How exotic! An Italo Australian mum in Indonesia

Letter in English, from Italo Australian mum, risposta in Italiano. Un post veramente bilingue.

Dear Letizia,
May I commend you on your excellent input. I truly look forward to your updates and read them religiously.
I feel like I am at a crossroads at the moment and I’d really appreciate your thoughts on the current situation my family and I find ourselves in.
Firstly, a bit of background. I am an Italo-Australian, which means that my mother and father were Italian born and migrated to Australia when they were 12 and 22 respectively. I was born in Australia but I grew up speaking both my parents’ dialects fluently. Therefore I would consider the two regional dialects and English to be my mother tongues. I learnt Italian throughout school and also studied it at university. I am currently back at university doing a linguistics degree (“for fun”) and as part of that degree I am studying Italian. My two main motivations for this is to (1) support the choice I made to raise my children (5 & 3 years old) bilingually (English-Italian) and (2) professional interests as I am an occupational therapist with a neurological specialisation.
Since my children were born, I have never lived in the same country or city as my family. Therefore raising the children bilingually has been my sole responsibility. I have found it arduous and I regularly question “why am I bothering to do this?”. My decision to raise my children bilingually came as a great surprise even to me. When my first child was born, I had an innate desire to talk to him, nurture him and sing to him in my mother’s dialect, primarily. Sadly the dialect is of no use to anyone except my toothless pro-zii in Italy who still speak our dialect regularly in the village where my mother was born and raised. So I made a conscious decision to try and speak to my first born in Italian as it was culturally the closest to my dialect and clearly linked to our family heritage. The only complication was that I spoke Italian poorly. I’ll admit that my comprehension is very good but I had no idea about “parco giochi”, “l’altalena” etc and spent a great deal of time and money resourcing/equipping myself with infant-appropriate language. I found out about La Pimpa and Barbapapa` and slowly built up a great big stack of resources. When my second child was born I had a bit of a jelly brain but eventually spoke to the children most of the time in my garbled Italian when their dad wasn’t around. When dad is around, we generally defer to English if he is involved directly in the conversations.
I set up an Italian playgroup when we were still living in Australia but we are now living in West Java, Indonesia and there is not an Italian speaker in sight! My husband and I both have a long history with Indonesia prior to the children’s birth and we both speak Indonesian. We lived in Borneo for a year when the children were 3 and 1 years old and we now find ourselves back in Indonesia…and here is my problem. The children are now 5 ½ and 3 ½ years old and attend an International school. The language of instruction is in English but apart from school they are totally immersed in Indonesian. On the one hand I am delighted, as it is an important language and culture to me but on the other hand the less time they have with me means that their Italian is falling by the way side. We still read books together and watch Italian shows etc but as they get to this critical developmental age, their language level is not keeping up with their expressive needs and they opt for English or even Bahasa (Indonesian) and even worse, start saying they don’t understand me when I talk to them and ask me to speak in English.
I guess this letter is just a long way of asking, how much do I continue to push and pursue my original choice to raise the children in Italian and English. The onus is fully mine and I will either need to start cutting back after-school play time with friends to set up dedicated “Italian” time or I feel that their Italian language skills will just whittle away slowly (whilst their Bahasa blooms).
I never wanted to force/coerce/insist on the children speaking to me in Italian but I can see that without my insistence it may be impossible to raise them bilingually.
I sincerely appreciate you taking the time to read this and would love to hear your comments or the comments of any other parents who may have been through a similar experience.
Cari saluti,
Jo

Josephine,

I’ll answer in Italian given that you understand it and obviously always read what I write in italian.

Per prima cosa, devo precisare due cose. 1) Mi scuso tanto per averci messo molto tempo a risponderti, davvero, la tua lettera è molto bella, affascinante direi. Le esperienze che racconti sono a tratti incredibili, non è certo per mancanza di interesse che non ti ho risposto prima. Seconda cosa, ti do un parere perchè me lo chiedi, ma è solo un punto di vista, non ci sono risposte giuste o sbagliate, non sento di poterti dire cos’è meglio, posso solo condividere qualche idea.

Fatte le dovute premesse, cosa ne penso? Io penso che il tuo desiderio di trasmettere la tua storia e cultura sia potente, e un desiderio così forte non può essere ignorato. Ovviamente non è la lingua l’elemente discriminante, è l’identità, la cultura che i tuoi genitori ti hanno trasmesso. Forse altri potrebbero mettere in discussione la tua scelta di trasmettere l’Italiano, che tu stessa vivi come una lingua straniera, invece che il dialetto, la tua vera lingua madre. Ci sono argomenti a favore di entrambe le posizioni, se tu hai deciso che il dialetto era troppo restrittivo, anche perchè per l’Italiano giustamente si trovano molti strumenti e materiali di supporto, bene così.

Io credo che se tu ora abbandonassi questo progetto lo vivresti come un fallimento, una negazione di te stessa. I tuoi bambini prima o poi forse giungerebbero alla stessa conclusione, ma quando non è dato sapere.

Il mio parere quindi è di andare avanti, continuare a fare tutto ciò che ti senti di fare, ma senza farci una malattia, senza far diventare la lingua un peso per te o i bambini.

I tuoi bambini sono già bilingui, anzi trilingui. Realisticamente parlando è improbabile che siano trilingui bilanciati, che il loro Italiano continui a svilupparsi con la stessa velocità delle altre lingue. Accetta questa cosa come una cosa normale e vai avanti. Continua a parlare loro in Italiano, a leggere libri in Italiano, ascoltare musica e guardare DVD o altro in Italiano (anche col papà presente, basta mettere i sottotitoli). Non trascurare altri aspetti, primo tra tutti la cucina. Continua a cucinare italiano, la cucina Italiana ha stregato più di un cuore, per i tuoi figli potrebbe essere il legame profondo con la propria mamma e la propria storia. Ascolta musica Italiana, abbiamo già visto come una canzone sia stata all’origine del bilinguismo di un’intera famiglia, e come la musica che cantava la mamma facendo le pulizie (o cucinando) sia rimasta nel cuore (e la lingua) di ragazze ormai cresciute. Vai avanti serena, l’importante è che ti capiscano, il bilinguismo passivo è bilinguismo.

Certo, cosa fare quando ti dicono che non ti capiscono, eh questa è una domanda difficile. Secondo me solo tu puoi valutare cosa è meglio, devi considerare se ti hanno capito o meno, ma anche come i bambini vivrebbero un tuo rifiuto. Io direi di non mollare a priori, molto probabilmente ti capiscono, ma poi ripeto sono valutazioni che solo tu puoi fare.

Infine, so che vivi dall’altro lato del pianeta e non ci sono Italiani in vista, ma è necessario fare in modo che altri italiani entrino nella vita dei tuoi bambini. Non è facile, but where there’s a will there’s a way… Sicuramente ti consiglio di cominciare a pianificare una bella vacanza in Italia, quando potrete, magari facendo frequentare ai bambini anche un po’ di scuola Italiana. So che si può fare, tanto tempo fa avevo anche trovato un articolo che parlava di bambini italo-australiani ospitati per un paio di mesi in una scuola elementare Italiana, purtroppo non lo trovo più, ma si può fare sicuramente. Se anche poteste fare una simile vacanza solo tra due o tre anni, poco importa, pianificatela, in questo modo l’Italia, la prospettiva del viaggio, entrerà a far parte della vostra vita quoitidiana motivandovi tutti (occhio a non creare aspettative irrealistiche, l’Italia non è il paese dei sogni… evitate le delusioni…)

Altre idee, trovare persone con cui fare delle conversazioni su skype. Un po’ come degli amici di penna (più avanti potrebbero venire anche quelli), ma su skype. Non ti viene in mente nessuno? Pensaci un po’… alla peggio possiamo provare noi, anche a me farebbe piacere far parlare mio figlio con dei bimbi che vivono in Indonesia. Come dire su un altro universo…

Infine, se hai modo cerca di far entrare la radioweb in italiano nella tua vita, ti aiuterà molto a mantenere la lingua fresca.

Spero di averti dato almeno qualche idea, ti prego fammi sapere come procede.

Ciao,

Letizia

 

Immagine da 50 watts

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Comments

  1. Agnese says

    Davvero un’esperienza interessante e straordinaria!

    Anch’io mi sento di consigliare quanto gia’ scritto da Letizia, soprattutto per quanto riguarda l’interazione con altre sorgenti di lingua italiana (radio sul web, canzoni, skype, altri italiani…).
    La lingua e’ uno strumento per comunicare e, se i bambini non ne vedono il bisogno effettivo, non si sentiranno mai obbligati ad usarla. Un adulto puo’ fare uno sforzo di volonta’ e mettersi a studiare, un bambino questa forza non la possiede ancora.
    I tuoi figli capiscono che tu comunichi perfettamente in Inglese e, probabilmente, ora che non sono piu’ piccolissimi e per loro l’Inglese e’ una lingua che padroneggiano meglio rispetto all’Italiano, non vedono il motivo di parlarti in Italiano.
    Probabilmente (ma correggimi se sbaglio) loro avvertono che anche per te l’Italiano non e’ la lingua in cui riesci ad esprimere totalmente i tuoi piu’ intimi pensieri, per cui rimane loro oltremodo difficile capire il perche’ tu senta necessario continuare con loro a parlarlo.
    Per mia esperienza i bambini sono molto sensibili per queste cose. I miei figli parlano bene italiano (finora, poi chissa’, sono piu’ piccoli dei tuoi) solo perche’ passano con me molto tempo e perche’ io mi esprimo bene SOLO in italiano: non c’e’ nessuna altra lingua che io padroneggi allo stesso modo e che mi permetta la stessa precisione e raffinatezza nell’espressione di me.

    A mio avviso se per te e’ importante che loro imparino a parlare italiano (o almeno lo capiscano) e’ giusto che tu continui, ma cercando di non imporglielo e di pianificare la vostra vita in modo da portarvi dentro un po’ d’Italia e di Italiani.
    Hai ancora parenti (anche anziani) in Italia? Magari prima o poi potresti andare con la famiglia a trovarli, per conoscere meglio le vostre origini. E perche’ non usare anche il dialetto ogni tanto, se per te e’ piu’ evocativo? Io non parlo mai in dialetto ai miei figli, ma loro sentono quando parlo con mia madre e ogni tanto con lei improvvisano frasi in dialetto. Quando racconto degli episodi della mia infanzia capita che racconti cosa diceva mia nonna e allora riporto le frasi in dialetto, come le ho sentite, magari spiegando le parole che possono risultare oscure, ma non riesco a riportare l’episodio totalmente in Italiano con la stessa forza che ha per me usando anche il dialetto…
    Inoltre, se usassi di tanto in tanto il dialetto (quando te la senti) forse avvertirebbero maggiormente il tuo coinvolgimento emotivo e sarebbero piu’ invogliati ad ascoltare e a parlarti.

    Ti auguro che le cose procedano sempre senza intoppi e, se proprio al momento l’italiano come lingua non dovesse andare, non scoraggiarti, a mio avviso i tuoi sforzi difficilmente andranno perduti.

  2. says

    Dear Josephine,

    Sono completamente d’accordo con quello che ha detto Letizia: “continua a fare tutto ciò che ti senti di fare, ma senza farci una malattia, senza far diventare la lingua un peso per te o i bambini”. A mio parere, nessuno e’ bilingue (o trilingue) perfettamente bilanciato, ed essere “un po” bilingue e’ meglio che essere completamente monolingua. Spesso si pensa che sia inutile continuare se non si puo’ raggiungere la perfezione, ma in questo caso quel tipo di pensiero non aiuta, si puo’ raggiungere qualcosa in piu’, e quello e’ cio’ che conta. Crescere un figlio bilingue dove una delle lingue e’ praticamente assente e’ difficile, ma e’ possibile. Ti consiglierei di leggere “Raising Bilingual-Biliterate children in monolingual cultures” (by S. J. Caldas), dove penso ti riconoscerai e magari troverai forza per continuare.

  3. Flavia says

    Un post interessante! Approfitto per chiedere a Letizia una cosa che volevo chiederle da tempo, approfittando di quanto scrive Josephine: non hai mai pensato di “equipping us with infant-appropriate language” ? Io sto cercando di ritagliare ogni giorno degli spazi di inglese (che non parlo affatto bene) per me e per il piccoletto, ma il mio problema è proprio il fatto che mi manca un bagaglio espressivo adatto e non scolastico per comunicare con lui… sto cercando di mettere da parte un po’ di espressioni infant-appropriate, ma il lavoro è lungo e non so quanto efficace. Sarebbe molto bello avere una base da cui partire! Che poi, a voler strafare, si potrebbe fare con l’aiuto di tutti i tuoi lettori, in un gran numero di lingue. Ovvio, non sarebbe che un punto di partenza e uno spunto su cui lavorare, ma per molti credo potrebbe essere di grande aiuto!

  4. Josephine says

    Thank you Letiza, for all your wise insights. What a shame I cannot sit down and have a cup of tea and una bella chiacchierata with you! There is so much i would love to be able to discuss. It has certainly given me food for thought. Agnese, Marco and Flavia, I really appreciate that you have all taken the time to write. I will reflect on what you have written and decide how to proceed. Vi tengo informato :-)

    Agnese, thank you for your advice. Perhaps I will need to change tack. I frequently insert dialectical colloquialisms when I speak with my children. It seems to flow a lot easier when it is your mother tongue 😉 and when I cannot find the right word in Italian. I know that the use of dialect is sometimes frowned upon in Italy but it helps me keep the flow when I am talking.

    Marco, many thanks also to you for the book recommendation. Caldas sounds like an interesting author. And for those of you in far away places may I highly recommend the use of http://www.bookdepository.co.uk I buy Italian novels and obviously children’s books in Italian and I find they are extremely reliable. And what’s more POSTAGE IS FREE – even here in Indonesia! Unlike Amazon though, you really need to know exactly what you are looking for.

    Flavia, what a great idea you have – to compile child-appopriate language language lists. It really helps to support the nurturing of young children esp in the very years. When my first born was young, I used the children’s English-Italian picture dictionaries to skill myself up! Unfortunately some editions are not always correct as they are mass produced in numerous languages and not as well edited as they could be.

    Thanks again to you all for your support and encouragement. It really does make a great difference to me and re-energises me to forge ahead!

    • Bilingue Per Gioco says

      Josephine,
      per quanto riguarda l’uso del dialetto, secondo me ti fai troppi ma troppi scrupoli, è la tua lingua, parlala ma quanto ti pare, i tuoi genitori l’hanno usata con te e ti hanno comunicato tante cose con questa lingua, lo stesso puoi fare tu con i tuoi figli. A questo proposito so che Marco si è morso la lingua nel risponderti, Marco è linguista e l’idea che le persone abbandonino la proprio lingua madre (lingua o dialetto che sia) lo affrange, chissà se vuole condividere qualche altro pensiero sul tema…
      L.

      • Josephine says

        My apologies Letizia, perhaps I did not explain myself clearly enough. Although I have chosen to speak to my children in Italian, I certainly do not avoid or shy away from using our dialect with them; it is more a case that it is “sprinkled” into our conversations. Molisano is part of who I am and who they are as well. The choice to speak to them in “proper” Italian was more of a pragmatic one, one that linked them to their heritage and enabled me to tap in to more easilt accesible resources.
        I would love to know if there is anyone else out there in a similar situation?? Perhaps Marco has some further insights? I would love to read more about the socio-linguistic issues relating to language/identity/culture of migrants etc if anyone has any recommendations…

  5. Anna C. says

    Dear Josephine,
    Oggi per caso sono capitata su questo post vecchio di due anni e mi incuriosisce sapere come sta procedendo il tuo progetto.
    Ciao
    Anna

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