Nomi itagnoli / Nombres itañoles

I nomi itañoli. Già. Solo noi con un piede di qua e l’altro di là del Mare Nostrum riusciamo a farci problemi dove (forse) non ci sono. Perché forse voialtri non itagnoli non lo sapete, ma noi, quando siamo in attesa di un frugoletto che ancora non si sa se sarà maschio o femmina, ci scervelliamo alla ricerca del nome perfetto. Voi pensavate che i nove mesi di gravidanza fossero di gestazione del bimbo? Ma certo che no. Sono nove mesi per consentire ai genitori itagnoli di trovare il nome itañolo perfetto!

Abbiamo anche una sorta di Decalogo del Nome Itañolo Perfetto (DNIP), solo che non lo ammettiamo pubblicamente. Il nome itagnolo perfetto deve soddisfare i seguenti requisiti:

1) Deve suonare bene e non sembrare offensivo, né qui né lì ovvio. Vi sembra scontato, eh? Ditelo agli itagnoli baschi, che magari qualche problemino con il nome da bimba Maialen se lo fanno (Maddalena in basco). Oppure pensate ad alcuni nomi spagnoli ultimamente di moda, come ad esempio Candela, in Italia (Candela, soffia le candeline! Ooops). Le Mercedes spagnole, poi, sono tutte irrimediabilmente collegate alle macchine in Italia. Macarena? Aaaaahi! No, non è il caso. Jimena? Bellissimo nome spagnolo classico, la moglie del Cid, personaggio storico e leggendario. È anche il nome di una località della mia terra e che, tra l’altro, avevo preso in considerazione per mia figlia. Ma la considerazione era durata poco, giusto il tempo di farmi una chiacchierata con alcune amiche italiane. Assolutamente no, non puoi mettere un nome che suona a imene!! E certo che no, assolutamente non potevo. A parte queste considerazioni, c’è l’effettiva difficoltà a pronunciare determinati fonemi in una cultura oppure in un’altra, per cui nomi spagnoli come Jaime, Javier, Jacobo, etc, per quanto ci possano sembrare belli e nel contempo semplici, no, non lo sono in Italia. L’apoteosi del nome spagnolo con mala leche è Jorge. Io ho un mio caro amico Jorge spagnolo e non c’è volta che non diventi Iorge in Italia, che, se ci fate caso, non suona proprio benissimo (i-orge). Per le femmine, direi che Azucena è all’altezza di Jorge a cattiveria fonetica.

2) Il suo significato deve essere bello o comunque non deve fare impressione ai non itagnoli (vedi anche sopra). Pilar? Intendi dire… ti chiami Pilastro? Oppure… Rocío? Ti chiami Rugiada? (però rugiada come significato è bellino, dai). Oppure… Concha? Ti chiami Conchiglia? (e già qui ci sarebbero problemi persino all’interno della Hispanidad, ché Concha in Argentina è brutto brutto brutto.)

3) Deve essere facilmente pronunciabile da tutti (ma proprio da tutti, anche dalla zia Pina e dalla abuela Catalina). Lasciamo stare le -z-, le -j- ispaniche, ma anche le -z- italiche e compagnia bella. Se proprio non resistete alla tentazione non è un problema, ma mettetevi l’anima in pace: lo storpieranno, non c’è niente da fare.

4) Visto lo visto, preferibilmente deve essere uguale da entrambe le sponde del Mare Nostrum.

5) Non deve essere scontato. Ennò. Altrimenti va a finire che tutti gli itagnoli si chiamano allo stesso modo!

6) Non deve essere un nome da nonno/a. Ma che dici, da nonno??? Questo è un punto succoso. Perché, diciamocelo: ma quando mai in Spagna le ragazze si chiamano Manuela, Catalina (Caterina), Roberta, Margarita (Margherita), Simona, Federica, Ludovica? Alcuni non si usano proprio (Federica, Simona, Roberta, Ludovica), altri sono nomi da nonna (Manuela, Catalina — la mia nonnina –, Margarita). Alle mie orecchie, dopo dieci anni in Italia, questi nomi mi suonano bene o almeno non male. Ma prima? Non, sicuramente non ho capito bene, non può chiamarsi così. Eppure sì, le ragazze si chiamano proprio così. Persino Carmen, che in Italia ha un suo discreto successo, in Spagna è un nome che si prende adesso poco in considerazione, forse proprio perché molto usato in passato (come Isabel). Ci sono anche i nomi da nonnino che in Spagna non si usano quasi mai per i bambini di adesso e in Italia sono comuni: Francesco (Francisco), Giovanni (Juan), Antonio, Pietro (Pedro).

7) Meglio se non è modaiolo. Questo vale per tutti i nomi, itagnoli e non. Dobbiamo essere convinti, non farci prendere dalle mode e pensare a lungo termine.

8 ) Meglio se non collegato a un toponimo troppo specifico. Ad esempio, Stelvio, Italo o Tosca oppure Belén o Almoraima (quest’ultimo è un nome dalle mie parti, molto arabeggiante, vero?).

9) E se magari viene accorciato il risultato non deve essere brutto. Né qui né lì, ovvio. (Io a Carolì ancora non mi ci abituo…)

10) E infine, non deve richiamare una figura pubblica imbarazzante. Tipo che se ti chiami Franco in Italia oppure Benito in Spagna va benissimo (insomma… Benito… non va proprio benissimo…), ma dall’altra parte… ecco evitiamo, va’.

Perfetto, i futuri genitori hanno sottoposto al DNIP i nomi che piacciono loro. E ce n’è persino qualcuno che ne esce vivo. Complimenti! Mica hanno finito, però! Ennò, perché ci sono anche quei nomi che si scrivono uguale, ma si pronunciano diversamente: Alvàro/Álvaro, Èlena/Elèna, Lucia/Lucía (la -c- è una fricativa dentale sorda), Càrola/Caròla, Sergio/Sergio (dove la -g- è una fricativa velare sorda), Dàrio/Darío, Lorenzo/Lorenzo (dove la -z- è una fricativa dentale sorda)… Oppure quelli con la -s finale: Marcos/Marco, Lucas/Luca, Mateos/Mateo

Ci sono poi quei nomi che da una parte sono maschili e dall’altra sono femminili. Un classico, anche per altre lingue, è Andrea (a quanto pare, il consolato italiano in Spagna non lo accetta come nome, né per maschi né per femmine, proprio per la possibile confusione!) E lo sapevate, poi, che Rosario, in Spagna, è nome da donna? La Virgen del Rosario, la Madonna del Rosario. Ecco, e allora meglio evitare Rosario e Andrea, se si è itagnoli. C’è anche quel meraviglioso binomio spagnolo José María vs María José, come a dire: l’ordine dei fattori sì che cambia il risultato!

Alcuni nomi italiani, poi, in Spagna suonano così strani che le persone che li portano sembrano uscite da un film o da un romanzo: non possono essere reali. Donatella, Romina, Michela, Germana, Domitilla, tutte fatine. Chiaramente la stessa cosa accade al rovescio, con i diversi Tristán, Tirso, Jaime, Jacobo, Nerea, Aitana, Ainhoa usciti tutti da un romanzo d’epoca spagnolo. E invece no, sono reali, sono attuali. Ma tanto tutti questi non avrebbero superato la prova DNIP…

Siamo dunque arrivati ai highlander, i nomi itagnoli che hanno resistito alla prova del fuoco e sono DNIP-certified. Eccoli a voi:

Maschili: Mauro, Federico, Alberto, Diego, Oscar, Fernando, Roberto, Antonio…

Femminili: Maria, Claudia, Elisa, Teresa, Clara, Silvia, Sonia, Carolina (!), Carla, Marta, Irene, Sofia, Laura, Martina, Cristina, Alba, Miriam, Rosa, Sara…

La lista è più lunga, mi aiutate a compilarla?

Un grazie grosso come un abbraccio va a Càrola (detta Caròla, itagnola in Spagna) e a Sonia (detta So’, itagnola in Italia), perché senza i loro innumerevoli spunti non sarei riuscita a scrivere questo post.

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