Organizzare un periodo di studio all’estero – parte 5

Abbiamo lasciato Berlino a giugno e passato 6 settimane in montagna, in Alto Adige, dove Nicholas ha frequentato il centro estivo di  lingua  tedesca. A differenza di quanto si potrebbe pensare, il tedesco “standard” di Nicholas non ha subito influenze dell’idioma altoatesino, si è visto piuttosto un affiancarsi delle due varianti della lingua tedesca. Ciò conferma la mia teoria che i dialetti non sono per forza negativi per l’apprendimento della lingua standard :-)
Siamo tornati a Berlino una settimana dopo l’inizio dell’anno scolastico previsto per le seconde classi, proprio quando iniziavano i bambini del primo anno. Per chi non avesse letto gli altri miei post su questo argomento, nella scuola berlinese i bambini di prima e seconda sono insieme in un cosiddetto gruppo di studio (“Lerngruppe”), che ha un nome di un animale piuttosto che un numero e una lettera.
I bambini del secondo anno sanno leggere in modo eterogeneo e anche per quanto riguarda l’ortografia è ancora tutto molto vago. Del resto non è una sorpresa, visto che il tedesco ha molte più difficoltà rispetto all’italiano. Un’altra differenza che ho notato con l’Italia è che qui i bambini di prima non ricevono compiti per le vacanze. La maestra, Frau K., ha spiegato che lei chiede solo ai genitori di leggere con il bambino e di fargli fare dei calcoli a mente, magari quando si fa la spesa e danno il resto. Certo questo è un bel sollievo se penso al nostro librone dell’estate che giace incompleto nella valigia… Ci siamo impegnati e lo abbiamo quasi finito, ma tenendo conto della frequenza scolastica estiva di quasi due mesi, direi che la maestra in Italia potrebbe anche perdonarci 😉
Quest’anno non abbiamo acquistato tutti i libri per la scuola tedesca, perché per un mese non ne vale proprio la pena. La scuola ce li ha prestati in gran parte o ha fatto delle fotocopie degli esercizi da fare a casa. In generale il materiale è simile a quello dell’anno scorso: libri Duden per la lingua tedesca e “Flex und Flo” della Diesterweg per la matematica.
Ma veniamo al dunque: la grande novità di questo 3° periodo a Berlino è stato l’incontro con mamma R., lettrice di BpG, e i suoi due bambini, che frequentavano qui la scuola italo-tedesca. Finalmente Nicholas ha visto che esistono altri bambini che, come lui, fanno queste esperienze all’estero. È stato anche molto utile e interessante poter vedere la scuola italo-tedesca. Incredibile quanti bambini bilingui italo-tedeschi ci siano a Berlino! Mamma R. ed io abbiamo parlato molto e ci siamo chieste se sia sia meglio una scuola bilingue o una monolingue come esperienza all’estero. Ovviamente ci sono i pro e i contro. Il bello della scuola bilingue è che le maestre conoscono benissimo le difficoltà tipiche di quella combinazione di lingue e del bilinguismo. D’altro canto, frequentare una scuola tedesca dà di più dal punto di vista della lingua, visto che il bambino è esposto soltanto a quella lingua.
Interessanti sono stati i racconti di R. sulle realtà della scuola berlinese e tedesca, che io non conosco, ma di cui mamma R., essendo sposata con un autoctono ed essendo lei insegnante in Italia, ha un’ottima conoscenza. Ho capito che la scuola tedesca ha più soldi, ma ho anche dovuto riconoscere che la scuola italiana non è poi così male, soprattutto visti i tagli. Ringrazio ancora mamma R. per gli scambi e per avermi fatto conoscere altre realtà, tedesche e italiane.
Tornando alla nostra esperienza alla scuola berlinese, che si sta concludendo in questi giorni, mi sento di confermare che la scuola tedesca è meno pesanteFanno molte pause, si rifocillano spesso e ricevono pochi compiti. L’orario di lezione è simile al primo anno, ovvero 5 ore tutti i giorni, tranne per il giovedì che ha 6 ore. E Il sabato niente scuola! Chi fa il tempo pieno (qui è il 99,9% dei bambini) può rimanere al dopo scuola (“Hort”) fino alle 16 o anche più a lungo. Avevamo pensato di far fare a Nicholas scuola anche il pomeriggio, ma visto che per motivi di organizzazione della scuola sarebbe potuto restare solo fino alle 14, perché dopo sono seguiti da altro personale, abbiamo deciso di fare solo l’orario di scuola pura, ovvero dalle 7:55 alle 12:35 e dalle 7:55 alle 13:45 il giovedì.
Quest’anno il mese di agosto è stato eccezionalmente caldo anche qui a Berlino e per questo motivo i bambini hanno fatto due giorni di “hitzefrei”, ovvero vacanza a causa del caldo, in cui le lezioni finivano alle 11:30. I bambini del tempo pieno rimanevano a scuola, ma andavano per lo più al parco, dove ci sono giochi con l’acqua, oppure facevano attività alternative. Anche le ore di lezione del mattino fino alle 1:.30 sono state convertite in ore di gioco. Insomma una vera pacchia! :-)
E a proposito di orario, mi preme sottolineare che 3 giorni alla settimana è inserita un’ora di gioco programmata. Anche questo contribuisce sicuramente a rendere la scuola meno pesante. Spesso, quando vado a prendere Nicholas a scuola, mi dice che il tempo passa così in fretta… Sarà anche che questa non è la sua scuola e la vede come una specie di vacanza, come è giusto che sia! In questo, Frau K. è stata molto carina, infatti si è impegnata molto per farlo sentire a suo agio, ma sempre con rigore tedesco. Per due settimane Nicholas ha fatto l’assistente della maestra e poi so che ha fatto anche il “Wasserdienst”, che prevede la gestione del secchiello d’acqua per pulire la lavagna :-)
L’atmosfera diversa rispetto all’Italia credo sia dovuta anche alla “mobilità” all’interno della scuola. Al mattino i bambini arrivano, vanno al primo piano, dove si trova il dopo scuola, si spogliano e se vogliono si tolgono le scarpe e mettono le ciabatte, dopo di che salgono in classe. Dato che il gruppo di studio deve differenziare alcune attività per le prime e le seconde, a volte i bambini di seconda sono seduti ai banchi in corridoio oppure fanno alcune ore con la maestra in un’altra aula. Anche religione/attività alternativa si svolge in un’altra aula. Tutto questo da noi in Italia non è possibile a causa della mancanza degli spazi.
Avevo già raccontato che le aule a Berlino hanno una zona in cui chi finisce prima può giocare a lego, colorare o rilassarsi, senza disturbare gli altri. Anche questo, ovviamente, è possibile solo se l’aula è abbastanza grande.
Cosa mi ricorderò di questa esperienza? Sicuramente il caldo e l’abitudine di fare “hitzefrei”, ma anche le mille proposte culturali che offre Berlino, dal MachMit! Museum, al Labyrinth Kindermuseum e agli eventi per le famiglie, come quello della Berlinische Galerie. Siamo anche andati all’IFA, la fiera di elettronica più grossa in Europa, e anche lì per i bambini c’era di tutto e di più.
Mi ricorderò sicuramente di quando mi hanno chiamato dalla scuola, perché avevo dimenticato la merenda e mi hanno chiesto di andare a portarla! :-)
Infine ho trovato carinissimo il papà spagnolo che tutte le mattine leggeva Harry Potter in spagnolo a suo figlio mentre lo portava a scuola in tram…
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Comments

  1. Bilingue Per Gioco says

    Sabina, che differenza c’è tra l’ora di gioco programmata e la ricreazione? o è come una ricreazione più lunga? In quest’ora i bambini fanno quello che vogliono o i giochi sono proposti dalle insegnanti?
    Ciao e grazie!
    L.

  2. says

    Nicholas dice che durante la “Spielstunde” giocano, solitamente in cortile, proprio come durante la “große Pause”.

  3. Barbara says

    Belli questi racconti di esperienze all’estero! Da quello che ho capito leggendo questo post si avverte che la scuola è più flessibile e ricca di ore di gioco, quindi meno impegnativa e monotona rispetto alla scuola standard italiana. Paradossalmente secondo una recente ricerca ho letto che i bambini medi italiani mancano di disciplina ed educazione…cosa che invece non si riscontra affatto in una scuola estera, forse meno rigida ma dove il personale, e certamente anche la famiglia stessa educa con più rigore!!

  4. raffa says

    scrivo per conto di R., che mi ha raccontato tutto dell’incontro Berlinese ;-), e confermo che è stato davvero bello e interessante :-) vorrei aggiungere che sia mamma Sabina che figliolo Nicholas hanno riccioloni spettacolari

    e come è mia abitudine, faccio le tigne alla scuola tedesca (non perché non le voglia bene, ma proprio perché le voglio bene …) è vero che i bimbi non hanno compiti né per le vacanze, né per il fine settimana, ma di fatto molte famiglie, quelle che lì vengono definite “vicine alla cultura” fanno fare regolarmente compiti/esercizi extra, sia il we sia in estate, testimoni ne sono le librerie piene di libri per esercizi per casa e le varie recensioni dei genitori su amazon.de

    questo svantaggia però i figli di famiglie “lontane dalla cultura”, che quando è ora di mandare i figli alle superiori, in Germania verso i 10/12 anni, si ritrovano i figli in tipi di scuole che finiscono presto (in seconda superiore) e che sfociano nell’avviamento professionale. è vero che non tutti devono prendere la maturità e poi laurearsi, però, di fatto, la selezione scolastica precoce in Germania ha luogo anche attraverso i “non compiti”

    i gruppi di apprendimento uniti prima e seconda che ci sono attualmente in diverse scuole di Berlino prevedono 2 insegnanti che sdoppiano la classe nelle ore di tedesco e mate (sport, arte, musica, scienze si fanno insieme) + un’educatrice fissa per il doposcuola, l’educatrice a volte è presente anche la mattina, se è da sola fa lavoretti o se fa bello li porta tutti in cortile/parco giochi vicino

    io non riesco a dire quale scuola mi piace di più, perché sono scuole molto diverse, sicuramente mi piacerebbe che nella scuoletta torinese dei miei pollastri ci fossero elementi della scuola berlinese, primo fra i tutti il tanto movimento, però sono anche molto contenta della scuoletta torinese dei miei, e delle loro maestre, che per come sono impostate le 40 h (il “vero tempo pieno” da noi in città ormaiè scomparso) riescono a seguire meglio i loro giovani studenti
    a Berlino il 16% degli scolari impiega 3 anni per fare i primi due anni di scuola, tradotto in termini italiani, in ogni classe di 24 quattro bimbi sono bocciati i primi anni delle elementari, e questo per me, cresciuta da adolescente a pane e Don Milani, è una sofferenza

    http://www.tagesspiegel.de/berlin/studie-der-fu-schlechtes-zeugnis-fuer-berliner-grundschulen/7104126.html

  5. says

    Cara mamma R. :-)

    Ho appena parlato a lungo con Frau K. Lei dice che divide i due gruppi come le serve, per cui non per materia come dici tu. Dice anche che lo Jül non sarebbe possibile senza le 10 ore di compresenza della maestra del pomeriggio. Secondo Frau K. lo JüL funziona molto bene a patto di avere gli spazi adatti e la specializzazione per i bambini delle classi più basse. Lei ad es. da 6 anni adotta lo JüL con successo, nonostante i numerosi bambini stranieri (che però sono al 99% seconda generzaione).
    Frau K. mi ha spiegato che le ore di gioco sono essenziali per mantenere la concentrazione. Dice che sarebbe impossibile affrontare 6 ore senza avere un’ora di gioco (oltre alla pausa pranzo e la ricreazione).

    Sia Frau K. che la preside, Frau M., hanno gradito lo scambio di idee e si dicono interessate a organizzare degli scambi di idee con le scuole di altri paesi. Dicono che hanno già visitato la Svizzera e che in futuro prevedono altre esperienze di questo genere per il corpo insegnanti e i dirigenti.

    Hanno dato prova si totale apertura e si dicono felici, quasi grate, di aver avuto uno studente straniero. Beh, diciamo che siamo proprio cascati bene 😉

  6. raffa says

    Ciao Sabina, non mi sono spiegata bene. Non sono contraria a priori allo Jül (che in Italia chiameremo gruppi Montessori 😉 senza limitarli a prima e seconda, che dal punto di vista montessoriano è una cosa stramba), e meno male che possono farlo con tante compresenze, fra maestre ed educatrici (quelle 2 h settimanali di compresenza che Gelmini ha tolto all’ex tempo pieno italiano). Lo studio della FU dice che lo Jül non funziona se le maestre non sono formate e convinte, e questa mi sembra una cosa ovvia :-) Anche rispetto agli spazi Montessori ci ha dato tanto, direi che la materna italiana si ispira molto a lei.
    La divisione in gruppi separati per mate/ted era quella della scuola dei miei pollastri dell’anno scorso, ed evidentemente ogni maestra si gestisce le compresenze come meglio preferisce.
    Concordo pienamente sul gioco e in particolare sul movimento, i miei bimbi in Italia a scuola giocano e imparano in modo ludico, ma per i mei (e forse anche loro ;-)) gusti si muovono davvero troppo poco.
    Immagino che fra un po’ Frau K. e Frau M. verranno a conoscere da vicino una scuola italiana…

  7. raffa says

    Ciao Sabina,

    c’è già a livello di CE la possibilità per insegnanti di fare “scambi”, ma ci sono pochissimi posti. Io incentiverei anche gli scambi fra i ministri nell’istruzione, non per fare riunioni, ma per girare fra le scuole dei vari paesi, visto che poi sono loro che prendono le decisioni …

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