Scuola Innovazione Futuro

 

Iniziamo con un’immagine forte. Immaginiamo un poveraccio, malatissimo, che dal suo letto di dolore guarda con stanchezza e un ultimo barlume di speranza il medico venuto a curarlo.

Medico: “Il problema è che lei ha mal di pancia”
Malato (flebilmente): “lo so”
Medico: “e respira male e ha il battito irregolare”
Malato (flebilmente): “lo so”
Medico: “e non trattiene i liquidi… ”
Malato (un sussurro): “lo so”
Medico: “e ha una spirulattera perforata”
Malato: “…” (sguardo perplesso)
Medico: “non sappiamo cos’è…”
Malato: “…” (sguardo interrogativo)
Medico: “…ma sappiamo che non abbiamo una cura per la sua malattia”
Malato (con un ultimo sussulto di energia): “e porcocane ditelo subito! questo è il problema! che non avete la cura!” (trattasi di infermo veneto)

Ecco, a questo mi assomigliano tutte le attuali discussioni sulla scuola Italiana. Un elenco di sintomi. Di cure nemmeno l’ombra. Vanno piuttosto per la maggiore soluzioni che assomigliano molto all’eutanasia, ma non entriamo in polemica…

Il vero problema della scuola Italiana non è che manca la carta igienica e i tetti ti cascano in testa e gli insegnanti non sanno più a che santo votarsi. Il vero problema è che non si vede la luce in fondo al tunnel, non si percepisce un barlume di speranza, non si capisce chi o che cosa potrà traghettare la scuola Italiana fuori da questa stagnazione.

La scuola Italiana non è l’unica ad attraversare un momento di crisi. Tutte le scuole del mondo sono in una fase di transizione, verso cosa non si sa bene, ma in tutti i paesi si è capito che la scuola così com’è strutturata non va più bene, non è più adatta a rispondere alle esigenze della società, dei bambini, del futuro.

Possibile che tante scuole diverse, tanti modelli diversi, e non ce n’è uno che vada bene? Non mi risulta, correggetemi se sbaglio. Di certo tutti i paesi occidentali si stanno interrogando su come cambiare il proprio sistema scolastico. Perchè?

Semplice, perchè il mondo è cambiato molto in fretta negli ultimi 40 anni, ovunque. Nessun sistema scolastico è riuscito a tenere il passo con questo cambiamento.

Visti in questa prospettiva i problemi della scuola Italiana sono risibili…

E’ come se il malato terminale di spirulattera perforata si mettesse ad invidiare il malato terminale di spirulattera infiammata. Sempre malati terminali sono… L’obiettivo non è morire più lentamente, è guarire!

In altri paesi se ne sono resi conto, per dirla con Sir Ken Robinson hanno capito che “what is needed in education is a revolution, not an evolution“, nel settore dell’educazione serve una rivoluzione, non un cambiamento. Non un’evoluzione, un miglioramento a piccoli passi. Qualcosa di radicale, un cambiamento di prospettiva. Non cercare di modificare ciò che abbiamo oggi perchè sia adatto a ciò che vorremmo domani, ma ridisegnare da capo, da un foglio bianco, ciò che servirà domani, e dopodomani, per quel che ci è dato intuire.

Non è che all’estero abbiano capito che serve la Revolution e l’abbiano fatta in quattro e quattr’otto e siano a cavallo. Una rivoluzione è un processo faticosissimo… Però ci sono dei focolai rivoluzionari. Che siano organizzazioni, think tanks, associazioni o quello che è, ci sono persone, gruppi di persone, network di persone che stanno facendo delle piccole ricoluzioni, che prima o poi confluiranno in una vera rivoluzione, e prima o poi il cambiamento accadrà. Non è dato sapere se sarà in tempo utile per tuo figlio, ma almeno come società si vede una debole lucina alla fine del tunnel. Penso soprattutto all’Inghilterra (con Innovation Unit e RSA per esempio), la Spagna (con il Global Education Forum), gli Stati Uniti ovviamente (con una miriade di progetti, tra cui spicca TED per la capacità di diffondere idee), la Svizzera (con la sua scuola in movimento).

In Italia il vuoto assoluto. Continuiamo a girare intorno ai problemi come i medici che si affacendano intorno all’ammalato fingendosi impegnati ma senza avere la più pallida idea di cosa fare. Al di là dei soliti slogan, chi ha un’idea veramente originale da proporre? O ancora peggio, chi ha il coraggio di proporre un’idea veramente originale? Sono due problemi diversi…

Di idee originali ce ne sono poche per problemi strutturali (che sono gli stessi dovunque, non solo in Italia, sia chiaro):

  1. chi si occupa di scuola è talmente focalizzato sul modus operandi attuale da non riuscire nemmeno ad immaginare un modello completamente diverso
  2. chi si occupa di scuola non ha esperienza del mondo “là fuori”, non ha esperienza diretta del mondo del lavoro, delle sfide che esso pone e delle incredibili risorse che ha da mettere a disposizione, perchè sia chiaro, nessuno dice che non esistono realtà lavorative adatte al futuro, esistono eccome, l’innovazione è possibile, è realtà, ma non ha minimamente scalfito il settore dell’educazione
  3. chi avrebbe le competenze e le idee per innovare la scuola ha anche l’intelligenza per capire che forse conviene dedicarsi ad altri settori

E così andiamo avanti senza idee… Io sto seguendo questo dibattito da un po’, e le uniche idee che sento proporre sono: homeschooling, scuola Montessoriana, scuola Steineriana. Tre modelli che sicuramente hanno dei benefici, possono essere un’alternativa, ma l’innovazione è un’altra cosa… Io sono costantemente senza parole di fronte al genio e la modernità di Maria Montessori, sia chiaro, ma pensare che il massimo che si possa ottenere sia mettere in pratica un modello suggerito un secolo fa mi deprime… Maria Montessori ci ha lasciato tantissimi insegnamenti rivoluzionari, ha cambiato lo sguardo sul bambino, il suo approccio dovrebbe essere la base di partenza, non il punto di arrivo di una rivoluzione della scuola.

Il punto di arrivo dovrebbe essere una scuola in costante evoluzione, l’epoca dei dogmi è finita, il mondo cambia, la scuola deve essere in grado di cambiare, di aggiornarsi in continuazione, di migliorare giorno dopo giorno, non a colpi di riforme. Una scuola fatta da insegnanti motivati, e disposti a lavorare un sacco ma con soddisfazione. E gli insegnanti motivati sono come tutti i lavoratori motivati, sono persone responsabilizzate, a cui si danno fiducia e risorse, e a cui poi si chiede conto del loro operato (ma in un paese in cui non si sanno motivare nemmeno i manager, come possiamo motivare gli insegnanti?). Sono insegnanti che guardano al bambino nella sua interezza (avessi visto una scuola che non dica di farlo, poi tutti mezzo lobotomizzati a ripetere capitoli a memoria…), che hanno come primo obiettivo lo sviluppo delle caratteristiche personali del bambino, fare del bambino un uomo, o una donna. Nella scuola del futuro si capisce prima di tutto il presente, si cerca di coltivare la naturale creatività del bambino per trasformarla in talento. Ci si mette in discussione, costantemente ogni giorno. Nella scuola del futuro si sbaglia, altrochè se si sbaglia. Ma si impara dagli sbagli. Nella scuola del futuro si fa un percorso insieme, si riconosce a valorizza ogni singolo individuo, insegnante, bambino o genitore che sia, ognuno nel suo ruolo certo, ma insieme. Nella scuola del futuro i bambini imparano perchè imparare è divertente, perchè la vita è interessante, perchè le loro passioni vengono riconosciute, coltivate, incanalate. La scuola del futuro è diversa per ogni bambino.

Tutto ciò è fattibilissimo, viene già fatto, in vari contesti e in alcune, pochissime, scuole altamente innovative. Nei covi dei rivoluzionari per intenderci…

Noi in Italia ancora diamo per scontato che a scuola i bambini si siedono al banco, ascoltano la mestra, poi fanno gli esercizi e i compiti. Possiamo discutere di se e quali e quanti esercizi, se e quante ore di Inglese fare, quante maestre avere etc, ma diamo completamente per scontate tutte queste premesse assolutamente datate. Bisogna urgentemente darsi una scrollata e cambiare unto di vista. Guardare avanti, pensare l’impossibile, azzardare.

Ma chi la realizzerà questa scuola in Italia? Non le istituzioni, questo è sicuro.

Questa è l’unica vera domanda urgente a mio parere. Chi è in grado di far partire una rivoluzione della scuola in Italia? Chi creerà questi focolai? Chi? Potranno solo essere delle iniziative private. Purtroppo. Lo dico con tristezza ma io davvero non vedo alternativa.

Non importa cosa, dove, perchè, come, quando, quanto, in che modo, con quante ore alla settimana di Inglese o di arte?

No.

Chi?

Vi lascio con questa domanda, e con un video (in Inglese) che seminerà sconcerto, entusiamo, voglia di cambiare, radicalmente.

Fatemi sapere cosa ne pensate di tutto ciò per favore.

P.S.

Ho visto che quest’articolo è molto letto ma poco commentato, mi sa che ha spaventato un po’…. Così ho cambiato l’immagine, meno battagliera, e un po’ anche il titolo. Il concetto rimane lo stesso, la scuola necessita di una rivoluzione, ma state tranquilli, le rivoluzioni si fanno con le idee rivoluzionarie.

Immagine di wfryer

Questo è solo il primo post dedicato alla scuola nella Giornata di Blogging sulla Scuola Italiana (e non), 12 Aprile 2011, a seguire le vostre storie…

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