Nomi itagnoli / Nombres itañoles

I nomi itañoli. Già. Solo noi con un piede di qua e l’altro di là del Mare Nostrum riusciamo a farci problemi dove (forse) non ci sono. Perché forse voialtri non itagnoli non lo sapete, ma noi, quando siamo in attesa di un frugoletto che ancora non si sa se sarà maschio o femmina, ci scervelliamo alla ricerca del nome perfetto. Voi pensavate che i nove mesi di gravidanza fossero di gestazione del bimbo? Ma certo che no. Sono nove mesi per consentire ai genitori itagnoli di trovare il nome itañolo perfetto!

Abbiamo anche una sorta di Decalogo del Nome Itañolo Perfetto (DNIP), solo che non lo ammettiamo pubblicamente. Il nome itagnolo perfetto deve soddisfare i seguenti requisiti:

1) Deve suonare bene e non sembrare offensivo, né qui né lì ovvio. Vi sembra scontato, eh? Ditelo agli itagnoli baschi, che magari qualche problemino con il nome da bimba Maialen se lo fanno (Maddalena in basco). Oppure pensate ad alcuni nomi spagnoli ultimamente di moda, come ad esempio Candela, in Italia (Candela, soffia le candeline! Ooops). Le Mercedes spagnole, poi, sono tutte irrimediabilmente collegate alle macchine in Italia. Macarena? Aaaaahi! No, non è il caso. Jimena? Bellissimo nome spagnolo classico, la moglie del Cid, personaggio storico e leggendario. È anche il nome di una località della mia terra e che, tra l’altro, avevo preso in considerazione per mia figlia. Ma la considerazione era durata poco, giusto il tempo di farmi una chiacchierata con alcune amiche italiane. Assolutamente no, non puoi mettere un nome che suona a imene!! E certo che no, assolutamente non potevo. A parte queste considerazioni, c’è l’effettiva difficoltà a pronunciare determinati fonemi in una cultura oppure in un’altra, per cui nomi spagnoli come Jaime, Javier, Jacobo, etc, per quanto ci possano sembrare belli e nel contempo semplici, no, non lo sono in Italia. L’apoteosi del nome spagnolo con mala leche è Jorge. Io ho un mio caro amico Jorge spagnolo e non c’è volta che non diventi Iorge in Italia, che, se ci fate caso, non suona proprio benissimo (i-orge). Per le femmine, direi che Azucena è all’altezza di Jorge a cattiveria fonetica.

2) Il suo significato deve essere bello o comunque non deve fare impressione ai non itagnoli (vedi anche sopra). Pilar? Intendi dire… ti chiami Pilastro? Oppure… Rocío? Ti chiami Rugiada? (però rugiada come significato è bellino, dai). Oppure… Concha? Ti chiami Conchiglia? (e già qui ci sarebbero problemi persino all’interno della Hispanidad, ché Concha in Argentina è brutto brutto brutto.)

3) Deve essere facilmente pronunciabile da tutti (ma proprio da tutti, anche dalla zia Pina e dalla abuela Catalina). Lasciamo stare le -z-, le -j- ispaniche, ma anche le -z- italiche e compagnia bella. Se proprio non resistete alla tentazione non è un problema, ma mettetevi l’anima in pace: lo storpieranno, non c’è niente da fare.

4) Visto lo visto, preferibilmente deve essere uguale da entrambe le sponde del Mare Nostrum.

5) Non deve essere scontato. Ennò. Altrimenti va a finire che tutti gli itagnoli si chiamano allo stesso modo!

6) Non deve essere un nome da nonno/a. Ma che dici, da nonno??? Questo è un punto succoso. Perché, diciamocelo: ma quando mai in Spagna le ragazze si chiamano Manuela, Catalina (Caterina), Roberta, Margarita (Margherita), Simona, Federica, Ludovica? Alcuni non si usano proprio (Federica, Simona, Roberta, Ludovica), altri sono nomi da nonna (Manuela, Catalina — la mia nonnina –, Margarita). Alle mie orecchie, dopo dieci anni in Italia, questi nomi mi suonano bene o almeno non male. Ma prima? Non, sicuramente non ho capito bene, non può chiamarsi così. Eppure sì, le ragazze si chiamano proprio così. Persino Carmen, che in Italia ha un suo discreto successo, in Spagna è un nome che si prende adesso poco in considerazione, forse proprio perché molto usato in passato (come Isabel). Ci sono anche i nomi da nonnino che in Spagna non si usano quasi mai per i bambini di adesso e in Italia sono comuni: Francesco (Francisco), Giovanni (Juan), Antonio, Pietro (Pedro).

7) Meglio se non è modaiolo. Questo vale per tutti i nomi, itagnoli e non. Dobbiamo essere convinti, non farci prendere dalle mode e pensare a lungo termine.

8 ) Meglio se non collegato a un toponimo troppo specifico. Ad esempio, Stelvio, Italo o Tosca oppure Belén o Almoraima (quest’ultimo è un nome dalle mie parti, molto arabeggiante, vero?).

9) E se magari viene accorciato il risultato non deve essere brutto. Né qui né lì, ovvio. (Io a Carolì ancora non mi ci abituo…)

10) E infine, non deve richiamare una figura pubblica imbarazzante. Tipo che se ti chiami Franco in Italia oppure Benito in Spagna va benissimo (insomma… Benito… non va proprio benissimo…), ma dall’altra parte… ecco evitiamo, va’.

Perfetto, i futuri genitori hanno sottoposto al DNIP i nomi che piacciono loro. E ce n’è persino qualcuno che ne esce vivo. Complimenti! Mica hanno finito, però! Ennò, perché ci sono anche quei nomi che si scrivono uguale, ma si pronunciano diversamente: Alvàro/Álvaro, Èlena/Elèna, Lucia/Lucía (la -c- è una fricativa dentale sorda), Càrola/Caròla, Sergio/Sergio (dove la -g- è una fricativa velare sorda), Dàrio/Darío, Lorenzo/Lorenzo (dove la -z- è una fricativa dentale sorda)… Oppure quelli con la -s finale: Marcos/Marco, Lucas/Luca, Mateos/Mateo

Ci sono poi quei nomi che da una parte sono maschili e dall’altra sono femminili. Un classico, anche per altre lingue, è Andrea (a quanto pare, il consolato italiano in Spagna non lo accetta come nome, né per maschi né per femmine, proprio per la possibile confusione!) E lo sapevate, poi, che Rosario, in Spagna, è nome da donna? La Virgen del Rosario, la Madonna del Rosario. Ecco, e allora meglio evitare Rosario e Andrea, se si è itagnoli. C’è anche quel meraviglioso binomio spagnolo José María vs María José, come a dire: l’ordine dei fattori sì che cambia il risultato!

Alcuni nomi italiani, poi, in Spagna suonano così strani che le persone che li portano sembrano uscite da un film o da un romanzo: non possono essere reali. Donatella, Romina, Michela, Germana, Domitilla, tutte fatine. Chiaramente la stessa cosa accade al rovescio, con i diversi Tristán, Tirso, Jaime, Jacobo, Nerea, Aitana, Ainhoa usciti tutti da un romanzo d’epoca spagnolo. E invece no, sono reali, sono attuali. Ma tanto tutti questi non avrebbero superato la prova DNIP…

Siamo dunque arrivati ai highlander, i nomi itagnoli che hanno resistito alla prova del fuoco e sono DNIP-certified. Eccoli a voi:

Maschili: Mauro, Federico, Alberto, Diego, Oscar, Fernando, Roberto, Antonio…

Femminili: Maria, Claudia, Elisa, Teresa, Clara, Silvia, Sonia, Carolina (!), Carla, Marta, Irene, Sofia, Laura, Martina, Cristina, Alba, Miriam, Rosa, Sara…

La lista è più lunga, mi aiutate a compilarla?

Un grazie grosso come un abbraccio va a Càrola (detta Caròla, itagnola in Spagna) e a Sonia (detta So’, itagnola in Italia), perché senza i loro innumerevoli spunti non sarei riuscita a scrivere questo post.

Immagine: 25.000 nombres de bebé, amazon.it  e Amazon.co.uk e Amazon.es

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Comments

  1. Ana María says

    Anch’io volevo chiamare mia figlia Jimena!!! E anch’io ho desistito per gli stessi motivi… :-(( Molto divertente il tuo post, come al solito!!!

  2. Carmen says

    Complimenti per il post Carolina! Bel rompicapo questo della scelta dei nomi itagnoli. Io a mia figlia l’ho chiamata Isabella perchè mia sorella si chiama Isabel, ma in Italia fanno ricadere l’accento sulla I (Ìsabel) e quindi ho scelto la versione italiana di reminiscenza spagnola (Isabella) che sta meglio col cognome italiano e suona bene (fa rima con bella :-) ed in più mi pare ancor più dolce che Isabel; perchè poi c’è anche l’opzione anglosassona: Elisabetta, ma non fa per noi, Itagnoli DOC.
    A proposito, qua in Sicilia è molto diffuso il nome Concetta e la versione maschile Concetto. Un’altra questione è l’uso di dare ai figli il nome dei nonni: se io avessi avuto un maschietto, si sarebbe chiamato Salvatore come mio suocero.

  3. Arianna says

    ¡hola Carolina!
    E insomma grazie a te ho appena scoperto che le mie figlie portano dei perfetti nomi itañoli certificati e senza che ce ne fosse l’intenzione!! Quindi mi sembra di capire che se mi riesce il colpaccio di iscriverle alla scuola spagnola nessuno dovrebbe storcere il naso… A dire la verità li abbiamo scelti perché Laura e Sara sono nomi che esistono ovunque nel mondo, magari con uno spelling leggermente diverso nei paesi anglofoni ma non credo che saranno mai costrette a complicati spelling. Sarà che quando ero piccola ho odiato il mio nome e rimproverato i miei genitori di aver scelto il nome sbagliato e tutto per colpa di Sandokan…eh sì, perché se sei una bimba piccola negli anni 80 mica ti chiamerai Arianna ma certamente Marianna, come la perla di Labuan, è ovvio. E quindi giù a indebite aggiunte di consonante e tu che ti stufi pure di correggere tanto la volta dopo ti chiameranno magari Annamaria!  Che poi, dico, non è mica un nome così difficile, e va bene che in terra d’Albione mi tocca fare lo spelling, tanto la doppia “n” e la “r” non la beccheranno mai, ma che abbia addirittura dovuto fare lo spelling per il vicino di casa italiano mi pare un po’ troppo (senza contare il mio bisnonno che mi ha sempre chiamato “Ariana” e mio nonno paterno che ai suoi amici che gli chiedevano come si chiamasse la nipotina ha risposto: “Anna e qualcos’altro”!!). Infine, ritengo sia sacrosanto occuparsi della pronuncia, non solo nel caso di nomi stranieri ma anche per nomi italianissimi: che nessuno se ne abbia a male ma io i romani che scelgono nomi tipo Fabio, Fabrizio o Fabiana, che anche la maestra te li chiama con due “b”, proprio non li capisco…

    • says

      Colpo di scena:

      Noi invece abbiamo dato alla primogenita un nome inesistente in Spagna e di pronuncia difficile. Lei in Italia non ha problemi, ma per la Spagna sì. Per il secondogenito invece abbiamo fatto il contrario e difatti il suo nome viene spesso storpiato. Come mai una “pazzia” del genere, da una che conosce il DNIP a memoria? Per due semplici motivi:

      - I nomi ci piacciono. Non collegano a niente di offensivo, ridicolo etc etc. La difficoltà è soltanto fonetica (forse).
      - Se siamo portatori di una cultura nuova e di una lingua diversa, è anche giusto che conserviamo quella specificità nei nostri nomi. Ora ci sembra complicato perché siamo agli inizi delle nostre società multiculturali, ma credo che fra qualche anno nessuno si stupirà più nel sentire un nome un po’ diverso. A dire il vero, la gente accoglie benissimo i nomi dei miei figli, e anzi si interessa e vuole pronunciarlo bene.

      Detto ciò, anche noi abbiamo sottoposto un sacco di nomi al DNIP. Poi però nessuno ci convinceva e siamo dunque andati oltre :-)

      Ma massima stima a chi applica il DNIP, capisco bene che se si trova un nome DNIP che piace da morire, le cose si semplificano molto.

      • says

        Tanto io stessa, con un nome italianissimo e spagnolissimo (di origine teutonica), mi sono sentita storpiare il nome talmente tante volte, in Italia come in Spagna, che non lo ritengo più un problema: Caterina, Cristina, Valentina, praticamente basta che finisca in -ina e abbia minimo tre sillabe. Anche Carola, Carla, Carlotta…

        Per non parlare di quando ero piccola. Era un nome raro nella Spagna della transizione (non c’è nessuna Santa Carolina! Nessuno si chiamava così negli anni 70 quando io sono nata). Me l’hanno storpiato in tutti i modi possibili e i bambini mi hanno talmente preso in giro (Gasolina, Calorina…) che ci ho fatto il callo e ora ci scherzo su pure io :-)

  4. says

    Bello!
    Forse sono OT, ma una delle mie bimbe fa Ginevra di secondo nome (svizzerofilia a 10000) e la famiglia spagnola insinuava catastrofiche profezie adolescenziali da botelloòn :-S.
    Per il maschietto quando avevo il trip di Esenin avevo preso in seria considerazione Sergej ma i meno politicamente corretti (tutti :-/)me l‘ avevano vivamente sconsigliato.
    Abbiamo tagliato la testa al toro e abbiamo optato per Thorwald che sia in IT che in ES viene storpiato con: Durban, Dorbal, Urban, Turbul (mia nonna, in dialetto valtellinese significa non proprio sveglio per usare un eufemismo :-D).
    Il nome del nonno (come si usava tradizionalmente in Svezia) è stato scartato perché un po‘ … come dire…pretenzioso? (Jesus).
    L‘ unico ricordo spagnolo rimastoci è il cognome chilometrico (1 composto spagnolo+uno svedese+più il mio) che include allusioni a ‘‘figueras,, non ti dico le prese per il naso in IT :-)
    Un nome che mi piaceva moltissimo in ES -sconsigliato perché oltre a ricordare una proprio non vivace nota contessa spagnola suonava molto aristo-wannabe- tipo ‘‘Borja,, per i maschietti era Cayetana: stupendo! Fiero, arrogante quanto basta, elegante e al di sopra di ogni caduca moda ed epoca :-)
    Io credo che alla prossima se è femmina lo rifilo come secondo o terzo :-P

  5. Alice says

    Il nome, secondo me, é estremamente importante. Io ormai sono 15 anni che sono “Alis” e prima in Messico ero Alicia visto che la CE non la sa pronunciare nessuno. Non la sentono proprio!
    Un’amica spagnola aveva pensato di aver scelto un bel nome per il suo bimbo e l’ha chiamato Andres. Peccato che qui in UK suoni come un-dress …..
    Il compromesso piú comune qui sembra essere Luca (o Lucas). Mi piacerebbe vedere le statistiche del consolato a Londra di quanti bambini sono stati registrati con quel nome. C’é l’invasione!

    • says

      Il che va contro il punto n.5 del DNIP, per cui non è un nome DNIP certified! :-))) Anche se in realtà non si tratta di un nome itañolo, ma ci siamo capiti :-)

  6. Ivonne says

    Che panoramica interessante sui nomi!
    Noi abbiamo optato per una scelta molto semplice: un solo nome, corto e facile da pronunciare. Io ho lottato con chi il mio nome (Ivonne) ha sempre chiesto di scriverlo/pronunciarlo alla francese ma, essendo cresciuta “all’italiana”, per me si legge come si scrive. A volte sono Ivone, Ivonn, Ivàn (parliamone),Yvonne, Yvon, Iva (che di questi tempi è meglio evitare), Ivo (pietà!). Ammetto di girarmi sia alla versione Ita che Fr, ma alcune proprio non le reggo. Vi tralascio il cognome.
    Mio marito (Gualtiero), ha subìto le più stravanganti mutazioni, tra cui “il Cavaliere, sì, quello con il nome importante” (già l’idea del Cavaliere, importante… sotto le suole!).
    UN SOLO NOME, grazie! Io non ho sposato un uomo, ma 4! Ve lo immaginate a firmare i documenti ufficiali?!? Come se non bastasse, l’ID riporta 2 nomi, il passaporto 3 e un pezzo, l’auto è intestata a solo uno, lasciamo stare il C.F.! No, grazie, Elisa e Ilaria vanno benissimo come sono. Peccato che il papino abbia l’R moscia! Abbiamo fatto di tutto per metterci d’accordo, ma questi sono gli unici due nomi che piacevano ad entrambi. A parte Elena, che adoriamo, ma con Elisa ci siamo detti: “troppo simili”. Ah, gran bel passo avanti con Ilaria!!! Ma alla fine siamo contenti così.
    Un nome che adoro da matti è Sasha, peccato che per me è da maschietto (diminutivo di Alexandr) ma qui è da femminuccia… (Però io vorrei tanto un maschietto)
    Nella mia esperienza i nomi che hanno messo d’accordo paesi e parenti sono Viktor (Italia-Russia), Matteo (Italia-Francia), Ella (con la “e” aperta, diminutivo di Eleonora ma che suona bene in Italia-Finlandia) e Leo (Leonardo, come Ella).
    Cosa ne pensate invece del doppio cognome?

    • says

      Da spagnola che ti posso dire del doppio cognome? Doppio cognome forever! :-)

      Da noi si possono anche invertire, nel senso che se si preferisce che il cognome della madre venga prima si può anche fare. I miei figli hanno entrambi i cognomi nostri, prima quello di mio marito e poi quello mio. Non per patriarcato, ma in semplice ordine alfabetico. E poi anche per un fatto pratico: vivono in Italia (almeno per il momento), quindi rende loro la vita anche più semplice.

  7. Alice says

    favorevolissima! Peccato che il governo italiano non approvi! Io ho dato a mia figlia un nome corto corto (Mia) ma entrambi i cognomi. Con un cognome lunghissimo e complicato africano volevo aiutarla dandole anche il mio italiano in modo da facilitare qualsiasi soggiorno in Italia. E cosí per il governo inglese lei é Mia+ cognome papá+congnome mamma ma il governo italiano non l’ha accettato. L’ambasciata a Londra mi ha detto “Si si! Si puó fare!” ma poi il comune di Verona mi ha detto di NO! E cosí la poverina per l’Italia ha solo il cognome del padre che é quello piú difficile e “scomodo”.

  8. lucia says

    Il mio Comune dice che per i cittadini di origine ispanica loro seguono la consuetudine del paese d’origine e quindi doppio cognome. Per gli italiani è un problema.
    La consuetudine (nota bene, consuetudine) è che il bambino prenda il cognome del padre, sia per le coppie sposate che per le coppie non sposate cui si fa seguire la consuetudine delle sposate.
    Nelle coppie non sposate il padre può non riconoscere subito il bambino (bello, no?), che così prende il nome della madre, e in un secondo tempo può riconoscerlo e vedere cosa decide il tribunale dei minori in merito ai cognomi (ogni possibilità è aperta: tenere entrambi, solo quello della madre, solo quello del padre, cambiare l’ordine…come gira al trib insomma).
    Oppure i genitori possono dare all’infante come secondo nome uno dei due cognomi. E poi vedersela col tribunale, come sopra, e se il tribunale ritiene lascia un individuo che per nome ha un cognome.
    Questo succedeva nel 2008.
    Ah, si può anche scrivere al Presidente della Repubblica chiedendo l’autorizzazione a mettere il doppio cognome.
    Io ancora non ho scritto, speravo in una bella legge retroattiva, ma non mi pare ne sian spuntate.
    E lo trovo molto triste.

    • sonia says

      Ciao!
      Io sono fresca fresca di burocrazia per il doppio cognome….il mio itagnolo è nato circa un anno e mezzo fa, e un anno esatto fa abbiamo iniziato l’iter burocratico per il doppio cognome anche in Italia. Siccome lui, nonostante abbia la doppia nazionalità, per l’Italia è soltanto italiano perchè nato in Italia….(tralasciamo i commenti all’anagrafe quando sono andata ad informami), abbiamo dovuto fare una istanza in Prefettura chiedendo il doppio cognome anche in Italia (abbiamo specificato che nei documenti spagnoli ce li ha di default)….In Prefettura sono stati molto gentili, ma ci hanno detto che ci sarebbero voluti da 2 a 3 anni….Invece in un annetto abbiamo fatto!!!! Proprio due giorni fa ci è stato communicato che il documento è stato accettato e che ufficialmente ha due cognomi anche in Italia.
      Come ti dicevo, presenti tutto in Prefettura, dopodichè loro spediscono a Roma. Poi ritorna tutto alla tua Prefettura, e devi appendere questo documento al comune, tipo le pubblicazioni di nozze….aspetti un mese, ritorni col documento in Prefettura, loro rispediscono a Roma, e dopo qualche mese….voilà, è fatta!!!! Insomma, un anno e circa 50€ in marche di bollo, ma vale la pena!!!!!

      Il problema è che non c’è tanta conoscenza su questa procedura, nemmeno gli stessi burocrati la conoscono….ma basta insistere e si può fare!!!

      Se hai bisogno di altra info, chiedi pure!!

  9. Teresina says

    Interessante e simpatico il tuo articolo, Carolina!
    Io da catalana in Italia, ho avuto qualche problemino in più per trovare i nomi ideali in entrambe le lingue… visto che per i maschietti ( ed io ne ho tre!) in catalano non esistono i nomi che finiscono in -o (Alberto diventa Albért, Roberto diventa Robért, e così via). E non solo: ce ne sono tanti che finiscono in consonante, e allora gli italiani ci aggiungono una vocale finale a metà strada tra la /a/ e la /e/ per adeguarli alla loro fonetica (giustamente!)… Visto che la soluzione ideale non c’era, abbiamo dato ai nostri figli i primi nomi della nostra lista (due catalani e uno italiano) senza tenere in conto nessuno… Peccato che tante volte, quando si presentano, devono ripetere il loro nome ben due volte. Oramai sono abituati! A proposito, si chiamano Aniol, Marco e Genìs

  10. Melanie says

    Ciao! Interessantissimo l’articolo, non pensavo che fra l’italiano e lo spagnolo ci sarebbero stati cosi’ tante difficolta’ visto che le due lingue sono abbastanza simili. Anche noi abbiamo dovuto fare dei ragionamenti simili, pero’ con i nomi inglesi e italiani. Con la prima ce la siamo cavati con Emily, facile da pronunciare in tutti e due le lingue, anche se la “y” spesso viene scambiato con la “i” dagli italiani. Con la seconda era gia’ piu’ difficile… Finalmente siamo arrivati a Georgia, scritta in modo inglese (ci tenevo che avevano nomi inglesi visto che il cognome e’ italiano, addiritura trentino). Mi piacevano nomi come Alice e Sara che sono bellissimi in tutti e due le lingue pero’ la pronuncia cambia troppo. Georgia mi sembrava non cambia tantissimo fra la pronuncia italiana e quella inglese, anche se ci sono delle perrsone che insistono a pronunciarlo proprio come inglese e ovviamente altre che lo leggono literalmente in italiano con l’accento sulla “e”. Tutto sommato devo dire che siamo soddisfati delle scelte!

  11. Monica says

    Carmen, in Sicilia dove? noi siamo a Catania…

    Carolina, visto che presto potremmo avere bisogno di scegliere un nuovo nome, rigorosamente DNIP?, il tuo pezzo e’ proprio perfetto!
    La prima, alla fine, e’ sfuggita al DNIP, perche’ il nome italiano piu’ simile, ottimo su entrambe le sponde (Neva) e’ sconosciuto in Sicilia e cosi’, se tanto tutti dovevano chidere di ripetere, abbiamo pensato che tanto valeva usare l’originale. Le storpiature sono gia’ cominciate, ma conto sulla diffusione della multiculturalita’!

    La bimba ha il doppio cognome paterno, come e’ apparso sul permesso di soggiorno e quindi sul codice fiscale… anche ci sono state piccole complicazioni perche’ il matrimonio era stato trascritto solo con il primo. Decisamente il comune retrocede di fronte a questure, prefetture e agenzie delle entrate :)

  12. fabio says

    Ammetto che non è stato facile far digerire a amici e parenti catalani il fatto che avessimo chiamato il nostro bimbo andrea (eppure deriva dal greco andros, maschio, virile), poi basta spiegargli che possono chiamarlo andreu e si rilassano e con un compiaciuto sorriso catalanista sul viso accettano di buon grado.

  13. Anabella says

    Bello questo post! Sono argentina, mio marito italiano, ed aspettiamo il prim@ figli@. Siamo anche noi alle prese con il nome, e ci siamo posti esattamente gli stessi problemi. E siamo approdati anche noi su Irene e Diego, che ora vedo fierissima sono DNIP-doc :)

    altri nomi per la lista: Eva, Lavinia, Livia, Eleonora, Flavia
    Non so per quale motivo, per i maschietti diventa molto più complicato!

    • Anabella says

      Pd. Valeria, Valentina, Eleonora, Lara… ancora senza fortuna per i maschietti :( *sigh*

      Carolina me l’hanno bocciata per via della mucca (regola 10). Per lo stesso motivo, sto per bocciare Diego, nome secondo me veramente bellissimo, ma che purtroppo essendo argentina mi rimanda troppo a Maradona…

  14. zeta says

    Carino questo post. E centra proprio tutti i punti!
    È veramente un casino scegliere un nome itagnolo! io ho avuto una bimba due mesi fa e l’abbiamo chiamata Olivia.
    Per fortuna era femmina, da maschio la scelta è ridottissima!

  15. Claudia says

    Molto divertente il post! Io sono italiana con madre spagnola e padre italiano, quindi i miei hanno avuto lo stesso problema per darmi il nome a me e ai miei fratelli.
    Ora vivo in Spagna e mio marito è spagnolo e stiamo in attesa di un figlio (ancora non sappiamo il sesso), quindi ci troviamo con la stessa problematica!!!

    Nel mio caso si aggiunge il problema che a mio marito gli suonano strane le vocali aperte in italiano, quindi ci sono nomi, ad esempio Diego che gli piace il nome ma non si abitua al suono che ha in italiano, quindi questo fa si che sia piu difficile trovare un nome, dato che deve pronunciarsi e scriversi esattamente nella stessa forma sia in italiano sia in spagnolo!!!

    Se è femmina, l’abbiamo trovato: Adriana. Ma se è maschio… ancora ci stiamo scervellando

    • fabio says

      In italiano DIEGO ha la stessa pronuncia che in spagnolo, sempre che lo si pronunci correttamente e senza accenti marcati…

  16. says

    Nonostante mio padre sia argentino, i miei genitori non si sono mai posti il problema della compatibilità fra nomi italiani e spagnoli (che buffo, però: mio padre, manco a farlo apposta, ha proprio uno dei nomi della tua lista “itagnola”).
    Il risultato? Mi chiamo Elena, e adoro tutti i modi di pronunciare il mio nome. Mi fa molto piacere che i miei parenti argentini lo pronuncino con l’accento che lo fa suonare più naturale nel suo contesto, e sono la prima a pronunciare il mio nome con l’accento giusto a seconda del contesto linguistico…
    I miei genitori mi hanno spiegata fin da piccola che ci sono molti modi per pronunciare il mio nome, e che ne esiste anche una versione in altre lingue, come l’inglese… Non sono storpiature!

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