Quando i bambini giocano in inglese

Chissà a quante famiglie bilingue, o aspiranti tali, sarà stato detto che quando si ha più di un figlio è molto improbabile che i bimbi tra loro parlino la seconda lingua, soprattutto se non viene parlata nel paese in cui si vive, se non si frequenta una scuola internazionale e se, addirittura, nessuno dei genitori è madrelingua in questa lingua.

Detto così sembra un rompicapo ma è molto semplice, oltre che abbastanza comune (o forse no, proprio comune ancora non lo è): siamo italiani, viviamo a Roma, le nostre figlie sono bilingue italiano – inglese, frequentano  una scuola pubblica italiana ergo secondo l’opinione comune non parleranno inglese tra loro perché l’italiano è la lingua del mondo intorno, degli amichetti, ecc. ecc.
E invece no: quando giocano spesso, sempre di più ultimamente, le nostre parlano inglese.
Come avete fatto – ci chiedono in molti – quale metodo avete utilizzato??
Nulla di particolare, in realtà, come spesso succede il tutto è avvenuto per caso: sicuramente il fatto di aver ospitato ultimamente  una bravissima au pair – che di mestiere fa l’attrice aspirante regista –  che con i suoi giochi e le sue storie fantastiche le ha avvinte tutta l’estate, contribuendo sicuramente a sviluppare un gusto per il gioco in lingua, ma per il resto mi sento di dire che il merito è tutto di questa signora inglese e dei suoi libri:
Quello che è successo è che, iniziati a leggere i libri di Enid Blyton, le mie figlie, di più la grande di 6 ma a ruota anche la piccola di 4 anni, le ho trovate esattamente nella situazione descritta da Nick Duerden in questo divertente articolo su The Guardian:
I glance up from the page to see both my daughters hanging on my every word. They want to know what happens next, and so we move on to page 494, page 495, page 496 … “

Quasi sconosciuta in Italia (se non per la serie di Noddy, da cui è stato tratto un popolare cartone animato e vari gadget), Enid Blyton è famosissima in Uk (e nei paesi anglofoni in generale), anche perché estremamente prolifica (800 libri in 40 anni, tradotti in 90 lingue). I suoi libri hanno conquistato generazioni di ragazzini e, a guardare i dati di vendita, pare continuino a farlo alla grande, tanto da spingere l’editore a tirare fuori una nuova edizione della serie “The famous Five“, a 70 anni dalla prima pubblicazione.
Questa serie è particolarmente avvincente poiché si tratta di detective stories che vedono coinvolti direttamente i piccoli protagonisti, i Cinque appunto: due fratelli e una sorella che, insieme alla loro cugina e al suo cane, affrontano ogni sorta di avventure tra isole misteriose, tesori nascosti, passaggi segreti e incontri stravaganti.
Di questa edizione commemorativa sono stati pubblicati fin’ora i primi cinque titoli, ognuno con sovraccoperta firmata da un grande illustratore contemporaneo; si tratta di grossi nomi nel campo dell’illustrazione per bambini quali Quentin Blake, Emma Chichester Clark, Helen Oxenbury, Chris Riddell, Oliver Jeffers.
Enid Blyton ha scritto anche altre serie molto amate tra cui “St. Clare’s” (in assoluto la preferita delle ragazze finora) e “Malory Towers”, entrambe ambientate in boarding school inglesi. È da notare come in queste serie l’età dei protagonisti sia maggiore (si tratta di high school) poiché erano state concepite per un pubblico di adolescenti ma oggi i libri di queste serie sono considerati adatti per una fascia di età molto inferiore: il target è quello dei primi anni delle elementari e il motivo è che il linguaggio utilizzato è molto semplice e diretto, con molte ripetizioni, in grado di rivolgersi direttamente ai bambini senza la mediazione degli adulti (che, infatti, nelle storie sono sempre sullo sfondo, spesso pasticcioni e poco affidabili), riuscendo ad avvincerli con un ritmo veloce quasi quanto quello dei fumetti e portandoli a suon di colpi di scena fino all’immancabile happy ending, in cui tutti i nodi vengono al pettine, il bene trionfa e i “cattivi” vengono puniti.

Nonostante l’enorme successo Enid Blyton rimane una figura controversa: nelle sue storie mostra di saper parlare il linguaggio dell’infanzia eppure pare sia stata una pessima madre. Inoltre è stata accusata di proporre una visione troppo semplicistica della realtà, che a volte rischia di diventare non proprio politicamente corretta, laddove ad esempio vengono messe in luce le differenze di classe, identificando come “bene” ciò che appartiene alla borghesia medio-alta del tempo, o vengono date delle descrizioni tendenzialmente stereotipate di alcuni personaggi, ad esempio quando si parla di persone di nazionalità diversa dalla britannica.

Bisogna anche tener presente il contesto sociale in cui queste storie sono state scritte, gli anni della guerra mondiale prima e della guerra fredda poi; perciò nel tempo si è resa necessaria da parte dell’editore un’opera di modernizzazione degli aspetti che risultavano più datati e anacronistici rispetto ai nostri tempi e certamente questo “aggiornamento” ha contribuito a garantire la fruibilità delle storie per un così lungo periodo.

Ma più di tutto va riconosciuto che  i libri di Enid Blyton continuano ad esercitare sui piccoli lettori un fascino che molti altri autori, considerati più profondi, neanche riescono a sfiorare; il perché ce lo spiega  il noto scrittore per l’infanzia Michael Morpurgo, sulla scorta della sua stessa esperienza di bambino: “Much that is great in literature is an acquired taste, and you have to acquire it in the first place. Our job as parents is essentially to pass on the enthusiasm we had for the things we loved. That’s how we’ll get them to fall in love with reading in the first place and, hopefully, to stay in love with it.”
Ecco dove trovare i primi libri delle varie serie:
St Clare’s su Amazon it e Amazon uk – in realtà quest’ultimo è un paperback con i primi tre titoli, conveniente ma…the size of a brick! 😉
The Famous Five 7oth anniversary edition su Amazon it e Amazon uk
Malory Towers su Amazon it e Amazon uk
The Magic faraway tree su Amazon it e Amazon uk



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