Le scuole materne in Giappone

Ciao, come scrivevo nel mio primo post le bambine, Onechan (5 anni) e Imotochan (3 anni), frequentano scuole differenti ed entrambe giapponesi. Se a voi non dispiace, ne approfitterei quindi per raccontarvi come funzionano qui le scuole materne in base alla nostra esperienza…e magari attraverso i vostri commenti apprendere qualcosa di altri sistemi.

Ovviamente non mancheranno termini giapponesi che se vorrete potrete far entrare nel vostro vocabolario plurilingue.

Bene, iniziamo! Onechan frequenta una scuola materna del tipo y?chien che fa riferimento al ministero dell’educazione e appunto gli obiettivi sono legati alla preparazione pre-scolare (grafismi, scrittura ecc.), mentre Imotochan frequenta l’asilo hoikuen che fa capo al Ministero della Salute. Infatti, vengono presi in cura i bambini dai 6 mesi fino all’età scolare, dal lunedì al sabato e dalla mattina fino alla sera. Insomma, la soluzione per genitori che lavorano. A parte i festivi (domeniche e feste nazionali) non ha chiusure estive e/o invernali. Detto così potreste immaginarvi i bambini sempre rinchiusi in quattro mura e invece no! Non andrò nei particolari ma proverò ad offrirvi un quadro delle loro attività annuali rigorosamente divise per stagioni…primavera haru, estate natsu, autunno aki, inverno fuyu.

L’anno scolastico inizia ad Aprile, e così anche le passeggiate nei vicini parchi e templi; i bambini imparano a mettersi le scarpe da soli (come saprete in Giappone le scarpe non entrano negli ambienti interni…a parte gli uffici) e nel caso dello hoikuen a due anni si mettono anche il pigiama…da soli…per il risosino pomeridiano.

Il principio di fondo è che ognuno deve occuparsi del proprio, quindi se giocano mettono in ordine, se sporcano puliscono, ma il fatto di essere insieme dà forza l’un l’altro (scusate la digressione, ma io qui ci vedo la base della loro società).

Ogni mese fanno l’esercitazione nel caso di terremoto o incendio, e non vi nascondo che quando a casa giocano e fanno finta che ci sia il terremoto io me le guardo bene per imparare cosa fare.

A maggio c’è un primo incontro con i genitori, molto dinamico, si canta insieme, si fa un giro di presentazioni e si esprimono le proprie impressioni sul primo mese di hoikuen. E infine si partecipa al pasto…a quanto pare i bambini che frequentano lo hoikuen sembrerebbero tutti essere dei buongustai, sarà anche perché ogni mese vanno in cucina ad aiutare a cucinare (per esempio puliscono i funghi per la pizza, impastano, oppure preparano il dolce di Halloween che dopo si mangiano per merenda).

Subito dopo la stagione delle piogge (tra metà giugno e metà luglio) si fa un altro incontro con i genitori, ma questa volta si tratta del natsu matsuri una vera e propria festa di paese all’interno della scuola…e da lì in poi inizia il periodo della piscina all’aperto!

Da settembre iniziano i preparativi per l’undokai la festa dello sport, in cui l’impegno per i bambini più grandi è motivo di grande crescita e maturità…e potrei dilungarmi oltre ma mi fermo quindi .

Si conclude il terzo trimestre con i lavoretti di Natale (ovviamente senza la componente religiosa), per poi concentrarsi da gennaio a marzo sul festival di chiusura, in cui ogni classe si esibisce in una danza, un coro, un ensemble di strumenti musicali e per quelli dell’ultimo anno una piece teatrale.

Ho tralasciato la festa del setsubun il 3 febbraio, quella delle bambine hinamatsuri il 2 Marzo e per lo hoikuen di Imotochan la parata di Halloween … che coinvolge anche gli studenti e il personale della vicina università… e le lezioni in inglese, molto rare nello y?chien, ma con la possibilità di integrare con un altro corso pomeridiano (peccato e per fortuna che mia figlia abbia scelto me per scoprire anche l’inglese), ma settimanali e con madrelingua, invece, nello hoikuen, almeno in quello frequentato da Imotochan. Quali sono invece le attività dei vostri bambini nei loro asili in Italia, in UK, In Spagna, negli States ecc?

Nadia

 

Immagine: Antiche fiabe del paese delle nevi. Racconti Giapponesi

 

 

 

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Bilingue Per Gioco

Bilingue per Gioco, cioè Letizia, mamma di A. e fondatrice di questo blog, puoi saperne di più su di me cliccando qui.

3 Comments

  1. Posted 23/11/2011 at 13:13 | Permalink

    Lasciare le scarpe fuori casa è una tradizione che trovo saggia (molto diffusa a varie latitudini) come pure mi piace far giocare i bambini in cucina a impastare e preparare cibo. Tutti gli altri appuntamenti, gare, sport, competizioni, attività strutturate (lo sport lo è), musica, balli e mi fermo qui, mi mettono un’ansia… già per un adulto, figuriamoci per un bambino che ha dei tempi e una struttura neurologica diversa.
    A mio personale parere sarebbero già abbastanza una o due attività a scelta tra le molte offerte. I bambini piccoli hanno bisogno di giocare e si impara la vita proprio attraverso il gioco, che può essere avviato ma non condotto da un adulto (Montessori docet). In fondo tutto questo riempire la giornata serve più per gratificare gli adulti che rispettoso dei bambini. Si pensa sempre all’adulto di domani (società adultocentrica e produttivo-consumistica) che al bambino di oggi.
    Mi sembra carina la natsu matsuri che crea comunità, mi incuriosisce questa cosa all’interno della scuola, magari parlacene di più se ti va, grazie.

    • Nadia
      Posted 01/12/2011 at 15:45 | Permalink

      Ciao Tamerice, e grazie per il commento. Dopo averlo letto mi sono andata a rileggere quello che avevo scritto perchè non riuscivo a capire dove potesse essere l’ansia…forse ho usato una scrittura un pò veloce desiderosa di condividere tutte quelle attività che in realtà si svolgono con tutta calma giorno dopo giorno con le dovute pause e con abbondante gioco. Sarà per questo forse che sia nel festival dello sport che a teatro, mi sono goduta la naturalezza con cui tutti i bimbi si sono non solo esibiti ma anche divertiti!

      Per il/la natsu matsuri, all’interno della scuola si creano degli spazi dedicati ad alcuni giochi tradizionali, ad esempio prendere con un colino di carta dei finti pesciolini in una piscina di acqua (kyngyo suki) oppure la pesca dello yo-yo con un amo tenuto da un filo di carta (yo-yo autoprodotto con un palloncino di acqua ed elastico); oppure, il lancio dei cerchetti (wanage)…ho trovato un sito a tema http://www.festivalgiapponese.it/Lailac/Natsu_Matsuri_2011/Voci/2011/5/13_Giochi_-_youbi_(asobi).html E infine c’e anche uno spazio e un tempo dedicato a cibo e bevande, di solito alla preparazione del cibo preparano anche i bambini, o almeno in parte. Ah dimenticavo che è anche una buona occasione per mettersi lo yukata!
      Grazie ancora per l’interesse.

  2. Alice
    Posted 24/11/2011 at 16:42 | Permalink

    anche a me piace molto il fatto di togliersi le scarpe, molto usato anche qui in UK. E mi piace ancora di piú il mettersi il pigiama da sola. Mia figlia di quasi 5 anni é completamente autonoma ma quest’estate (4 anni e mezzo) stupiva l’insegnante di nuoto in Italia per essere l’unica del gruppo che sapeva svestirsi e mettersi il costume da sola. La cosa mi ha meravigliato perché il suo asilo ha sempre incoraggiato l’autonomia in queste cose. Quando ha iniziato reception questo settembre ho scoperto che in realtà il “problema” c’é anche qui in UK visto che la maestra mi ha ringraziato per averle insegnato a vestirsi da sola visto che nell’ora di ginnastica passano piú tempo a svestire/vestire i bimbi che a fare esercizio!
    Per quel che riguarda le celebrazioni direi che siamo sul tradizionale qui (tipo recita di Natale perché é in una scuola cattolica ). Ci sono anche tanti eventi di raccolta fondi dalla vendita di torte ad aste di cose donate da negozi locali.

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