perché le famiglie italiane che si rivolgono a scuole internazionali non si trovano accolte esattamente a braccia aperte. Storicamente le scuole internazionali presenti nel nostro Paese (prendiamo ad esempio quelle di lingua inglese) non si rivolgono a un pubblico di famiglie italiane, se non in casi di coppie miste con uno dei genitori di madrelingua. Per molto tempo i figli di genitori entrambi italiani non vengono proprio ammessi in queste scuole. A un certo punto la cosa cambia: perché? La motivazione è puramente economica: le scuole in questione devono mantenere strutture molto costose e cominciano ad aver bisogno di ammettere anche figli di italiani, se non altro perché sono gli unici che pagano la retta a prezzo pieno; i madrelingua, tra borse di studio e convenzioni con enti, ambasciate e multinazionali, il cui personale risiede temporaneamente in Italia, pagano di solito rette molto inferiori. Ecco che, quindi, le iscrizioni anche a italiani figli di italiani ma sempre con un atteggiamento non proprio di entusiasmo da parte di chi dirige queste scuole e non perché, come ho sentito dire, si ha paura che il livello dell’inglese insegnato peggiori ma semplicemente perché l’ingresso di più bambini che non conoscono, o conoscono poco, la lingua porta a dover inserire più insegnanti e strumenti a supporto dell’apprendimento dell’inglese come lingua seconda, cosa costosa e non sempre facile da gestire (anche perché spesso è lo stesso atteggiamento delle famiglie a non aiutare: mando il figlio in una scuola costosa, magari sua unica fonte di inglese, e mi aspetto il miracolo. Se ciò non avviene la colpa è della scuola che è scadente e via dicendo). Certo è che mantenere bassa la percentuale di non madrelingua in queste scuole è essenziale per far sì che l’inglese venga vissuto come strumento di comunicazione naturale e necessario e non come artificio o mera materia di studio, che poi è il motivo (ma parlo per me) perché uno si decida a fare l’investimento gravoso che comporta il mandare il figlio  in una di queste scuole, e per gravoso intendo non solo esborso economico ma anche tempo e fatica per gli spostamenti considerato che queste scuole, almeno a Roma, non sono quasi mai vicine al centro città o comode da raggiungere. Quindi secondo me in linea di massima è giusto che ci sia questo tipo di “selezione” anche perché, per contro, ci si può trovare di fronte a situazioni paradossali e qui cito un esempio concreto: Rome International School, che ho visitato più volte per un’eventuale iscrizione delle bimbe. Per quanto ho saputo dalla vice principal dell’elementary school, dietro mia richiesta diretta e puntuale e sicuramente detto a denti stretti da parte sua, in questa scuola i madrelingua sono circa il 20% sul totale, ovvero su una classe di 20 ci possiamo aspettare che solo 4/5 bambini siano madrelingua inglese. Ciò vuol dire che la lingua comune tra i bambini è l’italiano e per ciò stesso l’internazionalità della scuola viene snaturata; loro stessi lo vedono come un limite tanto che lo scorso anno stavano studiando nuove agevolazioni per attrarre i madrelingua. Per tornare all’atteggiamento dei genitori non madrelingua: io mi sono trovata davanti la vicepreside, una persona dal nome e cognome italianissimi, la quale mi si è rivolta in inglese e mai e poi mai mi sarei sognata, potendo, di risponderle in italiano, tanto più di fronte a mia figlia potenziale allieva. Riguardo che invece ho notato non essere osservato dai genitori già interni, perché l’inglese non lo conoscono abbastanza? o magari perché tanto ti pago che devo fare a fare la fatica quando so che l’italiano lo parli meglio di me? Ecco, io queste cose non le reggo come persona singola e esterna alla situazione, capisco benissimo che il personale che gestisce una scuola internazionale voglia evitarle per quanto possibile.

    • Elisabetta C. says

      E’ quello che emerge dall’articolo che ho più volte citato
      Clientele, Curriculum and Economics: Factors in the Survival of Rome International Schools
      http://ambrit-rome.com/staff/staffwork/paige/paige.html
      Articolo che in un passaggio affermava:
      “Some administrators thought allowing non-English speaking Italians to apply to the schools would be a solution, and others felt the non-native English speakers would bring down the quality of school English. Italians were assiduously knocking on the doors of all international schools in Rome in the 1980’s. Headmistress Joan Bafaloukas Bulgarini stated in an interview that Italians were finally beginning to trickle in to the schools, mainly because the families were full-fee payers. That change in student type meant that the need to improve their English required more ESL (English as a second language) specialists. Many of the parents didn’t speak any English at all, but they knew that was the key to the education they wanted for their only child.”

      Elisabetta C.

      • Bilingue Per Gioco says

        mi ha colpito una parola in questo passaggio : “for their ONLY child”
        vi risparmio le considerazioni sociodemografiche…
        L.

      • rose says

        Io ho sempre pensato di voler iscrivere mia figlia in una scuola anglosassone perchè ritengo che la lingua sia importante e anche l’apertura ad un tipo di cultura diversa aiuti a crescere meglio. Ho ottenuto un’ammissione all’Ambrit su cui avevo un feedback molto positivo anche se partecipando ad una festa di compleanno di un bimbo di 5 anni (che frequentava la scuola già da 2 anni) tenutasi nel giardino della stessa scuola ho notato che la lingua con cui i bambini (compagni di classe) comunicavano era l’italiano….in considerazione della mia vita molto impegnata e dell’ipotesi di uno spostamento della sede degli early years a Casaletto ho scelto, per niente convinta della qualità della scuola, di semplificarmi la vita (almeno per il primo anno in cui non è facile abituarli allo scuolabus) e iscrivere mia figlia al KG della RIS. Avevo il terrore di fare un errore colossale. Gran parte delle persone (che ovviamente non avevamo mai mandato i figli lì) sostenevano per imprecisate ragioni che fosse una cattiva scuola…Io ho pensato che mia figlia avrebbe comunque beneficiato di una mamma più serena, non stressata dal traffico per portarla a scuola. Adesso mi ricredo. Mia figlia adora andare a scuola. Quando fa la monella la mia minaccia è proprio quella di non mandarla e lei è sempre molto preoccupata da tale prospettiva. Il sabato mi chiede di andare a scuola. Fanno tantissime cose divertenti! L’ambiente è anglosassone ma non duro come quello di altre rinomate scuole. Pochi fronzoli e disciplina. Time out per chi non si comporta bene (seduto zitto all’angolo) e un award alla fine della settimana per chi è stato invece il più bravo. E soprattutto, mia figlia conosce già tantissime parole e alcune canzoncine in inglese.
        L’anno prossimo si trasferirà a Camilluccia e per me sarà piu difficile ma la nuova sede sarà molto bella. Non ho nessun interesse a scrivere questo post se non quello di sfatare clichè e giudizi “de relato” che mi hanno angosciata per mesi.

  2. barbara says

    buongiorno,
    ho un bimbo di 6 anni che già frequenta una scuola inglese da 3 anni. Sono soddisfatta di quanto raggiunto fino ad oggi, ma altrettanto preoccupata per la sua padronanza della lingua italiana. Avete suggerimenti per una scuola che lo aiuti a raggiungere pari competenze nelle due lingue.
    Grazie

  3. Patrizia Sax says

    Sono stata oggi al RIS, l’unica scuola senza lista di attesa. Ero felice,ora mi sto facendo mille domande. Ci sarà un motivo? LAmbritt mi ha quasi cacciata(sul serio) dandomi in risposta alle Appl form dei miei 2 figli (3 anni e mezzo e 18 mths) il link ad altre scuole internazionali dove recarsi. Il Core, più gentili e colloquio piacevole con la preside, ma lista d’attesa e solo x il piccolo. Il marymount bilingue..ha una lista interminabile.
    Il sistema di studio alla RIS è l’IB, ho letto qualcosa ma ho poca esperienza…funziona?è giusto dire che studiano in inglese topics appartenenti al paese in cui si trovano?
    Mi dicono che l’ambiente è un po’ troppo pariolino…del resto, la location è quella. Dipende molto dalla scuola..se è in grado di tenere a bada certi comportamenti. Feedback?
    Io credo che ognuna di noi già solo perché sta qui a scrivere..cerca il meglio, come tutte le mamme di sempre, e oggi il meglio si identifica x alcuni con dare strumenti per far sentire i ns figli cittadini di una realtà molto più ampia e non solo italiani o europei.

    • Elisabetta C. says

      Ciao Patrizia,
      come ho già scritto può essere che la RIS accetti più persone perchè dall’anno prossimo si sposta nel nuovo campus ed avrà più spazio (e qualcuno che se ne va perchè non gli è comoda la Camilluccia).
      Del programma IB è bene occuparsi per le superiori. Anche se loro adottano il PYP e il MYP (tradotto per chi ci legge: il programma IB per la scuola primaria e la scuola media) non penso che faccia grande differenza rispetto ad altri programmi, in specie alla scuola primaria, però io mi sono studiata solo l’IB come percorso finale delle superiori.
      Chissà se qualcuno può darti un feedback.
      ciao
      Elisabetta C.

  4. paola says

    Volevo rispondere a coloro che hanno dei dubbi sull’iscrivere o no i propri figli ad una scuola internazionale, mia figlia ha frequentato dall’assilo alla terza media una scuola inglese senza mai avere problemi di alcun genere, oggi frequenta il terzo anno di un liceo scientifico pubblico italiano senza nessuna difficolta ma con un grande vantaggio la lingua inglese parlata bene come l’italiano.

  5. Nayantara Colicchia says

    Ciao a tutti. Qualcuno ha esperienza o feedback sulla Little Genius di Frascati? Grazie.

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