Scuole internazionali o bilingui a Milano

Come anticipato ecco un post sullo scenario delle scuole internazionali e bilingui, di lingua Inglese, a Milano.

Cara Letizia,
leggo il tuo sito e mi permetto di disturbarti perché vorrei chiederti un consiglio.
Io e mio marito siamo italiani ma io ho vissuto per qualche anno negli Stati Uniti e parlo inglese abbastanza bene. Quando ero piccola ho fatto una fatica pazzesca a imparare l’inglese, così quando è nato mio figlio nel 2002 ho voluto evitargli la mia via crucis e ho deciso di crescerlo bilingue. Non è stato facile soprattutto perché ho dovuto lottare con la diffidenza di chi avevo intorno a partire da mia suocera e mia madre. Per la verità anche mio marito non era convintissimo ma si è ricreduto quando ha visto i risultati.

Simone ha imparato l’inglese insieme all’italiano grazie alle tate che sono sempre state di madrelingua sin dalla nascita. Certo l’impegno non è stato da poco. Ho sempre avuto cura che fosse esposto all’inglese per svariate ore al giorno e anche i cartoni alla televisione sono sempre stati nella lingua minoritaria. A molti sembravo una maniaca, oggi però Simone ha otto anni e frequenta con ottimo profitto la scuola inglese di Milano. Quando lo sento esprimersi in inglese rimango ancora strabiliata come se fosse un miracolo. Ma è proprio qui che nasce il mio dubbio e la mia domanda.

Nel 2008 io e mio marito abbiamo avuto due gemelli che abbiamo allevato con lo stesso metodo e con gli stessi risultati. Oggi hanno due anni e parlano entrambe le lingue. Io vorrei fargli seguire lo stesso percorso scolastico di Simone ma la scuola inglese ha prezzi inarrivabili e poi vorremmo far frequentare al grande le medie italiane perché pensiamo che sia giusto fare un pezzo di strada nel sistema scolastico del Paese d’origine. Quindi l’idea era di mandarli tutti in una stessa scuola bilingue.

Premetto che io diffido delle scuoli bilingui, Simone andò all’asilo in una che va per la maggiore qui a Milano e fuggimmo a gambe levate. Si chiama Baps (British American Pre-School) che poi si evolve alle elementari in Bes (Bilingual European School), per i miei standard erano sciatti, mandavano anche le comunicazioni con errori e poi le maestre traducevano in italiano le parole per farsi capire, un delirio. I bambini ovviamente erano tutti italianissimi, i pochi stranieri li ho ritrovati poi alla Sir James Henderson. Alla fine ho capito che per me era meglio scegliere una scuola inglese perché non mi piacciono le cose tirate via e almeno qui ho un livello alto per l’inglese, certo poi bisognerà compensare sull’italiano. Ogni medaglia ha il suo rovescio.

Ci hanno però parlato molto bene del Collegio San Carlo che ha il bilinguismo già all’asilo e poi avrebbe le elementari bilingue. Oggi sono andata a vederlo con i bambini ma non sono riuscita ad incontrare la maestra di madrelingua inglese e comunque non mi sembrava che ci fosse molta attenzione al fatto che i piccoli sapessero già l’inglese. Loro assicurano però che lo imparano benissimo ma che altro potrebbero dire?

Quindi la mia domanda è: secondo te in una scuola come questa, italiana ma dove si fa tanto inglese, riuscirò a mantenere il bilinguismo? Basterà avere la tata inglese e parlarlo un po’ a casa? Oppure la lingua maggioritaria, come temo, spazzerà via quella minoritaria? Tu hai notizie di questa scuola?

Grazie, Monica

Monica,

intanto se non l’hai già fatto ti consiglio di leggere questi post, ma soprattutto i commenti, prenditi del tempo, i commenti sono proprio tanti, ma meritano, perchè sviscerano il problema e offrono le esperienze di diverse famiglie: Scuole elementari per bambini bilingui, Scuola internazionale o bilingue a Roma.

Provo comunque a rispondere ad alcune delle tue domande. Devo dire, l’ho già detto anche altrove, che secondo me non è affatto da sottovalutare il fatto che nelle scuole internazionali l’Italiano sia materia secondaria. Per un bambino figlio di stranieri che si trova a vivere in Italia per qualche anno è cosa ininfluente, per un italiano no. Quindi certo le scuole bilingui sono una via di mezzo e non approfondiscono la lingua straniera al massimo, ma tutto sommato mi sembra un compromesso accettabile.

Quanto invece alla tua domanda, riusciremo a portare avanti il nostro progetto di bilinguismo mandando i bambini ad una scuola bilingue (non internazionale quindi) e continuando ad avere tate o baby sitter madrelingua? (più, mi permetto di immaginare, varie vacanze all’estero e forse summer camps estivi locali più avanti?). Ma che domande… Certo che sì! Con tutti questi mezzi a disposizione siete in una botte di ferro! Anzi, aggiungo che sconsiglierei che pure voi genitori vi mettiate a parlare Inglese con i bambini a casa. E’ sempre meglio privilegiare la lingua madre nei rapporti familiari, e rinunciarvi senza reale necessità mi sembra davvero un passo eccessivo, tanto più che, mi ripeto, non è che l’Italiano sia un optional, l’Italiano è la loro lingua, e non va assolutamente trascurata! Anche se è il nostro è un paese allo sfascio governato da gente incapace e indegna (e li metto dentro tutti, sia chiaro), del quale ci vergogniamo ogni giorno di più, ciò non toglie che è il nostro paese, siamo noi, e le radici solide aiutano ad andare lontano.

Infine, della scuola San Carlo non so nulla, ma spero di saperne di più dopo questo post, conto nei commenti delle mamme Milanesi, che ne dite? Ci aiutate?

L.

Immagine da x-ray-delta-one

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Comments

  1. Anna says

    Come si fa a confrontare i test invalsi con gli isa??? Le due scuole, italiana e internazionale hanno programmi didattici completamente differenti……far fare gli invalsi a un bambino che segue il baccalaureato é come far fare un test in inglese a un bambino della scuola italiana……andiamo! Inoltre in questo blog purtroppo c’é troppa gente che parla per sentito dire. Le informazioni sono utili se sono corrette e queste ultime arrivano solo con l’esperienza…….non vi fidate dei giudizi che citano “un amico mi ha detto”…….

  2. Cosima says

    Ho letto lo scritto di Monica e mi interesserebbe sapere tramite quali canali e fonti ha trovato la baby sitter madrelingua inglese che anch’io cerco. grazie mille

  3. mary says

    salve a tutte, leggendo tra i vostri commenti mi è sorto un dubbio: se le scuole “normali italiane” seguono le leggi italiane, allora le scuole internazionali (mettiamo ad esempio quella inglese) seguono le leggi sull’istruzione inglesi????e quelle bilingui invece?
    scusate ma la domanda sorge spontanea!:)

    • Elisabetta C. says

      Dipende quali norme, ossia a quali fini.
      Ad esempio: in tema di sicurezza, tutte le scuole che stanno sul territorio italiano devono seguire la normativa sulla sicurezza italiana.
      Riguardo ai curricula (ossia ai programmi) le scuole pubbliche italiane e le scuole paritarie (o paraificate che dir si voglia) seguono le norme italiane e le disposizioni del MIUR (http://www.istruzione.it/), le altre seguono le indicazioni dei Ministeri dei paesi di origine. E’ chiaro?
      ciaoi
      Elisabetta C.

      • mary says

        chiaro!:)
        ma quindi le scuole bilingue (italiano-inglese) E internazionali (inglese) seguono i programmi dei Ministeri inglesi? questo significa che il numero delle ore in classe, la scelta degli insegnanti, cosa mettere nel programma ..ecc ecc.. vengono da norme inglesi?( dove si possono trovare queste norme?)
        e poi un’ultima domanda… esiste una norma generale che indichi alla scuola quelli che devono essere i requisiti per definirla una scuola bilingue e internazionale? perchè leggendo tra i vari post mi è sembrato di capire che molte scuole bilingue si spacciano per tali pur non essendole realmente (dedicano per esempio all’insegnamento della lingua inglese solo poche ore alla settimana)..
        insomma in poche parole..dove posso trovare I “principi generali” che devono soddisfare le scuole bilingue/internazionali?
        scusate le mille domande..ma sto cercando di farmi un’idea più chiara sull’argomento:)

        • says

          Vedi l’altra mia risposta. Comunque non esiste una definizione giuridica di scuola bilingue. Le scuole internazionali seguono normative de propri paesi di origine ma queste possono essere dettagliate o meno, quindi dipenden dalla legislazione in tema di istruzione di ciascun paese. Sul tema puoi cominciare a farti un’idea con wikipedia più guardando i vari departmente of education, dell’UK e degli USA.
          Elisabetta C.

  4. Anna says

    Ciao, le scuole internazionali seguono il programma formativo Ib, puoi trovare tutto il programma, dalla materna ai licei sul sito http://www.ib.org che spiega dettagliatamente le mission e gli obiettivi pedagogici. Le scuole che rilasciano i diplomi in inoltre hanno programmi unificati in tutto il mondo ed i loro diplomi sono universalmente riconosciuti per l’accesso a qualsiasi universitá nel mondo

  5. sabrina says

    Ciao a tutte! Mi sono imbattuta per caso in questo sito e l’ho trovato molto utile. Ho bisogno del vostro aiuto. Sono la mamma di un bimbo (Nicolò) che a febbraio del prossimo anno compirà due anni e sto pensando a quale scelta fare per la scuola materna. Vorrei iscriverlo alla scuola materna “La coccinella” (qualcuno la conosce? mi sa dare la propria opinione?) in modo che inizi a sentire e spero parlare l’inglese, evitandogli tutte le difficoltà che io ho incontrato,imparandolo da adulta. Questo perchè io sono la classica studentessa italiana di un tempo (ho 43 anni) che ha dovuto imparare l’inglese per lavoro, con tutto lo sforzo,la fatica ed anche la delusione (mi sento sempre inadeguata quando lo parlo) di chi lo studia a scuola, ma poi quando lo deve parlare veramente si rende conto che la scuola italiana era e,probabilmente lo è tuttora, assolutamente inadeguata al riguardo. Da qui il mio dilemma, in parte incoraggiato da quanto letto su questo forum: inizio con la scuola materna e poi? a quale scuola elementare posso mandarlo? avevo pensato il percorso BAS/BES ma le opinioni che ho qui letto sono contrastanti. Vorrei che Nicolò sapesse l’inglese, ma contestualmente si esprimesse con proprietà di linguaggio nella sua lingua madre (vorrei che i congiuntivi non fossero un’opzione). Che cosa mi consigliate? Gli faccio frequentare l’asilo in inglese, poi la scuola italiana facendogli fare un corso di inglese (non mi convince)? la scuola bilingue (ma saprà bene anche l’italiano o, alla fine, saprà in modo inadeguato sia l’italiano che l’inglese?) la scuola inglese (quale). ho tante domande e poche risposte, potreste dirmi le vostre esperienze in modo che riesca ad avere le idee più chiare. Grazie molte. buon pomeriggio. Sabrina

    • says

      Gent. ma Sig. Sabrina,
      per quel che può valere, le descrivo la mia esperienza. Preciso subito che le posso parlare, spero in modo a lei utile, di scuola internazionale, non di scuola internazionale a Milano, perchè viviamo a Venezia: non posso quindi entrar nel merito di prezzi, logistica e qualità di istituti milanesi.
      Altra precisazione, col sorriso: chi mi conosce, dice che parlare di queste cose con me è come parlare della sharia col mullah Omar, quindi prenda con beneficio del dubbio quel che le dico.
      Sono babbo di due gemellini, maschio e femmina, che frequentano la Second Primary alla International School of Venice, e sono lì iscritti dalla Nursery One, ovvero dai due anni e mezzo (praticamente, appena tolto il pannolotto…): in quella scuola c’è fino alla Third Middle, ovvero terza media, poi a Padova c’è il liceo internazionale, sempre in lingua inglese, che è uno dei sedici (sì, solo sedici) istituti superiori italiani certificati International Baccalaureate, e se Dio vorrà quello sarà il loro percorso. Poi sono maggiorenni, e dipenderà da loro, ma università buone in lingua inglese (da noi: Bocconi e Politecnico) ce ne sono molte.
      Quindi, la scuola pubblica italiana, per il momento (mai dire mai, mai dire sempre), non è una opzione che ci interessi. Io ho fatto il classico, che giudico la scuola più inutile e pretenziosa dell’universo, e non lo consiglio a nessuno.
      Perchè questo? Due dati statistici dal mercato del lavoro: stipendio medio dei neolaureati nel Triveneto a tre anni dalla laurea, € 756 mese (ISTAT); stipendio medio nazionale € 1285 mese (ISTAT). Sono dati medi: nella mia città è normale che una laureata, con l’etichetta di “stage”, si senta proporre di fare la commessa per 40 ore la settimana, incluso fine settimana, per € 300 al mese. E che accetti.
      Ecco, io non vorrei che questo fosse il futuro dei miei figli, e per quello che posso voglio offrir loro lo strumento per scegliere altro. E non creda a che le dice che l’inglese si può sempre imparare. Non è vero. Io lo ho imparato da solo, al classico non ci si sporcavano le mani oltre il secondo anno, e a livello scritto e di lettura conosco espressioni che non conoscono le insegnanti madrelingua dei miei figli, ma… quando parla un madrelingua, capisco il 30/40%, ossia troppo poco per qualunque lavoro qualificato. Un neuropsichiatra mi ha spiegato che è questione di neuroni: se non cominci prima dei tre anni, si plasmano in un modo differente, e ti saluto.
      Quindi, il mio consiglio è: scuola internazionale da subito, e non si preoccupi dei congiuntivi, della cultura classica e di tutte le pinzellacchere di questo genere (comunque, i miei figli che fanno italiano come prima lingua straniera lo studiano più seriamente che altrove). Già adesso, uscire dalla scuola pubblica italiana e trovarsi sul mercato del lavoro è come affrontare i panzer con la cavalleria: la storia sa come è finita. Se vuole maggiori informazioni, mi scriva qui e vedrò di risponderle.
      Cordiali saluti e in bocca al lupo. Francesco

      • Bilingue Per Gioco says

        Francesco,
        ti ringrazio di aver condiviso la tua esperienza. Nello spirito della condivisione e dello scambio, senza la pretesa che nessuno di noi abbia la risposta giusta, ma solo opinioni diverse, devo dire di non essere molto d’accordo.
        Io, pur promuovendo con tutte le mie forze l’apprendimento delle lingue straniere, trovo il classico la scuola più bella, e utile, che ci sia, continuerei a consigliarla e confermo che la lingua la si può perfezionare anche dopo, certo non rimanendo in Italia ma facendo la valigia.
        A mio parere poi è comunque importante che una persona sia in grado di leggere e scrivere correttamente, e aggiungerei fluentemente ed elegantemente, nella propria lingua madre. O meglio, per essere più precisa, io non me la sentirei di privare mio figlio di questo elemento, avere una lingua che è sua al 100%. Per questo trovo le scuole internazionali una scelta un po’ rischiosa.
        Sarebbe interessante avere accesso a dati e ricerche in merito… Se qualcuno ne ha le condivida per favore.
        Il discorso del mercato del lavoro vale, ma secondo me fino ad un certo punto, sul mercato del lavoro è importante sapere bene, anche molto bene l’Inglese, non è indispensabile sapere male la propria lingua per accedere a questo livello.
        L.

        • R. says

          Caro Francesco,
          capisco la tua posizione, ma non la condivido.
          Sono convinta che l’inglese sia importante, ma non mi focalizzerei solo su quest’aspetto nella “formazione culturale” dei figli.
          Sono una docente universitaria e devo dirti che i migliori studenti che ho incontrato negli ultimi 15 anni vengono tutti dal liceo classico e tutti da licei pubblici (neppure una privata…)
          Non insegno una materia scientifica (ma neanche lettere), quindi posso immaginare che molti dello scientifico preferiscano altre strade….
          Per i miei figli ho scelto un percorso bilingue (in realtà plurilingue) per le elementari e forse per le medie. Se i miei figli saranno in grado (perchè dopo otti anni di scuola privata non è detto), al liceo andranno in una scuola pubblica.
          Condivido la frustrazione per l’inglese imparato da adulti, ma io dopo venti anni ancora non mi arrendo e oggi ho fatto conversazione con l’ English teacher proprio per migliorarmi.
          Un abbraccio

        • says

          Gent.ma Dottt.Quaranta,
          una critica cortese e argomentata come la sua richiede una risposta altrettanto cortese e argomentata, che provo a darle.
          Nel merito. Non so, e vorrei sapere, perchè lei definisca,mi pare in generale, le scuole internazionali una scelta “rischiosa”. Il mio giudizio si basa sull’esperienza della International di Venezia, cui sono iscritti i miei bimbi, e sulle informazioni, abbastanza approfondite, che abbiamo raccolto, con visite personali e colloqui con amici con figli ivi iscritti, sulle altre scuole internazionali della zona, ovvero la European di Venezia, la Villa Grimani e la Forcellini di Padova e la International di Treviso. La valutazione è molto positiva: l’anno scorso, per darle un’idea, il programma di italiano ha compreso tutto quello che io, ai tempi, avevo fatto in prima. Naturalmente, è richiesto un serio lavoro a casa, e riconosco che, per chi non ha tempo,può essere un problema. Il termine di confronto sono le scuole pubbliche della zona, conosciute sempre tramite il racconto di amici;in più, un familiare stretto ha insegnato alle elementari statali sino ad epoca relativamente recente, e ci può consigliare in modo tecnico. Il risultato del confronto è poi, per così dire, tennistico a favore della scuola internazionale…
          Naturalmente, si tratta di un giudizio condizionato dalle circostanze: non faccio fatica a immaginare che altrove le cose possano andare diversamente, e vi siano scuole internazionali poco serie. Il dato per cui il nostro Paese è particolarmente carente nella conoscenza delle lingue straniere è però confermato anche da statistiche internazionali, e nel nostro piccolo ce ne siamo accorti andando in vacanza all’estero.E’ comunissimo imbattersi in bambini francesi, tedeschi, belgi, greci (in Grecia l’inglese è insegnato alle scuole pubbliche sin dall’asilo) che padroneggiano benissimo l’inglese, mentre ciò non avviene pressochè mai per gli alunni delle scuole pubbliche italiane.
          Circa la necessità di cominciare prima dei tre anni per padroneggiare alla perfezione una lingua, ho invece un conforto scientifico, dato che prima di iscrivere i miei figlioli mi sono rivolto ad un neuropsichiatra infantile di Udine, conosciuto tramite il locale istituto “La Nostra Famiglia”, con cui ho avuto l’onore di collaborare professionalmente: se mi contatta in privato (ha la mia mail ) posso esserle più preciso, ma in linea di principio chiunque faccia loro la stessa domanda avrà questa risposta, con buona pace dei corsi per adulti.
          Da ultimo, il mio giudizio negativo sul liceo classico è fondato sia su ragioni di principio, relative ai programmi, che giudico anacronistici, sia sul modo concreto, scientificamente poco serio, in cui tali programmi, negli istituti da me conosciuti, viene svolto. Potremmo parlarne a lungo, e se vuole io sono disponibile, ma ho paura che usciremmo dall’argomento del suo pregevole sito.
          Cordialmente,Francesco

          • Bilingue Per Gioco says

            Francesco,
            io ho sentito di diverse scuole internazionali in cui i bambini escono senza saper scrivere correttamente in Italiano, e non per poca serietà della scuola, ma perchè da programma l’Italiano è una lingua straniera, se questo non avviene nella vostra scuola tanto meglio, e complimenti alla scuola. Quanto al resto, non mi deve convincere dei benefici dell’apprendimento delle lingue nella prima infanzia, sfonda una porta aperta. Il punto è che le scelte educative sono sempre scelte di compromesso, tutte. La scuola perfetta e ideale sotto tutti i punti di vista non esiste, ognuno quindi decide in base alle proprie priorità a cosa può rinunciare.
            Letizia

          • luisa says

            care mamme e papa’ mi inserisco in questo interessante scambio di opinioni sulle scuola internazionali, noi abbiamo 2 figli di 15 anni che hanno sempre frequentato lle scuole in inglese perche’ viviamo all’estero da 20 anni (Tokyo, Belgrado, Budapest) e il nostro cruccio e ‘ che la loro cultura sia limitata perche’ oggettivamente in queste scuole in inglese internazionali si impara in modo diverso rispetto alle nostre scuole italiane tradizionali che secondo il parere mio e di mio marito offrono 1 offerta di formazione culturale molto piu’ ampia e approfondita di grande valore (quando si tratta di buone scuole). I nostri figli sono naturalmente bilingui ma parlare l’inglese non e’ tutto. E anche se fino all’esame di terza media li abbiamo fatto studiare e passare ogni anno l’esame alle scuole statali la loro formazione e’ di meno ampio respiro a nostro parere. Le linque si imparano in ogni momento. Stiamo quindi pensando di rientrare in Italia proprio per fare frequentare ai nostri figli almeno gli ultimi anni di liceo in Italia, o magari pensavamo ad una buona scuola bilingue. Avete dei consigli da darci su Milano? grazie mille, Luisa

          • Bilingue Per Gioco says

            Luisa,
            ciao, io non ho consigli su Milano ma trovo il tuo commento interessante.
            Purtroppo la perfezione non esiste, ogni scuola ha un suo taglio e predilige alcuni aspetti trascurandone altri.
            La fortuna è che la scuola non detiene il monopolio della (in)formazione, soprattutto oggi, e ci sono mille strumenti per approfondire un aspetto o l’altro della propria formazione. Basta avere imparato a ragionare con la propria testa (questo sì elemento imprescindibile) e avere curiosità.
            Ciao,
            Letizia

    • Mirella says

      Ciao Sabrina,
      io sono assolutamente daccordo con Francesco.
      Se puoi permettertelo lascia perdere BAPS/BES e tutte le scuole bilingui o presunte tali e punta sulle internazionali. Il bilinguismo vero vivendo in Italia lo ottieni solo contrapponendo ad una lingua prioritaria un altra lingua con quanta piú forza è possibile. Tuo figlio l’inglese lo imparerá certamente se questo è ció che vuoi, ma il bilinguismo vero dipenderá dalla sua scuola e personalmente se devo scegliere anche noi preferiamo che nostro figlio impari bene l’inglese, l’italiano serve a niente giá oggi e un domani ancora meno. Ma presta anche attenzione alla qualità della scuola che prendi perchè i nostri ragazzi si scontreranno con un esercito di asiatici che si stanno facendo il mazzo sui libri e con cui i nostri si scontreranno per accedere alle università migliori e per i posti di lavoro migliori.

      • sabrina says

        Grazie molte a Francesco, a Mirella e a tutti coloro che, raccontando la propria esperienza, mi hanno dato spunti di riflessione. Confesso,però (ahimè,saranno le mie lontane origini montanare) che,pur convinta di scegliere una scuola internazionale che consenta a mio figlio di sviluppare una mente aperta, ho sempre forte il retropensiero di non negargli la possibilità di conoscere in modo adeguato anche la cultura della sua patria (suona un pò patriottico, lo so ma non lo vuole essere. desidero solo che questo mio desiderio di dargli una chance in più per quando sarà un uomo, non gli limiti la conoscenza della sua cultura madre).

    • Anna says

      Ciao, tieni presente che in due anni di una buona scuola internazione tuo figlio parlerá l’inglese con la velocitá, la ricchezza di linguaggio e l’accento madrelingua…….hai tanto, tanto tempo davanti per insegnarglielo. Le basi italiane al contrario soprattutto per la grammatica sono tutt’altra cosa. Ovvio che la scelta migliore la farete voi valutando tante cose…..

  6. danieleLLL says

    Sono il papà di due bimbi di cui uno frequenta la International School di Treviso. Sono pienamente d’accordo con Francesco. Io ho fatto il liceo scientifico, tra l’altro in una scuola molto rigida e seria che anche oggi nei test PISA ha risultati superiori alle scuole finlandesi. Mio figlio spero continui dopo le medie o in un liceo statale (possibilmente scientifico) o la scuola IB di Padova. Ma per l’ambiente, la serietà e la felicità con cui il mio bimbo e i figli dei miei amici vanno alla International, per me non c’è confronto. Anche i risultati scolastici dei ragazzi che dopo le medie sono passati a licei e università italiane sembrano ottimi. Del resto fanno più ore di italiano alla International che alla scuola pubblica. La differenza però è l’approccio, completamente differente. Nelle scuole pubbliche sembra di essere in una piccola fabbrica, con i bimbi seduti che devono ascoltare, alla International sono stimolati alla critica e alla ricerca.
    Anch’io sono bilingue (non inglese) perché mia mamma è straniera ma vedo che ancora oggi la lingua straniera è insegnata con metodi che impediscono di impararla . Anche nei licei, questi prof così concentrati nella grammatica e nella letteratura che alla fine la lingua non la insegnano. I ragazzi imparano a memoria le risposte in inglese ma una seria conversazione non la sanno fare.
    Tra l’altro le rette a Treviso sono molto più basse delle scuole di Milano . Ero residente a Milano e avevo fatto delle ricerche e colloqui.

  7. Francesco L. says

    sono padre di una ragazzina di 12 che frequenta una scuola inglese. Condivido con voi alcune osservazioni in modo schematico e, spero, conciso.

    Molti sono portati a scegliere una scuola internazionale per dare la possibilità di apprendere l’inglese ai propri figli. L’inglesità della scuola è per questi genitori un indice importante. La presenza di bambini e ragazzi stranieri un indice di bontà. Vorrei mettere in guardia i genitori di non scegliere una scuola straniera o biligue per la lingua, ma per tutta l’offerta formativa. Ci sono scuole inglesi che mettono a serio rischio la preparazione dei ragazzi che poi scontano da adolescenti o studenti universitari.

    L’inglese (o altra lingua). I figli di genitori italiani messi in una scuola inglese in Italia non sapranno mai l’inglese come i coetanei angloamericani, e corrono il rischio di sentirsi inadeguati quando arrivano a 12-13 anni. Sapranno bene l’inglese, ma saranno persone che parleranno un inglese comunque non nativo. A peggiorare la cosa è che anche l’italiano rischia di essere non nativo. Non c’è nulla di più rischioso di avere un ragazzino che si sente insicuro con la propria lingua (inglese o italiano che sia). A meno che non siate sicuri che vs figlio avrà un futuro nelle scienze o nella tecnologia, ciò potrebbe essere un danno che costerà caro rimediare.

    Scegliere tra scuole internazionali. Non tutte le scuole sono uguali e sopratutto molte scuole sanno che i genitori si accontentano di vedere insegnanti madrelingua. Tutto il resto è lasciato al caso. Molti genitori infatti giudicano la qualità della scuola dalla presenza più o meno significativa di studenti inglesi o americani, o comunque internazionali. Mentre per gli stranieri l’obiettivo è limitare i danni dalla presenza in una città italiana in termini di prospettive scolastiche, per un italiano che intende completare tutti gli studi, questo potrebbe essere un suicidio didattico. Criteri di qualità: controllare i test rispetto al curriculum di riferimento, ad esempio il numero di corsi disponibili, i risultati IB o A level o AP o IGCSE, etc. (ovviamente, siccome i genitori di queste scuole sono facoltosi, non devono confrontarsi con la media inglese o americana, quindi vanno scelte delle scuole di riferimento in USA o UK per un benchmark); verificare gli studenti dove vanno all’Università (se nessuno va ad Oxbridge oppure ad Harvard o Stanford, allora state lontani). Verificate i programmi di scienze e matematica (ad esempio la partecipazione a olimpiadi di scienze o di matematica, biologia etc.), se vi sono corsi avanzati, se vi è un buon dipartimento di musica e di lingue straniere, di arte e drama. Sono questi indicatori di attenzione da parte della direzione della scuola verso gli studenti e anche i genitori. Se trovate che l’unica offerta è l’inglese, allora insospettitevi. I genitori vogliono una buona istruzione per i figli non un corso rinforzato di inglese (o altra lingua).

    L’italiano nelle scuole internazionali. A differenza di francese, spagnolo o tedesco (persino giapponese) nelle scuole internazionali non esiste un corso native per l’italiano ma solo second language. In Francia un francese in una scuola inglese può fare inglese native e francese native con uno standard certificato e comparabile internazionalemente, per l’italiano le versione avanzate disponibili sono solo per non madreligua. Insomma, se il figlio aspira a diventare un giornalista o un notaio, attenzione.

    Le scule internazionali e la cultura dei genitori. Entrare in una scuola internazionale e non adeguarsi alla cultura del paese di origine (se la scuola è buona ha una cultura di origine) vuol dire esporsi a dei seri rischi di incomprensione culturale. In una scuola americana o inglese, il fatto di pagare una retta salata non esonera i genitori dall’obbligo di partecipare attivamente alla vita della scuola e alla formazione del figlio. Una analogia è un buffet ricco dal quale i genitori e i figli devono saper scegliere secondo le proprie esigenze. Se ci si abbandona al “con i soldi che pago di retta è compito loro” allora si ha l’approccio sbagliato e si rischia di avere un diciottenne semi-analfabeta. I figli di loro seguono il percorso di minore resistenza.

    Scuola italiana o scuola internazionale? Le scuole internazionali di buona qualità offrono ai propri studenti opportunità inimagginabili per le scuole italiane. I dati PISA e simili nei confronti internazionali mostrano non solo che in media questa scuole sono migliori di quelle italiane (le spiegazioni potrebbero essere anche socio-economiche) ma che i migliori studenti inglesi o americani sono meglio dei migliori studenti nelle migliori licei classici o scientifici italiani. Un bravo diciottenne del classico comprende meno bene un testo in italiano di un bravo diciottenne americano un testo in inglese. E lo stesso vale per scienze e matematica questa volta per gli italiani che hanno frequantato lo scientifico. La peculiarità è che le scuole americane o inglese non distinguono tra classico e scientifico. La cosa vale purtroppo anche se si confrontano le scuole tedesche con quelle italiane. Ovviamente devono valere alcune condizioni: la scuola internazionale deve essere buona, la retta non è un vincolo insuperabile, si è disposti a immergersi in una cultura diversa, il figlio non vuole fare il chitarrista, il danzatore o il notaio.

    Le scuole bilingue. La scuola bilingua è normalmente in italiano più qualche materia in inglese. Anche in Canada, la seconda lingua è o il francese o l’inglese a seconda di dove ci si trova e non è mai 50-50. In questo caso valgono tutte le considerazioni di qualità (o assenza di qualità) fatte sopra per le scuole internazionali, ma è più facile uscire dal sistema e quindi permette di correggere eventuali errori di valutazione iniziale.

    Il messaggio conclusivo di tutto quanto detto sopra è che i genitori non dovrebbero farsi distrarre dall’inglesità della scuola, sulla quale un pò queste scuole ci marciano, e concentrarsi sulla qualità del programma, degli insegnanti, delle strutture e della direzione didattica. Parlando con il principal si capiscono subito tante cose.

  8. Valentina2 says

    Ciao a tutti,
    Scusate se mi intrometto nel dibattito, ma da sostenitrice convinta delle scuole internazionali mi sento in dovere di farlo. Soprattutto vorrei chiarire una cosa: frequentare una scuola internazionale non significa SOLO imparare bene una seconda lingua. Significa studiare in un modo completamente diverso, apprendere tecniche e acquisire capacita’ completamente diverse e sviluppare un modo di pensare e di affrontare i passaggi successivi ( universita’ e/o mondo del lavoro) più maturo, responsabile e pratico. E soprattutto acquisire una mentalità aperta e una velocità di pensiero in grado di “fare realmente la differenza”.
    Detto questo, molte delle vostre motivazioni a favore o a sfavore delle scuole internazionali vengono a cadere. Ci mancherebbe altro, spendere tanti soldi SOLO per far apprendere ai nostri figli una seconda lingua sarebbe pura follia, con tutti i modi alternativi che ci sono.
    Modi alternativi che invece non ci sono per apprendere tutta una serie di altre capacita’.
    Io stessa ho frequentato una scuola internazionale e ritengo di possedere parecchie marce in più rispetto a chi ha frequentato una scuola italiana, non solo per il fatto di padroneggiare in modo eccellente 3 lingue straniere, ma anche per la capacita’ di affrontare e gestire le situazioni , risolvere i problemi, assumere rischi ed espormi in prima persona. Oggi, cosi come appena uscita dal liceo. Non finirò mai di ringraziare i miei genitori per quello che mi hanno regalato iscrivendomi a quella scuola.
    La soluzione “ideale”(ammesso che ne esista una)? Scuola internazionale fino alle medie e poi liceo italiano… Mio figlio arriverà al bivio l’anno prossimo. Ma ancora non so se avrò il coraggio di imboccare questa strada!

    • Bilingue Per Gioco says

      Questo scambio è veramente molto interessante, quindi ho pubblicato un post con le analisi dei due papà, aprendo il dibattito lì http://bilinguepergioco.com/2012/12/13/scuole-internazionali-si-pero/ invece che tra i commenti, ormai fin troppo numerosi, di questa pagina.
      Comunque Valentina, io vengo dalla scuola pubblica, ho avuto modo di confrontarmi con persone di alto livello in ambito internazionale (vedi INSEAD) e sinceramente ne sono uscita con l’autostima integra e non ho avuto mai motivo di rimpiangere nulla, quanto al prendere rischi ed espormi in prima persona poi… Ma sia io che te siamo due individui, non facciamo testo.
      L.

    • Anna says

      Ciao Valentina, mi incuriosisce la tua esperienza e mi chiedevo il perché ritieni “ideale”fare l’international e fino alle medie e poi il liceo alla scuola italiana. Mi sembra infatti che al contrario la internazionale sia particolarmente interessante negli ultimi due anni delle superiori offrendo il diploma ib , valido per accedere a tutte le università del mondo…….

      • Valentina2 says

        Ciao Anna,
        Il diploma IB può essere conseguito solo se lo studente ha seguito l’intero percorso (primary years programme, middle years programme, ecc.). Gli studenti che hanno seguito percorsi non IB possono fare un esame ( ci sono dei corsi preparatori in Inghilterra) ma e’ molto difficile e molto costoso. Inoltre secondo me ha poco senso, se frequenti una scuola italiana per tutto il percorso di studi, perché poi aspirare all’IB????
        Non ho esperienza diretta a riguardo, ma penso sia possibile accedere alle università inglesi e americane anche senza IB.
        Al contrario nella mia ipotesi la scuola internazionale fornisce una buona base e la scuola italiana le giuste nozioni agli studenti che vogliono rimanere a studiare in Italia o non hanno ancora deciso cosa fare. Ovvio che a chi aspira solo a frequentare università estere il cambio di scuola non conviene.

  9. danieleLLL says

    Ciao a tutti di nuovo. Io ho frequentato le elementari in Italia. In cinque anni ho cambiato 4 mastre e metà classe è uscita dalla quinta che praticamente l’italiano non lo sapeva né leggere né scrivere. Anche perché l’italiano nel mio paese era ed è ancora una seconda lingua. La prima lingua è il dialetto che è parlato da tutti indistintamente . Alle medie il professore di italiano storia e geografia insegnava solo storia e con molti bocciati siamo arrivati al diploma davvero impreparati. Al liceo è stata un rincorsa al recupero delle lacune.
    Mio figlio alla International studia l’italiano con metodi , orari ed efficienza enormemente superiori. Parlo della mia esperienza ( o meglio di mio figlio) di scuola Internazionale e faccio i confronti con i miei nipoti che vanno alla scuola pubblica.
    Di sicuro oltre alla lingua anche il contesto è decisamente più interessante e più efficiente. I bimbi alle International sono FELICI. I figli dei miei amici alla pubblica, pur essendo migliorata tantissimo rispetto i miei tempi, se potessero non ci andrebbero. Oberati da compiti a casa , rinchiusi per cinque anni nella stessa classe, seduti nei loro banchi, senza laboratori, senza musica, con una sola LIM in tutta la scuola, con i professori delusi e insoddisfatti (almeno in parte). Se poi ripenso al liceo: al nozionismo e al conformismo che vi imperavano avrei qualche dubbio anche su quello.
    E’ indubbio poi che i ragazzi più capaci sono in grado di superare anche qualche svantaggio, che sia alla International o alla scuola italiana.

    • Bilingue Per Gioco says

      Daniele, questo è un tema a parte, lo sfacelo della scuola pubblica. Importantissimo, ma a parte. Secondo me la scelta tra scuola internazionale o italiana è una scelta tra due approcci, poi se uno sceglie l’Italiana certo cercherà, se possibile, una buona scuola Italiana.
      L.

  10. Laura says

    Ciao a tutti,
    questo è un tema appassionante che non ci metterà mai d’accordo. Proprio perchè sono approcci e esigenze diverse, credo impossibili da conciliare, quindi ciascuno sceglie secondo la propria lista di priorità sapendo che qualcosa sarà comunque sacrificato. Sono molto d’accordo con Francesco. A Milano dalle scuole internazionali o inglesi tout court si esce con un minor livello di italiano perchè è second language per stranieri. E non è la stessa cosa che studiarlo tra madrelingua per 6-7 ore la settimana. D’altro canto dalle scuole bilingui con impianto italiano l’inglese è “rafforzato” ma il bilanciamento 50/50 è impensabile. Da genitori italiani, poi, scusate, non nascono figli bilingui. Al massimo con un inglese precocemente proficiency.
    L’appello che però mi sento di condividere è che la scuola (al netto del livello di inglese) vada valutata per la sua qualità e per l’offerta. Non so in Veneto o altre aree d’Italia ma qui a Milano è diventata una isteria collettiva da parte di genitori professionisti e imprenditori che spesso la lingua la parlano poco o per nulla (ne conosco così tanti che non sanno chiedere alle maestre di una preschool se il figlio ha mangiato beaf or chicken….). Quindi che queste scuole marcino sulla moda è un fatto. Poi ce ne sono anche di serie (sono poche)… e chapeau..
    Io ho fatto le scuole pubbliche italiane e il liceo classico. Ho un inglese ottimo perchè non ho mai pensato che la scuola bastasse, mi sono fatta un mazzo tanto, ho studiato e vissuto all’estero. E come Letizia interagisco con mio figlio solo in inglese. Sono stata una studentessa FELICE, motivata, se non avessi la 5° inserita non sarei arrivata dove sono oggi e non cambierei una virgola del mio percorso. Ho un’italianità forte che mi permette di essere ipercritica nei confronti dei nostri e dei difetti altrui. Non scherziamo sulla preparazione accademica degli anglosassoni. Generalizzando, ovviamente, li trovo meno preparati degli europei continentali (inclusi noi e i tedeschi). Se andate al Mit troverete solo indiani, cinesi e pakistani, figli dei loro Paesi e delle loro abitudini, ma con una forte apertura verso il mondo. Secondo me la vera difficoltà non è togliere ai nostri figli lingua e identità per dare loro un presunto cosmopolitismo, ma farli crescere italiani e al contempo cittadini del mondo, anche linguisticamente preparati (ma non solo..). Ciascuno, poi, per farlo, troverà la sua ricetta….

  11. Sara says

    La mia risposta va a Valentina, io ho frequentato scuole italiane dall’asilo alle superiori e all’università in America ci sono entrata anche se non avevo in diploma IB. Per gli studenti stranieri occorre fare un’esame che dà prova della tua padronanza con la lingua inglese, il punteggio da raggiungere varia da università a università. L’esame si chiama (o si chamava TOEFEL). A dire il vero non so se lo fanno ancora, sono passati un pò di anni da quando l’ho fatto io, ma dire che se non hai l’IB all’università americane non si può andare mi sembra un tantino esagerato

    • Valentina2 says

      Ciao Sara, leggi meglio, ho detto esattamente il contrario: che alle università inglesi e americane si può accedere anche senza diploma IB…

  12. Sara says

    Scusate avevo letto male, cmq si Valentina confermo che si può benissimo andare, l’importate è sapere l’inglese

  13. Daniela says

    Buongiorno, ho una bambina che devo iscrivere alle scuole medie ed abito a Milano.
    Mia figlia ha studiato in scuole italiane, io sono italiana, mio marito italiano nato e cresciuto all’estero. Vorrei mandare mia figlia ad una scuola internazionale non tanto per ragioni legate all’apprendimento delle lingue ma per il maggiore grado di interesse che ho verso l’offerta formativa di questi istituti.
    Il problema è che a Milano – scuola internazionale a parte che però sarà a Baranzate e quindi molto distante da dove io abito – non sembrano esserci altri istituti internazionali che prevedano una sorta di percorso di inserimento per ragazzi che non siano bilingue. Questo aspetto naturalmente si configura come un grosso vincolo all’ingresso. Insomma: io cerco di dare a mia figlia una formazione più “open” di quella tradizionale e gli istituti internazionali (v. Bes, Andersen …) sono più “close” degli altri. Domanda: qualcuno ha qualche suggerimento da darmi? Dove posso trovare un’offerta formativa multiculturale che accetti anche ragazzini oramai in età per la scuola secondaria? Grazie

    • Daniela says

      Volevo dare un follow up a distanza di tempo della mia esperienza. Ho scelto la BES. E ‘ stato molto difficile far accettare mia figlia che, pur avendo un curriculum scolastico d’eccellenza, non aveva una conoscenza sufficiente dell’inglese . Per poterla inserire l’abbiamo iscritta anziche’ dalle scuole medie, gia’ dalla V elementare. Sono molto soddisfatta perche’ questa scelta e’ stata pienamente rispondente rispetto alla nostra esigenza e a distanza di un anno oggi la bambina e’ perfettamente allineata rispetto ai suoi compagni. Consiglio questa scelta a chi avesse esigenze analoghe alle mie.

  14. Claudia says

    Vorrei dire ai genitori di fare attenzione prima di iscrivere i propri figli.

    Io ho insegnato in una scuola bilingue (italiano-inglese) di Milano di cui per correttezza non posso dire il nome. Devo dire che potrebbero esserci dei problemi per quanto riguarda lo studio del curriculum italiano.
    Le ore erano troppo poche: italiano 6 ore, matematica italiana 1 ora, storia 1 ora, geografia 1 ora.
    Il tempo veniva razionalizzato dall’uso massiccio di schede e lo studio era indirizzato allo studio dell’ortografia dimenticando la scrittura, veniva utilizzato ancora il vecchio metodo sintetico sillabico (cioè si insegnava a scrivere insegnando le sillabe e non la globalità della parola). Nessuna interdisciplinarità , nessun progetto, niente di creativo, aride schede da compilare. I bambini poi si trovavano nei guai nel dover scrivere un tema perchè non essendo preparati dalla prima e dalla seconda elementrare con scritture libere, non sapevano farlo.

    Un grande problema della scuola era che la didattica era sottoposta al continuo giudizio dei genitori che pur non essendo specialisti in questo dettavano legge . Per non deludere le aspettative dei genitori, le persone ai piani alti (perdipiù senza la dovuta preparazione pedagogica) indirizzavano gli insegnanti. Non venivano rispettati i tempi dei bambini per dimostrare ai genitori paganti che tutte le sezioni erano allo stesso punto e gli argomenti venivano trattati in modo da lasciare impronte ,non tanto nella conoscenza profonda dei bimbi, ma sui quaderni e sulle pareti. Era la pedagogia della dimostrazione, l’obiettivo era dimostrare ai genitori gli argomenti trattati, non tanto preoccuparsi che il bambino avesse capito. Con questo non voglio dire che le scuole bilingui non funzionino, ma consiglio vivamente di andarsi a informare, chiedere se ci sono progetti interdisciplinari, se vengono usate metodologie attive e se si tiene conto dei tempi dei bambini. Perché se l’obiettivo della scuola è quello di far bella figura con i genitori per avere più clienti, la preparazione del bambino non avrà buoni riscontri.

    • Francesca says

      è molto interessante quello che dici, però io credo che sia chiaro a chi manda un bambino a una scuola bilingue con 8 ore di italiano che la preparazione in italiano non potrà essere quella che si ha in una scuola pubblica italiana proprio per una questione legata alla quantità. Sulla qualità della didattica, credo davvero che ogni caso sia a se stante perché so di scuole bilingue che adottano un approccio multidisciplinare, project-based e molto hands-on, quindi non generalizzerei…

  15. harrysmith says

    Condivido il commento di Claudia su alcuni rischi della didattica in scuole bilingui. Noi abbiamo avuto un esperienza deludente dopo diversi anni in una nota privata milanese “bilingue”. Le classi erano di 25 o 26 alunni, i programmi italiani, avendo circa la metà del tempo, erano svolti in modo estremamente superficiale con spesso intere parti del programma trascurate o non svolte. La matematica veniva svolta occasionalmente e di scrittura creativa non se ne parlava neanche. In quarta elementare si continuava ancora con dettati per rinforzare l’ortografia perchè i bambini erano parecchio indietro.
    La parte in lingua inglese non aveva un vero e proprio programma, le insegnanti venivano chiamate ad inventarsi il programma didattico tarandolo sul livello della classe. Risultato: ogni anno si ripartiva più o meno da capo.
    Il problema maggiore per la parte inglese era dato dalla presenza nelle classi di solo italiani per oltre il 95% della composizione del gruppo e della totale assenza di un chiaro set di obbiettivi da raggiungere, nonchè di un curriculum standard di riferimento su cui valutare la performance dello studente.
    A ciò si aggiungeva un gran parlare di interdisciplinarietà che non sfociava da nessuna parte e che, soprattutto, non aggiungeva nulla alla qualità della didattica. Se a ciò si aggiunge tempo sottratto alle lezioni per spettacoli e spettacolini vari, gite faraoniche, attività extra di vario tipo, il risultato era una qualità accademica bassa.
    I genitori erano peraltro continuamente rassicurati e “tenuti buoni” con votoni in pagella che ci illudevano di stare ottenendo risultati notevoli.
    Noi abbiamo trasferito i figli altrove ed ora siamo contenti, sebbene ciò abbia comportato un lavoro di preparazione notevole ed un duro lavoro di “catch up” per i bambini nella nuova scuola.
    Lo scopo del mio post è solo di consigliare a chi approccia questo tipo di offerta scolastica estrema attenzione nel valutare la singola scuola e le risorse effettivamente messe a disposizione della didattica, tralasciando invece il chiacchiericcio dei genitori o la “moda”. Prestate particolare attenzione anche a come viene valutato il risultato accademico nella parte in inglese, al programma utilizzato ed i libri di testo adottati.

    In bocca al lupo!

    • Arianna says

      Una curiosità: abbandonando la bilingue avete scelto un’altra privata o una scuola pubblica?
      Grazie

      • harrysmith says

        Rispondo a Arianna.
        Noi abbiamo spostato i bambini in una altra scuola internazionale, sempre privata, dove il programma è svolto in inglese e l’italiano è studiato come seconda lingua. Per noi era importante che apprendessero molto bene la lingua inglese e che seguissero un programma chiaro, codificato, con esami chiari di valutazione dell’esito accademico ottenuto. Non volevamo più avere esperienze con sistemi bilingue dove la parte inglese è considerata una specie di “di più” e la parte in italiano, compreso le materie come matematica e storia, venivano sacrificate pesantemente.

  16. Brigitte says

    Ciao a tutti.
    Ho letto con interesse tutti i vostri commenti per trovare una soluzione alla nostra situazione, ma non l’ho trovato. Vi spiego.
    Siamo una famiglia di papa Italiano, mama Olandese e due bimbe di 8 e 9 anni nate in Kenya. Le mie bimbe hanno frequentata l’aliso nido li in lingua inglese. Adesso viviamo da 4 anni e mezza a Buenos Aires, dove frequentano la scuola Americana. La loro prima lingua e’ l’inglese che parlano e scrivono perfectamente. A casa parlano l’italiano con il papa e l’olandese con me e anche queste lingue le bimbe lo parlano perfectamente, ma non sanno leggerlo bene ne lo scrivano. La loro quarta lingua e’ lo spagnolo che lo insegnano a scuola.
    A giugno quest’anno ci spostiamo in Italia (Milano) per raggioni lavorativi. Perderemo le condizioni ‘expat’, quindi la scuola internazionale non verra’ piu pagata dalla compagnia per cui lavora mio marito e dobbiamo trovare una scuola adequata per le nostre bimbe.
    Non voglio che le nostre figle perdono l’inglese ne le loro internazionalita’, ma il costo delle scuole internazionali a Milano e’ fuori dal nostro bilancio preventivo. Qualcuno mi puo dare dei consigli? Su internet ho trovato solo due scuole bilingue (BES school e la Bilingual School of Monza). La BES school non accetta noste figle perche sebbene parlano 4 lingue perfettamente, dicono che il loro livello dell’italiano letto e scritto non basta. Esistono delle altre scuole bilingue o con un ottimo livello dell’inglese? Per favore, aiutatemi!

  17. Laura says

    C’è un’altra scuola bilingue a Milano. Si chiama Mile (www.mileschool.it, credo che sia questo il sito). E’ piccola ma molti genitori di bambini che frequentano la preschool dove va mio figlio hanno messo i bambini in primary lì. Io ho ancora un paio d’anni davanti prima di arrivare alle elementari. Non se ne sente molto parlare di questa scuola. Però mi pare seria. Prova a contattarli. Ciao!

  18. Valentina says

    Mi accodo a Laura. La mia bambina quasi 4enne frequenta kindergarden della Mile e ha fatto anche la nursery lì. Per il momento siamo felicissimi perchè lei è in grado di capire tutto se le si parla in inglese e di parlarlo (quando ne ha voglia) con ancora degli errori, certo, ma abbiamo tempo. Della primary ne ho sentito parlare molto bene dalle mamme che avevano i figli in pre, passati alla primary e, anche molta gente dall’esterno sta trasferendo i bambini qui. Per quanto ho potuto vedere dal sito e per quello che ho potuto apprendere parlando con le maestre e con i genitori, i programmi sono chiari, lo staff disponibile e pronto ad accogliere i suggerimenti sensati e soprattutto sono molto “downtoearth” (al contrario di tante scuole internazionali che ti fanno un favore anche solo per concederti un incontro conoscitivo…). Io continuerò la primary con loro. Ad ogni modo chiedi un incontro, può essere estremamente esplicativo.

    • laura says

      Grazie Valentina. Con alcune mamme di piccoli 3-4enni della nostra preschool stiamo proprio cercando di avere input sulla Mile. Non conosciamo genitori che già la frequentino. Io ho fatto il colloquio con la direttrice quest’inverno. Ma mi piacerebbe avere un feedback e opinioni dalle mamme dentro. Sia su come svolto il programma sia sul fatto che siano esigenti. Purtroppo, non poche scuole private mi hanno dato l’impressione di essere di manica larga perchè si paga. Mentre io voglio una scuola “dura” cioè dove si trasmette e si esige preparazione profonda sulle competenze di base (d’accordo con la “filosofia” della scuola di Letizia, peccato non essere a Verona..). Poi sono la prima a mettersi in gioco con l’arte, le feste, i biscotti a scuola e la drammatizzazione…Ma gli skills di base e il metodo di studio sono imprescindibili. Non so come mettermi in contatto con voi senza ledere la mia e la vostra privacy. Ci provo attraverso la vostra pagina facebook. Spero che qualcuno mi risponda… :-)

      • Valentina says

        Io sono andata molto a pelle nella scelta della scuola e fino ad ora non me ne sono pentita. Devo dire che Vittoria è al kindergarden e in questo momento sono felicissima dell’approccio di ispirazione steineriana che la scuola adotta (senza troppa pressione su scrittura e lettura al momento). Concordo con te sulla necessità di avere dei metodi didattici chiari e univoci alla primary, nonchè portati avanti con rigore, ma, nonstante sia una che si porta avanti, fino ad ora non ho avuto modo di sviscerarli davvero. Posso però, se vuoi, chiedere ad una delle mamme con figli alla primary di mettersi in contatto con te per darti un feed-back decisamente meno superficiale del mio.

  19. mariella says

    ciao a tutti!
    voi sapete dove posso trovare le statistiche e i grafici del collegio san carlo, nel sito invalsi? grazie a tutti

    • harrysmith says

      Non le trovi. Il S. Carlo non le rende note a differenza di altre scuole.
      Ti può però aiutare a fare qualche valutazione la ricerca della fondazione agnelli sulla classifica delle scuole nel 2012, si riferisce tuttavia alle superiori.

      • Lorena says

        Sono interessata a valutare il collegio San carlo per l’indirizzo internazionale per mia figlia Alessia.
        Nel ranking della FGA, da te proposto in consultazione, non c’è la valutazione della san carlo per l’international… Puoi illuminarmi se hai esperienza diretta?
        Io davvero vorrei offrire a mia figlia la possibilità di scelta Universitaria a livello internazionale e l’inglese spesso può essere un deterrente se non lo si conosce bene.

        Grazie, Lorena

        • r. says

          I miei figli vanno al San Carlo, e mi trovo bene. E’ una scuola italiana, dove però studiano alcune materie in inglese. Su 30 ore di scuola, 14 sono in inglese. Se hai domande specifiche ti rispondo volentieri.

        • Hs says

          Vedi mio post sotto al riguardo. Quello che tu vedi nella ricerca della FGA e’ tutto il s. Carlo.

  20. Mary says

    Grazie per la risposta! Come mai non le vuole rendere note? Ecco perchè non le trovavo!

  21. kara says

    anche noi stiamo valutando il Mile School per il nostro figlio.
    Qualcuno ne sa di piu e ha quelche input sulla MileSchool???

  22. Valentina says

    Come dicevo mia figlia frequenta la MILE ma ancora il kindergarden – dopo aver frequentato il nido sempre lì. Ho parlato con una mamma che ha 2 figli alla primary – uno in seconda e uno in quarta. Mi sembra una persona piuttosto equilibrata, ha i figli – 2 primary e 1 al kindergarden – all’internazionale perchè sono una famiglia expat – credo suo marito sia brasiliano e viene spesso trasferito – quindi tenderei a fidarmi del suo giudizio; non mi sembra una dai facili entusiasmi insomma. Mi diceva che ha visto la differenza tra il figlio che frequenta la quarta e quello che frequenta la seconda; il secondo sta imparando più velocemente, sia la scrittura e la lettura in Italiano che l’apprendimento generale dell’Inglese (segno che la scuola si sta evolvendo e sta affinando i programmi). In quarta il primo figlio non ha problemi nell’esprimersi e nello scrivere e leggere in inglese e studiano già molta grammatica inglese (già dalla terza). Lei sembrava molto contenta dell’approccio generale. Io, considerata la bella esperienza vissuta alla nursery alla kindergarden fino ad ora, confermo la mia scelta di continuare con la Mile.

  23. Brigitte says

    Ciao a tutti,
    Alla fine siamo arrivati a scegliere tra il Collegio Valoresi di Monza e la St. Louis School of Milan. Abbiamo deciso di non inviare nostre due figle alla Mile School o la Bilingual School of Monza perche queste scuole sono molto piccole con poche strutture sportive lo quale e’ anche importante per noi.
    Ho trovato gia dei genitori di figli che frequentano il Collegio Valoresi, ma non ho sentito nessuno parlare del St. Louis school. Qualcuno ne sa di piu?

  24. Lorena says

    Per r.
    Se ho letto bene, i tuoi figli frequentano la primaria .. mi servirebbe avere un
    confronto con genitori della secondaria di secondo grado.
    Ho visto, con mio marito, le statistiche delle scuole Lombarde come suggeriva
    Harrysmith su http://www.fga.it e devo dire che fanno riflettere….

    Il collegio San Carlo non è proprio ai primi posti… E’ vero che il collegio San Carlo non è presente con
    l’offerta del liceo multiculturale ma solo con quelli ordinari… ma compare su 453 scuole al 366 posto in assoluto e al 392 sul ranking della singola scuola ….

    Forse perchè la maggior parte dei diplomati italiani migra in università straniere?
    Sembra però che quelli che rimangono in Italia non se la cavano di certo bene ..

    A parte l’inglese, che è una scelta della singola famiglia, non è
    da sottovalutare nemmeno la preparazione logica per il ragionamento più che
    quella nozionistica…

    Attendo vs eventuali commenti in merito. Interessante sarebbe capire bene cosa offre la scuola e se il livello di docenza nonchè l’offerta formativa sia adeguata. Ci sono esperienze che potete condividere in merito a questa scuola (collegio San Carlo) per il liceo internazionale?

    grazie mille, Lorena

    • Hs says

      Attenzione, a scopo di chiarimento, il S. Carlo compare nella classifica della fondazione Agnelli con tutti i suoi licei. I licei del s. Carlo cosiddetti internazionali, sono in realta’ licei con il programma italiano ed una parte delle materia svolte in,lingua inglese e non sono distinti dal liceo senza inglese. Infatti il titolo conseguito e’ una normale maturita’ italiana.
      Il S. carlo manda pochissimi studenti ad universita’ straniere in un anno ed in ogni caso non ci sono informazioni trasparenti sull’argomento

  25. Free says

    Che frenesia ! Che stress! L inglese in Italia e’ la moda del momento..! Vivendo tra Londra , gli USA e , ahimè , milano…nn posso che dire che in Italia l inglese viene insegnato malissimo. 5 anni di collegio San Carlo di cui so vita morte e miracoli( e che miracoli) , mi hanno disgustata.
    Libri libri libri e regole , regole , regole imposti ai bambini che dovrebbero , proprio in quanto tali, vivere una scuola serena, giocosa e.. Senza compiti pomeridiani…come x legge impone la scuola a tempo pieno.
    Invece impupati di buon mattino, i nostri piccoli eroi partono alla volta di dure giornate , fatte di test e verifiche atte a soddisfare l orgoglio di mamme e Papa che l inglese nn lo parlano e , sovente, neanche l italiano.
    Nn conosco le scuole inglesi di Milano, ma sicuramente , almeno il fatto che siano inglesi , garantisce un rispetto , una educazione e una cultura di vita sicuramente meno fighetta , più inglese e più rispettosa Dell infanzia.
    Dovessi ri scegliere di vivere in questa città alla The truman show …mi rivolgerei ad istituti inglesi….che mi danno molta più fiducia.

    • Mirella says

      tutto vero ciò che dici Free peccato però che anche i pargoli che escono dalle internazionali, dopo aver fatto le loro 7 ore piene a scuola, tornano a casa e si mettano di nuovo a studiare perchè carichi di compiti per il giorno dopo. Ma dove è finito il diritto al gioco?

  26. Vivi says

    Ciao a tutti,
    Vi scrivo perché sono molto confusa…..non ho ancora capito quante e quali sono le migliori scuole internazionali Milano, in modo da poter compararle e decider. Noi siamo una famiglia “internazionale” nel senso che io sono colombiana, mio marito italiano ma la mia famiglia d’origine abita a Miami, noi vorremo che il nostro bambino, che ha due anni, frequentasse una buona scuola inglese/americana, ho letto che la sir james ha tanti studenti inglesi ed è’ ha Milano, cosa che per noi è importante perché abbitiamo in centro e non vorremo che facesse troppe ore di viaggio….ma ne vorrei conoscere altre e sentire i pareri dei genitori che frequentano quelle scuole.
    Vi ringrazio di tutte le info e l’aiuto che ci potete dare.
    Vivi

    • Germana says

      Cara Vivi, a Milano ci sono:
      La Sir James Anderson scuola storica inglese ( british curriculum + Diploma programme dell’IB)
      L’American school scuola storica americana (American curriculum + Diploma programme dell’IB)
      L’International School of Milan scuola storica internzionale ( percorso dell’ IB dall’asilo al liceo)

      Poi c’è l’ Andersen international school, scuola che ha circa 10 anni e fa il british curriculum e 2 scuola bilingue, la BES e la St. Louis.

      Io personalmente sceglierei o l’American School o l’International.

      Cari saluti
      Germana

      • Vivi says

        Cara Germana,
        Sei stata molto gentile a rispondermi :).
        Vorrei chiederti quali sono i fattori che ti farebbero scegliere la American o la International.
        Ti ringrazio molto.
        Vivi

    • Mirella says

      L’Americana è quella, tra le internazionali di Milano, con la maggior frequentazione straniera.
      L’ASM e la Sir James hanno 2 impostazioni ed approcci molto divergenti a pertire dal curriculum seguito. La prima d’ispirazione Americano , la seconda segue il curriculum inglese ed i programmi scolastici quando li compari hanno un bel pò di differenze. Entrambe rilasciano l’international Baccalaurate ed almeno ufficialmente dichiarano punteggi all’IB sopra la media.
      L’International è la scuola scelta per i figli dei calciatori e i personaggi della televisione, a parte questo ha la maggior frequentazione italiana tra le 3. Da quest’anno ha una struttura nuova di zecca a Baranzate (Nord Ovest. di Milano) che mi dicono essere molto bella. L’ISM non pubblica sul proprio sito i loro risultati all’IB ma mi dicono essere di buon livello alle superiori.
      Mio figlio è alle elementari all’ ASM e ci troviamo bene perchè tra le 3, è quella che più si avvicina ai nostri bisogni.
      Ti consiglio di mettersi giù un elenco di cose che per te sono importanti ai fini di una scelta ed andare a vederle tutte e tre. Se abiti in centro la distanza non è un problema per nessuna delle tre.

      • Germana says

        Cara Mirella,

        Posto che considero ASM un’ottima scuola, penso sia un pochino unfair definire ISM la scuola dei calciatori.

        È una scuola da oltre 1000 studenti….essendo a nord di Milano è ovvio che i giocatori di calcio mandino lì i figli ( devo dire con l’intelligenza di sapere che molto probabilmente si sposteranno). Ma naturalmente si contano sulle dite di due mani o poco più. Devo dire che a mio modesto parere il pregio che hanno sia ISM sia ASM è quello di avere un ambiente poco snob, a differenza di altre realtà.

        Saluti

        G

      • Vivi says

        Ciao Mirella,
        Grazie della utilissima risposta, posso chiederti quali sono stati i fattori determinanti per scegliere la scuola Americana?
        Thank you so much 😉
        Vivi

  27. Valentina says

    Buongiorno a tutte,
    io ho iscritto i miei due figli all’International School of Bergamo per avere un respiro realmente internazionale, per i programmi e la metodologia che reputo migliori di quelli della scuola italiana e per l’inglese, per un bilinguismo vero (cioè compreso, scritto e parlato). Se avessi voluto solo un po’ più di inglese avrei probabilmente deciso di mandarli alle Capitanio o alle Sacrementine e avrei preso una tata madrelingua.

    Saluti

    Vale

  28. Stella says

    Gentile Fabry,
    si sbaglia, non c’è alcuna animosità nella mia risposta. Semplicemente mi ha chiesto di darle delle spiegazioni oggettive e ho cercato di darle più informazioni utili possibili. Saluti. Stella

  29. Paola says

    Grazie Francesco,

    Quindi si configura come insegnamento parentale. Non essendo paritaria e neppure non paritaria o straniera, per lo stato è come se andassi in un centro che ti prepara agli esami che devi sostenere a fine anno. ( come diceva Stella)

    Quindi a questo punto quello che devo capire è se i locali sono autorizzati per una scuola, giusto ? Ho capito bene? Sempre perché sono un po’ fissata nel controllare tutto (!), mi dovrei aspettare dei locali con le uscite di sicurezza, le scale di una certa dimensione, le scale antincendio esterne, i bagni x i disabili, le tende ignifughe, ecc….giusto? Altrimenti mi verrebbe da pensare che non si sono configurati come scuola, per poter avere i permessi per ristrutturare senza i vincoli che essere scuola impone (un po’ all’italiana)…
    Tornerò a vedere la scuola, la sicurezza prima di tutto e capisco che tante scuole statali non siano a norma, ma non mi sembra un buon motivo per non badare a queste cose. In effetti l’unica cosa che ho già deciso è che non manderò mio figlio in una scuola pubblica.
    Vi farò sapere cosa deciderò .
    Grazie mille

    P.

    • Bilingue Per Gioco says

      La scuola, pubblica, di mio figlio non ha la scala antincendio.
      Le norme?
      In deroga…
      Letizia

      • Paola says

        La scuola pubblica non ha soldi, mentre queste si fanno pagare profumatamente! Quindi se non rispettano le norme è perché qualcuno sta risparmiando sulla sicurezza dei bambini. E poi come diceva qualcuno nel blog, non ricordo più chi, le scuole esistenti da prima della norma possono derogare , le scuole nuove no.

        P.

  30. Germana says

    Cara Vivi,

    quello che posso dirti è che la media dei voti dell’IB all’International School sono un pochino più alti rispetto all’American School. Detto ciò, sono due realtà difficili da confrontare, in quanto all’International tutti (o meglio circa il 95% degli studenti) fanno l’esame IB, mentre all’American School possono scegliere (qui però non so dirti quanti fanno l’IB e quanti no).
    L’American ha più stranieri, ma dall’altra parte l’International ha tutto il percorso dell’IB (PYP, MYP e DP), e questo secondo me dà delle garanzie implicite in più.
    Però, come dice Mirella, devi poi capire tu, cosa per te è prioritario. Posto che sono entrambe buone scuole, molto serie, le differenze su cui giocarsi la scelta, sono nei dettagli, e molto spesso nella comodità della location.
    Saluti

    G.

  31. Ludovica says

    Ciao a tutte,

    io sono un insegnante delle elementari e lavoro in una scuola bilingue, ma ho lavorato anche in una scuola internazionale (non vi dico quali per correttezza) e per non farmi mancare nulla ho vissuto per un po’ di anni in Inghilterra, dove i miei figli hanno frequentato una normalissima scuola inglese…

    • Bilingue Per Gioco says

      Ludovica, ti ringrazio per questo tuo lungo e interessante intervento. L’ho tagliato perchè vorrei pubblicarlo in altro modo, ho provato a scriverti all’indirizzo email che hai lasciato ma non funziona. Mi scrivi tu per favore? bilinguepergioco AT yahoo.com. Grazie,
      Letizia

      • Vivi says

        @Bilingue per Gioco, Si per favore, penso sia molto utile questo parere!
        Grazie del blog e di tutte le info 😉

  32. Saretta says

    Ciao a tutte!!!
    Io ho iscritto nostro figlio alla materna della Scuola Svizzera di Cadorago, fa parte della stesso gruppo di quella di Bergamo. Il piccolo inizierà l’anno prossimo ma abbiamo fatto diversi meeting informativi.Vicino abbiamo anche l’International School of Fino Mornasco e conosco persone che ne sono entusiaste!
    Motivo principale d’iscrizione per noi é la lingua tedesca: io lo parlo sono bilingue mio marito no, inoltre la nostra scelta é caduta sulla scuola svizzera in quanto penso che il tedesco sia meno conosciuto dell’inglese sebbene poi la scuola lo inserisca. La maggior parte degli alunni non ha nessun genitore che parli tedesco eppure i ragazzi hanno risultati brillanti :-)come succede anche in altre scuole straniere. Come costi calcolando extra pasti ecc non siamo lontani dai costi della IS, costa un poco meno. Penso che ogni scuola internazionale sia molto valida dipende sempre che esigenze uno abbia.mia madre frequentò l’IS perché mio nonno si spostava per lavoro quindi era più diffusa.Consiglio: seguite le vostre esigenze e l’impressione che si ha durante gli incontri conta molto.

  33. Flavia says

    Rispondo in merito all istituto San Carlo
    Ho avuto esperienza con due figli , nido, materna, elementari
    Ecco cosa penso: livello di marketing della scuola molto elevato e molto orientato alle mamme.
    Qualità’ dell’insegnante : puramente casuale, nel senso che l istituto garantisce l avanzamento del programma ma non un’ adeguata selezione delle insegnanti ne per competenze , ne per leadership, ne per esperienza.
    Inoltre è da segnalare che la scuola e ‘ fortemente lobbizzata e “sensibile” agli status delle famiglie e al lobbing delle madri.
    Flavia

  34. LAURA says

    Buonasera,
    avrei intenzione di iscrivere mia figlia alla scuola elementare bilingue di Monza (Play English). Pareri al riguardo? Grazie mille L

  35. Elena says

    Buona sera a tutte,
    sono mamma di un bambino di due anni e mezzo…che fra poco dovrà frequentare una qualche scuola (per ora dell’infanzia). Il mio desiderio è quello di permettergli di avere il meglio (come qualsiasi genitore)…e ho sempre pensato di mandarlo in scuola dove potesse imparare bene una lingua straniera. A Milano secondo voi qual è la migliore?

  36. Simona says

    Ciao a tutte,

    Qualcuno di voi ha notizie sulla Canadian School of Milan? ho saputo che a partire da quest’anno hanno anche la primary e la middle. Dal sito sembra che seguano l’ib sin dalla primary, pur se combinato con il curriculum canadese. L’approccio sarebbe quindi quello interdisciplinare di una scuola internazione con in piu’ anche il francese. Dovremmo andare a fare un colloquio conoscitivo per iscrivere mio figlio, ma mi sarebbe molto utile avere anche le vostre opinioni!

    grazie!!

  37. BB says

    Buongiorno a tutti.
    Ho letto con molto interesse tutti i vostri commenti.
    Ho due figli e tra non molto dovrò scegliere quale scuola elementare faranno. Al momento sono interessata per Milano alla BES e alla St. Louis.
    Vorrei chiedere se qualcuno può condividere qualche opinione o commento sulle due scuole per riuscire a capire quali sono le differenze.
    Grazie mille

  38. Elena verderio says

    Buongiorno, sto pensando di iscrivere mio figlio alla Bilingual School of Monza. La conoscete? Mi piace molto ma allo stesso tempo ho molte paure…
    X lui vorrei il meglio.. La scuola e’ costosa ma siamo disposti a fare parecchi sacrifici x garantirgli un presente ed un futuro sereno..
    Potete aiutarmi?

  39. says

    Per Luisa, per il rientro perchè non scegliere un Liceo pubblico (scientifico, classico o linguistico) che abbia addottato il programma Cambridge IGCSE?
    E’ il modo migliore per rientrare nella scuola italiana portandosi dietro e valorizzando l’esperienza fatta all’estero.
    Io ne ho scritto qui
    http://www.educazioneglobale.com/2013/11/licei-pubblici-italiani-cambridge-international/

    Ma sono sicura che se scrivi su un motore di ricerca Liceo Cambridge
    Milano trovi quelli nella tua città
    ciao
    Elisabetta C.

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