Le mamme francesi sono più donne delle mamme italiane?

E’ questa la domanda constatazione di una mamma francese che vive in italia

Cara Letizia,
Con un’amica italiana (sono francese) abbiamo deciso di aprire un centro estivo in un lido tra Roma e Napoli. Quest’esperienza è stata una vera e propria sfida perché abbiamo dovuto fare capire ai genitori che non offrivamo baby sitting ma tutta la nostra esperienza e professionalità rispettivamente di animatrice e educatrice di nido.
Confesso che io in quanto francese ho avuto difficoltà all’inizio nel relazionarmi con i bimbi italiani perché anche se l’Italia e la Francia sono cugine, sussistono numerose differenze culturali soprattutto in ambito pedagogico.
L’aspetto che mi piace di più dell’approccio italiano è il “bimbo-centrismo” ovvero la grande considerazione che viene loro riservata insieme al rispetto e alle innumerevoli attenzioni. Mai in Francia, la gente mi ferma per chiedermi come si chiama mia figlia o per fare due chiacchiere con lei! Ho l’impressione che in Francia ci sia meno spontaneità con i bimbi. Tuttavia, posso anche dire che in Italia mi sembra che ogni tanto il bambino sia trattato proprio come un re e che le mamme si annullino in funzione dei loro figli. Perciò, al centro estivo non sapevo troppo come reagire con i bimbi quando ad esempio non usavano “grazie” o “per favore” e quando dicevano “voglio fare questo o quest’altro”. Perché in Francia, siamo molto pignoli, forse un po’ troppo, sulle regole del vivere comune.
Per quanto riguarda le mamme italiane e la loro relazione con i propri figli, non oso dire alle mie amiche italiane che in Francia, le mamme sono più “libere”. Dico “libere” perché si sono conquistate la loro libertà in quanto donne. Dicono che possono fare le mamme pure uscendo con le amiche, lasciando i figli dai nonni o alla babysitter. Questo, mi dirai, lo fanno pure le mamme italiane. E’ vero però se penso alle mie amiche italiane, lo fanno ma sempre con un intenso senso di colpevolezza.
Insomma, ho l’impressione, quando penso a mia madre e a come siamo state cresciute, che in Francia, la madre è soprattutto una donna-mamma mentre in Italia è di più una mamma-donna.
Vorrei sapere ciò che ne pensi tu, ti ringrazio
Emma

 

Emma,

non so neanche io cosa pensare. Sono d’accordo, ma credo che questi siano appunto retaggi culturali, ci cresci insieme, ti vengono inculcati in maniera implicita, e poi quando diventi mamma fai fatica a scrollarteli di dosso.

la mamma italiana è prima mamma e poi donna. E sì, ho notato anche io che le mamme francesi sono più rilassate, più sportive, e non per questo meno mamme, anzi devo dire sono mamme in un modo simpatico. Non avevo fatto caso al fattore buona educazione nella cultura francese in tutta sincerità, ma che le mamme italiane facciano fatica ad essere ferme con i propri figli è vero, e anche drammatico, perchè sta creando generazioni di bambini che crescono convinti di essere il centro dell’universo e destinati poi a scontrarsi con l’amara realtà…

Io devo essere sincera sono una mamma italiana, ma razionalizzo. La mia cultura è quella italiana, che mi porta a preoccuparmi sempre molto di mio figlio e a mettere le sue esigenze davanti alle mie, devo anche dire però che a questo riguardo io sono convinta che sia una fase, per molto tempo ho fatto quello che volevo, e me lo sono goduta parecchio per fortuna. Nei primi anni di vita del bambino ho sentito che era il tempo di dedicarsi a lui, e all’altro bambino (Bilingue per Gioco), ma sento che cominciamo ad uscire dalla fase totalizzante e posso ricominciare a pensare a qualche viaggio e qualche distrazione.

Su altri aspetti invece ho imparato molto dalle mamme straniere, osservate nella vita quotidiana, quindi cerco di essere un po’ più sportiva anch’io, vedi il post togliere la canottiera (perchè la canottiera secondo me è l’emblema della mammità italiana!), e sicuramente cerco di essere una mamma ferma e di educare mio figlio, ma se devo essere sincera lo faccio per lui, non per obbligo sociale, lo faccio perchè so che è importante che impari a relazionarsi col mondo. Comunque questo razionalizzare, cercare di moderare l’Italianità per importare alcune buone abitudini da altre culture, è una cosa che posso fare perchè ho vissuto all’estero, se non fosse così non conoscerei alternativa, potrei solo essere una mamma italiana…

La realtà però è che tutti i bambini crescono senza traumi, o con traumi gestibili, con una madre “abbastanza buona”, non c’è il metodo giusto e quello sbagliato, ci sono culture diverse, e le mamme hanno un ruolo fondamentale nel creare queste culture. Come del resto è inevitabile che uno straniero si scontri con culture diverse dalla sue, questa è la bellezza del mondo, anche se avolte è una bellezza difficile…

E voi, mamme straniere in Italia, o mamme italiane all’estero, che ne pensate? Come vi scontrate con la mammacultura del posto in cui vivete?

Immagine Maman!

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Comments

  1. Amelia says

    Condivido, quanto scritto da Letizia.
    Fino a quando non sono diventata mamma, ho viaggiato tanto ed ho subito notato, questa differenza descritta da Emma con la nostra coltura di “bimbo-centrismo”.
    Bene, quando sono diventata mamma, mio figlio era al centro del mio mondo, lui il centro di tutto, ma poi piano piano sulla base delle mie esperienze di vita all’estero ho cominciato a lavorare molto sulla sua indipendenza da me, supportandolo costantemente sull’elaborazione delle emozioni in particolare quelle negative (rabbia, frustazione etc), sulla loro descrizione proprio per dargli quella sicurezza interiore che solo una mamma puo’ dargli. Proprio, per aiutarlo a comprendere che lui gira sul mondo e non il contrario, cio’ mi ha aiutata anche ad equilibrare il mio rapporto con lui a non annullarmi a sentirmi utile per la sua crescita: il mio Amore la mia esperienza di vita, sono strumenti per entrambe.
    La conoscenza di altri bambini, culture, lingue puo’ solo arricchirlo al fine di fargli capire quanto la conoscenza della ” diversita’ “, puo’ essere utile intellettualmente e nella vita. E’ un percorso, che facciamo insieme e serve ad entrambe.
    E’ proprio vero che non si finisce mai di crescere….

  2. says

    A proposito del “bimbo-centrismo” e le regole del vivere comune di cui scrive Emma, si tratta di critiche che mi giungono anche da parte polacca :); ma alla fine, che la mamma sia francese, polacca o italiana, non importa, siamo tutte un po’ insicure, e tutte ci chiediamo se stiamo facendo la cosa giusta per i nostri figli. Proprio un’amica francese mi raccontava con orgoglio di quanto i suoi figli fossero autonomi e indipendenti, ma allo stesso tempo diceva che in Francia l’eccessiva freddezza nei rapporti famigliari sfocia nella solitudine che è a quanto pare un problema molto sentito – immagino si riferisse ai genitori anziani, ai rapporti tra fratelli e sorelle ecc. Comunque mia figlia di 2,5 anni grazie non lo dice in nessuna lingua :(, eppure è una parola che io uso spesso…in compenso sa dare molti bacini a tutti, va bene lo stesso? :)

  3. Alice says

    interessanto questa cosa del grazie….. Io infatti ho notato che mia figlia passa dal “Yes, please/thank you” “No, thank you” al “Si/No” …. soprattutto adesso che é rientrata dopo sei settimane in Italia!

  4. says

    Cara Emma, è vero… le mamme italiane sono mamme in servizio permanente effettivo e la cultura italiana è bimbocentrica, tutto un ciccì coccò bubù bebè la gente che ti ferma e ti chiede ma il suo bimbo quanto ha? come si chiama? va all’asilo? mangia? e via impicciandosi.
    ma se vai a vedere bene ti accorgerai che spesso le mamme non tirano il fiato perchè non hanno un supporto, perchè i nidi ci sono ma sono pieni e hai una media di un anno di attesa, perchè servizi come la baby sitter comunale sono solo all’inizio (e se chiami in comune ti dicono che no, loro non forniscono questo servizio, ma non sono tenuti a farlo), perchè sono sole.
    e tutto il ciccì e coccò? quanti locali hanno un fasciatoio? quanti hanno un angolo gioco per i bambini?
    quanti hanno bicchieri di plastica?
    la vecchia che ti fa ciccì e coccò per strada poi se la prende con te perchè dal panettiere occupi posto col passeggino (la prossima volta lo legherò fuori come i cani, signora…)
    in Italia i bambini vanno bene se infanti su passeggino (piccolo), man mano che acquistano autonomia piacciono meno.
    e in Francia?

  5. Chiara says

    Interessante questo post. Concordo con Lucia: essere mamma in Italia non è così semplice. Se poi vuoi anche essere una mamma “europea” ancora peggio. Già lavorare quando si hanno figli a volte sembra essere un crimine, figuriamoci poi se vuoi anche coltivare il tuo essere Persona prima che madre. Apriti cielo! Però spetta anche a noi cambiare le cose, cominciando proprio da ciò che insegniamo e dimostriamo con i fatti ai nostri figli. E il bagaglio che ci portiamo dietro nel fare la mamma aiuta, anche il bagaglio linguistico ( materno e non). Evviva le lingue allora. Ci aiutano a capire e comunicare, ad avvicinare ciò che altro da noi e magari ci piace di più, così magari possiamo scegliere di essere altro anche noi. Grazie a Letizia che ci offre molti spunti. P.s. Ci tengo a precisare che il mio piccolo Leo dice sempre grazie, prego e scusa quando sbaglia, in modo molto spontaneo. Non si comincia mai troppo presto.!! Chiara

  6. Bilingue Per Gioco says

    A. ad una gallina:
    Vai via, Signora Coccodè!

    Più educato di così… Ok, poteva dirle si accomodi da questa parte prego Signora Coccodè, ma secondo me nemmeno in Francia lo farebbero…

  7. vanna says

    tutto vero, il nostro essere chioccie e la necessità di fare salti mortali per le cose più normali…
    per riallacciarsi con i post sullo sport… ma da voi le piscine hanno gli spogliatoi per bambini?
    qui no, per cui il risultato è che la bambina in piscina può andare solo con la mamma, nello spogliatoio delle donne, visto che il babbo la potrebbe portare solo in quello degli uomini… ma vi sembra normale? solo una delle tante cose che alla fine ci toglie il tempo per noi, e si sceglie, o si fa fare sport alla bambina o fa sport la mamma…
    però come dite voi il sapere che le cose possono anche andare diversamente (piscina comunale in austria, quest’estate, funzionava tutto!) aiuta a pensare che dobbiamo sempre fare in modo di migliorarci!

    • bea says

      secondo me il concetto di bimbo-centrismo è un po’ distorto, mi spiego: mettere al centro il bambino nell’educazione familiare e nella vita sociale significa riconoscerlo come individuo con esigenze e necessità diverse dall’adulto e perciò mettergli a disposizione spazi e strumenti adatti e adattabili; vezzerggiarlo, coccolarlo e dargli tutto ciò che vuole significa, secondo me, al contrario non dargli il rispetto che merita in quanto persona e non crescerlo come individuo sano e intelligente. I bambini di oggi sono capricciosi perchè non vivono situazioni reali adatte alla loro comprensione ma in un mondo di adulti che non li apprezza e cerca solo di “tenerli buoni” e che non si è accorto della loro evoluzione di cuccioli d’uomo. Il Bimbo-centrismo è un falso problema, il fatto è che gli adulti non hanno tempo, non hanno soldi, non hanno voglia di abbassarsi e di guardare negli occhi il loro futuro. Le mamme italiane sono molto sole, lasciate sole prima di tutto dal “sistema sociale”, poi dai papà che devono lavorare di più, dai nonni sempre più stanchi, poveri e anziani e da un retaggio culturale che non le valorizza ed apprezza. In Italia la famiglia non è più una risorsa, ma un drappello di spese e problemi. Dopo questo quadro drammatico voglio però sottolineare che invece le mamme italiane sono consapevoli di essere una grande risorsa e forse anche sono orgogliose di essere così presenti nella vita dei loro figli perchè è ciò che le distingue e le rende speciali.

  8. chiara says

    Buongiorno a tutte!
    Secondo me il fatto che il bambino in Italia sia un po’ “venerato” deriva, oltre che da un aspetto culturale, anche dal fatto che in Italia la natalità è molto bassa, quindi quell’unico figlio che arriva in famiglia viene trattato come un “principino” da parte di genitori, nonni, parenti e amici.
    Una famiglia con 3 figli è già considerata un’eccezione, cui si guarda quasi con timore…
    Ho vissuto tutte le mie estati sul lago di Garda, dove la cultura italiana si mescola con quella tedesca e le famiglie tedesche erano tutte composte da 2-3-4 figli, che giravano tutti scalzi anche nei negozi di paese, e i genitori erano molto tranquilli, non rincorrevano i figli e talvolta erano scalzi pure loro.
    Ricordo che nel residence dove stavamo c’era un bambino tedesco di 2 anni che si recava in piscina da solo, con i braccioli perennemente indossati sopra la magliettina, nel caso in cui fosse caduto in acqua.
    Quest’anno al mare in Italia ho visto bambini di 6-7 anni girare con i braccioli anche dove l’acqua arrivava alle caviglie.
    Ora, ovviamente “in medio stat virtus”. Non serve passare da un estremo all’altro.
    Però io credo che se la maternità fosse più tutelata anche in Italia (all’estero le cose vanno molto meglio), la donna sarebbe portata ad avere più figli e a dare il giusto peso a ciascun individuo che farà parte della società.
    Comunque sia, resta il fatto che a noi donne e mamme italiane, PIACE seguire i nostri bambini e sentirci al centro del loro universo.
    Ciao!

  9. Lenka says

    che bel tema! Grazie Letizia!
    io, mamma non italiana, ma ceca (REPUBLICA CECA) posso dire la mia?
    Sono interessanti i punti di vista della mamma francese.
    Io le mamme italiane considero molto premurose a tal punto che servono fino agli ultimi loro giorni della loro vita la famiglia, il marito, i bimbi senza pretendere di avere in cambio una loro GIUSTA valorizzazione, come donna, come moglie, come madre, né dalla propria famiglia tanto meno dalla società stessa.

    Mi spiego, è lodevole dedicare il giusto e necessario ed anche qualche cosa in più ai propri figli/mariti/familiari/parenti crescendoli man mano come si va avanti.
    Infatti, osservo molto le mamme italiane, da quanto sono diventata la mamma pure io, mia figlia oggi ha quasi 5 anni.
    E’ la mia deformazione, per migliorare in genere, usavo ed uso osservare tutti coloro che fanno le cose meglio di me. Hanno un metodo più efficiente, sono più organizzati, approcciano le cose con metodo innovativo etc. Ognuno di noi ha un valore, seppur piccolo, possiamo sempre imparare a vicenda. Detto questo, così faccio anche nel campo di essere la mamma, il genitore.
    Devo attribuire molti pregi alle mamme italiane. Premurose, presenti, abbastanza comunicative. Ma solo per i propri figli. Come aveva accennato sopra Lucia, è tutto un presunto interesse nei confronti di altri bambini in generale.
    Non capisco, le mamme/donne italiane che provengono dalla cultura di una FAMIGLIA molto mediterranea, in cui la donna sta a casa ed il’uomo esce fuori casa per lavoro.
    La comunità femminile e la comunità maschile che convive da secoli in parallela. Giusto? La comunità femminile che si occupa dei figli, della casa, degli anziani sacrificandosi anche professionalmente per la famiglia.
    Io mi sempre domando, a che serve avere il titolo di laurea in Italia per una donna che poi tutto il suo valore con le maternità va accantonato completamente. Ma se l’istruzione serve per migliorare il mondo. Noi mamme – donne possiamo pretendere di più. Dobbiamo. Ma secondo me manca una cosa: MANCA LA SOLIDARIETA’ FEMMINILE. La condivisione dei problemi.

    Mi spiego meglio:
    1/ situazione: una donna incinta, nessuno le da la precedenza nel centro commerciale per pagare alla cassa (esperienza personale mia) dove magari non c’è la cassa per tale uso. La comunità femminile tace. Perché? Dov’è la solidarietà femminile?

    2/ situazione: una donna con bimbo e carrozzino, vedi la situazione descritta sopra da Lucia, un interessamento non sincero o finto da parte delle altre donne nei confronti dei ns figli. Dov’è la solidarietà femminile? Lo scambio delle esperienze, trucchi tra le mamme. (esperienza personale sempre mia, dove chiedo, invito le vicine che non lavorano, mentre io lavoro, a giocare con i bimbi, e loro sono in agonia, si frequentano con i familiari, tengono i bimbi a casa, li ritirano appena dopo il pranzo dalla scuola, tenendoli lì senza socializzare. Noto una totale chiusura mentale)

    3/ situazione: una donna appena partorita, lavoratrice. Se cerca di tornare a lavorare a distanza di 4-5 mesi dal parto, trova le porte chiuse. (esperienza personale mia) C’è sempre una collega pronta a sostituirla. Quella che non ha dei figli, non è sposata etc. Dov’è la solidarietà femminile tra le colleghe? Tutti tacciono. Tutte tacciono. Addirittura dicono: fai la mamma o pensi di lavorare? Ma una cosa nel mezzo, non si può? PART TIME? cosa? part time verticale/orizzontale, ma che sarebbe? no, non si usa, ci dispiace.

    (cont)

  10. Lenka says


    Devo dire che conciliare il lavoro e la famiglia in ITALIA è impensabile!
    Come fate, mamme italiane? Chi di voi ha voglia di lavorare, non trova le strutture adeguate. E non si risolve solo con un buon nido (perché è solo un inizio della via crucis) Manca completamente la retribuzione per una mamma lavoratrice a cui bimbo è malato e deve accudirlo. E se non ha una mamma o suocera (che sono sempre più stanche o anziane per fare tale lavoro) bisogna rinunciare al lavoro e spesso è una rinuncia definitiva, visto il sistema di istruzione che non permette di conciliare gli orari di scuole con gli orari di un semplice impiegato.

    Mi sono dilungata molto. Chiedo scusa.
    Sì, le mamme italiane sono molto concentrate sui figli, ma cosa altro possono fare? Il mondo di lavoro è completamente chiuso a loro, non è possibile conciliare il lavoro. I mariti sono molto egocentrici, sono concentrati solo sul lavoro (almeno!), sulla politica (ma solo in TV), lo sport, il divertimento personale. Tutto giace sulle donne italiane. Possono uscire? Trovano la collaborazione in casa? La sostituzione? NO.
    La propria evoluzione, hobby, lavoro passa per l’ultima cosa nelle menti delle mamme italiane. Quando sono riuscite a seguire diligentemente la crescita dei propri figli per i loro primi 10 anni, successivamente si devono occupare dei genitori o suoceri che a suo tempo (forse e meno male) avevano dato una mano nella crescita dei nipoti. Possono uscire? Trovano una collaborazione da parte del marito in casa? NO. Ahimè lui deve lavorare! E’ un cerchio chiuso.

    Le mamme italiane potrebbero uscirne, se cambiasse l’organizzazione della famiglia. Ossia entrambi lavorano, si rispettano reciprocamente, perché ognuno contribuisce al budget familiare.
    Ognuno dopo il suo orario di lavoro collabora in famiglia senza dover chiamare i terzi. Il weekend si passa insieme, e non solo in pizzeria, tenendo i bimbi svegli a tutti costi, anche se dovrebbero già dormire nel suo lettino!
    Di conseguenza i figli si crescono insieme, si ha rispetto nei confronti della donna – mamma lavoratrice, si trasmette più rispetto nei confronti della mamma. Noto una sorta di superiorità e sottovalutazione delle donne da parte dei maschi italiani (dicono, tanto sta a casa senza far nulla = casalinga).
    La famiglia potrebbe PRETENDERE dallo stato di trovare tutti i strumenti (normalmente adoperati nel resto dell’Europa) per conciliare la famiglia ed il lavoro.
    Ed i mammoni e mammone italiane di età 30 che stanno ancora a casa, visto il modello nei genitori entrambi lavoratori, non trovano un terreno fertile per insediarsi “a vita” presso la mamma che farà tutto fino ai suoi ultimi giorni della vita.

    Le mamme italiane devono chiedere di più da tutti e non perdere “il treno” dedicandosi solo ed esclusivamente alla FAMIGLIA.
    Forza mamme, dovete farvi sentire di più!
    un abbraccio a tutte voi!

    • Emmanuelle says

      Cara Lenka,
      Per quanto riguarda l’aiuto femminile pensavo come te prima ma un bel giorno ho trovato un’amica mamma nonché vicina di due bellissimi bambini. La nostra amicizia ci ha permesso di uscire di nuovo senza figli, di fare sport e anche di aiutarci a vicenda con i bambini. Quindi l’aiuto femminile è possibile, basta soltanto trovare la persona giusta!
      Coraggio!

      • Lenka says

        Grazie per la risposta!
        Fin quando si tratta di trovare un’anima gemella, un’amica con cui condividere le esperienze, trovare un appoggio, per ognuna in noi, ed ottenere la solidarietà femminile, allora il caso è risolto.
        Ma a me è sembrato il discorso diverso. Perché le mamme italiane sono proprio così? BIMBO CENTRICHE?
        E cercavo di presentare il mio ragionamento.
        La mancata solidarietà femminile è nella società stessa. Dagli uomini non ci si può aspettare molto. Vi ricordo che ci vogliono + di 50 anni per cambiare l’abitudine sociale all’interno della comunità, in un paese. Quanto tempo ci è voluto che le donne potessero acquisire maggiori diritti (voto, aborto, divorzio)? SECOLI!

        Se le mamme italiane vogliono cambiare, (se vogliono davvero…) e vogliono migliorare la loro posizione sociale, devono guardare altre mamme nei diversi paesi come fanno e possono fare!
        SE seguono le orme delle mamme italiane casalinghe non avranno altro che fare. Rimarranno sempre solo mamme anche quando i loro bimbi hanno nel frattempo raggiunto 40 anni.

        Per non perdere il treno, come avevo scritto sopra, bisogna conciliare il lavoro con la casa e la famiglia.
        Si rimane più allenate, mentalmente aperte, più confidenziali con il proprio stato di benessere. Costa impegno, ma a lungo andare, porta dei frutti e benefici per tutti, anche per la società stessa.

        Ma costa, sì sì costa tanta fatica. Già per se è faticoso, come ogni cosa. SE poi la società non aiuta e mette ostacoli, come si fa?

        Ora le mamme italiane dovrebbero lottare di più per avere delle migliori opportunità di farcela (dalla famiglia stessa, dai mariti, dal datore di lavoro, dai politici che guidano il comune = letteralmente bussare sulle porte!). E non rassegnarsi e coccolarsi con illusione che tanto andrà tutto bene! Se le mamme francesi hanno più benefit dalla società, qualcuno da anni sta lottando e bussando alle porte. E sono le donne stesse che pretendono, magari impegnate anche politicamente! Chiedere un parco decente all’interno del paese, una scuola decente, una biblioteca per i bambini.

        Nel mio paese, Rep. Ceca, le donne lavoratrici alle dipendenze presso una ditta privata o statale usufruiscono un rimborso dall’assicurazione nazionale per mini assenze (da 1. fino al 9. gg) dovute alla malattia del bambino da accudire. Una mamma lavoratrice in Italia che deve accudire il proprio bambino perché ha la febbre, o la varicella, può prendersi al limite ferie pagate o non pagate! Nel settore privato presentare un certificato di malattia del bambino non viene riconosciuto. Come si fa a conciliare il lavoro con la famiglia? Non si può!

        I bambini crescono, i genitori ci lasciano, i mariti ci possono anche abbandonare per una donna più “speciale e fresca”, gli amici ci sono e poi magari non ci sono più per noi, perché le strade si dividono.
        L’istruzione, l’impegno quotidiano, il lavoro è una ricchezza per tutti e soprattutto per noi, donne, perché siamo prima donne e poi mamme!

        • Bilingue Per Gioco says

          Aggiungo una cosa Lenka, soprattutto le donne devono crescere figli diversi, figli e figlie capaci di pensare con la propria testa, consapevoli e realistici, determinati e pieni di fiducia in sè stessi, maschi E femmine. No io non credo che la società cambierà per noi, ma deve cambiare per i nostri figli, e questo dipende da noi.
          L.

  11. says

    e comunque le mamme italiane possono vantare delle eccellenze, ad esempio sono maestre nel dar direttive creative ai propri figli.
    una per tutte:
    GIOVANNINO, NON SUDARE!

  12. says

    ciao, io abito in francia al confine con la svizzera, haute savoie e ho vissuto tutta l’esperienza della gravidanza e di questo mio primo anno da mamma in francia: ginecologo e ostetrica francesi, vicine di casa francesi, compagne di corso pre parto francesi, giornali per future mamme francesi. Dalla mia esperienza posso dire che anche io credo che la donna francese, generalizzando eh, quando diventa madre, resta o combatte per restare donna, mentre la donna italiana, altrettanto generalizzando, quando diventa madre si fa sopraffare dall’essere mamma, e se non lo fa viene un socialmente mobbizzata perchè diventare prima di tutto mamma è considerato la normalità. Aggiungo che dove abito io quando ero in attesa della viatrix tutti mi chiedevano se era la seconda o la terza, mentre in italia spesso mi han detto che mamma giovane sarai, dando per ovvio che fosse la mia prima gravidanza. Quando esco al mattino i marciapiedi sembrano autostrade di passeggini e non sussiste il solito stereotipo del sono le donne “immigrate” a far piu figli, tutte le donne ne fanno tanti, sia per un fattore sociale strutturale – in francia ci sono un sacco di cose che noi ci sogniamo col binocolo (la creche parentale, la garderie, la possibilità di lavorare da casa o di ridurre il lavoro all 80 o al 50 o perfino al 30 percento per alcuni periodi…), sia per un fattore sociale culturale – le donne non rimangano mentalmente e fisicamente schiacciate dal diventare mamma e probabilmente hanno anche maggior voglia di ripetere l’esperienza, pensando ok, anche con 2 o con 3 o con 4 ce la posso fare. Ci sono moltissimi dettagli che potrei elencare, magari scriverò un post sulla mia esperienza per non allungare troppo il discorso qui, ma vi garantisco che se rimango a vivere lì finisce che ne faccio 3 o 4, tanto tutto intorno a me mi fa sentire appoggiata e naturale, integrando la maternità come uno sviluppo dell’individuo e non come una nuova identità.

    • emmanuelle says

      Cara Valentina,
      il tuo messaggio mi ha fatto molto riflettere a come ci facciamo condizionare dalla società nella quale viviamo.
      io, difatti, mamma francese che vive in Italia da sei anni, mi rendo conto che i miei punti di riferimento francesi per quanto riguarda la maternità e il crescere mia figlia sono sempre più sopraffati dalla cultura italiana. A tale punto che quando vado in Francia con mia figlia, la mia famiglia non capisce il mio modo di essere mamma e mi fa notare che così non va perchè, se ho capito bene, non corrisponde al loro modo di essere. Perciò quando mi chiedo se le francesi sono più donne che mamme, generalizzando ovviamente, mi chiedo a che punto sono io.

  13. says

    btw, in francia non mi capita spesso come in italia che mi dicano CHE BEL BAMBINOOOOO (anche le rare volte che la vesto di rosa), però sia da appanzata che da mamma con creatura nel passeggino le persone mi fanno sempre passare avanti alle casse prioritarie e a quelle normali, se le prioritarie non ci sono, così come nelle code in posta, in banca, ai bagni degli autogrill o dei ristoranti o dei locali. Qua in italia alle casse prioritarie gli altri clienti che non hanno lo status di panza o passeggino fanno finta di nulla, e le commesse pure, (l’unica volta che in francia una tizia ha tentato di passarmi avanti perche io ero chinata a dare il biberon a mia figlia, la commessa l ha redarguita di brutto), per non parlare delle code ai bagni che mi sembrava di scoppiare e avevo il pancione di otto mesi e mezzo…

  14. Ishtar says

    Ciao – io sono una mamma italiana che vive in Francia da molto, moltissimo tempo, quasi da sempre (25 anni…). Ho aspettato i 37 anni di età prima di fare il mio primo figlio, appunto perchè la mia nozione di “mamma” (tutta italiana,ancora oggi) mi sembrava completamente incompatibile con la mia vita di donna, con un lavoro che adoro, ecc. Le pressioni, pero’, in Francia, sono ancora terribili per le donne che scelgono di rimanere “childless”… in effetti, tutte le mie amiche francesi hanno 3 figli (se non 4 !!!). E la società francese non accetta che si faccia altrimenti, cosi’ va la vita per loro, è quasi un dovere sociale, statale, nazionale… è cosi’ anche in Italia ?

  15. chiara says

    Salve! Io sono mamma a tempo pieno di due bambini di sei e due anni. Nell’educarli e nel modo di essere mamma-donna cerco di farmi influenzare positivamente dalle esperienze di altre madri, amiche straniere (francesi, tedesche), che tovo più rilassate e naturali con i propri figli. Anche l’esperienza di un amica italiana con quattro figli mi è stata molto utile per imparare a non essere bimbo-centrica, attitudine pericolosa sia per la mamma che per il bambino. Nonostante tutto il mio impegno mia sorella, che vive in Germania, mi rimprovera di essere troppo ansiosa nei confronti dei miei figli e non perde occasione per sottolineare la loro non sufficiente educazione (grazie, prego, parlare a voce alta ecc.). La cosa peggiore dell’essere mamma è proprio questa: essere continuamente sotto esame: prima di tutto da parte di noi stesse, dei familiari, dela comunità… (anche se non lavori fuori casa come me sei additata perchè “fai la signora”). Anche secondo me l’unica soluzione è la solidarietà femminile, che io ho fortunatamente ho trovato, e che cerco sempre di promuovere.

    • says

      ciao a tutte, oggi ho messo giu’ nel mio blog un po’ di miei osservazioni sull’argomento maternita’ in francia, grazie proprio al confronto che e’ nato dai vostri commenti. Riflettendoci, per me il condensato del senso della maternita’ alla francese e’ stato il motto dell’ostetrica del corso preparto: quel che fa star bene la mamma, fa star bene anche il bambino. una prospettiva praticamente inversa a quella che va per la maggiore sotto le alpi. Come spesso accade, io credo che il metodo migliore sia nel mezzo, ma certamente e’ piu’ facile dare un po’ di precedenza a me stessa in un mondo dove la voce maggioritaria lo considera normale che farlo in un mondo dove la voce maggioritaria si aspetta che la mamma sia a disposzione totale costante di suo figlio.

      • cecile says

        io sono mama francese e ho due figli 3.5 anni e 16 mesi , vivo in Italia da qualque anni gia e sono molto d acordo con voi in Italia ce solo posto per la mama , la donna con figlie non esiste piu deve DEDICARSI a la famiglia…..deve renunsiare al lavorro anche se e laureata e a una esperiensa da 10 anni . E dopo deve combatere per ogni piccole cose, al supermercato per quando e incinta, nel autobus, la posta dopo con la lista dei nidi que sono carrissimi e tutti con lista di attesa , le babysitter sono cose rare e molto difficile da trovare, i mariti lavorano troppo , i nonni lontani e anciani e la soledarieta e da vero difficile io invito la mia vicina di casa per fare giocare i figli da me ma trova sempre na scusa e non viene , io pensavo ci posiamo ayutare pero ho capito che non vole forse perche non sono della famiglia, qua tutto si fa in famiglia ho niente………
        pecato pero adesso conosco una mama italiana che lavora e a 3 figlie e gli penso che si ce la faremo ad ayutarsi , non fa dormire i figlie a le 23h , non gli mente sempre al centro del mondo, gli educa e richiendi in cambio que per me e normale non e solo mama e doppo nulla altro

        • Lenka says

          @ Cecilia
          Keep Your Head Up, girl!
          sì, esatto.. i bimbi si vivono in famiglia, si preferisce far giocare i propri figli con i cugini più grandi creando dei gruppi non omogenei, maschietti e femminucce, pur non “uscire” dal guscio familiare e socializzare i bimbi che sono della stessa età. Si vive in famiglia, perciò da grandi non si riesce ad uscire dalla casa, e si sta ancora a 40 anni con i genitori, e non è il problema solo economico!
          Quante volte ho organizzato un pomeriggio, con grandi sacrifici logistici, invitando dei bambini insieme con le mamme/vicine per giocare con mia figlia.
          Sotto abbiamo pure un giardino, una casetta, un dondolo, una fontanina, una bici, un monopattino. Non è che non ho nulla da offrire. Niente da fare! C’è sempre una scusa pronta per non venire.
          Ho organizzato un pomeriggio di tempera per dipingere, le mamme sono venute hanno fatto fare i figli ma poi subito: sbrigati dobbiamo andare, non toccare nulla, sembravano quasi scocciate a dover giocare, partecipare al gioco dei figli. Avessero ricambiato? nulla, bimbe, nulla…
          Al kit musicale per la ritmica, (un xilofono, un triangolo, clavette, tamburino etc.) guardavano con il sospetto, quando ho detto a loro, dai facciamo un po di musica/ritmica con i bimbi.
          Mamme, questo è più di un’agonia.. bisogna svegliarsi.. se le mamme non sono stimolanti, come possono far crescere i propri figli diversamente e stimolarli?

          • Bilingue Per Gioco says

            Lenka, queste situazioni sono veramente deprimenti, hai ragione…

      • Lenka says

        @ Valentina
        complimenti, mi sono davvero divertita per il modo con cui tu hai scritto la tua opinione!
        Credo che sì, la mamma debba essere alla disposizione del proprio bambino, come per dire, ok, sto facendo il massimo, rispettando il suo mondo, il suo programmino giornaliero, è una pausa per poter “godermi” mio figlio, concordate con me, che sono dei momenti irrepetibili, non tornano più, che rimarranno nella memoria e sulle foto con noi per sempre.

        Man mano che il figlio cresce abbiamo bisogno di avere delle opportunità per evolversi come mamma, donna, moglie e lavoratrice.
        Voglio dire che non è la misura da considerare la quantità di ristoranti muniti di fasciatoio. E’ solo un inizio del percorso!
        Non me ne pentirò mai di aver rispettato i tempi di mia figlia quando aveva necessità di dormire ed io anziché sballottarla destra sinistra, me ne stavo a casa con lei, non entrando nei ristoranti, pizzerie affollati, rinunciando alla serata “in pizzeria”. Quando ho sacrificato le mie tre settimane di ferie, perché ho dovuto togliere il cuccio ed il pannolino.
        Quando ho rinunciato al ballo perché ad un certo punto piangeva perché la lasciavo una sera, come se non bastasse che la lasciavo nelle mani delle babysitter per tutto il giorno, perché stavo fuori per lavoro tutto il giorno e che non se ne sono affezionate a lei.
        La pausa che però va rispettata. Solo grazie a questa esperienza ho apprezzato quello che hanno fatto per me i miei, specialmente mia madre. Quanti sacrifici sono da fare per i figli, ognuno fa i propri.

        “Tutte le famiglie felici sono simili le une alle altre; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo.” (L.N. Tolstoj: Anna Karenina)

  16. cecile says

    grazie a questo blog mi sento meno sola e so che qualcosa si po fare, cambiare in Italia pero insieme.
    I vence di pensare solo a fare mangiare e avere figli perfetti, pulitti pensate a loro futuro , al modelo che siete per loro , al tipo di vita che volete dare a vostri figli doppo, e soppra tutto al mondo nel qual loro vivranno dopo per certo non sara un mondo di bimbi dove loro sono sempre al centro quindi preparategli al la difficulta , al avere personne davanti che sarano diverse di loro, preparategli a avere la risposta NO in fine preparategli a la realta perche il nostro mondo non e un mondo del tutto rosa .e pensate pure a voi mame che farete doppo quando i figli sarano fuori, grande pensate a voi e cosi ayutate anche i vostri figli credetemi e vero perche avere una mama che e piena di progetti, amici, independente gli prepara pure a un futuro migliore

  17. Lenka says

    ciao,
    eccomi di nuovo per tutte le mamme lavoratrici e specialmente per tutte coloro che cercano di conciliare la vita familiare e quella lavorativa!

    Dunque, se vi consiglio di leggere questo libro possibilmente in originale, prima di andare a vedere il film, tratto dal libro: ALLISON PEARSON – I don’t know how she does it – editore VINTAGE

    questi giorni è uscito anche l’omonimo film con Sarah Jessica Parker

    Io mi sono divertita tantissimo ed allo stesso tempo mi ha fatto riflettere molto questo libro. Vediamo se anche il film riuscirà a colpire nel cuore.

  18. Angela says

    Questo post mi ha fatto sorridere. E non perché sia ridicolo, tutt’altro. E’ tristemente vero che le mamme italiane in generale tendono a provare tanti sensi di colpa per ogni attività diversa dall’accudire i propri bambini, a volte si sentono in colpa pure per andare a lavorare. Si tratta di un atteggiamento talmente diffuso che un famoso psicologo infantile – Giovanni Bollea – ha dovuto scrivere in un suo libro che le mamme lavoratrici non si devono sentire in colpa bensì cercare di essere soddisfatte anche professionalmente e semplicemente passare del tempo di qualità con il bambino quando rientrano. Ci dobbiamo far dire dagli esperti che possiamo anche occuparci di noi stesse.
    Io mi ritengo una mamma moderna non bimbo-centrica, eppure… eppure ammetto che non mi sembra naturale uscire senza mio figlio.
    Verissima anche la parte in cui parli della gente che attacca bottone per strada. Parlerebbero pure alla tua pancia mentre sei incinta!

  19. octavia says

    dal punto di vista di una straniera come me…ho notato anche che questo bimbo-centrismo nella famiglia non dura soltanto nei primi anni della vita dei figli…ma anche dopo…fino che si sposano…anzi…a volte continua sempre anche se sono già sposati.
    conosco le mamme italiane che dedicarsi 100% la sua vita ai figli anche se sono già grandi. i miei cognati che hanno 18 e 23 anni ad esempio…non sanno fare nulla senza la mamma…non sanno dove sono le loro camicie, le mutande, non sanno darsi da mangiare, anche per un semplice frittatina o pannino. una cosa tremenda secondo me…visto che nella mia famiglia miei fratelli e amici masci sanno badare se stessi (very independent). i miei suoceri trattano mio figlio come fosse un diamante…per loro lui è sempre innocente e una sorta di re….lui può avere tutto, può rompere tutto. non è bello perche vorrei che mo figlio capisce qualle che sono sue e quale che non lo sono. qelli che non sono sue non si deve toccare, o non si deve rompere…mentre x miei suoceri non è un problema se lui rompe cose altrui…importante che il bimbo sia contento…dicono anche al bimbo che tutto era suo……cmq…è un pò difficile per me di far capire ai questi genitori italiani che per me mio figlio non è un re, non può avere tutto, deve avere rispetro agli altri, e deve saper baare se stesso….e mi dicono che sono mamma asiatica cattiva.

  20. octavia says

    Vero, è interessante…ci sono qualche idea ottima da seguire da questi genitori francesi…ma ci sono anche le cose che non mi vanno tanto daccordo.
    tipo dire “no” ai bambini…preferisco dire “please don’t, darling” al mio bimbo…ci riesco lo stesso…e quando non ci riesco..faccio la francese come l’ultima arma…la parola “no” :D

    oppure lasciare piangere neonato per abituarlo dormire di più nella sera. beh…diventare un neonato è soltanto una fase che succede una volta e x breve tempo. preferisco prendere mio neonato in braccio x calmarlo, x farlo sentire amato, sicuro, accompagnato…ormai è appena nato, il mondo è una cosa totalmente nuova x lui…non va niente che questo vuol dire dormo di meno…tanto dopo 5-6 mesi di vita i neonati si regolano da soli…dormono di più di sera e non ti danno più fastidio…

    well…just my 2 cents.

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