Noi ce l’abbiamo fatta

Cara Letizia, ci conosciamo, frequento il tuo blog da molto e ci siamo anche conosciute personalmente , ti scrivo però questa volta non per chiederti consiglio ma per ringraziarti.

Io e mio marito siamo italiani, e avevamo un sogno: crescere nostro figlio bilingue inglese-italiano.

Posso dire, oggi che lui ha tre anni e mezzo, che ce la stiamo facendo.

E soprattutto grazie a te. Te lo dico davvero con grande gioia e riconoscimento. Tu sei stata fondamentale. Perché grazie a te ho capito che si poteva fare, perché i tuoi consigli sono stati preziosi, perché l’esempio è sempre più importante di mille lezioni.

Posso dire oggi (anche se il percorso davanti a noi è ancora lunghissimo) che mio figlio è un bilingue bilanciato. Lo guardo, lo ascolto e sono scioccata, contenta, divertita, orgogliosa. E riconoscente. E non sono servite costosissime scuole elitarie né asili che promettono di crescere bambini bilingui.

E’ un lavoro nostro, duro, costante, quotidiano. Ma funziona. I risultati sono lì davanti ai miei occhi ogni giorno. E ogni giorno è una sorpresa.

E’ stato un percorso difficile, pieno di dubbi e di domande. A due anni Michelangelo capiva perfettamente le due lingue ma non parlava ancora. Allora ci siamo fatti domande ma grazie anche alle risposte sul tuo blog siamo andati avanti. E così pian piano Michelangelo ha iniziato a parlare e sorprendentemente a parlare inglese prima che italiano. Ha deciso che la sua prima lingua era l’inglese e quella è rimasta.

A due anni e mezzo ha cominciato ad andare a scuola, una scuola pubblica italiana, e sebbene parlasse poco e quasi solo inglese, le maestre sono state brave e dopo pochi mesi anche il suo italiano ha cominciato a crescere.

Poi c’è stato un periodo intermedio naturale in cui le due lingue si sono mischiate in un intreccio di suoni e costruzioni. Finchè piano piano ha cominciato a separare e distinguere.

Oggi posso dire che pur prediligendo assolutamente l’inglese passa con totale naturalezza da una lingua all’altra capendo subito quale lingua parla il suo interlocutore. Quando parla italiano lo fa in maniera un po’ buffa mantenendo un leggero accento inglese che lo fa sembrare il figlio di un immigrato di Brooklyn ma credo che anche questo col tempo sparirà.

Non ha mai sentito l’inglese come la lingua minoritaria, per lui è la sua prima lingua. Certe volte ancora quando è stanco o poco concentrato parla italiano come se parlasse inglese, cioè fa quello che gli viene più semplice, traduce:”Io mi piace questo giallo piatto.”

Noi abbiamo usato da quando è nato il metodo Opol (io inglese e mio marito italiano), abbiamo seguito e letto i tuoi consigli, abbiamo utilizzato i materiali che proponevi, abbiamo preso in prestito le idee dai genitori che ti seguono. E, come tu consigli, ci siamo costruiti un nostro metodo.

Abbiamo anche deciso di avere una ragazza alla pari da quando lui aveva due anni. E questa è stata davvero una scelta fondamentale.

Mi rendo conto che avere una ragazza alla pari per molti è una cosa difficile e faticosa e che bisogna amare il fatto di avere una persona in casa e non sentirla come un’invasione ( e non è sempre facile). Per noi è stata una scelta fondamentale perché oltre ad essere un grande aiuto per la lingua è anche un aiuto per la famiglia. E’ la persona che prende Michelangelo all’asilo dopo pranzo, che lo fa giocare al pomeriggio, che lo porta al parco e che ci aiuta nelle ore di “punta”. Niente di meglio che sapere che quando noi non possiamo stare con lui, non passa il tempo aspettando che torniamo ma gioca e si arricchisce e cresce nel suo percorso bilingue.

Ripeto, non è stato sempre facile. Purtroppo quello che è una ricchezza non sempre è vissuta come tale. Ho ricevuto critiche, frecciate, amiche mamme che mi dicevano non sopporto le madri che parlano inglese con i figli pur essendo italiane, o ma perché non parli la tua lingua, o pesanti ingerenze da parte di un lato della famiglia che era fortemente preoccupata che il bambino parlasse solo inglese e trovavano la cosa frutto della mia “solita stranezza”. Insomma mica rose e fiori.

Ho capito il grande lavoro che stavamo portando avanti quando una signora accanto a noi sulla spiaggia, senza sapere niente di noi ci ha detto “Signora complimenti, il bambino parla benissimo italiano!”.Ho sorriso e ho detto grazie.

Un’ultima cosa, nonostante io non volessi iniziare un percorso didattico di scrittura e lettura, (e nonostante non sia proprio felice della sua interazione con l’I pad, che la tv l’ho bandita ma con la tecnologia non so mai come comportarmi) giocando con applicazioni per l’Ipad, Michelangelo ha praticamente imparato tutte le lettere dell’alfabeto in italiano e in inglese. Così mentre facciamo il bagno me lo ritrovo a dire C as in Cat, B as in ball e così via.

Ora sono al punto che non so che fare. Lui è andato più veloce di me, più avanti di quanto pensassi. E io non mi trovo pronta. Sto cercando di capire che cosa fare. Forse semplicemente niente.

Insomma grazie, infinitamente grazie. Perché se non avessi scoperto il tuo blog quella sera di tre anni fa, forse mi sarei persa d’animo e per strada molto prima.

Spero che pubblicherai questa lettera, perché è giusto prendersi i ringraziamenti che si meritano e perché sono anche pronta a rispondere e ad aiutare a mia volta.

E’ bello ed è giusto condividere e ridare indietro ciò che si è ricevuto.

Grazie davvero.

Silvia

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Comments

  1. Daniela says

    Cara Silvia,
    la tua lettera fa commuovere. Anche io ero partita decisa con il progetto di bilinguismo per mio figlio Lorenzo, ma mi sono accorta che in molte circostanze perdevo la mia spontaneità e mi sembrava di levare a Lorenzo parte di quello che volevo trasmettergli.
    Ora continuiamo ad utilizzare l’inglese nel momento del gioco, acquisto periodicamente dei libri in lingua inglese adatti alla sua età (18 mesi) e cerco comunque di fare in modo che questi “suoni” diventino famigliari per lui. Tu come sei riuscita a raggiungere il tuo obiettivo? Parlate costantemente inglese tu e tuo marito in casa?
    Grazie per aver condiviso la tua esperienza!
    A presto,
    Daniela

  2. Francesca says

    Complimenti! Soprattutto per la determinazione e la costanza che state avendo in questo percorso bilinguistico. Sicuramente avere la possibilità di ospitare una ragazza alla pari è una risorsa in più da non sottovalutare ma quello che più ti ‘invidio’ è il fatto di poter condividere con il papà questa decisione. Coltivare insieme un sogno è già un punto di partenza superpositivo! Io mi trovo in un punto di stallo…Giulio è più piccolo, non ha ancora due anni, ma ormai sono arrivata alla conclusione che il metodo OPOL con noi (con me) non funziona e allora devo riorganizzare il tutto…e probabilmente devo seguire il consiglio che Letizia mi ha dato qualche tempo fa in occasione della presentazione dei LWM a Roma: prendermi un po’ di tempo per capire quando e come parlare a Giulio in inglese, giocare in inglese, leggere in inglese, in modo tale da trovare il MIO (nostro) metodo. In questo momento non mi sembra per niente facile. Grazie per la tua testimonianza!

  3. says

    beh complimentoni!
    io sto cercando di crescere mia figlia gaia bilingue con il metodo OPOL.
    ha solo 3 mesi ma ho cominciato da subito a parlarle sono in inglese mentre la mamma le parla in italiano.
    io sono italiano, so molto bene l’inglese, ma non è facilissimo parlarle sempre e solo in inglese, soprattutto in presenza di altre persone che non sanno l’inglese. cmq mi sono impuntato e proseguirò così, costi quel che costi!
    ho solo paura che, quando gli altri bambini cominceranno a parlare, lei immagino che non lo farà (almeno dalle esperienze che sento) e lì mi prenderà un po’ il panico… ne riparleremo più avanti!
    ciao!
    m

    • Bilingue Per Gioco says

      Sono molto grata a Silvia di aver condiviso la sua esperienza anche solo per dire grazie, fa la differenza, non solo per voi ma anche per me. Sapete però qual è stata la prima cosa che ho pensato leggendo la sua email? Brava! Hai ottenuto risultati migliori di me! Mio figlio non lo direi bilingue bilanciato… Sicuramente l’au pair aiuta, ma forse non è solo quello. In ogni caso va bene cosí.
      Sono contentissima per Silvia e Michelangelo, ma ci tengo a ribadire che non dobbiamo confrontarci sempre con quelli più bravi, ognuno ha la propria storia. Io, per la storia che ho, ritengo di essere stata molto brava,anche se A. non è bilingue bilanciato.
      L.

      • barbara says

        è vero, è una bellissima testimonianza e incoraggia tutti noi, ognuno a modo nostro , ad andare avanti col nostro personale progetto di bilinguismo. anch’io ho sempre adottato il metodo OPOL in tedesco col mio figlio sfruttando ogni momento libero e impegnandomici tantissimo ma pur essendo io madrelingua Elia non è proprio un bilingue bilanciato. A fine mese compirà tre anni e sono orgogliosissima del suo tedesco seppur non perfetto e sicuramente limitato rispetto all’italiano. Ma mi conforta il fatto che si diventa bilingue fondamentalmente per scelta. Io ho riscoperto e approfondito moltissimo il mio bilinguismo grazie a mio figlio. Per cui sono sicura che al momento giusto, quando e se lo vorrà , anche lui saprà tirar fuori tutto quello che sta imparando. Come dice sempre Letizia ognuno ha i suoi tempi e modi …

    • Alice says

      Caro Maurizio, non ti preoccupare se parlerá un po dopo (magari no!). Mia figlia (bilingue italiano/inglese, italiano lingua minoritaria) ha cominciato un po’ dopo suoi coetanei inglesi e mi ero pure messa in mente che il suo vocabolario non fosse “ricco” come il loro e le frasi non fossero elaborate come le loro ma poi mi son detta “sarà anche vero che ha iniziato dopo etc… ma lei ne parla due di lingue! Il vocabolario é DOPPIO quello dei suo coetanei!” Adesso a quasi 6 anni, parla come gli altri e rende la sua mamma super orgogliosa quando parla in italiano! :-)

    • Faruk says

      Maurizio, forza! Non ti preoccupare! Parlera’ di sicuro tutto che la insegni! Io sono bosniaco di Sarajevo, e io parlo con la mia bimba (18 mesi) in italiano dal primo giorno! La mia moglie e gli altri nonni nonne…in bosniaco. Lei ora capisce tutto sia in bosniaco che in italiano. Parla solo un paio di parole, e tutte in bosniaco ma solo cane e il numero 8 dice in italiano. Pero’ ti dico capisce tutto. Io parlo con lei SEMPRE in italiano, allora dal PRIMO giorno. Ascolta le canzoni di Zecchino d’oro, guarda i cartoni animati in italiano ma anche in bosniaco. Lei sa anche dirmi se la chiedo come si dice, per esempio, il fiore, dice il fiore in bosniaco. Perche e’ piu facile di dire sta parola. Poi orologio e piu difficile in italiano, e dice SAT, vuol dire orologio in bosniaco. E’ piu’ facile per lei. Anche Cane che dice sempre in italiano e ‘ piu’ facile per lei, perche la parola Cane in bosniaco non e’ proprio cosi’ semplice per lei. Allora, ancora una volta, forza, non arrendere mai, vedrai che sara’ tutto perfetto!!! E poi’, vivendo in Italia, non ti preoccupare, parlera’ l’italiano proprio perfetto tra poco!!!

    • Guido says

      Ciao,
      il nostro piccolo nascerà a giorni e vorremmo adottare anche noi il metodo OPOL. La mamma parlerà italiano e io solo inglese. Immagino che come per Maurizio la mia parte non sarà così facile. In particolare mi preoccupano le situazioni al di fuori delle mura di casa, voi come vi comportate? Vi attenete all’OPOL sempre e dovunque, o in determinati casi il “genitore non italiano” può parlare anche italiano?
      Ciao e grazie!
      Guido

  4. Mary says

    Io frequento ancora poco questo blog che ho scoperto per caso. Mia figlia ha 18 mesi ed il suo papà parla solo spagnolo con lei . Io ho deciso di iscriverla ad una scuola di inglese per farmi coraggio! che bello sentire di chi ci sia riuscita e da sola…bella esperienza veramente la tua!

  5. Serena says

    Anche io, Silvia, devo un grazie enorme a Letizia. Se non fosse stato per il suo blog e tutti i suoi suggerimenti, oggi mio figlio sarebbe monolingue, con mio grande sconforto. Io ho avuto la fortuna di imparare l’inglese all’estero frequentando tutti gli anni di scuola elementare in una scuola internazionale inglese e ho, avendo sempre coltivato la lingua, mantenuto anche un bell’accento. Avendo avuto questa fortuna, volevo che anche mio figlio (che ha compiuto 2 anni da poco) potesse godere di ciò. Essendomi innamorata di un italiano e vivendo in un paesino di provincia, non sapevo proprio come fornire a mio figlio gli strumenti per imparare una lingua, al di fuori della scuola e di una au pair che non possiamo permetterci. Ed ecco che è venuto in nostro soccorso Bilingue per Gioco! E’ stato proprio l’esempio di Letizia, italiana che vive in Italia (proprio come me), a convincermi che ce la potevo fare. I primi tempi sono stati i più diffcili perché mi sentivo a disagio a parlare una lingua che non era la mia, davanti a persone (penso soprattutto alla famiglia del mio compagno) che non mi capivano. Poi, però, ho imparato a non crucciarmene. Adesso mio figlio è un bilingue passivo, nel senso che capisce tutto quello che gli dico, i cartoni e i libri in inglese senza sforzo. La produzione è un po’ indietro, perché l’italiano è comunque la lingua maggioritaria, ma ogni tanto mi sorprende con qualche parola in inglese qua e là. Sono preoccupata che possa rimanere bilingue passivo per sempre? Niente affatto. Nel senso che anche dovvesse accadere, io non mi preoccupo. E anche questo grazie a Letizia.

  6. says

    ciao a tutti, grazie per i complimenti. fanno piacere, soprattutto perchè sappiamo tutti allo stesso modo quanto lavoro e impegno c’è dietro. come ho detto nella lettera io mi sono nutrita da subito del blog di letizia, l’ho letto tutto, stampato, studiato. non avevo altri riferimenti, non avevo idea da dove si potesse cominciare, e una cosa ho capito da lei fin dall’inizio che non era necessario mirare alla perfezione, che non era importante che mio figlio fosse bilingue bilanciato perchè era un obiettivo difficile. poi invece è successo e nemmeno io so spiegarmi come. ma è importante il punto di partenza altrimenti ci si sente frustrati. a un certo punto raccoglieremo i semi del nostro lavoro, e comunque ce ne stupiremo. sono passata attraverso tutto quello di cui parlate, paura di perdere la spontaneità, paura che non parlasse bene o in ritardo, paura che non avesse abbastanza vocabolario, imbarazzo i primi tempi che parlavo davanti ad altri…
    i nostri timori sono gli stessi.
    @daniela, io e mio marito tra noi parliamo sempre italiano, l’inglese passivo gli arriva però quando parliamo con l’au pair (che rigorosamente non sa una parola d’italiano:))
    @francesca la condivisione con mio marito è stata importantissima, soprattutto quando devi affrontare i dubbi e le incertezze. ho avuto tante amiche che mi hanno sostenuto (non ci sono solo le amiche negative:)) che quando ero preoccupata del fatto che non parlasse ancora mi hanno aiutata e rassicurata. per la ragazza alla pari è un grande aiuto credimi anche perchè lui adora giocare con una ragazza di 20 anni (più che con me ::)). per me era imprescindibile. ho passato notti con gli architetti quando ho istrutturato casa due anni fa perchè la casa DOVEVA essere fatta in modo da poter ospitare una persona fissa (e in 80 mtq non è facilissimo). per me era un must. sapevo che da sola non ce l’avrei mai fatta.
    anche questo è importante saper valutare le proprie forze.

  7. says

    Salve a tutti, mi fa tanto piacere leggere queste testimonianze perché ci sono persone che avrebbero l’opportunità e rinunciano per ignoranza o falsi miti che vengono trasmessi da altri.
    Pensate che conosco una ragazza nata da mamma scozzese e papà italiano (che ha tuttora parenti in Scozia che parlano solo inglese) che ha avuto un bambino con un ragazzo italiano e ha rinunciato a parlare inglese perché la pediatra ha detto che si confondeva e avrebbe cominciato a parlare in ritardo. E lei si è fidata ciecamente della pediatra… Io l’avrei mandata a spendere solo per la scemenza detta… Poi i suoceri si preoccupavano solo del fatto che iniziava a parlare dopo gli altri. Sembra una gara, chi inizia prima a parlare, chi a camminare, chi a mangiare, chi con i denti, ma nessuno ha capito che ogni individuo è a sè ed è ora di finirla di fare paragoni inutili…
    Io ho vissuto 5 anni in the UK e sono praticamente bilingue e tra due-tre settimane arriverà il mio piccolo, per cui mi vorrei imporre di parlare solo in inglese con lui… Essendo a casa, di sicuro per i primi tre anni di vita sarà a stretto contatto con me, per cui dovrebbe apprendere bene la lingua. Anch’io ho gli stessi timori vostri, di vergognarmi in pubblico, etc, ma sarà anche questione di prenderci la mano e andrà meglio di quanto si pensi… Chissà se è difficile se uno lo dovesse riprendere in un’altra lingua. E’ però altrettanto vero che sia mia mamma che il mio ragazzo capiscono bene l’inglese, quindi anche a tavola potrei parlare in inglese, solo con mio padre e i suoceri dovrò parlare in italiano, ma si vedrà… Un abbraccio a tutte e teniamo duro! E’ il regalo più bello che si possa fare ad un figlio, altro che I-pad e tremila giocattoli inutili…

  8. Saretta says

    Ciao… anche io come voi… il mio bimbo grande che adesso ha 4 anni e mezzo ha scelto l’inglese come lingua preferita, nonostante noi abitiamo in Italia, nonostante l’asilo monolingua italiano, nonostante tutte le persone contro… e vi dirò di più parla sempre inglese con me e anche con suo fratello che adesso ha 2 anni!! (per questo devo ringraziare una ragazza che scriveva la sua testimonianza e che mi ha dato l’idea di dire a mio figlio che il fratellino capiva solo l’inglese) ora O. gioca con le cuginette parlando tranquillamente in italiano (l’accento da figlio di immigrato dopo un po’ scompare 😉 ) ma girandosi verso suo fratello passa con molta tranquillità all’inglese… con le cuginette che gli chiedono in continuazione come si dice questo e come si dice quello… insomma, anche per me è stata dura, ma il risultato vale veramente tutti gli sforzi!! :)

  9. Federica says

    Ciao Silvia,
    ho provato e provo le stesse tue paure, incertezze e dall’altro canto soddisfazioni e anch’io devo molto a LETIZIA perchè senza il suo incoraggiamento e sostegno non so se avrei avuto il coraggio di fare quello che ho fatto.
    Io ho due figli, la prima di 7 anni e il secondo di 3. Con Giulia ho iniziato “tardi” a parlare inglese (aveva già quasi due anni) e avevamo instaurato la regola che parlavamo inglese quando eravamo sole. Poi è arrivato Francesco e forte del sostegno di Bilingue per Gioco ho fatto il mio “leap of faith” e con lui parlo da sempre solo inglese, che si sia da soli o meno (non ti dico le critiche e frecciate! Non fosse stato per il sostegno di mio marito mi sarebbero davvero presi i sensi di colpa).
    Sai come è andata, so far?
    Francesco parla inglese come lingua maggioritaria e incomincia ora, con la materna italiana, a imparare meglio l’italiano (è totalmente sbilanciato sull’inglese al momento e neanche particolarmente precoce in questo, ma confido che COI SUOI TEMPI si lanci in grandi conversazioni e che in pochi mesi si rimetta in pari o quasi anche con l’italiano) e Giulia con lui parla solo inglese e con me quello che si sente o che serve in quel momento (facendo i compiti in italiano ma giocando in inglese, per esempio).
    Quando Francesco crescerà dovrò affrontare la questione di combinare le due lingue per aiutarlo a scuola (pubblica italiana), ma facciamo un passo alla volta…
    L’unica accortezza è – quando se ne hanno due di figli – di tentare di non differenziare troppo gli approcci tra uno e l’altro perché sono naturalmente tendenti al confronto e alla gelosia, ma per il resto viva il bilinguismo e forza e coraggio a tutti!
    Federica

  10. Faruk says

    BRAVA Silvia!!! E grazie per scriverci tutto questo! Vale la pena investire in bambino, non solo con i soldi! Io parlo con la mia italiano dal primo giorno, e la mamma parla in Bosniaco (noi siamo a Sarajevo, Bosnia). A 18 mesi ora, capisce tutte e due lingue perfettamente. E parla le parole pocche ma parla qualche parola in bosniaco qualche in italiano, dice quella che e’ piu’ facile a pronnunciare! Forza a tutti, e’ una cosa veramente grande. Qua la gente deve finire Universita’ per le lingue straniere per parlargli e la mia figlia, speriamo bene, parlera’ subito due! COMPLIMENTI a te e a tuo marito!!!

  11. Arianna says

    Mi unisco ai ringraziamenti a Letizia per il suo lavoro e per questo blog eccezionale, che ogni giorno ci sostiene e ci entusiasma e che ti fa anche incontrare persone speciali come voi tre 😉
    Ari

    • Bilingue Per Gioco says

      Sí, è fantastico. Più che altro è bello sentirselo dire anche pubblicamente, perchè io in realtá queste cose le so, so di avere un impatto, e non potrei andare avanti se non fosse cosí, perchè è un lavoro veramente molto impegnativo e la motivazione la trovo nel sapere di fare una differenza, per quanto piccola. Sono molte le persone che mi scrivono per ringraziarmi, ma poche quelle che trovano il tempo di farlo in modo strutturato come Silvia, condividendo una storia, alti e bassi, risultati e riflessioni. E diciamocelo, fa piacere, e soprattutto è utile. Grazie quindi, a Silvia, a chi come Arianna contribuisce regolarmente al blog (non dimentichiamo che il blog oggi è fatto di più voci) e a tutte voi per l’affetto!
      L.

  12. Elisa says

    Ricordo benissimo quando nella primavera dello scorso anno (marzo o aprile, non ricordo) mio marito mi ha suggerito di leggere un articolo sul Corriere della Sera in cui si parlava di blinguismo nell’infanzia: è così che ho scoperto Bilingue per Gioco!!! Da quel momento l’esposizione di mia figlia all’Inglese è molto aumentata e i risultati ci sono stati, tutto grazie alla convinzione di potercela fare che è maturata in me attraverso la lettura del blog. Quindi non posso che unirmi al coro e ringraziare Letizia e tutte voi per la condivisione delle esperienze e per i preziosissimi consigli!
    Elisa

  13. Bonhee says

    Complimenti Silvia!!
    La mia e’ la situazione un po’ diversa, ma credo di capire quanto lavoro stai facendo per farlo crescere bilingue il tuo figlio.
    A volte ricevo critiche perrhe’ parlo sempre coreano con la mia figlia anche in pubblico. Mi dicono cosi mia figlia fara fatica nel imparare italiano, oppure creera confuzione tra le due lingue.
    Da quando seguo il blog sono piu convinta che non e’ niente di male in quello che sto facendo.
    E la mia figli di due anni, proprio due giorni fa mi ha dato una conferma.
    C’era una signora con il suo cane (la mia figlia conosce bene gia il cane, e’ il suo preferito di tutti nel condominio), dopo un po’ il cane scomparso e la signora era venuta a chiedermi se ho visto il suo cane. Ho risposto alla signora che non ho visto suo cane passare, dove eravamo noi e la signora andata via dicendo “ma dove sara finito …, vado a cercarlo!”
    E la mia figlia andata a seguire la signora e io ho chiesto a lei in coreano dove andava.
    Lei mi ha risposto in coreano “non c’e…, vado a cercare….”
    Forse non era nienete di soprendente, ma per me lo era. Perche ho visto che la mia figlia distigue in qualche modo le due lingue e traduce una nell’altra.
    In questa strada che non e’ sempre facile , mi da molta forza mia figlia stessa e certamente gli articoli di questo blog e i racconti come sopra.
    Bonhee

  14. stefania says

    Anche io mi voglio unire ai complimenti a Letizia! I suoi preziosi consigli sono stati per me fondamentali per farmi capire che fare della propria creatura un perfetto bilingue (italiano/inglese nel mio caso) con pronuncia oxfordiana non è l’unico obiettivo possibile e che perseguire obiettivi meno ambiziosi non è affatto disdicevole. Confortata da questa consapevolezza ho affrontato con G. un percorso di apprendimento bilingue improntato al relax (per me) e al divertimento (per lui ma anche per me), sviluppando il MIO metodo (anche questo è stato uno splendido suggerimento di Letizia che ho accolto subito con entusiasmo: non esiste un solo metodo, ognuno può costruirsi quello che ritiene più adeguato alle proprie caratteristiche) fatto di inglese parlato da me quando siamo in casa o siamo da in famiglia (mi sento più a mio agio in questo modo che con l’OPOL), lettura di libri di fiabe in inglese, cartoni animati in inglese, canzoni e nursery rhymes, app su ipad, etc., il tutto ovviamente attingendo a piene mani ai consigli che ho trovato su questo sito. Da domani G. comincerà anche a frequentare un playgroup casalingo con insegnante madrelingua con altre tre bambine della sua scuola. Ho cominciato quando G. aveva circa 8 mesi. Oggi che ha tre anni sono molto contenta dei risultati! G. è un bilingue passivo, capisce tutto e risponde in modo appropriato, anche se preferisce utilizzare l’italiano che per lui è la prima lingua, però mescolando spesso termini inglesi (ad esempio per menzionare i colori o le forme geometriche), e adesso comincia a coniugare delle piccole frasi. Quando leggiamo i libri anticipa anche le parole del testo che devo ancora leggere! Quello che ho trovato molto interessante è che una volta interiorizzato il concetto che non esiste un solo modo per dire le cose, si è sviluppato in lui l’interesse anche verso altri idiomi, dal rumeno della tata al francese di alcune filastrocche che gli canto io e di alcuni piccoli filmati su YouTube che lo divertono moltissimo e che si sceglie personalmente! Insomma, nella mia esperienza, partendo dal bilinguismo la strada al plurilinguismo me la sono trovata già spianata e senza fare nulla di particolare! E’ proprio vero che come dice qualcuno il bilinguismo apre la mente! Grazie a tutti voi per le vostre testimonianze perché confrontarsi è sempre importante e un grazie speciale a Letizia. Senza questo blog forse ci avrei provato lo stesso ma mi sarei sentita molto più sola e meno supportata!Brava Letizia, continua così!

  15. stefania says

    Quanto a Silvia (complimenti Silvia per i tuoi splendidi risultati!!), credo anch’io che la au pair abbia dato un significativo contributo a favorire il “salto” al bilinguismo bilanciato

  16. says

    Grazie. Sono contenta di tanta condivisione. Anche in questo Letizia ci ha dato la carta giusta. Permetterci di condividere, di scambiarci idee e di darci forza a vicenda.

    • Elisabetta C. says

      Complimenti Silvia, anche se non avevo dubbi che ce l’avresti fatta, perchè sei determinata!
      Le au pair comunque come hai avuto modo di sperimentare aiutano molto e tra l’altro bisogna approfittarne quando i bambini sono piccoli; arriva più in là il momento in cui o non funzionano più perchè non hanno più ‘presa’ oppure ne hanno troppa, nel senso che i bambini si sentono autorizzati a comportarsi come l”au pair (dunque come un’adolescente!) e la cosa non è sempre sana. Ma a tre anni c’è ancora un sacco di tempo
      Keep up the good work
      Elisabetta

  17. says

    Elisabetta, grazie (e auguri per la nuova nascita:)).
    In effetti è vero quello che dici, non ci avevo riflettuto. Anche se tra bambino maschio e au pair femmina forse non c’è tutta questa emulazione come tra ragazze! Chissà…ho più paura che a otto anni mi si innamori dell’au pair:)))

  18. simosimo says

    Leggendo l’esperienza di Silvia, mi sono identificata pure io.
    Grazie per avere dato vigore anche al lavoro che sto facendo con mia figlia.
    Michelle ha quasi 5 anni, le ho sempre parlato in inglese. Non ho mai pronunciato una parola in italiano con lei. Mio marito le ha sempre parlato in italiano.
    Michi passa da una lingua all’altra con grande facilità, certo, vediamo che la sua fluidità nelle due lingue è leggermente rallentata rispetto ai suoi coetanei, ma siamo fiduciosi in questo e la fiducia accresce sempre di più nel vedere i progressi.
    Sono consapevole che il lavoro è appena iniziato e devo tenerla il più possibile immersa nella lingua inglese senza darle la sensazione di costrizione.
    Vede cartoni solo in inglese, abbiamo avuto una baby sitter americana e ne stiamo cercando un’altra e altro ancora.
    Avendo imparato il mio inglese nel paese d’origine e lavorato con americani per diversi anni, ho realizzato che la cosa migliore per apprendere una lingua è sentirsi parte di quel mondo.
    Ho scoperto questo sito per caso e non lo mollo più, mi aiuta tanto a capire e a dissipare tanti dubbi che sorgono durante il percorso. Grazie.

  19. Amelia says

    Anche io grazie ai suggerimenti di Letizia sto crescendo due bambini bilingue (passivi), parlo loro in inglese dall’eta’ di 18 mesi, ma non utilizziamo la tecnica OPOL perche’ noi genitori siamo italiani e non abbiamo una conoscenza molto approfondita della lingua Inglese.Quindi durante i momenti di gioco, di relax io parlo loro solo in Inglese.
    Al momento ci avvaliamo anche di una ragazza madrelingua americana, che viene 2 volte a settimana a casa, loro comprendono tutto alla perfezione ed interagiscono perfettamente, ma in italiano.
    Sono due bilingue passivi, mi sono fatta un po’ di problemi all’inizio e con quanto ho letto su questo splendido sito ,mi sono tranquillizzata.
    Inoltre, anche questa ragazza ci ha incoraggiati sulla base della sua esperienza (parla 3 lingue), dicendomi solo di avere pazienza e di non demordere mai perche’ alla fine i risultati arrivano.

    Grazie

  20. elisa says

    ciao a tutte! sono Elisa e ho una bambina di quasi 16 mesi. parlo abbastanza bene l’inglese, mi manca un pò di vocabolario, e lo insegno ai ragazzi facenndo lezioni private. non ho mai soggiornato in paesi di lingua inglese, ho solo una grande passione per questa lingua e per l’insegnamento, e da pochi mesi mi sono fatta una nuova amica che è spagnola e che parla spagnolo con sua figlia da sempre. lei mi ha consogliato di iniziare a parlare inglese con la bimba, ma ho dei forti dubbi.
    il primo riguarda l’età: lei ancora non dice parole di senso compiuto, solo MAMMA, BABBA, un sacco di ghirigori con la lingua che la portano a fare dei discorsini tutti suoi, ma capisce tutto. non vorrei confonderla ad iniziare adesso, ed arrestare il suo apprendimento della lingua italiana.
    il secondo ma non meno importante, riguarda la mia conoscenza della linga inglese: non sempre so come si dice questo o quello. a volte mi ritrovo in situazioni in cui non so parlarlo perchè mi mancano i vocaboli a memoria, e allora sarà il caso di iniziare? mio marito non parla inglese, qualcosa capisce, ma è d’accordo sul fatto di iniziare quest’avventura, anche se anche lui ha paura di creare confusioni nella bambina.
    datemi un consiglio per favore, sono molto combattuta.
    grazie a tutte, un abbraccio
    elisa

    • Bilingue Per Gioco says

      Elisa,
      il mio parere è che se non domini la lingua non ha senso iniziare a parlarla con tua figlia, ma cantare canzoni, leggere libri, lentamente abituarsi a udiolibri, cartoni e DVD SOLO in lingua.
      L.

  21. Adriana says

    Sono in attesa della mia prima bimba e, pur essendo sia io che mio marito italiani, vorremmo che nostra figlia diventasse bilingue. Leggendo questo fantastico sito avevo deciso di iniziare, sin dalla nascita, ad applicare il metodo OPOL ( io parlo inglese, mio marito italiano) poi, parlando incidentalmente di questo nostro progetto con il mio ginecologo, sono stata assalita da mille dubbi in quanto mi ha detto che le prime coccole vanno fatte nella lingua materna. A dire il vero parlare sempre in inglese per me sarebbe un pò una forzatura in quanto ho una buona conoscenza della lingua ma non sono bilingue e temo che questo possa compromettere la naturalezza della comunicazione tra me e mia figlia. Pensavo di ovviare a questo problema parlandole in italiano e dedicando tutti i giorni alcune ore a leggere, cantare e parlare in lingua inglese . Che cosa ne pensate? Così facendo sin dalla nascita pensate che possa imparare la lingua inglese oppure è solo applicando integralmente il metodo OPOL che si possono ottenere risultati? Sono veramente confusa in quanto da un lato vorrei cosnervare la naturalezza della comunicazione che posso avere con mia figlia parlando italiano ma dall’altro lato vorrei che diventasse bilingue. Grazie in anticipo per i consigli che mi vorrete dare.

    • Bilingue Per Gioco says

      Ha ragione il ginecologo. Le lingue sono importanti, ma non sono nulla in confronto all’importanza della relazione genitore-bambino. Se ti suona come una forzatura vuol dire che è meglio che lasci perdere OPOL, e cerchi invece di trovare il modo di condividere canzoni, giochi, e libri in Inglese.
      Ciao,
      Letizia

  22. Adriana says

    Non applicando il metodo OPOL se inizio comunque fin dalla nascita a condividere con mia figlia materiale in lingua inglese, a frequentare i corsi “Learn with Mummy” e parlarle, solo quando lo sento naturale, in lingua inglese mi dovrò aspettare che acquisisca una conoscenza solamanente passiva della lingua? In tal caso, affinchè diventi bilingue, l’unica soluzione è la scelta di un asilo nido bilingue o di una baby sitter inglese, giusto? Grazie

    • Bilingue Per Gioco says

      Adriana,
      difficile rispondere. Dipende da molti fattori, non ultimo come realizzi queste attività in ambito domestico e la predisposizione della bambina. Io ho diversi bambini che vengono ai playgroup che hanno decisamente raggiunto l’uso attivo della lingua, anche al di fuori del contesto del playgroup, certo non dal primo anno di playgroup, e non tutti raggiungono lo stesso livello. Ma appunto i tempi e i modi dedicati all’Inglese a casa possono variare moltissimo da caso a caso.
      Letizia

      • Adriana says

        Grazie Letizia! Sono sicura che partecipando ai Playgroup e proponendo gradatamente materiale in lingua inglese alla bambina troveremo il nostro metodo.

  23. Flavia says

    Adriana, se può essere utile ti porto volentieri il mio esempio. Anche io ero affascinata dall’argomento, ma non mi sentivo sufficientemente forte nel mio inglese per un approccio OPOL. Quando è nato il piccolo non ho avuto dubbi e gli ho parlato con la ‘lingua del cuore’, quella degli affetti. Ma nel momento stesso che ho cominciato a leggere per lui, ho alternato italiano e inglese; anche le ninne nanne erano nell’una e nell’altra lingua, e da più grandino abbiamo scelto di proporre, come cartoni, esclusivamente quelli in inglese. Abbiamo frequentato playgroup fin da quando aveva pochi mesi e finché è stato possibile (ora per forza di cose abbiamo trovato un’altra soluzione che mi sembra ugualmente soddisfacente, in modo che almeno un’ora a settimana sia a contatto con una madrelingua e posa conoscre un accento migliore del nostro, e sia più stimolato a parlare), ma al di là di questo abbiamo fatto entrare l’inglese a casa nostra in ogni occasione, cercando all’inizio di creare degli spazi appositi, e in seguito lasciando che lo ‘switch’ avvenisse con naturalezza. Per farti un esempio, è lui stesso, da tanto ormai, a scegliere quel che vuole leggere, e ci porta ora un libro in inglese, ora in italiano. Li ascolta tutti con uguale interesse. Quando arriva con un libro in inglese è l’occasione per passare a quella lingua, e allora magari proseguiamo anche per diverso tempo, messo via il libro continuiamo a giocare in inglese finché qualcosa ci riporta all’italiano. Non essendo noi particolarmente rigorosi, essendo io assolutamente incapace ad un approccio più rigido, ho scelto la strada della naturalezza, la più adatta a noi, e mi sembra stia funzionando alla grande. Una delle prime parole che ha detto è stato ‘up’, lanciando in alto la palla. Ora, a poco più di tre anni, capisce tutto quello che gli chiediamo riguardo ai libri che leggiamo in inglese, e risponde a tono, a volte in italiano, a volte in inglese. E con l’inglese sta prendendo coraggio e azzarda a formare le sue prime frasi.
    All’inizio mi sembrava un po’ una forzatura, ma nel giro di poco è diventato tutto molto naturale; insomma, il mio consiglio è: comincia in qualsiasi modo, poi piano piano troverai la strada più adatta a voi. E’ una bella esperienza, e un’ottima occasione per la tua bimba!

    • Adriana says

      Flavia la tua testimonianza mi incoraggia e mi convince sempre più del fatto che non posso sacrificare la naturalezza del rapporto affettivo con mia figlia in nome del metodo OPOL; ritengo infatti che le cose fatte forzatamente non siano proficue nel lungo periodo. Ho letto quindi con interesse il tuo post da cui prenderò spunto per trovare anch’io, piano piano, la ” mia strada”. Ti ringrazio infinitamente per avere voluto condividere la tua esperienza!

  24. lucia says

    Anch’io, se può esserti utile, posso confermare: con mia figlia fino a 1 anno e oltre ho parlato italiano e proposto solo canzoni, libretti e giochi semplici in inglese. Poi pian piano me la sono sentita di aumentare l’esposizione alla lingua e adesso, a 3 anni e mezzo, uso Opol. Con amici e parenti non ce la faccio ancora, ma la mia piccola a volte anche in questo mi sorprende rivolgendosi a me in inglese e costringendomi così a superare le mie difficoltà….. questo per dire :vai tranquilla e segui il tuo istinto di mamma! Auguroni

    • Adriana says

      Grazie mille Lucia! Sicuramente seguirò il mio istinto materno nella scelta della tempistica e delle modalità con cui esporre la mia bimba alla lingua inglese.

      • Martina says

        Ciao a tutti. Sono mamma di una bimba di quattro mesi ed oggi scopro questo bellissimo blog. Mi ha colpito tanto l’esperienza di Silvia. Mio marito ed io vorremmo che nostra figlia crescesse quasi bilingue ma mi sembra un percorso difficilissimo. Mio marito vorrebbe che dai tre anni frequentasse una scuola internazionale (fino almeno alle scuole medie) ma i costi sono davvero onerosi. Io non parlo bene l’inglese, ed anche mio marito non lo parla alla perfezione. Per ora non l’abbiamo ancora avvicinata alla lingua inglese con giochi e canzoncine. Mi chiedo da quale età si possa cominciare a farla avvicinare all’inglese, magari con una ragazza/baby sitter che trascorra con lei gran parte dei pomeriggi. Quanti giorni e quante ore sono necessarie alla settimana? Da quale età si può cominciare? (una ragazza alla pari non ce la possiamo permettere purtroppo da un punto di vista logistico poichè non abbiamo una casa strutturata per ospitarla)Quali libri/CD mi consigliate da poterle far ascoltare fin da subito? Mi chiedo se ce la possiamo fare non parlando nè io nè mio marito un inglese ottimale.
        Grazie a tutti per i consigli che mi saprete dare!!!!
        Un saluto a tutti.

        Martina

        • says

          Ciao Martina,
          magari ti risponderà pure qualcun altro. Comunque sul quando iniziare prima iniai l’esposizione alla lingua e meglio è. Ma se devi pagare una baby sitter solo per la lingua allora conviene che inizi quando comincia a sbocciare il linguaggio e c’è un minimo di interazione, direi da 1 anno di età in poi.
          Per diventare bilingui c’è bisogno di molta interazionenella lingua 2 (almeno il 20 – 25% delle ore di veglia devono essere spese “vivendo” la seconda lingua), dubito che tu lo possa fare solo con una baby sitter. Ma, tra baby sitter e magari un playgroup puoi ottenere qualche risultato. Per i libri cerca su questo sito, Letizia ne ha consigliati vari. Ma il miglior giudice sei tu: fai un giro su amazon o in una libreria inglese e vedi quello che ti piace perchè alla fine sarai tu a leggerli!
          Io con il piccolo di due anni uso molto quelli della Ladybird. Ora sto cominciando con le storie più complesse, prima erano solo figure.
          ciao
          Elisabetta C.
          http://www.educazioneglobale.com

  25. Francesca says

    Ciao Letizia!
    Ho Letto con gioia la tua lettera e mi ha dato molto coraggio.
    Noi siamo nella stessa situazione.
    La nostra piccola ha 3 anni e qualche mese , io le parlo in Inglese e il babbo il Italiano.
    E posso dire ca la stiamo facendo!
    Ha scelto come prima lingua l’inglese e quello è’ rimasto.
    Ma a Settembre inizierà l’asilo quindi probabilmente le cose cambieranno. Non so.
    Comunque siamo contenti, la strada e’ lunga ma siamo soddisfatti.
    Volevo chiederti a proposito di una ragazza alla pari.
    Come l’hai trovata?
    A chi ti sei rivolta?
    Grazie, di tutto
    Soprattutto per la tua lettera che mi ha dato molto coraggio
    Good luck!

    • Bilingue Per Gioco says

      Ciao Francesca,
      io non ho la ragazza alla pari, forse la tua domanda era per Silvia. Comunque sul blog trovi varie info, qui.
      Ciao,
      Letizia

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