L’Inglese, non è per tutti

Ci sono mamme, come me, che non sanno parlare altra lingua che la propria, perchè non tutti hanno le stesse opportunità.
Quindi se vuoi che i tuoi figli abbiano opportunità diverse e forse migliori dovrai per forza far insegnare loro una lingua da qualcun altro.
Non è per tutti!

Paola

 

Paola,

ovviamente ognuno ha risorse e opportunità diverse, il punto è che ognuno può ottimizzare le proprie risorse. Dici che se non sai la lingua puoi solo farla insegnare a tuo figlio da qualcuno… Beh, è sicuramente l’opzione più pratica, ma non l’unica, e comunque la si può declinare in diversi modi…

Potresti imparare la lingua insieme a tuo figlio, sia con l’insegnante (i Playgroup sarebbero molto meglio in questo senso, ma non sono ovunque) oppure cominciando a guardare insieme cartoni o altro in Inglese, imparando canzoncine, etc. Ci sono genitori che lo fanno, vedi Katia.

E’ difficile? Beh sicuramente richiede impegno, e tempo.

In tutta sincerità io oggi non mi metterei a imparare una nuova lingua, il cinese per esempio, con mio figlio, soprattutto perchè la mia motivazione in questo senso è pochina. Però se per qualsiasi motivo ritenessi di doverlo fare assolutamente il modo per farlo lo troverei, la motivazione, e le aspettative realistiche, sono la chiave di tutto.

Detto questo, anche io queste opportunità non le ho avute da bambina. I miei mi hanno mantenuta all’università, questo sì, ma sono arrivata a 20 anni con le poche nozioni di Inglese apprese nella scuola pubblica e ad un liceo classico… Ma avevo le idee chiare su cosa volevo ottenere, e nei primi tre anni di Università ho studiato come credo mai più nella vita, ho lavorato veramente sodo, troppo sodo. E non perchè volevo avere i voti alti, ma perchè volevo andare in Erasmus, e volevo andare in Inghilterra, e nella mia facoltà c’erano tre posti per l’Inghilterra, TRE. E normalmente andavano tutti ai tesisti… Sono riuscita ad avere uno di quei posti e ad essere la più giovane della mia università a partire in Erasmus. Non perchè i miei genitori mi avessero offerto chissà quali opportunità, ma perchè sapevo fin dove potevano arrivare le opportunità dei miei genitori, e che il resto lo dovevo fare io. E le altre lingue le ho imparate dopo…, non perchè mi servivessero, o dovessi, ma perchè volevo, l’utilità è venuta dopo.

Altre persone non vanno all’università, vanno all’estero, fanno lavori umili finchè imparano la lingua e poi si cercano e creano delle opportunità.

Se non puoi crescere tuo figlio con una seconda lingua, crescilo con la fame per una seconda lingua, con la voglia di fare e di impegnarsi, con degli obiettivi. Oggigiorno, è più facile dare ai bambini una lingua straniera che degli obiettivi e un progetto…

Letizia

 

Immagine, come sarò da grande

Related Posts with Thumbnails

Comments

  1. liana says

    Trovo la tua risposta corretta. Insegno a mia figlia quello che so. Per quello che vorrei imparasse cerco qualcuno che glielo possa insegnare. Non possiamo sapere tutto o conoscere tutto. Ma insegnare ad amare la conoscenza questo si è il primo fondamentale insegnamento.
    in gamba Letizia

  2. Marco says

    Paola,

    Ti posso solo consigliare di iniziare qualunque sia il tuo livello di partenza e tenendo presente che poco è meglio di niente, vedrai che poco a poco, goccia dopo goccia, avrai risultati quantomeno inaspettati.

  3. lucia says

    Ho l’impressione che la lettera di Paola fosse più lunga perchè mi pare di essermi persa qualche passaggio.

    Anche scegliere bene a chi delegare l’insegnamento di una lingua (ma anche, per quanto possibile, di qualsiasi altra cosa, credo) ai propri bambini è dare loro delle opportunità.
    Così come essere partecipi delle loro scoperte e dei loro progressi.

    • Bilingue Per Gioco says

      No no, l’email di Paola era così, testuale…
      Il punto è, così ho interpretato io la sua email, che delegare è un costo, che ovviamente non tutti si possono permettere… Ed è vero, soprattutto di questi tempi!
      L.

      • lucia says

        ah vedi…io invece avevo capito che fosse rammaricata di non poterglielo insegnare lei medesima, non sapendolo, e si sentisse criticata per il fatto di dover delegare ad altri l’insegnamento dell’inglese.
        a volte veramente per e-mail si rischia di passare per la Sibilla Cumana.
        Magari Paola riscriverà dicendo chi aveva capito…

  4. says

    Posso solo dire a Paola che io l’inglese da piccola l’ho imparato grazie alla lungimiranza dei miei genitori che, vi assicuro, con tre figli e lavori normalissimi non erano certo dei ricconi. Loro non sapevano l’inglese, ma hanno sfruttato le circostanze attorno alla nostra vita: avevamo a pochissimi chilometri un posto dove si parla inglese (Gibilterra). I miei si sono industriati per farci imparare la lingua, andando spesso contro i pareri e i consigli di amici e parenti. Non erano di certo i giorni nostri, erano gli anni ottanta, tra la Spagna e Gibilterra non c’erano rapporti amichevoli (ma il “gate” era stato da poco aperto, non so se sapete che ai tempi della dittatura non era facile entrare e uscire da Gibilterra), e loro ci portavano spesso lì, per farci respirare la lingua… e per comprare tanti prodotti che all’epoca non si trovavano dalle parti mie, soprattutto dolciumi. Mia madre è ghiotta di cioccolatini Cadbury’s, che ci possiamo fare :-).

    Loro hanno aprofittato della televisione “gibraltareña” e anche della radio (in un secondo momento). Ci facevano vedere cartoni, senza capire loro una benemerita fava, in un’epoca in cui vedere la televisione straniera era davvero un regalo Heaven sent (e che tanti miei compaesani non hanno sfruttato, vedi i pregiudizi sciocchi). Poi con tanti sacrifici ci hanno fatto andare a scuola d’inglese, con un’insegnante scozzese bravissima, tutti i santi pomeriggi, un’ora al giorno. Inizialmente ci sono andati mio fratello (all’epoca quindicenne) e mia sorella (all’epoca settenne) che aveva assunto lei spontaneamente il compito di trasmettere a me quel che imparava. Non dimenticherò mai il giorno in cui lei, autoproclamata insegnante d’inglese, mi ha spiegato cosa fosse “it”, pronome che in spagnolo non esiste e che non mi entrava nella zucca. Quanto si era spazientita quel giorno! L’inglese è diventato anche un vincolo tra noi due, pur non essendo di madrelingua, poiché è stato parte integrante dei nostri giochi. E in tutto questo, i miei genitori non sono riusciti a imparare granché (mio padre lo mastica grazie al suo lavoro, ma niente di ché).

    E così io, a tre anni, ho cominciato a sentire la nuova lingua grazie ai cartoni che vedeva lei e alle paroline che m’insegnava. Un paio d’anni dopo ho preso anche io ad andare a lezione, dopo che mio fratello ha mollato (forse per lui è stato troppo tardi e aveva ben altro in testa). Io e mia sorella abbiamo proseguito quasi fino ai tempi dell’università, con il risultato che a 18 anni ci siamo trovate tutte e due con un bel certificato di proficiency in English, ESOL, senza avere fatto grandi fatiche per imparare la lingua.

    Questo per dirti che, oggigiorno, basta un collegamento a internet e tanta fantasia e voglia di farcela. I cartoni li trovi su youtube gratis, le filastrocche con i testi, anche. Per i tuoi dubbi lessicali e grammaticali ci sono dizionari, wordreference e, last but not least, un sito come Bilingue per Gioco dove trovare tanti spunti e tante persone reali, di carne e ossa.

    Come diciamo noi spagnoli, querer es poder. :-)

    In bocca al lupo!

  5. Carlos says

    Paola incarna la perfetta persona che dà le colpe agli altri per i propri insuccessi.
    Io non ho avuto le tue stesse opportunità.
    I miei figli dovranno imparare una seconda lingua da altre persone, ed io non sono ricca come te.

    Mah, chi ha imparato una seconda lingua deve essere per forza ricco?
    Questa è l’equazione a cui arrivano le persone che vogliono scaricare il barile a qualcun altro.
    In verità occorre essere ricchi, sì ma di virtù.
    Anzi, di necessità virtù.
    Non menziono i lavoretti da sguattero che ho fatto per mantenermi.
    Ma è stata una importante palestra di vita, perché ho imparato in fretta sulla mia pelle il sudore per raggiungere un mio obiettivo.
    Parlare fluentemente in inglese era uno di questi.
    Tutto il resto sono soltanto chiacchiere.

  6. sonia says

    Buongiorno Paola,
    mi imbatto solo oggi nella tua mail.
    Anche io non sono ricca , ma desidero tantissimo che i miei bimbi possano studiare dalla primaria in due lingue, infatti ho deciso di iscrivere mia figlia ad una scuola statale ma con progetto BEI ( 6 ore di lingua inglese dalla prima classe) . Se non ci sono scuole simili , intendo con autorizzazione ministeriale , ne esistono altre che hanno una sorta di progetto BEI privato ma a costo decisamente contenuto , nella mia zona una è questa (www.terzocircolomonza.com) e contenuto intendo 30/50 euro al mese.
    Spero che anche nella tua zona tu possa trovare qualcosa di simile ! :) ciao

Leave a Reply