Come non dimenticare l’Inglese imparato vivendo in USA

Ciao, mi chiamo Simona e sono la mamma di Marco, 3 anni e 4 mesi. Siamo italiani e Marco ha da sempre ascoltato l’italiano in casa, anche se finora abbiamo vissuto negli Stati Uniti e Marco ha frequentato la scuola li’ fin dall’eta’ di un anno. In piu’ vivendo a Miami, la sua baby sitter (e un po’ tutto il mondo attorno a lui) parlava anche spagnolo. Il risultato: Marco parla molto bene italiano (ha una proprieta’ di linguaggio pari ai coetanei, a volte superiore), comprende l’inglese ma risponde in italiano il piu’ delle volte e usa singole espressioni in inglese o singole parole inglesi all’interno di un discorso in italiano.
Finora sono stata piuttosto contenta. Sapevo di dover difendere l’italiano, perche’ piu’ lui cresceva piu’ la lingua dominanate sarebbe stata l’inglese, e in piu’ probabilmente avrebbe appreso anche lo spagnolo. Perfetto! Se non che mio marito e io per motivi di lavoro ci siamo appena trasferiti a Stoccolma, in Svezia, e ci troviamo di fronte al dilemma: quale scuola per Marco?
La scuola internazionale di Stoccolma – oltre a costare moltissimo – prende bambini solo a partire dai 5 anni e abbiamo gia’ pensato che, se dovessimo restare in Svezia, lo iscriveremmo li’. Ma intanto cosa possiamo fare? La scelta piu’ comoda e’ quella di metterlo in uno dei tanti asili nelle vicinanaze di casa, ma sono tutti di lingua svedese. Marco in questo caso dimenticherebbe rapidamente l’inglese? Altra opzione, l’asilo bilingue (anche se ho l’impressione che per alcune di queste scuole “bilingue” significhi poco… nel senso che piu’ che altro parlano svedese e poi occasionalmente un’insegnante si rivolge ai bambini in inglese).
Insomma, mi chiedo: se Marco frequentasse una scuola svedese e solo svedese perderebbe tutto l’inglese che ha imparato finora? Per un bambino di tre anni e mezzo sarebbe molto dura ritrovarsi in una realta’ nella quale si parla solo una lingua nuova e sconosciuta? (Tra l’altro, lo svedese e’ una lingua nuova anche per noi due genitori – mentre in inglese sono piuttosto “forte” - e questa cosa mi fa sentire fragile, meno in grado di proteggere mio figlio…)

In casa, soprattutto da quando siamo partiti da Miami, io parlo a Marco un po’ in italiano e un po’ in inglese. Non so se faccio bene o lo confondo, e’ il mio tentativo, forse goffo, di aiutarlo a comunicare con gli altri che non siano mamma e papa’ (a Stoccolma non conosciamo nessuno finora…). Un’altra idea che mi viene in mente: mio marito potrebbe continuare a parlargli solo italiano e io potrei iniziare a parlargli in inglese a casa in maniera massiccia (o esclusiva). Ma, oltre al fatto che mi dispiace rinunciare alla mia madrelingua come modo per rivolgermi a mio figlio, ho paura in questo caso che ne risenta l’italiano: mio marito lavora molto, e’ poco presente in casa e l’italiano che Marco ha imparato finora lo deve praticamente a me…

Insomma, sono molto confusa e preoccupata. So che non e’ facile, ma mi daresti un consiglio su come regolarmi?
Grazie, Simona

Simona,

facciamo le dovute premesse, questo è un quality problem… Comunque, come sempre ti posso dare un parere, che è solo un parere, lo preciso sempre perchè non ho la verità in tasca, non conosco le famiglie, i bambini, etc.

Il mio parere è che mantenere l’Italiano è prioritario, quindi continuate a parlare Italiano in casa, e senza fare mescolamenti tra Italiano e Inglese.

Mantenere l’Inglese non è prioritario, ma sarebbe auspicabile. E comunque non è una cosa così critica, visto che se ho capito bene tra un paio di anni o lo mandate alla scuola internazionale o ve ne andate altrove, magari dove si parla Inglese di nuovo, quindi il punto è mantennere l’Inglese acquisito o almeno una familiarità con la lingua, nei prossimi due anni. Però è vero che se l’Inglese sparisse completamente dalla sua vita il bambino perderebbe la dimestichezza con la lingua (che non è la stessa cosa che dimenticarla, perchè poi magari quando gli serve la recupera dai meandri della mente)

Io proverei a mantenere l’Inglese nel quotidiano leggendo libri e ascoltando audiolibri o guardando cartoni in Inglese. Vale a dire l’Italiano che sarebbe la lingua della vita quotidiana, degli affetti, della comunicazione, ma questo non impedisce che l’Inglese sia la lingua di alcuni momenti di gioco e svago, o delle canzoni e le storie che si ascoltano in macchina.

Quanto al resto, non avere paura. I bambini si adattano facilmente a questi cambiamenti, e imparano la lingua velocemente, e i genitori meno paure hanno meglio vivono l’esperienza…

In bocca al lupo!

Letizia
P.S.
A te come a tutti i genitori in giro per il mondo consiglio di leggere Third Culture Kids.
Immagine: Do you know Pippi Longstocking? Noi abbiamo ricevuto questa edizione di Pippi in regalo dalla nostra zia Svedese e ad A. piace molto (più che a me in verità), scopro ora però che è un libro raro, o comunque difficile da trovare su amazon, perchè ha i disegni originali. Comunque ci sono Pippi più moderne ovviamente…
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