Papà Italo Serbo e famiglia bilingue

Un papà Italo Serbo cresce la sua bimba bilingue, e italo serba, a Milano. Anche per una lingua non diffusissima come il serbo ci sono mille strumenti e idee, basta avere tanto entusiamo e amore, sia per i bimbi che per la lingua e la cultura.

Ciao mi chiamo Dragoslav e ti scrivo dalla provincia di Milano. Ho saputo del tuo sito quasi per caso leggendo un articolo su Avvenire, ma appena ci sono entrato e l’ho visto un po’, mi è  piaciuto molto subito. Mi permetto di scriverti per sottoporti il mio caso e poter avere qualche consiglio
Sono nato e cresciuto a Milano da padre serbo e madre italiana. Ho sempre parlato tutte due lingue fin dalla nascita perchè a casa mia c’era una situazione particolare:
con mio padre  parlavo serbo, con mia madre italiano ma quando eravamo tutti e tre insieme, ad esempio a tavola, si parlava il serbo perchè mia mamma aveva vissuto un certo periodo a Belgrado e aveva impararato quella lingua molto bene (in questo senso è particolare perchè solitamente, almeno così ho letto, in casa prevale sempre, in caso di coppia mista, la lingua del paese in cui si vive). Mi reputo quindi un bilingue fin dalla nascita, parlo leggo e scrivo tutte e due le lingue, leggo i giornali, ho tanti amici serbi + tutti i viaggi che ho fatto fin da piccolo in Serbia (allora Jugoslavija), anche se devo riconoscere che l‘italiano è la lingua dominante, in quanto è quella con cui ho studiato, con cui lavoro e che, vivendo qui, uso con più frequenza.
Ho anche frequentato una scuola (allora jugoslava) che era stata istituita negli anni 80 per i figli di coloro che lavoravano “temporaneamente” qui in modo che non restassero indietro col programma jugoslavo; in realtà era una scuola sussidiaria dove chi entrava parlava già serbo. Infatti quando i miei mi hanno iscritto io già parlavo, lì ho imparato solo la grammatica, la storia, geografia ecc
Ora da due anni sono felicemente sposato con una ragazza italiana e abbiamo una figlia di 11 mesi. La mia speranza è appunto di farla diventare bilingue ma appunto le condizioni sono un po’ diverse. Io riesco a passare non molto tempo con mia figlia, prevalenetemente la sera, nei week end e quando è a casa dal nido per malattia (cosa che quest anno è successa spesso) visto che faccio un certo tipo di lavoro che mi rende più facile rispetto a mia moglie prendere giorni per la malattia della bimba. E ovviamente le parlo sempre in serbo. Mia moglie però non parla serbo, sta cercando di imparare e riesce a dire delle frasi che utiliiza anche con nostra figlia (anche se ho letto che forse non è corretto per il principio 1 genoitore 1 lingua) Ho comprato dei libri in lingua serba (tipo fiabe) che cerco di leggerle, anche se forse è ancora presto, le canto la sera delle canzoni e delle filastrocche che mi cantavano da bambino, quando parlo al telefono con mio padre o con i parenti della Serbia cerco di farlo con lei presente, frequentiamo amici serbi e abbiamo anche una chiesa serba vicino a noi, ma temo che non raggiungerà mai il mio grado di bilinguismo (io sarei felice anche meno). Spero di poterla portare presto anche in Serbia, appena farà la bella stagione anche questo aiuterà penso anche se non sono sicro se andremo con la stessa frequenza con la quale andavo io.   Ho letto un libro a proposito scritto da Elisabeth Deshays “Come favorire il bilinguismo dei bambini” in cui appunto nel capitolo “quando il padre è straniero” (che in un certo senso è il mio caso sia come famiglia di origine che attuale) diceva come in questo caso è molto difficile che il bambino diventi bilingue, un po’ per le ragioni che ho esposto sopra. Inoltre abbiamo dovuto mandarla al nido quasi dai sei mesi per motivi di lavoro e quindi sente prevalentemenete parlare italiano (io ero rimato a casa fino ai 4 anni perchè mia mamma i primi anni non lavorava e mio padre era molto più presente). Pensavo anche di installare se potrò, un’antenna parabolica per vedere e sentire i programmi in lingua serba, anche se per una bambina di 11 mesi è forse presto per la TV ed è anche magari  controproducente come mezzo educativo
Ti scrivo perchè volevo un tuo parere sulla mia situazione ed eventualmente qualche consiglio.
Ti ringrazio in anticipo per tutto quello che potrai suggerirmi ti chiedo scusa se ho abusato del tuo tempo con questa lunga lettera
Tanti saluti
Dragoslav, Ines e Sofija

 

Dragoslav,

La tua analisi è lucidissima, già utilizzi tutti gli strumenti e tua disposizione e sicuramente saprai utilizzare tutti gli strumenti che dovessero presentarsi in futuro, ce la stai evidentemente mettendo tutta e questo è quello che conta.

Ti do un paio di consigli, ma ridondanti. Cerca di essere molto preciso nel One Parent One Language, del resto credo che tu già lo sia. Se la mamma butta lì qualche frase in serbo non succede nulla, anzi mostra che questo è un progetto condiviso,  basta che non pretenda di parlare una lingua che non sa. Comunque brava! la mamma, sapessi quante persone si rifiutano di imparare la lingua del partenr a meno che non sia una lingua “importante”, e a volte anche quando lo è… Tu invece attieniti sempre al serbo.

Quando la bimba sarà più grande potrete pensare di farle fare dei periodi nella scuola serba o dei campi estivi in loco, ma c’è tempo per pensarci. La cosa importante è che tu mantieni alta la motivazione e l’amore per questa lingua e la vostra storia, sia come famiglia che come paese. Altre idee e strumenti, tipo riviste e ricette, li trovi anche in In che lingua giochiamo?

Infine non ho letto il libro della Deshays e non so esattamente cosa intendesse dire, però due cose sono certe e importanti. Ci sono diverse forme e diversi gradi di bilinguismo, noi pensiamo sempre al bilinguismo bilanciato, di chi parla “perfettamente” due lingue, ma questo è l’estremo più che la norma, un bilinguismo con lingua dominante op addirittura passivo sono comunque traguardi importanti, sia perchè comportano grandi benefici nello sviluppo celebrale e linguistico del bambino, sia dal punto di vista, non secondario, dell’identità. Seconda cosa, magari tutti i papà ci mettessero l’impegno che ci metti tu! Purtroppo non è così…

Ultimissima considerazione, non so come siano le università serbe, nè so se la tua bambina vorrà fare l’università, ma visto che quella Italiana va sempre peggio, non si sa mai… tienile la porta aperta…

Mi mandi per favore una bibliografia in serbo, libri e autori per bambini? Aggiungo con piacere alle lingue che già riporto.

Ciao,

L.

Illustrazione, da un giornale serbo degli anni ’70, di 50watts

Related Posts with Thumbnails

Comments

  1. says

    Sarò banale ma mi emoziono sempre quando leggo esperienze simili.
    Vorrei a mia volta – e nel mio piccolo – rassicurare questo papà e chiunque si trovi in una situazione simile.
    Pensiamo al dialetto, io non lo parlo perchè nel 98% dei casi non ne ho l’esigenza, per certi versi potrei definirmi una “bilingue passiva” (ho fatto riferimento al dialetto ma potrei riportare lo stesso discorso in merito al francese), eppure quando mi sono trovata in situazioni di necessità cogente, il cervello si è attivato e tutto è venuto fuori (come dicevo, idem per l’esperienza che mi ha portato a prendere una laurea triennale a Nizza).
    Non sminuire le ore che passi con lei parlando serbo, al contrario, continua così con sempre maggiore entusiasmo!

  2. Dragoslav says

    Grazie tante dell’appoggio e per i Vostri consigli.
    Appena posso mando una bibliografia in serbo

  3. says

    Salve,

    ho scoperto questo sito qualche giorno fa, con il passaparola (me ne ha parlato una coppia di genitori italiani che sta cercando di insegnare il loro figlio di 2 anni l’inglese e l’italiano) e finalmente non mi sento più sola nel mio impegno di far crescere una figlia bilingue in Italia.

    Il mio “caso” è simile a quello di Dragoslav, con differenza che mio marito è italiano, io serba, nata e cresciuta in Serbia, in Italia da 14 anni. Nel 2007 abbiamo avuto una bambina ed io, dall’inizio, le ho parlato esclusivamente in serbo (con mio marito, invece, in italiano, perché lui non ha mai voluto imparare il serbo, considerandolo come una lingua “non importante”).

    All’età di 8 mesi la bambina ha cominciato a frequentare l’asilo nido e a parlare molto presto, ma esclusivamente in italiano, nonostante io passasi la maggior parte del tempo libero con lei parlandole sempre in serbo. Capiva tutto, ma mi rispondeva sempre in italiano. Siccome dalla nascita la porto spesso in Serbia, mi sono “attrezzata” con tantissimi libri, cartoni animati, CD e DVD, ma non c’è stato nulla da fare: sembrava rifiutasse il serbo. Fino ai 3 anni non ha spiccicato una parola in serbo, ne con me, ne con i miei genitori, parenti, amici che frequentavamo in Serbia. Poi un giorno, mentre stavamo in Serbia, ha voluto giocare con un gruppo di bambini e, in quell’occasione, non solo ha detto qualche parola, ma ha cominciato a costruire le frasi intere! Non sapevo se essere contenta o arrabbiata, perché con me non l’aveva mai fatto prima.

    Comunque sia, da allora parla in serbo con tutti (anche con me) quando stiamo in Serbia. Da un paio d’anni, ogni volta che andiamo in Serbia (e sono periodi di 2-3 settimane durante l’anno e 2 mesi d’estate), la faccio frequentare per 4 ore al giorno un piccolo asilo nido/scuola dell’infanzia per giocare, conoscere il cibo, le usanze, imparare meglio la lingua… e lei ci va più che volentieri. Ma appena torniamo in Italia, dopo un po’ fa lo “switch” e ricomincia a parlarmi in italiano. Quando le chiedo perché non continua a parlare con me in serbo anche quando stiamo in Italia, lei mi risponde che in Italia si parla l’italiano e in Serbia il serbo e che lei parlerà il serbo solo in Serbia e che anche io dovevo fare come lei. Me lo ripete da quando aveva 4 anni e adesso ne ha quasi 6.

    Di fronte alla sua ultima dichiarazione del genere (che mi lascia sempre un po’ il senso di delusione e fallimento) di qualche settimana fa, ho deciso di fare una prova: le ho proposto che, se continuava a parlare con me in serbo, dopo un tot di giorni l’avrei premiata con una piccola cosa (tipo gli sticker). Per adesso funziona bene, ma trovo questo metodo sbagliato. Mi piacerebbe poterla stimolare in un altro modo, senza dover usare premi materiali.

    Inoltre, ho un altro dubbio: la bambina a settembre andrà in prima. Sa quasi tutte le lettere dell’alfabeto italiano e cerca di imparare a leggere da sola. Noi la stimoliamo, ma al livello di gioco. Il problema è che, da quando frequenta il nido serbo, sta nel gruppo dei grandi che, come lei, stanno imparando per gioco a scrivere e leggere, ma in cirillico. In Serbia si usa in ugual misura sia l’alfabeto cirillico che quello latino (che però è un po’ diverso da quello italiano). Lei, forse, si sente esclusa da un gioco e ne rimane male, e per questo ora vuole impararlo. Ogni volta che leggiamo i libri in serbo (che sono al 90% in cirillico), lei si impegna a riconoscere le lettere. Vorrei approffittare di questo suo interesse e insegnarle il cirillco contemporaneamente con l’alfabeto italiano, ma poi resta sempre il latino serbo, che non so se lasciare per dopo o farlo prima… o fare uno solo alla volta? Gradirei un suo consiglio al riguardo. Grazie.

    Ivana

    • Bilingue Per Gioco says

      Non ho idea di che consigli dare sulla lettoscrittura in Serbo e quale alfabeto introdurre prima. Sul parlato invece, non so quanto potranno andare avanti gli sticker. Un’opzione è dire questa è la mia lingua, la lingua del cuore e della mia infanzia, e questa è la lingua che parlo con te, punto. Discorso diverso chiedere alla bambina di parlare Serbo, io non credo insisterei troppo, soprattutto se comunque lo fa ogni volta che trona in Serbia, ma è una scelta assolutamente personale, ogni genitore sceglie la sua tattica.
      L.

    • Dragoslav says

      Ciao Ivana,
      sono contento innanzitutto di leggere la tua mail; mi sento meno solo anche io ora
      Voglio solo dirti alcune cose
      Non scoraggiarti perchè comunque da ciò che ho letto la bambina sta crescendo bilingue; il fatto che si rifiuta di parlare il serbo non significa che non lo sappia, ma che forse deve scattare qualcosa per cui possa sentire amore verso la “nostra” lingua (delle belle esperienze, vacanze almeno per me è stato così)
      Personalmente sono contrario al metodo degli sticker, proprio perchè penso che debba avere altri stimoli più “naurali” per amare una lingua
      Mia figlia ora per esempio ha quasi 3 anni e anche lei usa più spesso l’italiano però per esempio se io le parlo in serbo mi risponde in serbo e adesso inizia anche a cantare delle canzoni che le ho insegnato e che le ho fatto ascoltare (per esempio “deda mraze deda mraze ne skreci sa staze” ecc)
      Pensa che l’altro giorno sono a prenderla al nido e le ho detto in serbo che dovevamo andare a casa e lei lo ha detto (in italiano) alla maestra che era lì di turno e questa e rimasta stupita che fosse già in grado di traduure addirittura non solo di capire; sono questi piccoli episodi che devono darci coraggio e farci capire che forse con persereveranza, ma senza forzare la mano, ce la posiano fare
      Per quanto riguarda il cirillico posso dirti che io l’ho imparato quasi subito dopo aver imparato a leggere sia tramite l’aiuto di mio padre che mi aveva comprato un libro apposta che era in commercio negli anni 80 (forse lo conosci “Moja prva knjiga) sia giocando; ad esempio quando andavamo a Belgrado uno dei modi era cercare di leggere i nomi delle vie (le nostre ulice)
      Un ultima cosa: non so dove abiti ma se se vivi tra le province di Milano-Monza-Lecco-Como o perlomeno in Lombardia noi abbiamo una chiesa ortodossa serba a Carate Brianza dove tra le altre cose stiamo organizzando un’attività di catechismo ortodosso in cui però venga insegnata anche lingua e cultura serba
      Se pela cosa ti può interessare, fammi sapere che ti do tutti i riferimenti anche perchè più siamo meglio è
      Saluti
      Dragoslav

Leave a Reply