Imparare il Cinese dalla nascita, in Irlanda…

Nascere in Irlanda, da genitori Italiani, con uno zio (affettuosissimo) a Bruxelles. Inevitabile per il bambino imparare il Cinese

Ciao Letizia,

sono interprete di conferenza, motivo per cui le lingue straniere fanno parte della mia vita quotidiana, se a questo aggiungi che vivo all’estero, a Bruxelles, puoi capire come io mi sia rispecchiato molto in quello che hai scritto su di te sul tuo blog.
Ti scrivo fondamentalmente, come ti avrà detto il titolo dell’e-mail, per chiederti un consiglio spassionato. Fra circa un mese diventerò zio di un bellissimo/a bambino/a (mia sorella e suo marito non hanno voluto sapere di che sesso sia la loro creaturina), che crescerà nel cuore della verde Irlanda, accudito/a da due meravigliosi genitori italiani.
Dato che ho fatto delle lingue una mia missione di vita (non si tratta solo di parlarle e tradurle, si tratta di un qualcosa di molto più profondo, credo che tu possa capirmi…) e dato che conosco la difficoltà oggettiva (nonostante l’immensa passione che io possa avere) nell’impararle da puro monolingue (mettendoci il veneto, al massimo posso considerarmi bilingue italiano-dialetto… ;-) ), ho iniziato a riflettere su un possibile regalo da fare a mio/a nipote, un regalo un po’ speciale, ma che credo potrebbe dargli/le tanto nella sua vita futura.
Considerando l’ambiente in cui crescerà, sono sicuro che il bilinguismo sarà un dato di fatto: italiano e inglese saranno le due lingue che l’accompagneranno. Tuttavia, in un puro processo di riflessione, mi sono chiesto se fosse possibile farlo/a crescere con una terza lingua straniera. Sia chiaro, ci tengo a precisare che non sono di certo io la persona che possa permettersi di proiettare sul suo futuro delle scelte di vita non sue (tipo diventerà artista, sportivo/a, cantante, ecc.): l’importante, per me, è che sia felice, punto e basta. Detto questo, leggendo il libro The bilingual edge, di cui ho scoperto l’esistenza grazie al tuo blog, mi sono chiesto se magari non sia possibile dargli/le un vantaggio che, a prescindere da quello che farà nella sua vita, sarebbe comunque una marcia in più: una terza lingua straniera; guardando al futuro del mondo e considerando la difficoltà di un apprendimento futuro a partire da zero, avrei pensato al cinese.

Parlando con mia sorella e mio cognato, mi sono reso conto che l’idea non è caduta nel vuoto: discutendo con loro dei vantaggi indiscutibili dell’imparare una lingua straniera naturalmente, non ho trovato una posizione di rigetto in loro, anzi. Sorgono però delle domande cui vorrei cercare di dare una risposta e il consiglio che vorrei chiederti è proprio questo.
L’unico modo di esporre in Irlanda mio/a nipote al cinese sarebbe quello di farlo/a entrare in contatto con delle persone che parlino quella lingua: nel paesino di mia sorella, c’è una comunità cinese, che parlano il mandarino, quindi non dovrebbe essere troppo difficile trovare qualcuno che possa instaurare un contatto vero e personale con il futuro angioletto. La domanda riguarda però il quantitativo d’ore a cui dovrebbe essere esposto/a: su questo va ad inserirsi anche un aspetto un po’ più personale, quello della persona in casa. Non credo, conoscendo mia sorella e suo marito, che siano particolarmente a favore di una balia, anche perché entrambi vogliono dedicarsi alla crescita del/la bimbo/a. Ho pensato allora ad una sorta di “aiuto domestico” (il che potrebbe essere un doppio vantaggio, perché mi hanno detto che una donna, appena diventata mamma, ha bisogno di un aiuto soprattutto fisico, concreto): trovare quindi una persona che possa aiutare mia sorella con le faccende di casa e, allo stesso tempo, parlare in cinese al/la pargoletto/a, sarebbe la cosa migliore secondo me.
Quello che ti chiedo è se, dal tuo punto di vista, ci sia un quantitativo d’ore/di giornate necessario per fornire una base linguistica iniziale.
Oltre a questo, credo, più avanti ci sarebbe anche il contatto con altre persone di quella lingua, perché ovviamente una persona non basta, ma se ne riparlerebbe fra qualche anno, magari verso l’asilo.
Non so se io sia stato sufficientemente chiaro con la mia e-mail, semplicemente volevo confrontarmi con te su questa mia idea, visto che comunque hai sicuramente più esperienza di me nel settore.
A parte tutto, congratulazioni per il bel blog e per le attività che porti avanti, mi piacciono davvero tanto!
Buona serata e buon inizio di settimana!
Grazie ancora,
Alberto

Alberto,
la tua email mi ha fatto riflettere perchè secondo me ha lo spirito giusto. La passione per le lingue, ma prima di tutto per l’affetto per le persone. La voglia di fare un regalo, ma che sia davvero un regalo, non un peso in più…
In realtà non ho un parere da darti in base alla mia “esperienza”, non ho esperienza da vantare che sia così specifica, ma se ti va proviamo a ragionarci insieme. Il bilinguismo naturale, quello che farà inevitabilmente parte della vita del nipotino è quello italiano e Inglese, e quindi queste due lingue sono quelle veramente importanti, il cinese o ulteriori lingue possono essere un bonus, un extra, se ci stanno, ma solo se ci stanno.
Quanta esposizione al cinese dare al bambino? Non credo esista una risposta a questa domanda… Più esposizione hanno alla lingua meglio i bambini la imparano, ma già un’ora alla settimana ha un suo impatto. Quindi come decidere?
Paradossalmente, io non deciderei in base alla lingua, ma in base ai fattori veramente importanti.
1) tua sorella diventerà mamma all’estero e senza il supporto della sua famiglia, hai ragione, una mano le servirebbe, e se puoi offrirle questo aiuto come un regalo sicuramente te ne sarà grata
2) quanto costa questo aiuto? quanto pensi di poter spendere?
Scegli in base a questi parametri, che sono quelli veramente importanti. Non ha senso che tu faccia un passo economicamente più lungo delle tue gambe per fare un grande regalo al bambino, fai il regalo che puoi fare, sarà già tanto, e tutti lo vivrete con serenità.
Posto che tu abbia deciso quello che ti puoi permettere e abbiate identificato la quantità di presenza estranea in casa che sia utile a tua sorella senza diventare un fastidio, passiamo ad altre domande.
Quando iniziare?
Subito, se potete. Il primo anno di vita è critico per la capacità dei bambini di riconoscere qualsiasi suono, guarda questa presentazione che si riferisce proprio ad una ricerca fatta sul mandarino.
Quale lingua scegliere?
Il cinese non esiste, esistono diverse lingue parlate in Cina, assicurati di sapere quale lingua parlerà la persona che sceglierete
Quale persona scegliere?
Prima di tutto una persona di cui tuo sorella si può fidare, che sia brava con i bambini e in sintonia con la famiglia, se no diventa una sofferenza inutile.
Che istruzioni dare a questa persona?
Inevitabilmente lei parlerà Inglese con tua sorella e gli adulti, ma deve parlare sempre e solo esclusivamente la propria lingua non il bambino. Non date per scontato che lo farà, molto spesso non è così. One Person One Language è già difficile per un genitore motivato, figuriamoci per una persona esterna… Dovrete insistere su questo punto e tua sorella dovrà guidarla e aiutarla e entrare nell’abitudine di parlare Inglese agli adulti e sempre solo la propria lingua al bambino, cantargli le proprie canzoni, leggere libri, etc.
Il resto verrà da sè. Magari ci tieni informati sugli sviluppi, ci farebbe piacere, io sono davvero molto interessata a quest’esperienza!
L.
Related Posts with Thumbnails

Leave a Reply