Scuole internazionali? Sì però…

Due papà condividono due analisi, molto interessanti, della scelta della scuola internazionale vs. bilingue vs. italiana. Riporto qui sotto entrambe le loro analisi ringraziandoli per il loro contributo, che credo darà il la ad un dibattito molto stimolante. Premetto che io per prima la vedo diversamente su alcuni dei temi proposti dai nostri papà, ma proprio per questo trovo particolarmente importante il confronto.

Francesco L.: Internazionale sì, con cautela, e non per la lingua

sono padre di una ragazzina di 12 che frequenta una scuola inglese. Condivido con voi alcune osservazioni in modo schematico e, spero, conciso.

Molti sono portati a scegliere una scuola internazionale per dare la possibilità di apprendere l’inglese ai propri figli. L’inglesità della scuola è per questi genitori un indice importante. La presenza di bambini e ragazzi stranieri un indice di bontà. Vorrei mettere in guardia i genitori di non scegliere una scuola straniera o biligue per la lingua, ma per tutta l’offerta formativa. Ci sono scuole inglesi che mettono a serio rischio la preparazione dei ragazzi che poi scontano da adolescenti o studenti universitari.

L’inglese (o altra lingua). I figli di genitori italiani messi in una scuola inglese in Italia non sapranno mai l’inglese come i coetanei angloamericani, e corrono il rischio di sentirsi inadeguati quando arrivano a 12-13 anni. Sapranno bene l’inglese, ma saranno persone che parleranno un inglese comunque non nativo. A peggiorare la cosa è che anche l’italiano rischia di essere non nativo. Non c’è nulla di più rischioso di avere un ragazzino che si sente insicuro con la propria lingua (inglese o italiano che sia). A meno che non siate sicuri che vs figlio avrà un futuro nelle scienze o nella tecnologia, ciò potrebbe essere un danno che costerà caro rimediare.

Scegliere tra scuole internazionali. Non tutte le scuole sono uguali e sopratutto molte scuole sanno che i genitori si accontentano di vedere insegnanti madrelingua. Tutto il resto è lasciato al caso. Molti genitori infatti giudicano la qualità della scuola dalla presenza più o meno significativa di studenti inglesi o americani, o comunque internazionali. Mentre per gli stranieri l’obiettivo è limitare i danni dalla presenza in una città italiana in termini di prospettive scolastiche, per un italiano che intende completare tutti gli studi, questo potrebbe essere un suicidio didattico.

Criteri di qualità: controllare i test rispetto al curriculum di riferimento, ad esempio il numero di corsi disponibili, i risultati IB o A level o AP o IGCSE, etc. (ovviamente, siccome i genitori di queste scuole sono facoltosi, non devono confrontarsi con la media inglese o americana, quindi vanno scelte delle scuole di riferimento in USA o UK per un benchmark); verificare gli studenti dove vanno all’Università (se nessuno va ad Oxbridge oppure ad Harvard o Stanford, allora state lontani). Verificate i programmi di scienze e matematica (ad esempio la partecipazione a olimpiadi di scienze o di matematica, biologia etc.), se vi sono corsi avanzati, se vi è un buon dipartimento di musica e di lingue straniere, di arte e drama. Sono questi indicatori di attenzione da parte della direzione della scuola verso gli studenti e anche i genitori. Se trovate che l’unica offerta è l’inglese, allora insospettitevi. I genitori vogliono una buona istruzione per i figli non un corso rinforzato di inglese (o altra lingua).

L’italiano nelle scuole internazionali. A differenza di francese, spagnolo o tedesco (persino giapponese) nelle scuole internazionali non esiste un corso native per l’italiano ma solo second language. In Francia un francese in una scuola inglese può fare inglese native e francese native con uno standard certificato e comparabile internazionalemente, per l’italiano le versione avanzate disponibili sono solo per non madreligua. Insomma, se il figlio aspira a diventare un giornalista o un notaio, attenzione.

Le scuole internazionali e la cultura dei genitori. Entrare in una scuola internazionale e non adeguarsi alla cultura del paese di origine (se la scuola è buona ha una cultura di origine) vuol dire esporsi a dei seri rischi di incomprensione culturale. In una scuola americana o inglese, il fatto di pagare una retta salata non esonera i genitori dall’obbligo di partecipare attivamente alla vita della scuola e alla formazione del figlio. Una analogia è un buffet ricco dal quale i genitori e i figli devono saper scegliere secondo le proprie esigenze. Se ci si abbandona al “con i soldi che pago di retta è compito loro” allora si ha l’approccio sbagliato e si rischia di avere un diciottenne semi-analfabeta. I figli di loro seguono il percorso di minore resistenza.

Scuola italiana o scuola internazionale? Le scuole internazionali di buona qualità offrono ai propri studenti opportunità inimagginabili per le scuole italiane. I dati PISA e simili nei confronti internazionali mostrano non solo che in media questa scuole sono migliori di quelle italiane (le spiegazioni potrebbero essere anche socio-economiche) ma che i migliori studenti inglesi o americani sono meglio dei migliori studenti nelle migliori licei classici o scientifici italiani. Un bravo diciottenne del classico comprende meno bene un testo in italiano di un bravo diciottenne americano un testo in inglese. E lo stesso vale per scienze e matematica questa volta per gli italiani che hanno frequentato lo scientifico. La peculiarità è che le scuole americane o inglese non distinguono tra classico e scientifico. La cosa vale purtroppo anche se si confrontano le scuole tedesche con quelle italiane. Ovviamente devono valere alcune condizioni: la scuola internazionale deve essere buona, la retta non è un vincolo insuperabile, si è disposti a immergersi in una cultura diversa, il figlio non vuole fare il chitarrista, il danzatore o il notaio.

Le scuole bilingui. La scuola bilingue è normalmente in italiano più qualche materia in inglese. Anche in Canada, la seconda lingua è o il francese o l’inglese a seconda di dove ci si trova e non è mai 50-50. In questo caso valgono tutte le considerazioni di qualità (o assenza di qualità) fatte sopra per le scuole internazionali, ma è più facile uscire dal sistema e quindi permette di correggere eventuali errori di valutazione iniziale.

Il messaggio conclusivo di tutto quanto detto sopra è che i genitori non dovrebbero farsi distrarre dall’inglesità della scuola, sulla quale un pò queste scuole ci marciano, e concentrarsi sulla qualità del programma, degli insegnanti, delle strutture e della direzione didattica. Parlando con il principal si capiscono subito tante cose.

Francesco S.: scuola internazionale, per avere una chance nel mondo del lavoro

per quel che può valere, le descrivo la mia esperienza. Preciso subito che le posso parlare, spero in modo a lei utile, di scuola internazionale, non di scuola internazionale a Milano, perchè viviamo a Venezia: non posso quindi entrar nel merito di prezzi, logistica e qualità di istituti milanesi.
Altra precisazione, col sorriso: chi mi conosce, dice che parlare di queste cose con me è come parlare della sharia col mullah Omar, quindi prenda con beneficio del dubbio quel che le dico.
Sono babbo di due gemellini, maschio e femmina, che frequentano la Second Primary alla International School of Venice, e sono lì iscritti dalla Nursery One, ovvero dai due anni e mezzo (praticamente, appena tolto il pannolotto…): in quella scuola c’è fino alla Third Middle, ovvero terza media, poi a Padova c’è il liceo internazionale, sempre in lingua inglese, che è uno dei sedici (sì, solo sedici) istituti superiori italiani certificati International Baccalaureate, e se Dio vorrà quello sarà il loro percorso. Poi sono maggiorenni, e dipenderà da loro, ma università buone in lingua inglese (da noi: Bocconi e Politecnico) ce ne sono molte.
Quindi, la scuola pubblica italiana, per il momento (mai dire mai, mai dire sempre), non è una opzione che ci interessi. Io ho fatto il classico, che giudico la scuola più inutile e pretenziosa dell’universo, e non lo consiglio a nessuno.
Perchè questo? Due dati statistici dal mercato del lavoro: stipendio medio dei neolaureati nel Triveneto a tre anni dalla laurea, € 756 mese (ISTAT); stipendio medio nazionale € 1285 mese (ISTAT). Sono dati medi: nella mia città è normale che una laureata, con l’etichetta di “stage”, si senta proporre di fare la commessa per 40 ore la settimana, incluso fine settimana, per € 300 al mese. E che accetti.
Ecco, io non vorrei che questo fosse il futuro dei miei figli, e per quello che posso voglio offrir loro lo strumento per scegliere altro. E non creda a che le dice che l’inglese si può sempre imparare. Non è vero. Io lo ho imparato da solo, al classico non ci si sporcavano le mani oltre il secondo anno, e a livello scritto e di lettura conosco espressioni che non conoscono le insegnanti madrelingua dei miei figli, ma… quando parla un madrelingua, capisco il 30/40%, ossia troppo poco per qualunque lavoro qualificato. Un neuropsichiatra mi ha spiegato che è questione di neuroni: se non cominci prima dei tre anni, si plasmano in un modo differente, e ti saluto.

Il mio giudizio si basa sull’esperienza della International di Venezia, cui sono iscritti i miei bimbi, e sulle informazioni, abbastanza approfondite, che abbiamo raccolto, con visite personali e colloqui con amici con figli ivi iscritti, sulle altre scuole internazionali della zona, ovvero la European di Venezia, la Villa Grimani e la Forcellini di Padova e la International di Treviso. La valutazione è molto positiva: l’anno scorso, per darle un’idea, il programma di italiano ha compreso tutto quello che io, ai tempi, avevo fatto in prima. Naturalmente, è richiesto un serio lavoro a casa, e riconosco che, per chi non ha tempo,può essere un problema. Il termine di confronto sono le scuole pubbliche della zona, conosciute sempre tramite il racconto di amici;in più, un familiare stretto ha insegnato alle elementari statali sino ad epoca relativamente recente, e ci può consigliare in modo tecnico. Il risultato del confronto è poi, per così dire, tennistico a favore della scuola internazionale…
Naturalmente, si tratta di un giudizio condizionato dalle circostanze: non faccio fatica a immaginare che altrove le cose possano andare diversamente, e vi siano scuole internazionali poco serie. Il dato per cui il nostro Paese è particolarmente carente nella conoscenza delle lingue straniere è però confermato anche da statistiche internazionali, e nel nostro piccolo ce ne siamo accorti andando in vacanza all’estero.E’ comunissimo imbattersi in bambini francesi, tedeschi, belgi, greci (in Grecia l’inglese è insegnato alle scuole pubbliche sin dall’asilo) che padroneggiano benissimo l’inglese, mentre ciò non avviene pressochè mai per gli alunni delle scuole pubbliche italiane.
Quindi, il mio consiglio è: scuola internazionale da subito, e non si preoccupi dei congiuntivi, della cultura classica e di tutte le pinzellacchere di questo genere (comunque, i miei figli che fanno italiano come prima lingua straniera lo studiano più seriamente che altrove). Già adesso, uscire dalla scuola pubblica italiana e trovarsi sul mercato del lavoro è come affrontare i panzer con la cavalleria: la storia sa come è finita. Se vuole maggiori informazioni, mi scriva qui e vedrò di risponderle.

 

Bene, dichiaro aperto il dibattito, ovviamente rimanendo nello scambio civile di punti di vista diversi. Come dico sempre, e credo fermamente, sul tema scuola non ci sono certezze e verità assolute, ci sono moltissimi parametri da valutare, sui quali ognuno decide dove mettere le proprie priorità e quali compromessi accettare.

 

 

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Comments

  1. silvia says

    Salve! essendo intenzionata a mandare mia figlia all’international school of venice posso chiederle quanto paga all’anno?grazie

    • says

      Non voglio fare indebite pubblicità: nel sito della scuola, reperibile con una semplice ricerca su google, ci sono i contatti, e la segreteria offre tutte le informazioni necessarie. Di mio posso però aggiungere un dato che reputo di interesse: il prezzo è concorrenziale, perchè, per informazioni assunte personalmente, scuole analoghe a Trieste e a Brescia costano circa il 30% in più, e a Milano e a Roma si raddoppia (ha letto bene, + 100%). Cordialità!

      • Romy says

        Ha ragione Francesco a trieste è carissima, infatti c’ho rinunciato perchè non mi basta lo stipendio.
        e questo mi fa tristezza perchè ho una figlia che ora ha 5 anni ed è molto portata per le lingue, sarà merito/causa mia che ho cominciato con lei fin dalla nascita a parlarle anche inglese e qualche parola di spagnolo, per farle sapere che esistono diversi modi di esprimersi, oppure chissà, fatto sta che alle scuole internazionali non la posso mandare e le scuole pubbliche sono veramente carenti.
        questa è l’italia !!! non è giusto !!!

  2. Francesca says

    Lascio stare la provocazione relativa all’inutilità e pretenziosità (???) del liceo classico e mi chiedo: ma cosa bisogna fare in questo paese perché nel pubblico l’offerta formativa sia all’altezza di quella privata? Mio figlio ha ancora 2 anni e per il momento il problema è limitato alla scelta della materna ma devo entrare nell’ordine di idee di chiedere un mutuo per poter assicurare al piccolo un’educazione come si deve? Tutto ciò mi spaventa enormemente e mi fa davvero pensare che la povera Italia stia andando ormai non più tanto lentamente a picco….I post e i commenti dedicati alle scuole dovrebbero essere obbligatoriamente letti dal nostro Ministro della Pubblica Istruzione. Si può proporre?

    • says

      Cara Francesca, pensavo che l’argomento “scuole superiori” esulasse dall’oggetto del sito, ma mi accorgo che non è proprio così, e ritengo di dover argomentare la mia provocazione sul liceo classico come scuola inutile e pretenziosa. So di andare contro una passione di Letizia, ma so anche che lei è persona capace di cambiare idea, e quindi mi spiego.
      Quattro premesse.
      Cito Letizia per dire che ogni scelta in campo educativo (e non solo…) è frutto di compromesso, e che l’ideale non esiste, pertanto prendete, ancora una volta, con le pinze quel che dico.
      Inoltre, quel che dico è basato su argomentazioni di principio, il carattere anacronistico dei programmi in sé considerati, ma soprattutto su circostanze concrete: la prassi dei licei classici della mia zona, Franchetti di Mestre, Marco Polo e Foscarini di Venezia, conosciuta per avere frequentato il primo e per la raccolta di testimonianze di allievi e genitori di essi. Inoltre, insegno anche all’Università, in tre sedi diverse, e sul livello di preparazione dei classicisti penso di poter dire qualcosa.
      Poi, per ciascuna delle mie (contestabilissime) affermazioni, indico una fonte, ovvero un testo che a mio avviso consente di correggere la stortura. Dei testi indicati, ho regalato più copie a studenti del classico volonterosi, che sul fatto di frequentare una presunta scuola di elite avevano cominciato a nutrire qualche dubbio.
      Infine, quel che dico presuppone una situazione ideale, ovvero si dice dato e non concesso che la scelta di un liceo internazionale certificato IB sia possibile, per spesa e logistica.
      Nel merito.
      Il liceo classico è anacronistico quanto ai programmi. Troppe materie letterarie, ovvero greco, latino, italiano, e poco o nulla di materie scientifiche. Il programma di matematica, per esempio, per limitare il paragone ad autori che scrivono in latino o in greco, ti situa appena al di sotto di Apollonio, e ben al di sotto di Gerolamo Saccheri, Cardano, Tartaglia. Per non parlare di Newton o Leibnitz. Nelle scuole di impronta anglosassone, non è così: calculus (è una antonomasia, a proposito) è materia obbligatoria. E’ interessante notare (chi ha pazienza può reperire in rete il documento originale) che le stesse obiezioni, all’epoca della riforma Gentile, furono mosse dalla Accademia dei Lincei, che paventava, con ragione, un ritorno alla retorica.
      I programmi suddetti, poi, vengono svolti in modo non soddisfacente, almeno per quanto so io. Non faccio però fatica a credere che in classici di prestigio o presunti tali, per far nomi Mamiani a Roma e Parini a Milano, le cose vadano un poco meglio.
      Premesso che è possibile, e doveroso, trattare scientificamente anche di greco e di latino, di metodo scientifico nemmeno un’ombra, e per metodo scientifico intendo quello fondato sulla verificabilità delle ipotesi così ben spiegato da Umberto Eco in “Come si fa una tesi di laurea”. Si fa traduzione, ma nessuno ti spiega cosa significhi tradurre, e in proposito rimando al “Dire quasi la stessa cosa”, del medesimo autore. Gli strumenti della filologia sono sconosciuti: io ho appreso per caso al terzo anno, da una supplente fresca di laurea in lettere, cosa fosse una edizione critica, e adesso le cose non sono cambiate. E vi assicuro che non sapere questo per un classicista è come non sapere cosa sia un tornio per un perito industriale. Il greco e il latino si riducono quindi allo studio pedantesco grammaticale di alcuni autori: canone tipico, Cornelio, Cesare, Cicerone, qualcosetta di Livio; Senofonte, Isocrate, e poco altro. Temo che il guasto venga da lontano: ricordo Alfredo Panzini, nella sua autobiografia “La mia storia, il mio mondo”, il quale, convittore al classico Foscarini, ebbe il ghiribizzo di leggere qualche autore per conto suo, e scoprì, con massimo stupore, che Senofonte non era un grammatico con la ferula in mano, ma un condottiero con fieri attributi, che seppe portare in salvo diecimila uomini circondati in terra nemica, e che nell’Odissea non c’erano solo eccezioni da mandare a memoria, ma anche avventure di mare, battaglie e mostri. A chi volesse un’idea di cosa fosse veramente il mondo classico, consiglio “La rivoluzione dimenticata”, dell’ottimo Lucio Russo.
      Della matematica, ho già detto: a chi volesse avere un’idea di cosa si dovrebbe invece fare, consiglio il mai tradotto in italiano (ed è del 1940 o giù di lì…) Mathematician’s delight, di Walter W. Sawyers. Oltretutto, quel poco che si fa, si fa col paraocchi: non ho mai incontrato uno studente del classico che mi sapesse dire cosa abbia effettivamente fatto Euclide e perché sia importante per la storia del pensiero. E il prof. di greco che ci sta a fare? E quello di filosofia? L’aggravante è poi che, per tacito accordo, le materie scientifiche si considerano non importanti, e quindi studiarle non occorre. Temo che anche qui il guasto venga da lontano: ricordate la bocciatura ginnasiale di Giorgio ne “Il giardino dei Finzi Contini”? Il giovanotto era convinto che, essendo forte in materie letterarie, avrebbe potuto non studiare la matematica, ma andò semplicemente troppo oltre…
      Perché scuola pretenziosa? Perché con queste premesse chi ne esce spesso non rispetta l’insegnamento socratico, ovvero nemmeno sa di non sapere, e crede di uscire da una scuola di elite, che apre la mente, eccetera. Poi si iscrive ad una facoltà che non abbia matematica, prende una laurea in quella che io definisco “fuffologia comparata”, e finisce precario senza sapere nemmeno perché….
      Rispetto a tutto ciò, perché allora scegliere un liceo internazionale? Fondamentalmente, e sintetizzo in maniera brutale, per tre ragioni. Sulla carta, i programmi sono un poco più moderni: per esempio, si fa logica. Inoltre, si prosegue con l’inglese: vivendo in Italia, se lo si lascia alla fine della terza media, il muscolo non esercitato si perde. Infine, si ottiene un diploma un anno prima, dato che il corso dura quattro anni, e un diploma che è riconosciuto da tutte le università del mondo.
      Aspetto le critiche, e non temete:ho buone spalle.

      • Francesca says

        Le tue argomentazioni sono sicuramente frutto di una profonda e matura analisi e anche di un continuo confronto con studenti che vengono dall’una e dall’altra formazione.
        Veniamo al primo punto (almeno nella mia scaletta): la pretenziosità.
        Ho frequentato un liceo classico della periferia romana e devo ringraziare i miei professori se mi hanno dato la capacità di pormi sempre con atteggiamento socratico di fronte a ciò che è nuovo ma con la consapevolezza di avere gli strumenti per poter capire, imparare e fare mio. Ricordo ancora quando io e la mia amica abbiamo deciso di acquistare un’edizione commentata in inglese dell’Ippolito…ora mi sfugge l’autore ma ne parliamo ancora con un po’ di nostalgia.
        Detto questo ho ben chiaro il fatto che frequentare il liceo classico non significhi poter accedere direttamente ad un concorso da ricercatore.
        Secondo punto: Inglese e materie scientifiche.
        Per mia fortuna ho studiato la lingua inglese per tutti i 5 anni del liceo e ho portato avanti con molto entusiasmo tutte le materie scientifiche (da qui la mia decisione di iscrivermi ad ingegneria civile).
        Quello che mi dispiace è sapere che la scuola italiana è FERMA. Che lo studio delle lingue straniere sia impostato in modo obsoleto e poco producente nella maggior parte dei casi. E soprattutto che si investa così poco in quello che un tempo era uno dei pilastri del nostro paese, aggiornando i programmi, migliorando la proposta formativa e soprattutto motivando e premiando l’impegno di chi nella scuola ci lavora sul serio.

        E se vogliamo dirla tutta il discorso purtroppo non coinvolge solo le scuole superiori ma questo è davvero un altro tema.
        Grazie a Francesco per gli spunti di riflessione!

      • Bilingue Per Gioco says

        Vabbè Francesco ma tu lo fai apposta a scrivere che commenti che sono post! questo commento andrebbe messo in un post a parte ove fare debita riflessione e dibattito, aspetto di farlo prima di dire la mia
        L.

      • R. says

        Caro Francesco S.,
        ho appena finito di leggere il tuo commento, mi sembra necessario rispondere a quella che ritengo una provocazione che voglia stimolare una riflessione.
        Se ben ho letto il tuo commento, il liceo classico è una scuola inutile e pretenziosa, mentre scelta saggia da parte di un genitore accorto, che volesse un futuro lavorativo radioso per i suoi figli, sarebbe un liceo internazionale. Voglio sottolineare che se questa tua affermazione, fosse vera, vorrebbe dire in primo luogo che un primo discrimen sul futuro dei nostri giovani si fonda sul censo, ed un secondo sulla collocazione geografica di ogni famiglia.
        Infatti nonostante la scuola da te conosciuta abbia una retta contenuta, posso dire che questa sia un’eccezione e non una regola. A Milano la scuola internazionale costa circa 12.000,00 euro all’anno.
        Io ho due figli e quindi dovrei investire 24.000,00 euro per 14 anni, insomma portare i miei figli al diploma mi costerebbe circa 300.000 Euro……
        Il secondo discrimen è la regione, la città, la provincia, in cui ognuno di noi vive, perché naturalmente a Caltanissetta di scuola internazionale non c’è nemmeno l’ombra, né di scuola inglese o americana o bilingue che dir si voglia ( il liceo classico c’è, ma chissà cosa insegnano…. ma su questo torniamo più avanti).
        Quindi o voi che non avete soldi da spendere e non abitate in ameni luoghi pieni di scuole internazionali, sappiate che il futuro dei vostri figli è già segnato, in quanto una generazione di italiani benestanti e residenti in luoghi migliori vi passeranno senza dubbio avanti (io la penso proprio all’opposto…. Stay hungry).
        E, secondo la tua teoria, non pensino, coloro che hanno figli motivati allo studio e portati per lo studio umanistico di mandarli al liceo classico, perché nel caso usciranno peggio di come sono entrati. Infatti, nella tua visione, coloro che escono da un liceo classico pubblico, si sentono parte di una elitè (anche se tra loro ci sono italiani extracomunitari di seconda generazione, poveri e ricchi etc). Anche se questi studenti della pubblica vanno a manifestazioni, hanno assemblee degli studenti, si vestono come vogliono e frequentano dai centri sociali al conservatorio. Mentre coloro che vanno in costose scuole internazionali, tutti benestanti, e vestiti di tutto punto con le loro divise, si sentono cittadini del mondo (dorato) a cui appartengono…. Il tuo ragionamento non mi convince, ma essendo solo la tua personale opinione la prendo come tale.
        In secondo luogo gli studenti del classico, oltre a sentirsi un’elitè, sono anche degli ignorantoni rispetto a coloro che frequentano il liceo internazionale. Su quali dati ti basi per fare quest’affermazione? Quali ricerche sono state condotte in tal senso? Citami una ricerca in tal senso??? L’unica ricerca seria che io conosco è stata fatta negli U.s.a. e la scuola migliore è risultata la Montessori (se cerchi con google la trovi).
        Nella tua email scrivi che il programma del liceo classico è anacronistico e che non si fa matematica, anzi “calculus”. Ne sei sicuro? Hanno cambiato i programmi senza che lo sapessi.
        Io ho fatto algebra, geometria, poi trigonometria. Ma ricordo anche grandi studiate di chimica, fisica e di geografia astronomica. Le hanno abolite? Io ho studiato le teorie e i modelli atomici, la configurazione elettronica degli atomi, i legami chimici… Anche se non avevo lavagne luminose, il poster con la tavola degli elementi la ricordo ancora.
        Non condivido neppure le tue affermazioni sul latino e sul greco che secondo te si riduco allo studio pedantesco grammaticale di alcuni autori. Di cosa stiamo parlando? Certo quando arrivava la versione (compito in classe) in IV o V ginnasio, era già un miracolo riuscire a capire la costruzione delle frasi e dare un senso compiuto. Quanta fatica sul Rocci, quando non trovavi la parola… e a quel punto? Ragionavi: “è un nome… no è un verbo, ma come è possibile che non ci sia nel Rocci…. Oddio è un verbo irregolare? Oddio ma la radice… chi è l’autore della versione? Da dove viene? Oddio è dialetto eolico e non attico….. Oddio devo consegnare la versione tra 40 minuti e ho tradotto solo tre righe? E ora, improvviso?” Cosa facevi: partendo dal testo, arrivavi ad una conclusione facendo uso di processi logici…
        Tradurre una versione di greco in I liceo classico è una sfida, una ricerca di significati, talora impossibili, di costruzioni grammaticali diverse dalle nostre, di un alfabeto diverso e di un mondo scomparso da secoli. Se questo non ti insegna a ragionare non so’ cosa lo faccia.
        Poi quasi tutti gli studenti, chi prima chi dopo, di colpo iniziano a tradurre alla grande, a cercar significati, a mettere un po’ di se stessi in quelle poche righe con cui devono dimostrare di padroneggiare una lingua morta di un mondo lontano dal loro.
        Tu additi i loro sforzi (per te inutili), perché a 16 o 17 anni non fanno una lettura critica del testo, ossia non traducono le versioni per dare loro l’interpretazione più corretta possibile alla luce dell’analisi delle fonti e dello studio delle medesime. Scusami, ma cosa pretendi? Allora se diamo da tradurre un pezzo del Digesto dobbiamo pretendere che capiscano se è veramente di origine romana o se è stato manipolato nel Medioevo? Tutto nel tempo di una “versione” (se la memoria non mi inganna due ore?). Il momento per capire gli autori era un altro. Quello della letteratura, latina o greca…. Io che ho fatto un classico in provincia so ben poco, ma ancora ricordo il significato politico delle Rane di Aristofane più che la trama della stessa…. E cosa dire di Catullo e della sua poesia? Per te è tempo buttato, per me, è stata la prima volta che ho capito che quel sentimento di odio e amore per la stessa persona (il fidanzatino), non era una follia di una adolescente ma un sentimento comune dell’uomo e della donna (non elitario), tanto negli anni Novanta del Ventesimo secolo, tanto duemila anni prima. Ecco l’ Umanità….
        Scusami, ma poi citi Eco a caso. La sua monografia serviva per dare indicazioni ai giovani studenti universitari (di lettere e filosofia soprattutto) per scrivere una tesi di laurea. Voleva aiutare coloro che non hanno relatori che li guidino in questo percorso, indicando un possibile cammino di ricerca e stesura del lavoro. Questa monografia non è correlata all’argomento in discussione (nell’introduzione Eco scrive proprio che il libro non vuole spiegare come si fa la ricerca scientifica!).
        Non ho mai letto la biografia di Alfredo Panzini ma scoprire per caso che Senofonte era stato un soldato è come scoprire l’acqua calda…. Di cosa parlava l’Anabasi se non di lui e di Ciro (se lo ricordo io…).
        Vorrei sapere cosa intendi poi con il metodo socratico? Io ho anche studiato negli USA (all’università –borsa di studio per italiani-) e lo conosco bene! Studi a casa e di fatto la lezione è una discussione tra professore e studenti, in cui spesso il professore guida la conversazione (e eventualmente ti fa correggere da altro studente). E’ un metodo usato alla scuola internazionale? Perché domande e risposte, interrogazioni non mancano neanche al Classico… ma il metodo socratico, come l’ho vissuto io, presuppone una studio individuale molto maturo, certo inadatto ai bambini o ai ragazzini…
        Ora io non credo che il classico o lo scientifico siano meglio dell’internazionale o della tedesca, ma dichiariamo una preferenza personale e assolutamente non scientifica per una scuola o per l’altra, o se abbiamo dati scientifici allora tiriamo fuori.
        Ceto che l’inglese serve, certo che prima inizi e meglio è, ma ci sono tanti modi per impararlo…
        consolo quei poveri genitori che hanno i loro figli sfortunati al classico dicendo loro che nella mia esperienza (non dato scientifico ma esperienza personale) sono gli universitari più bravi a fuffologia comparata….
        Un caro saluto.
        R.

        • says

          Cara (o caro) R.
          dal tuo intervento, percepisco un poco di animosità, dovuta probabilmente al fatto che non mi sono saputo spiegare bene: cerco di rimediare.
          In primo luogo, nel mio scritto ho presupposto chiaramente di scrivere “dato e non concesso” che la scelta di una scuola piuttosto che un’altra sia “possibile per spesa e logistica”. So bene che così non è, e che le disuguaglianze esistono. Molto meglio di me lo spiega Nunzia Penelope, nel suo recente (e inquietante) “Ricchi e poveri”, nel suo sesto capitolo, non a caso intitolato “Non è una scuola per poveri”, ove si legge (p.148) “Dicono gli esperti che la prima selezione sociale avviene attorno ai cinque anni, cioè al momento in cui si entra alla materna. Di in poi, la vita sarà tutta in discesa, o tutta in salita: dipende da quali studi si scelgono, perché sono quelli che determineranno l’accesso al lavoro, lo stipendio, il salto di classe o, al contrario, la permanenza nella propria….” Non ho trattato del problema ritenendo, forse a torto, che esulasse dall’argomento; non vuol dire però che io lo neghi o lo misconosca.
          In secondo luogo, dal tuo accenno al vestiario e ai centri sociali, deduco che tocchi un altro problema importante, la formazione morale e civile del cittadino. Anche di questo non ho inteso parlare, sempre perché non lo ritenevo pertinente. E anche in questo caso, non mi permetto certo di negarne l’importanza. Mi limito a dire, nella mia pochezza, che si tratta di un tema molto vasto, in cui la scuola, classica o internazionale che sia, è solo una delle variabili da considerare, e forse non la più importante (conta molto, ad esempio, quel che si dice, sente e mette in pratica in famiglia…).
          Quanto al programma di matematica, non penso che quanto tu dici sposti i termini della questione. Nel programma ministeriale di matematica per il classico, q.v. ad esempio in http://www.edscuola.it/archivio/norme/programmi/classico.html#MATEMATICA, l’analisi matematica non c’è, e nei classici da me conosciuti non sanno nemmeno che esista. Se in altri istituti dello stesso tipo la si studia, ne sono naturalmente felice, ma i dati di fatto sono due: nelle scuole superiori di impronta anglosassone, naturalmente a livello istituzionale, ma corretto, calculus è materia curriculare, e non da ieri, e senza analisi matematica nel dibattito scientifico contemporaneo si fa pochino. Quanto al resto, tu mi dici ad esempio di avere fatto geometria al classico, ma a che livello? Nel concetto, ci sta dal perimetro del quadrato al programma di Erlangen, ma ti assicuro che gli istituti da me conosciuti sono più vicini al primo termine che al secondo. Naturalmente, se altrove si fa di più e meglio, ne sono lieto.
          In terzo luogo, ho ripreso dallo scaffale la mia amata e sottolineata copia de “Come si fa una tesi di laurea”, e a pag. 37 (edizione Bompiani del 1995) trovo un paragrafo II 6.1 intitolato “Cos’è la scientificità?” che rappresenta una buona esposizione, istituzionale ma rigorosa, del concetto di metodo scientifico. Rappresenta molto bene quello che voglio dire in generale: non si pretende chissà cosa, ma solo di impostare quel che si fa da subito in modo corretto. Se giochiamo a calcio, non saremo certo il Milan o il Manchester United, ma diremo da subito che solo il portiere tocca la palla con le mani, e che per segnare si tira in porta, e non in tribuna. Se tutto ciò manca, abbiamo invece lo studio pedantesco, o se preferisci nozionistico, che io critico. Lo stesso vale per le traduzioni: sicuramente molti arrivano a “tradurre alla grande” come dici tu in modo istintivo, ma perché non spiegare da subito che esiste una teoria scientifica della traduzione, che il testo da me citato introduce in modo piano ed accessibile? Nota che può bastare molto meno: ai miei tempi, quel libro non esisteva, e mi basai su un articolo di “Scuola e didattica” reperito per puro caso e sulle lezioni di traduzione de “Il marziano in cattedra”, appendice a Urania. Perché nulla di tutto ciò né dai miei professori, che passavano per ottimi, né da quelli attuali che conosco?
          Quanto all’esperienza di Panzini, posso azzardare una spiegazione: al biennio non si fa letteratura greca, ma solo lingua. E’ quindi possibile che lo studente si trovi davanti a più versioni di Senofonte senza che gli si spieghi chi egli sia, e senza che, data la poca estensione dei testi che legge, lo riesca a capire per conto proprio. Anche questa è una bella stortura, e fa pensare che sia accaduta in un istituto che passava per essere al massimo livello (non penso fosse dovuta ad asineria di Panzini…).
          Da ultimo, mi riferivo all’insegnamento socratico, e non al metodo socratico che citi tu, in un senso molto limitato, ovvero ricordando che per Socrate il più sapiente era chi “sapeva di non sapere”: confermo che in molti estimatori del liceo classico, certo non in tutti e certo non solo fra loro, questa convinzione è un poco sbiadita, abbastanza da farmi credere fortemente che sia meglio tentare una strada diversa e più promettente come quella dell’istruzione internazionale.

        • Desdyols says

          Ho 26 anni e quattro amici stretti.
          Te li descrivo velocemente:

          – 1, ha frequentato il liceo classico: ora sta studiando International Studies in Germania e sono circa 7 anni che continua a girare qua e là coi soldi dei genitori. Dal prossimo febbraio sembra che entrerà nel mondo del “lavoro”: tirocinio in Francia per una compagnia che gli rimborserà le spese per vitto e alloggio.
          – 2, ha frequentato il liceo classico: da poco ha completato il percorso laurea in scienze politiche – master in marketing. Disoccupato e con poca voglia/energia/stimoli per il futuro.
          – 3, ha frequentato un istituto professionale: sono sei anni che lavora per un’azienda della nostra città. Si sposerà il prossimo febbraio con una ragazza disoccupata, ma laureata in biologia.
          – 4, ha frequentato l’istituto agrario ed è laureato in agraria: la sua famiglia ha una campagna e porta avanti l’azienda di famiglia assieme ai genitori. Felicemente fidanzato e senza troppe ansie per il futuro.

          Io ho frequentato un istituto professionale ed ho chiesto ai miei genitori che gli eventuali soldi spesi per l’università venissero invece “investiti” in viaggi all’estero (adoro viaggiare). A 18 anni andai negli USA, poi in Asia, ho girato un po’ tutta l’Europa, conosciuto gente interessante e determinata che mi ha poi ispirato a creare una mia compagnia (online, lo preciso: investimento iniziale di 20€ – i soldi per il dominio Internet) assieme alla persona che poi sarebbe diventata mia moglie e la madre di mio figlio.

          In cinque anni ci siamo comprati casa (finita di pagare) e stiamo programmando il futuro del nostro bimbo che viene cresciuto bilingue col metodo OPOL.

          Non so quando avverrà il sorpasso, ma ad oggi a me sembra che il liceo classico non sia stato proprio così determinante per il futuro dei miei amici.

          • Bilingue Per Gioco says

            Io di fronte ad una testimonianza del genere piuttosto che chiedermi se e cosa ha sbagliato il classico chiederei cosa ha dato la marcia in più a te, la scuola o piuttosto l’esempio dei tuoi genitori o di altre persone? Perchè anche solo dire voglio viaggiare, e fare profitto di questa esperienza, presuppone un’attitudine mentale non scontata, anzi, un’attitudine che invece dovremmo coltivare in tutti i giovani, in qualsiasi percorso scolastico. Bravo quindi, ci dici anche qual è la tua attivitá?
            L.

          • Desdyols says

            Ciao Letizia,
            semplicemente: offro servizi per sviluppatori di applicazioni e videogiochi per smartphone.

            Ci siamo messi in gioco dal giorno in cui Apple ha lanciato l’App Store.

  3. Francesca says

    P.S. scusate se sono andata un po’ fuori tema. Lascio il dibattito a chi è interessato alla scelta di una scuola internazionale e/o bilingue e/o italiana. Purtroppo lo stato d’animo di questi giorni di fronte allo sfacelo che stiamo vivendo mi ha spinto a scrivere di getto… Buona discussione a tutti!

  4. Francesca says

    Salve,
    leggendo il post mi sentivo un po’ confusa, perchè mia figlia frequenta la scuola internazionale (secondo anno della materna), ma quello che ho letto non corrisponde alla mia esperienza, nessuna delle problematiche elencate ne fa parte. Leggendo più attentamente mi sono resa conto che si tratta di scuole internazionali in Italia…noi viviamo a Strasburgo, la scuola internazionale in questione, qui in Francia, è una scuola pubblica!!!

    Non paghiamo niente per la sua scolarizzazione, i programmi e i metodi sono quelli stabiliti dal ministero della pubblica istruzione francese, e ogni giorno, per un’ora e mezzo, i bambini si spostano e vanno nella classe di italiano; qui hanno una o un insegnante, corrispondente al livello della materna, elementare, etc…, che fa loro scuola come se fossero in italia.

    Per la materna a strasburgo esistono la sezione di italiano, quella di spagnolo e quella di inglese, poi con l’avanzare dei cicli vi sono altre lingue. E chi paga quell’ora e mezzo? Il paese corrispondente (purtroppo l’Italia sta sopprimendo molti posti, a partire da quelli del liceo, quindi se le cose rimangono cosi’ i miei figli potranno arrivare solo fino alle medie).

    Per entrare? Occorre, grosso modo, scrivere una lettera di motivazione e spiegare perchè vuoi che tua figlia/o entri in questa scuola. ovviamente ha più possibilità di entrare un bambino bilingue italiano che inglese (è la sezione più richiesta). In generale si richiede (per entrare alla materna) che il bambino già parli la lingua della sezione internazionale scelta.

    Anche qui in Francia questo tipo di scuola è considerata comunque una buona scuola e riuscire a diplomarsi nel cursus internazionale dà una buona dose di speranza in più di essere ammesso dopo nelle varie formazioni preparatorie alle grandi scuole.

    Per la mia esperienza personale il valore aggiunto di questa scuola è quello del plurilinguismo che i bambini respirano ogni secondo: al nido mia figlia si rifiutava di dire una parola in italiano alle maestre francesi che pensavano di farle piacere chiedendole di parlare in italiano e talvolta mi dava l’impressione che il suo bilinguismo nel contesto monolinguistico la disturbasse. In questa scuola si sente veramente a suo agio, parla perfettamente le due lingue, in maniera fluida, con un vocabolario ricco ed è un piacere vedere come tra di loro i bambini passino da un registro ad un altro senza alcun problema; esempio: festa di compleanno a casa con un gruppo di bambine parlanti italiano, due bambine inglesi e una spagnolo; ogni qual volta i gruppi linguistici si mescolavano le bambine passavano direttamente al francese, nessuna continuava a parlare italiano alla presenza di una inglese o spagnola. Inoltre le canzoni di buon compleanno si cantano in francese e nelle altre tre lingue sempre e le parole circolano e diventano familiari. Insomma, lei non fa come me, io lo sento il passaggio dalla mia lingua al francese, anche se vivo in francia da tanti tanti anni, invece penso che per lei le lingue siano ormai un continuum. Per me c’è uno scatto, per lei no, io quando sono stanca vorrei parlare italiano, se sono arrabbiata o se comunque l’emotività mi sopraffà ho difficoltà con il francese, per me il francese è la lingua razionale, per lei le due lingue sono sullo stesso piano. Una volta tornando a casa in autobus con una sua compagna che era arrivata da poco dalla svizzera tedesca e che parlava solo tedesco e inglese, sono rimasta senza parole vedendo come le due comunicassero: una parlava in francese, l’altra in inglese (in qualche modo aveva capito che doveva usare l’inglese e non il tedesco per parlare con tutti i compagni) e si capivano perfettamente!

    Credo che il contesto plurilingue di queste scuole sia impareggiabile e mi rende triste il fatto di scoprire che in italia non esiste una scuola pubblica internazionale, perchè uno dei nostri desideri era quello di vivere un giorno in italia, ma a questo punto capisco che non potrei mai permettermi di dare ai miei bimbi la stessa opportunità :(

    Ne approfitto per ringraziare Letizia, l’idea del sito e i suoi contenuti sono molto belli e interesanti!
    Buonanotte a tutte e tutti.

  5. Francesco L. says

    non vedo le posizioni mie e di Francesco S. molto distanti, anzi si sovrappongono. Come per le scuole internazionali, il classico è una scuola di elite, le famiglie che mandano i figli in queste due tipologie di scuole sono entrambe above average. In entrambi i casi, i figli, proprio perché provenienti da un background privilegiato (principale predittore delle sorti professionali e culturali del rampollo), faranno comunque bella figura all’università e nella vita, a meno che non finiscono in scuole internazionali o licei veramente scadenti. Quindi frasi del tipo, “all’università i migliori erano quelli del classico”, oppure quelli che avevano frequentato una scuola internazionale avevano una marcia in più, sono per lo più errori di percezione, in quanto si confrontano soggetti privilegiati con la media. Eppoi vale sempre la regola di trarre conclusioni solo da campioni abbastanza ampi da essere rappresentativi. Quindi la popolazione delle due tipologie di scuole è above average per un processo che gli economisti e gli psicologi chiamerebbero di self selection.

    Detto questo, sono stati condotti alcuni studi sul contributo dei classics (latino e greco) sulle capacità cognitive degli studenti e apparentemente non si è visto nessun effetto positivo, anzi. Classico in Italia è un segno di distinzione, ci vanno i migliori studenti e ci vanno i migliori insegnanti. Circa l’8% degli studenti italiani va al classico. è una cosa tutta italiana (e anche un po’ tedesca). Se ci si affida molto al peer effect, cioè al ruolo dell’ambiente e dei compagni di classe, allora le due scuole sono paragonabili. Ma il peer effect ha un peso limitato e di supporto, non può rinforzare quello che non c’è.

    Per quanto riguarda metodo e programma, il classico non è altro che un liceo linguistico (classico, appunto) mentre la scuola internazionale, invece, è quello che decide lo studente stesso nei limiti però dell’offerta formativa disponibile in quella data scuola. Da qui l’importanza di verificare prima quanti e quali corsi sono disponibili. Se una scuola internazionale non è attrezzata con laboratori adeguati di chimica, biologia e fisica (sono tre lab diversi) e gli insegnanti non sono adeguatamente specializzati, allora le probabilità di essere accettati in una università di elite in UK o in medicina (sempre in UK) scendono quasi a zero. A differenza del latino, non basta solo la buona volontà del ragazzino per ottenere risultati. E soprattutto, la scuola internazionale non deve essere scelta come status symbol.

    Cosa ha a che fare tutto ciò con la primaria o le medie? Tutto e niente. Frequentare una scuola internazionale alle elementari e medie per poi passare al liceo è una forma di sovrainvestimento (oltre che emotivo anche economico) che non si giustifica razionalmente. Se il motivo originario era l’inlgese (o il francese per chi va alla scuola francese) per quanto buono, i tredicenni perdono rapidamente le competenze linguistiche se non pesantemente sostenute. Se il motivo della scelta era di metodo e di cultura, prorio quando la differenza di metodo e di cultura entra a pieno regime nella HS, la si abbandona.

    Per tenere i piedi in due staffe, le scuole bilingue sono forse le più adatte anche se l’offerta mi pare in Italia ancora piuttosto asfittica e adagiata sulla scarsa concorrenza da parte della scuola italiana, salvo le dovute eccezioni.

  6. Simona says

    quando penso alla scarsa proposta della scuola pubblica italiana mi viene mal di stomaco
    trovo assolutamente inconcepibile che io debba occupare del tempo libero (già poco visto che fa tempo pieno) di mio figlio per fargli fare qualcosa che dovrebbe fare la scuola: insegnargli una seconda lingua in modo adeguato
    mio figlio è in seconda elementare e l’inglese che fanno è ridicolo, la maestra ha tutta la mia stima ma purtroppo sull’inglese non ci siamo ha seguito il fantomatico corso abilitante di, boh, trenta ore forse e fa del suo meglio ma nonostante questo segue un metodo troppo nozionistico: l’altro giorno hanno fatto “in” e “on”… ma si può?
    e così al mercoledì, l’unico giorno della settimana in cui esce alle 15.30 invece delle 16.30 e avrebbe un’oretta in più per giocare o invitare qualche amichetto, gli abbiamo “dovuto” impegnare il pomeriggio per un corso di inglese fatto come dovrebbe essere fatto a scuola
    noi a casa un pochino ci proviamo con libri, con un pupazzo di una guardia della regina comprato da hamleys, con filastrocche, con qualche cartone, ma non è sufficiente (anche perché mio figlio quelle poche ore che ha a disposizione per se stesso le vuole giustamente usare per giocare come gli pare senza schemi senza regole)
    in questo corso c’è un’insegnante madrelingua che parla solo inglese e che li fa giocare a guess who, shak&fishes, simon says e numerosi altri giochi di movimento, fa preparare merende, e ogni tanto scrivono anche qualche parola o frasetta, o li fa giocare a una versione semplificata e più movimentata di scrabble… purtroppo i bimbi sono italiani quindi ahimè tra di loro parleranno italiano ma almeno iniziano ad abituarsi alla giusta fonetica e a qualcuno che parla una lingua diversa e lo fanno divertendosi…
    io avrei pensato che una cosa del genere avrebbe attirato un sacco di gente… e invece… sapete quanti sono? cinque! solo 5 bambini e per giunta tutti maschi!
    forse il problema non è solo quello della scuola pubblica ma anche quello della mentalità media di noi italiani e in particolare di noi genovesi
    che tristezza
    scuola internazionale? eh… il problema è anche che non ce ne sono molte: nel caso di Genova è una sola! e se vuoi farla frequentare a tuo figlio poi devi spesso mettere in conto che i suoi amici abiteranno dalla parte opposta della città e frequentarsi fuori scuola sarà per questo più complicato
    noi abbiamo scelto la scuola vicino a casa sia perché nostro figlio non aveva un livello linguistico adeguato sia perché potesse farsi gli amici vicino a casa sia perché non potevamo chiedere ai nonni di aiutarci con una scuola così lontana

  7. Simona says

    ah uh dimenticavo: per superare le carenze della scuola bisogna mettercisi in prima persona
    io sono laureata in fisica e ho un master in comunicazione della scienza e ho deciso che dovevo metterli a disposizione di mio figlio in qualche modo; così ho proposto alla maestra di fare dei laboratori scientifici, per fortuna la maestra di mio figlio è una in gamba e ha acconsentito
    purtroppo li posso fare solo per la loro classe perché io lavoro anche
    ma vi posso dire che questi bambini sono in grado di capire molto ma molto di più di quello che viene proposto loro: l’anno scorso, in prima elementare, divagando sul tema dei 5 sensi, ho parlato della propagazione del suono e della luce li abbiamo sperimentati e loro hanno capito il concetto

  8. Mara G. says

    Salve,
    io vorrei lasciare il mio commento, non tanto alla questione “scuola pubblica vs. scuola privata” o “e’ giusto demonizzare il liceo classico” quanto alla seguente affermazione rinvenuta nel post iniziale:
    “E non creda a che le dice che l’inglese si può sempre imparare. Non è vero. Io lo ho imparato da solo, al classico non ci si sporcavano le mani oltre il secondo anno, e a livello scritto e di lettura conosco espressioni che non conoscono le insegnanti madrelingua dei miei figli, ma… quando parla un madrelingua, capisco il 30/40%, ossia troppo poco per qualunque lavoro qualificato. Un neuropsichiatra mi ha spiegato che è questione di neuroni: se non cominci prima dei tre anni, si plasmano in un modo differente, e ti saluto.”
    Dunque io, all’incirca un milione di anni fa, ho frequentato un liceo scientifico dove ho studiato diligentemente inglese a scuola con buoni risultati, insegnato da una docente decisamente non madrelingua che, come credo avvenga in tutte le scuole pubbliche italiane, spiegava tutta le sacrosante regolette di grammatica (che manco i madrelingua usano piu’, un po’ come i nostri congiuntivi…) rigorosamente in italiano. All’universita’ (scientifica) mi e’ capitato moltissime volte di dover studiare su libri specialistici in inglese (la traduzione italiana non era sempre disponibile) o di dover legger articoli presi da riviste scientifiche in inglese. E cosi’ e’ migliorata molto la mia comprensione dell’inglese (almeno scientifico) scritto. Ecco, la prima volta che sono andata ad una conferenza dove la gente (peraltro tutta italiana) parlava in inglese, perche’ forse tra gli iscritti c’erano 1 o 2 stranieri, non ho capito quasi nulla. Non parliamo del dover redarre una tesi di dottorato in inglese… Poi la svolta: un fidanzato (ora marito) scienziato tedesco, 2 anni in Scozia, 1 negli Stati Uniti e ora la Germania (ma ancora ci parliamo in inglese perche’ il mio tedesco e’ veramente elementare). Non mi avvicino alla pronuncia/comprensione/capacita’ di espressione di una madrelingua inglese (e questa si’ e’ una questione di “neuroni”) ma vi posso garantire che parlo in inglese di qualunque cosa, penso (e parlo a me stessa talvolta…) in inglese, sogno in inglese, capisco perfettamente i madrelingua inglesi, scozzesi e americani (se non hanno un accento terribile, tipo profondo sud, ma questo vale anche per il mio italiano…) e sto facendo quasi fatica a scrivere questo post in italiano, nel senso che lo devo rileggere piu’ volte per verificare di aver usato le giuste preposizioni. Dunque credo sia sbagliato affermare che oltre una certa eta’ l’inglese non lo impari piu’. Tutto dipende dalle esperienze (e scelte) di vita che uno fa. Il modo migliore per imparare una lingua e’ essere esposto ad essa il piu’ possibile: parlarla con stranieri/madrelingue, vivere in un paese dove la lingua e’ nativa, guardare film e serie tv in lingua originale e usarla non solo in un contesto scolatico/lavorativo, ma anche per comunicare concetti quotidiani, relativi alla vita di tutti i giorni. E comunque non e’ mai troppo tardi per imparare! Un altro pensiero (poi chiudo, giuro!): quel che conta nel mercato del lavoro internazionale (non ho idea di come funzioni in Italia, non piu’ almeno) non e’ la conoscenza dell’inglese, anche perche’ quella si da’ per scontata, ma la competenza tecnica, la serieta’, la dedizione, la flessibilita’ e la capacita’ di lavorare con gli altri ed essere indipendenti e propositivi allo stesso tempo. E queste son cose che andrebbero, a mio avviso, acquisite durante la formazione scolastica. Poi se la scuola pubblica non sia piu’ in grado di formare gli studenti come accadeva in passato (almeno dalle mie parti) e la scuola privata sia diventata un’alternativa migliore non e’ una valutazione che mi sento di fare, non avendone un’esperienza diretta.
    Con questo chiudo e faccio i miei complimenti a Letizia per il suo bellissimo blog (che ho scoperto solo di recente): un aiuto preziosissimo per crescere i miei bimbi bilingui!

  9. Bilingue Per Gioco says

    Non voglio dare qui un commento fiume, mi riservo di scrivere un post sul tema, però un paio di punti li vorrei esprimere.
    Purtroppo la scuola pubblica, grande base della democrazia, riesce nel suo compito di dare le stesse opportunità a tutti fino ad un certo punto. Purtroppo, e lo dico con vera amarezza, elementi quali lo stato socioeconomico e culturale della famiglia continuano ad avere un impatto, è sbagliato ma è così. E’ qualcosa contro cui tutti noi dovremmo lottare, come cittadini, ma che non possiamo ignorare.

    Altrettanto sfortuito ma allo stato attuale inevitabile, per gli stessi motivi, è il fatto che la scuola pubblica non riesca ad offrire la stessa qualità a tutti. La variabilità è grande, per regione, per città, ma anche all’interno di una stessa scuola, perchè la scuola stessa non ha grande libertà nella scelta del personale docente (o direttivo) e deve arrangiarsi con quel che c’è. Inevitabile quindi che qualche professore sarà eccellente, qualche altro mediocre se non imbarazzante. Uno studente fortunato è uno studente che ha almeno qualche esperienza di eccellenza, non credo nessuno abbia la fortuna di sfuggire all’esperienza della mediocrità. (E questo non è un dato inevitabile, la mediocrità non fa parte dell’ordine delle cose nè andrebbe accettata)

    Detto questo, inevitabilmente spesso le scelte scolastiche sono scelte individuali. Si prende atto del limite della scuola pubblica e ognuno cerca di porre rimedio come può. Qualcuno ricorrendo a scuole private, magari appunto internazionali, qualcun altro dispiegando le proprie competenze per sopperire ai limiti della scuola. Qualcuno non ha i mezzi per compensare, ma magari riesce invece a trasmettere ai figli il senso del dovere e del lavoro, del sacrificio e della riscossa personale che non necessariamente le classi agiate tramandano (anzi…).
    Tutto ciò è sbagliato in linea di principio, ma assolutamente umano.

    Certo però che come cittadini dovremmo avere la forza e il coraggio di pretendere di più da chi gestisce la cosa pubblica, e quindi l’istruzione. Ma qui il discorso si complica molto oltre la portata di questo blog.

    L.

    • Desdyols says

      Non ci sono più i soldi per la scuola, Letizia…
      Dici bene che dovremmo pretendere, ma hai idea di come siamo messi?

      Per aggiustare la situazione, in generale, serve prima una rivoluzione culturale e poi la ripresa dell’economia.
      Quando l’Italia risolverà i suoi problemi economici e socioculturali, allora si potrà sperare di avere una scuola pubblica d’élite.

      Siccome per noi (intendo per me, mia moglie e il nostro bimbo che fra poco comincerà il percorso scolastico) i tempi stringono, la scelta ricade sulla scuola internazionale (privata).

      Se c’è da scendere in piazza, io ci sono, ma qua si va alle lunghe…

      • Bilingue Per Gioco says

        Non è proprio cosí. La spesa per alunno di scuola primaria della scuola pubblica Italiana è di 6600 Euro l’anno. La media Europea per lo stesso livello di istruzione è di 5300 Euro l’anno. La spesa della Finlandia (che ha un sistema di istruzione pubblico eccellente) è di 5500 Euro l’anno. (Fonte Eurydice, agenzia della Comunità Europea). Il problema quindi non è che non ci sono i soldi, ma come vengono spesi, è lí che siamo messi davvero male.
        Ovvio quindi che ognuno nell’immediato cerchi di riparare come può facendo le scelte che può, però non perdiamo di vista il quadro d’insieme.
        L.

        • Desdyols says

          Devo ammettere che non ero a conoscenza di questi dati…

          Questo mi ha fatto decisamente cambiare il modo di pensare riguardo questo problema.

        • maddalena says

          purtroppo credo che il problema non sia solo la QUANTITà di denaro messo a disposizione dallo stato per la scuola, ma come questo denaro poi viene utilizzato. E’ un po’ come quando arrivano i fondi europei per dei progetti e quesi fondi o tornano indietro perchè nessuno si è preoccupato di fare dei progetti per usarli, o semplicemente spariscono, dissipati in inutili cose senza senso alcuno. Quindi il problema di fondo della scuola (ma del “pubblico” in generale” ) è la cattiva gestione del denaro e della cosa pubblica in generale

  10. Francesca says

    Noi stiamo tentando di fare vivere ai nostri figli un’esperienza di bilinguismo visto che mio marito e’ mezzo italiano e mezzo americano e volevamo mandare i bambini a una scuola internazionale ma:
    Qui a Roma i prezzi sono proibitivi, la retta per mandare entrambi i bambini a una scuola internazionale e’ maggiore del mio stipendio;
    A parte l’inglese la qualità dell’insegnamento non mi è parsa sempre all’altezza, e in questo concordo con il primo papà , ma il discorso vale anche per le private italiane,
    La logistica a Roma assume un ruolo fondamentale perché il trasporto può aggiungere molte ore alla giornata dei bambini imponendo alzatacce a ore impossibili e rientri tardi in serata, con tutte le conseguenze del non frequentare una scuola di zona es. visite agli amici, sport e attività pomeridiane.
    D’altra parte la scuola pubblica anche se ci sono tanti bravi insegnanti che danno l’anima (anche se purtroppo l’inglese praticamente non è studiato) è stata demolita da una turnazione di insegnanti (mio figlio in seconda ne ha avuti 7, ora in terza ne ha 6 ma tranne 1 non sono gli stessi) e dalla scelta di abolire l’insegnamento delle materie specialistiche fatto da specialisti (musica, arte). In pratica l’obiettivo del ministero che le maestre tentano di migliorare con l’impegno personale è insegnare a leggere e far di conto e se si sceglie il tempo pieno neanche a organizzare il proprio tempo e studiare le materie orali.
    Quali scelte quindi? Io sinceramente non ne ho, almeno a livello scolastico. Vorrei una scuola in cui il bambino non fosse passivo ma imparasse a scegliere, e possibilmente in italiano o in inglese e magari in un’altra lingua, ma temo che ci dovremo adattare a fare con quello che abbiamo, e poi manderemo fuori i nostri figli con tutti i programmi di scambio internazionali possibili

  11. Francesca says

    E sono d’accordo con Letizia, dobbiamo pretendere che cambi l’ istruzione e impegnarsi attivamente e in prima persona, ma è davvero un tema che esula dal blog…

  12. Mirella says

  13. Francesco L. says

    la scuola pubblica italiana ha scelto la sua top school: il liceo classico. Lì vogliono andare i migliori docenti e lì vanno. Di conseguenza la ruling class italiana manda i propri figli al classico. Di conseguenza tutto il ciclo dalle elementari in poi è calibrato per questo traguardo.

    La scuola privata italiana non è una alternativa alla scuola pubblica. Salvo rare, anzi rarissime, eccezioni, la scuola privata è calibrata per un pubblico diverso. Infatti, secondo le statistiche disponibili sui rendimenti scolastici, nel mondo solo in Italia la scuola privata fa peggio di quella pubblica nonostante il background socieconomico migliore dei genitori.

    Qualcuno direbbe, e lo scientifico? Lo scientifico è un altro dei puzzle della scuola italiana. Se un ragazzino (o una ragazzina) volesse fare scienze veramente dovrebbe andare a un istituto agrario o industriale per vedere i laboratori per poi essere considerato un diplomato di serie B; se invece vuole essere trattato da diplomato di seria A meno meno (gli A star sono al classico) allora va allo scientifico e difficilmente prenderà in mano una pipetta o userà un fornello Bunsen. Nel dubbio, i genitori si comporteranno di conseguenza nella scelta e anche gli insegnati.

    Non è questione di soldi nell’istruzione in Italia, è che proprio il design del sistema ad essere ottocentesco.

    • Desdyols says

      “Infatti, secondo le statistiche disponibili sui rendimenti scolastici, nel mondo solo in Italia la scuola privata fa peggio di quella pubblica nonostante il background socieconomico migliore dei genitori.”

      Questo accade perché molto spesso in Italia cultura e denaro non vanno di pari passo.
      È molto ricorrente, invece, che i bimbi viziati di queste famiglie ricche ma con poca materia grigia vengano mandati in istituti privati non per assicurargli un roseo futuro accademico, ma una facile promozione.

      Accade solo dalle mie parti?

  14. valentina says

    vorrei mandare le mie figlie ad una scuola ingese a roma. sto cercando di prendere più informazioni possibili e vorrei pertanto, secondo le indicazioni di Francesco L., verificare i risultati IB o A level o AP o IGCSE, ma come posso fare? non trovo alcun tipo di riferimento su internet e la direttrice della scuola non ne ha mai fatto riferimento nei colloqui.

    • Elisabetta C. says

      Questo è un bel dibattito cui mi riservo di partecipare appena ho un secondo…. Per il momento, Valentina, una risposta rapida a te.
      Le scuole inglesi (ma proprio inglesi, uk) che hanno tutto l’iter scolastico dai 3 ai 18 anni a Roma sono principalmente due: St. George e New School. Come risultati, la prima batte la seconda. Francesco L. può essere certamente più esaustivo in proposito perchè ricordo che facemmo una comparazione dei risultati degli esami. Guarda però che sui relativi siti internet trovi i dati.
      Inoltre, della New School si è parlato qui su Bilingue Per Gioco a margine ad altri ‘post’ sulle scuole internazionali a Roma, quindi con un pò di ricerche puoi reperire altre informazioni
      ciao
      Elisabetta C.

    • Francesco L. says

      Valentina, la lista delle scuole a Roma in lingua inglese puoi trovarla a http://www.romeschools.org.
      Ovviamente, se lo scopo è la lingua inglese, pensaci molto bene perché l’investimento finanziario ed emotivo potrebbe essere superiore ai benefici linguistici. Poi valuta se la scelta è solo per le elementari o fino al liceo. Per le elementari una vale l’altra, tutto sommato, però se intendi far proseguire fino al licelo allora scegli la scuola che prevede tutto il percorso. A Roma i due ceppi principali sono scuole americane e scuole inglesi e quindi devi valutare a quale delle due culture hai più collegamenti reali. Le scuole pubblicano i dati circa i risultati sui propri siti web, ovviamente i criteri sono quelli riportati nel post sopra. Se non sono pubblicati i risultati, quella è una red flag. In quel caso chiedi al principal riferimenti in merito. Le scuole che hanno gli A level non seguono l’IB o gli AP, per gli esami finali e viceversa. I IGCSE sono i test per i sedicenni di scuole inglesi internazionali, anche lì verifica le statistiche in quanto i risultati dei IGCSE sono ottimi predittori circa i risultati IB o A-level. All’università gli studenti sono valutati in base al voto ma anche al tipo e numero di corsi frequentati, quindi anche l’ampia disponibilità di corsi è un indicatore da tenere in conto. Molte scuole non hanno la trittica fisica-chimica-biologia ma solo scienze. Pare una sciocchezza, ma poche ce l’hanno questa “trifecta” ed è una specie di condanna all’esclusione se uno studente volesse concorrere per una università competitiva in materie scientifiche o per medicina in UK. Nessuno pare farci caso fino a quando non è troppo tardi per rimediare.
      Per concludere, dedicare tempo a visitare i siti delle scuole riportate nel sito web indicato sopra. Visitare tutte le scuole per vedere in quali ci si sente a proprio agio (alcune scuole sono riserva di personaggi famosi) e parlare con il principal rivolgendo domande precise su ciò a cui sei maggiormente interessata. Se il principal ti rivolge domande dirette è un buon segno sulla qualità della scuola. Essere consapevoli che la probabilità di essere ammessi è bassa per le migliori, quindi prepararsi un piano B e anche C. Scegliere due o tre scuole da usare come benchmark in relazione ai propri desiderata (in UK, in USA o internazionale a seconda del curriculum scelto).

      • Sandra says

        Scusate se mi intrometto sono nuova del blog, ma l’argomento fa proprio al caso mio.
        A giugno del possimo anno mi trasferiro’ negli USA in Michigan per 2/3 anni con le mie due figlie 14 anni in 1^ superiore e 10 anni in 5^ elementare. Sapete darmi dei consigli su cosa cercare nelle scuole americane ? Non ci sono scuole italiane in zona. Cercare soprattutto per la grande una scuola internazione IB che dovrebbe essere meglio delle high scool e che dovrebbe veder riconosciuto il diploma al rientro ? Siamo sicuri che il diploma IB viene riconosciuto ? Nell’elenco del MIUR le scuole del Michigan non sono presenti. Cosa c’è che non va nelle high school ?E se dovessi rientrare quando mia figlia grande avrà 16 anni e quindi dopo aver fatto solo due anni di superiori negli States , potrà reinserirsi nella scuola pubblica secondo voi o dovremo optare per una scuola americana (a Milano e dintorni mi sembra ce ne siano due). Sara’ possibile almeno iscriverla alla scuola americana ? Per la piccola al rientro sarà ancora nella fascia della scuola dell’obbligo e credo non ci siano problemi. Ho paura soprattutto per la grande che perda degli anni. Qualcuno ne sa qualche cosa ? Mi potete aiutare. Per favore sono veramente confusa e preoccupata.

        • Francesco L. says

          Sandra, molto dipende in quale città e in quale quartiere prenderai residenza. Le scuole pubbliche hanno una qualità molto variabile in relazione al quartiere perché il finanziamento dipende dalle tasse pagate dai residenti: quartiere ricco, più tasse quindi più soldi e migliori scuole. Per quanto riguarda la tipologia di scuola, le private costano parecchio, per le pubbliche devi verificare, per l’età della più grande, quelle che offrono l’IB (ci sono ma difficile), e quelle che offrono molti corsi cd honors oppure AP rispetto a un’altra. A quell’età io avrei scelto quella con le attrezzature sportive migliori, ma è un’altra storia. Per il rientro, verifica prima di partire con la scuola in Italia di tuo riferimento quali sono i requisiti che loro chiedono quando rientri. Se la vuoi inserire nel liceo classico è difficile che negli USA lei possa trovare dei corsi di greco, mentre per il latino, anche se molto minoritario, è possibile fare corsi anche molto avanzati.

          • Sandra says

            Grazie mille Francesco !
            Proprio oggi mio marito che vive già negli USA è andato a parlare con il direttore della scuola IB sita nel paese vicino a dove abiteremo noi. E’ a numero chiuso e quindi per accettare mia figlia deve dare una sorta di nulla osta la scuola pubblica di Birmingham, Michigan dove vivremo. E’ solo una questione di “tasse”, come dici tu. Vedremo….Andro’ negli USA per Natale, al rientro verifichero’ come prima cosa serve per un rientro futuro. La scuola IB ha già ventilato l’ipotesi di un possibile inserimento di mia figlia di nuovo in 1^ e a me dispiacerebbe se perdesse un anno, anziche’ guadagnarlo!

      • valentina says

        grazie francesco. io sarei orientata per la saint francis di roma (sia per una questione economica che logistica). nel sito non sono pubblicati i risultati e questo non è un buon segno. in questo sito (in commenti ad altri post) ne parlano sia bene sia male. io non conosco nessuno che ci è andato ma vorrei buttarmi….anche perchè, se voglio provare la scuola internazionale, almeno per le elementari tra liste d’attesa e rette esorbitanti, qui a roma non vedo alternative! ti ringrazio per i bellissimi spunti di riflessione.

  15. micaela says

    NOI CI BUTTIAMO…
    Io e mio marito abbiamo deciso di iscrivere il nostro quarto figlio ad una scuola internazionale vicino a casa.
    A gennaio entrera’ nella sezione trasition.
    Siamo, anzi forse piu’ io, un tantino preoccupati…
    Qunto impegano i bambini ada adattarsi al nuovo ambiente anglofono ?
    In famiglia siamo tutti italiani…
    Aspetto vostre notizie anche quelle di letizia.
    E naturalmente vi terremo aggiornati e come reagira’ la nsotra numerosa famiglia a questa grande novita’.

    Miki da Modena

    • Irene says

      Ciao Miki sono di Modena anche io. Posso sapere quale è questa scuola internazionale? Grazie

  16. Anabella says

    Salve, ho appena trovato questo sito è ne sono entusiasta! Questo post, in particolare, mi tocca da vicino, essendo un’argentina che vive a Roma (scusate gli errori di grammatica!), sposata con un italiano, che ha studiato in scuole internazionali a Barcellona ed a Varsavia (mia sorella pure a Parigi), con studi universitari in Spagna e post-universitari in Francia. Essendo ora incinta, la domanda sulle scuole internazionali me la pongo da un po’, anche se per fortuna ho tempo ancora per dare risposta.

    Mi pare che la discussione si sia un po’ allontanata dalle questioni principali, per approdare su un generale e poco utile, “scuola pubblica italiana sì o no”.

    Concordo pienamente con Francesco L. quando afferma que si tratta di verificare la proposta pedagogica della scuola, e non di scegliere cecamente una lingua od un altra. In effetti, fra le scuole internazionali vale lo stesso principio che per le scuole non internazionali, pubbliche o private che siano: ce ne sono di buone, di cattive e di regolari. Questo, secondo me, dovrebbe essere il criterio numero 1, ma su questo le differenze non ce ne sono.

    L’elemento principale, secondo me, e la possibilità di apprezzare fin da piccoli la bellezza della diversità di culture, lingue e religioni fina dalla più piccola età. Il mondo diventa grande fin dall’inizio, e questo e qualcosa che ho notato sulla mia pelle già all’età di 9 anni, quando sono tornata per qualche anno da Polonia all’Argentina, dove ho frequentato una scuola Argentina. L’ho sentito di nuovo a Barcellona, nel passaggio fra liceo internazionale ed università pubblica. E considero che sia una cosa da non sottovalutare. Nelle scuole “nazionali” spesso la diversità viene considerata un ostacolo all’apprendimento ed allo svolgere normale delle lezioni. Le scuole internazionali invece accolgono questa diversità nell’aula con fierezza – la considerano fonte di ricchezza e diventa un punto forte dell’approccio pedagogico. Ecco perchè capire quanto alunni internazionali ci sono è un validissimo criterio di scelta.

    Francesco L non mi trova d’accordo quando afferma che un bambino italiano non sarà mai pienamente bilingue. Non bisogna mai sottovalutare la capacità d’imparare dei bambini. Non conosco nemmeno un caso di una persona che, andando a scuola internazionale fin dalle primarie, non abbia imparato la lingua della scuola a livello nativo. Parlo di figli di argentini che frequentano la scuola francese e la scuola italiana di Buenos Aires, di spagnoli (e giapponesi!!) che frequentano la scuola americana di Barcellona, di italiani che frequentarono la scuola tedesca, svizzera e francese in italia – una coppia che conosco ha dovuto addirittura cominciare a prendere lezioni di tedesco, visto che non lo parlava proprio. Un aneddotto? la figlia di una canadese ed un marocchino che frequentava la scuola americana di Barcellona parlava *da nativa*, già nella seconda elementare, lo spagnolo, il catalano, il francese, l’inglese e l’arabo. Poi al liceo ha pure preso lezioni di tedesco, che oggi parla bene (anche se non da nativa).

    Ma è altrettanto vero che le lingue si imparano benissimo pure più avanti con l’età. Viaggiando, frequentando corsi, studiando all’estero pure all’università o master… e non è vero che sarà sempre una lingua “scolastica”. Conosco moltissime persone che la lingua straniera l’hanno imparato da adulti e riescono perfettamente a parlare, capire e lavorare senza fare ricorso alla loro lingua madre. O come la mettiamo con tutti i migranti che vivono benissimo fuori dal proprio paese? E con tutti gli studenti stranieri che frequentano le università francesi, brittaniche ed nordamericane?

    Altra decisione fondamentale per i genitori, secondo me, dovrebbe essere la volontà o meno di accettare che il figli@ avrà dei riferimenti culturali per le feste, le canzoncine, i libri, la storia, gli sport, i film, ed il concetto di divertimento in generale che saranno diversi da quelli dei genitori. Ancora oggi faccio fatica a volte sotto natale a trovare punti di incontro con i miei fra le loro tradizioni latine ed i miei gusti americanizzati (sì, OK, pacchiani, ma taaaanto belli!). I genitori dovranno anche rassegnarsi all’idea che dopo un certo punto faranno molta fatica a dare una mano con i compiti, a seguire le recite e anche a capire certi codici di comportamento e modi di rapportarsi agli altri (compagni, docenti, gerarchie scolastiche).

    Ecco – riferimenti culturali ed coscienza della diversità del mondo. Queste sono secondo me le differenze fondamentali. Il resto (il programma, la bravura degli insegnanti, il metodo di insegnamento, la linea pedagogica) è fondamentale, ma non senga differenza con le nazionali. Può variare enormemente da scuola a scuola, e non dipende certo dal fatto di essere internazionali o meno.

  17. Elisabetta C. says

    Ho già postato questa cosa sul thread “scuole nternazionali a Roma” e la rimetto qui.

    Premetto che nel dibattito tra una (buona) scuola internazionale/british e una (buona) scuola italiana propendo per la prima, va detto che non sempre la prima è alla portata di tutti.

    Volevo segnalare a chi vive a ROMA e ha già figli bilingui italiano/inglese e si si dibatte nella scelta tra continuare un iter in lingua e la scuola italiana che due licei pubblici italiani stanno adottando gli IGCSE.

    Sono stata ad un open day, è una sperimentazione che a Roma sta iniziando ora MA c’è in ALTRE CITTA’ di ITALIA.
    (Tra l’altro, come nota personale, si tratta di 2 licei ad un passo da casa mia; uno, quello Classico, è il mio ex liceo).
    Speriamo prosegua e introducano anche gli A level.

    Qui c’è la sperimentazione del LICEO SCIENTIFICO CAMBRIDGE INTERNATIONAL
    http://www.iisviasalvini.it/index.php?option=com_content&view=article&id=297:centro-internazionale-cambridge&catid=7:comunicazioni&Itemid=8

    Per capire come funziona questo ‘ibrido’ potete andare qui
    http://www.cie.org.uk/qualifications/bilingual_education

    Si paga ma poco.
    Non c’è track record perchè hanno iniziato quest’anno. Però al liceo Galvani di Bologna lo fanno da anni.

    Certo, una scuola British vera è meglio, però questa è una buona risorsa.

    ciao a tutti e buon anno
    Elisabetta C. (tre volte mamma)

  18. martina says

    Mia figlia, 3 anni e mezzo, frequenta l’international School of Venice, dall’anno scorso e devo dire che il giudizio è assolutamente positivo. Resta fermo il mio lavoro a casa con lei di cantare, seguire cartoni e giocare in lungua inglese da quando è nata! Credo che serva un buon equilibrio nelle due attività, certo la scuola è ottima e fa il suo lavoro, ma anche i genitori devono seguire il progetto cercando di intervenire completandone il progetto a tutto tondo.
    Martina

  19. Mary says

    Ciao! Posso chiederti dove hai trovato i dati PISA che dimostrano che le scuole internazionali sono migliori di quelle italiane? Non riesco a trovarli da nessuna parte…..Io vorrei mandare mio figlio in una scuola internazionale ma sono ancora molto combattuta..

  20. MELI says

    Concordo pienamente con quanto esposto da Francesco: è necessario valutare con la massima attenzione la scuola che si intende scegliere in quanto se le cose possono filare lisce per asilo, elementari e medie i nodi vengono al pettine al liceo. Corsi IGCSE ma soprattutto IB sono percorsi di grandissima difficoltà che richiedono personale insegnante altamente qualificato e di grande esperienza e ciò in modo particolare per le materie scientifiche HL ossia ad alto livello (innanzi tutto matematica e poi a seguire fisica, chimica, biologia) e capacità organizzative adeguate al rispetto delle innumerevoli scadenze imposte pena fallimento dell’esame finale.

  21. alessandra says

    un saluto a tutte e a te Elisabette. avrei bisogno di alcuni chiarimenti se vi e’ possibile rispondetemi sto’ impazzendo grazie.
    Allora io e mi marito lui piu di me stiamo pensando di iscrivere nostro figlio ad una scuola internazionale a napoi, la mia preoccupazione e’ questa: quale iter formativo seguire???
    proseguire con le medie e le superiori pubbliche o internazionali? ci potrebbero essere problemi nel passaggio? e poi eventualmente siamo sicuri che il bambino potrebbe accedere a qualsiasi tipo di universita? vi prego rispondetemi

    • says

      Gentili Sig. Alessandra e Marito,
      come potete capire, sono il Francesco S. che ha già commentato questo post e in parte vi ha dato origine, e vi scrivo per esprimervi il mio punto di vista; abbiate però bene in mente la precisazione che ho già fatto: parlare con me di queste cose è un poco come parlare della sharia con il mullah Omar. In altre parole, la mia è una delle possibili verità, non “la Verità” (ammesso e non concesso che sull’argomento ce ne sia una).
      A mio avviso, dovreste anzitutto riflettere sulla motivazione che vi spinge verso una scuola internazionale di lingua inglese, motivazione che può essere delle più varie. Se essa coincidesse almeno in parte con la mia, ovvero con il desiderio di offrire ai nostri figlioli un futuro migliore dell’avvenire piuttosto grigio che sembra attenderli in questo paese, è allora quello che dico potrebbe esservi utile. E la riflessione, per quanto è possibile, dovrebbe coinvolgere anche il diretto interessato. Io ho avuto la fortuna di portare con me, quando erano ancora pannolotti dell’asilo nido, i miei due gemelli (pupo e pupa) all’open day della scuola internazionale che ora frequentano… fu una mattinata un poco fantozziana, ma alla fine mi dichiararono come un sol uomo: “Papà, noi vogliamo venire a scuola qui.” Ma se non ci fosse una simile dichiarazione di intenti ( o di amore?, chissà!) un poca di cautela non guasta: come ha detto qualcuno, con la forza non si fa nemmeno l’aceto.
      Se si parte dalla premessa di cui sopra, la risposta alla vostra domanda è molto semplice. Una volta scelta la strada della scuola internazionale, la si continua. Dalle elementari alle medie, e dalle medie alle superiori. Ciò può spianare la strada alle migliori università, che, detto per inciso, non stanno in Italia e non insegnano in italiano: basta scorrere le classifiche internazionali per rendersene conto.
      Comunque, per rispondere puntualmente ai vostri quesiti, posso dirvi quanto segue.
      “proseguire con le medie e le superiori pubbliche o internazionali?” Senza alcun dubbio, la seconda che avete detto. Ho già detto nei miei interventi cosa penso delle scuole pubbliche italiane:la triste verità è che, per forza loro, quindi prescindendo da doti del singolo, aiuti della famiglia, eredità e quanto altro, oggigiorno non portano da nessuna parte. E poi, un bilinguismo, ovvero per lo meno una ottima familiarità con una lingua straniera, acquisita con impegno, anche finanziario, e fatica alle elementari, se si passa alla scuola pubblica è destinata a perdersi. E allora, a che pro? Tenete presente che, per diventare “bilingui attivi” l’esposizione alla seconda lingua deve raggiungere almeno il trenta per cento delle cinque ore in media al giorno in cui un bambino è esposto alla lingua materna, e questo livello, ovviamente, va mantenuto (fonte: Barbara Abdelilah Bauer Guida per genitori di bambini bilingui, Milano, Raffaello Cortina, 2013, p. 115).
      “ci potrebbero essere problemi nel passaggio ?” Facciamo però l’ipotesi che proseguire nella scuola internazionale non sia più possibile. State tranquilli: se avete scelto una scuola seria, come presumo, anche se non conoscendo la realtà napoletana, non posso entrar nel merito, passare alle medie pubbliche, o ad una scuola superiore pubblica, non è affatto un problema. Anzi, troverete che il vostro figliolo è più preparato di altri: agli ex compagni dei miei figlioli, transitati ad altre scuole per le più varie ragioni, non ultimi problemi economici delle famiglie, è sempre successo così.
      “eventualmente siamo sicuri che il bambino potrebbe accedere a qualsiasi tipo di università?” Qui la risposta è ancora positiva, ma il discorso è un poco più complesso. Escludendo l’ipotesi di completare gli studi in un paese di lingua inglese, il che a rigore non è una scuola internazionale, un percorso del tipo che si sta esaminando ha fondamentalmente due possibili sbocchi, che sintetizzo brutalmente. Si può prendere un International Baccalaureate, in sigla IB: è un diploma quadriennale, in Italia ci sono sedici istituti che lo conferiscono e uno è addirittura un istituto statale (Liceo Grazia Deledda a Genova), che è riconosciuto per l’accesso all’università pressoché in tutti i paesi, tra cui l’Italia (art. 2 legge n.738/86 e D.M. 18 ottobre 2010 applicativo del D.P.R. 2 agosto 2010 n.164) e al momento presente è il titolo che conferisce il maggior punteggio per accedere ad Oxford e a Cambridge… e scusate se è poco. Oppure, si può conseguire un European Baccalaureate, riconosciuto in tutti i paesi dell’Unione, presso una delle scuole per l’Europa dell’UE medesima. In Italia, ce ne sono due, una a Parma e l’altra vicino a Varese; non si tratta propriamente di scuole internazionali, ma parte significativa del curricolo è in lingua inglese. Questo per quanto riguarda il valore legale del titolo… ovvio è poi che molto dipende dalla concreta qualità dell’insegnamento impartito.
      Brevi cenni sull’universo, me ne rendo conto… spero però di avervi fornito qualche spunto utile. E se avete ancora bisogno di informazioni, per quello che posso sono qua: mi trovate sul forum. Cordiali saluti!

      • alessandra says

        Prima di tutto vi ringrazio per aver dato ascolto alle mie preoccupazioni, ora la domanda che mi faccio e’ questa: puo’ una scuola aperta da 2 anni avere le competenze per una cosa cosi’ complessa, e inoltre come faccio a capire se e’ un buona scuola internazionale? perche? la questione a questo punto e’ anche questa, fare una scelta del genere e’ gia’ difficile ma almeno che sia un ottima scuola.
        La scuola si chiama TEODORO MONTICELLI sita in Lago Patria, insegnanti madrelingua e non, paritaria fino alle elementari, medie invece private, aperta da 2 anni, alunni internazionali , grechi, inglesi, americani, turchi, spagnoli comunque e’ inserita nell elenco che spesso ho visto pubblicato su questo sito!!! grazie ancora a tutti.

        • says

          L’ho guardata. Salvo errori da parte mia questa NON è una scuola internazionale, ma una scuola PARITARIA, dunque una scuola italiana privata, parificata ad una pubblica, che svolge il programma minitersiale italiano più l’inglese (non si sa quante ore a settimana, non c’è il POF…), tanto è vero che rilascia – opzionalmente! – certificazioni Cambridge di lingua.
          Insomma, si autodefinisce internaizonale ma è una scuola bilingue.
          Elisabetta C.

          • alessandra says

            WAO GRAZIE CHE TEMPISMO, NE SONO VERAMENTE LIETA CHE ABBIA DATO UNO SGUARDO.
            IN EFFETTI LE ORE GIORNALIERE SONO 8, DI CUI 2 DI ITALIANO, NELLE QUALI SVOLGONO IL PROGRAMMA MINISTERIALE ITALIANO (ALMENO QUESTO E’ QUELLO CHE MI HANNO DETTO). IL POF DOVREI RICHIEDERLO?
            CHE SIGNIFICA OPZIONALMENTE? FORSE BISOGNA FARE UN CORSO AGGIUNTIVO???
            GRAZIE TANTE COMUNQUE

      • says

        Per Alessandra
        Io appartengo al gruppo di coloro che, con tre figli la scuola internazionale per tutti e tre e per tutto il percorso non se la possono permettere.
        Detto ciò, tuttavia, sono d’accordo con le conclusioni cui giunge Francesco S.
        Francesco ha però dimenticato di dire che alle superiori alcune scuola internazionali seguono il sistema britannico e non l’IB e dunque vi si sostengono gli A levels (sul tema se vi interessa vedete http://www.educazioneglobale.com/2013/05/ib-o-a-level-qual-scegliere/)
        A riprova di quanto lui dice vi appiccico una delle due classifiche più note (l’altra è del Times) delle migliori università del mondo.
        Guardate bene e leggete tra le righe di quali paesi si parla….

        Qs ha pubblicato la classifica delle migliori ottocento università del mondo (cioè il 4 per cento del totale). Al primo posto c’è il Massachusetts institute of technology (Mit), che supera Harvard e Cambridge. Questa la classifica, con i costi per ciascuna università (sono considerate solo le tasse universitarie).
        1. Massachusetts institute of technology (Mit), Stati Uniti
        Università privata; 10.894 studenti; costo: 42.050 dollari
        2. Università di Harvard, Stati Uniti
        Università privata, 27.392 studenti; costo: 40.866 dollari
        3. Università di Cambridge, Regno Unito
        Università pubbica, 18.448 studenti; costo: 9mila sterline
        4. University college London (Ucl), Regno Unito
        Università pubblica; 24.680 studenti; costo: 9mila sterline
        5. Imperial college London, Regno Unito
        Università pubblica, 13,964 studenti; costo: 9mila sterline
        6. Università di Oxford, Regno Unito
        Università pubblica; 21.535 studenti; costo: 8.998 sterline
        7. Università di Stanford, Stati Uniti
        Università privata; 19.945 studenti; costo: 41.250 dollari
        8. Università di Yale, Stati Uniti
        Università privata, 11.875 studenti; costo: 42.300 dollari
        9. Università di Chicago, Stati Uniti
        Università privata; 14.979 studenti; costo: 43.581 dollari
        10 (a parimerito). California institute of technology (Caltech), Stati Uniti
        Università privata; 2.231 studenti; costo: 39.588 dollari
        Università di Princeton, Stati Uniti
        Università privata; 7.813 studenti; costo: 38.650 dollari
        Elisabetta C.
        http://www.educazioneglobale.com

        • says

          Mi permetto di integrare quanto dice l’ottima Elisabetta C. I costi delle università che espone lei sono veritieri… però c’è un però, a nostro favore. Ho conosciuto personalmente una studentessa diciottenne dell’ultimo anno di IB presso il Collegio del mondo unito di Duino Aurisina (Ts); papà e mamma dentisti in un paese della cintura milanese, quindi persone benestanti, ma non milionari. Aveva già in tasca, grazie alle informazioni fornitele dalla scuola, l’ammissione ad ingegneria a Princeton (USA): il corso è quadriennale, costa circa 52 mila dollari all’anno… di cui 48 mila coperti dalla borsa di studio ottenuta grazie alla scuola, che le ha spiegato, banalmente, a chi rivolgersi e quali moduli compilare. Ed anche se si trattasse di un prestito, chi si laurea da quelle parti è praticamente prenotato dalle aziende a partire dal penultimo anno (spesso poi frequenta il master, che è successivo e molto costoso, proprio grazie all’azienda, che sovvenziona l’università per formare i propri ingegneri, ma questa è altra storia), e quindi non ci vuole molto a ripagare il debito, in sè non iperbolico, in Italia ci comperi un appartamentino in una città di provincia, e non in centro. Per contro, di recente Unicredit offriva finanziamenti per il master:mi sono informato, ed era rigorosamente richiesta la firma dei genitori a reddito fisso o pensionati. Nei fatti, si dà per scontato che il “masterizzato” italiano con quello che il master gli fa guadagnare non sia in grado di ripagare il debito. Meditate, gente, meditate!

  22. Anabella says

    Mi permetto di dire la mia, di nuovo sulla base soltanto della mia esperienza personale. Comincio per ribadire qunto ho scritto sopra qualche mese fa, e cioè che la scelta di una scuola internazionale non dev’essere fatta per una questione de lingua (ci sono altri modo di impararle, e di impararle bene) ne di partito preso per quanto riguarda la qualità dell’istruzione (le scuole possono essere buone,cattive o regolari che siano pubbliche, private, italiane, internazionali, religiose, laiche…. La qualità non la dà il fatto di essere internazionale, ma bensì il progetto pedagogico e l’equipe docente).

    Ma presumo che il dubbio ve lo ponete fra una buona scuola italiana ed un’altrettanto buona scuola internazionale.in questo caso, il vantaggio della scuola internazionale sarà l’apertura mentale al mondo, la capacità di vostro figlio di muoversi a suo agio in ambienti multicturali e di capire la forza e la bellezza della diversità. Ma sappiate che avrà anche un quadro di riferimento culturale un po’ diverso del vostro e cioè che avrete un bambino per cui i muppets e dr. Zeus saranno più di casa che lo zecchino d’oro e italo Calvino. Forse a volte vi troverete anche in difficoltà ad aiutare con i compiti. Ed è su questo che bisogna riflettere nello scegliere l’iter educativo.

    Non ci saranno assolutamente problemi a fare il passaggio più avanti, se ne sentirete il bisogno. E non concordo con francesco s quando fa capire che si tratterebbe solo di una scelta obbligata per motivi di forza maggiore. Può essere anche una scelta consapevole – lui avrà acquisito le competenze linguistiche e culturali che volevate, ed allora sarete pronti ad immergerlo nel mondo italiano in cui vive. Perché no? E perché non il contrario? Ho avuti tanti compagni di scuola che avevano fatto elementarie ed/o medie nazionali, e poi liceo internazionale…

    Neanch’io, come Francesco, conosco nessuno che abbia mai avuto dei problemi a fare il passaggio. Personalmente, posso riportare l’esperienza mia e delle mie sorelle, che abbiamo fatto avanti e dietro fra due (la più piccola tre!) sistemi educativi prima della fine del liceo.

    In quanto all’università, oltre all’IB (che io non ho fatto, ma una delle mie sorelle si) , si può sempre ricorrere alle equivalenze di qualsiasi liceo abbia ottenuto. E quindi anche proveniendo da un liceo italiano si può accedere ad un’università internazionale. …come ben sanno tutti quei cervelli i fuga di cui tanto sentiamo parlare. Io ho fatto liceo internazionale, laurea spagnola e post laurea francese, una delle mie sorelle ha fatto liceo americano, inizio università argentina, laurea francese, l’altra IB, poi università cominciata in francia, seguita in argentina e finita in repubblica ceca, con tanto di post laurea in Francia….

    Il mondo è più piccolo de apertura di quanto non ci sembra, e di certo il futuro non viene bloccato dalla scelta di una scuola elementare!!

    Se io fosse in voi, sceglierei la scuola dove immagino che mio figlio starà meglio, dove stabilirà il miglior rapporto con il sistema educativo per proseguire con il suo iter in serenità e dove le verranno trasmessi meglio invalido che per voi sono più importanti. Quando arriverà il momento di pensare alle medie, potrete rifletterci sopra, e vedere se la scelta continua ad essere giusta, o se c’è bisogno di fare qualche cambiamento. Idem all’ora di cominciare l liceo, considerando anche i cambiamenti avvenuti nella legislazione e nei programmi educativi negli anni a venire.

    Ma soprattutto valutando la personalità e gli interessi che vostro figlio avrà sviluppato e che oggi non potete assolutamente immaginare

    Cercare di decidere ora cosa farete fra 10 anni non è forse un po’ prematuro? …oltre che terribilmente angosciante proprio per via di tutte le incertezze sullo sviluppo futuro del sistema educativo e di vostro figlio. X ora potete solo valutare le elementari. Il futuro, valutatelo in futuro. Ci sono sempre modi per aggiustare il tiro.

    • Anabella says

      Mi scuso per gli errori di grammatica e dell’autocorrezione dell’ipad…

      Vediamo:

      Paragrafo 3: intendevo dire che oltre a fare tutto l’iter internazionale o cominciare internazionale e poi passare all’italiano, si può comicniare all’italiano e passare all’internazioanle in futuro.

      Paragrafo 4: volevo dire che noi abbiamo cominciato in siste internazionali, per poi passare all’argentino, poi tornare all’internazionale e, nel caso di una di noi, passare ancora al francese

      Paragrafo 6: volevo scrivere “il mondo è più piccolo ed aperto di quanto non immaginiamo”

      Paragrafo 7: volevo scriver “le verranno trasmessi i valori che per voi sono più importanti”

      • alessandra says

        ciao Annabella, in effetti come tu dici e’ un po’ angosciante pensare cosi’ in avanti negli anni e hai ragione, ma sai non vorrei che una mia scelta oggi , ovviamente cercando di dare il meglio a mio figlio, possa condizionare la sua vita in modo negativo. Come per esmpio potersi sentire escluso dal resto della societa’ in cui vive dove nessuno dei suoi amici di oggi frequenti la sua scuola, oppure come tu dici le recite scolastiche.
        In effetti la scelta va ben oltre alla questione elementari, forse bisogna sposare uno stile di vita un po’ diverso, come anche la scelta di continuare magari gli studi in un altro paese che non sia l’Italia.
        Concordo anche con Francesco s, quando dice che i bambini devono essere consenzienti.

        • Anabella says

          Capisco l’angoscia. Penso che ci sia in ogni scelta che facciamo come genitori, no? Vaccinazioni, alimentazione, ore davanti alla tv, permessi per uscire a discoteca, orario di rientro, sport, musica, religione…. tutte queste scelte condizionano la vita dei nostri figli. La scelta della scuola non è un’eccezione.

          Ma fossi in te starei comunque tranquilla. Se è vero che alcuni iter educativi facilitano l’apertura di determinate porte, è altrettanto vero che nessuna scelta educativa le chiude del tutto. Le equivalenze servono proprio a questo. E, come abbiamo già detto sia io che Francesco S, i bambini e ragazzi possono passare da un sistema ad un altro senza grossi problemi. Inoltre, molte scuole internazionali permettono di passare sia gli esamI internazionali stranieri, sia quelli del paese ospite (es. maturità). Quindi il problema che si pone è la scelta giusta x oggi. Quella di domani la farai domani.

          I quanto agli amici, cambiando scuola ne farà di nuovi, come d’altronde accade a tutti i bambini quando iniziano le elementarie, no? (…e le medie, e le superiori, e l’università, ed il mondo lavorativo….). Ciò non significa che perda quelli attuali. Mia sorella, che oggi ha 25 anni, conta fra le sue più care amiche le compagne dell’asilo e le elementarie, pur non vivendo nella stessa città di loro (altro che cambio scuola!) da quando ha 9 anni. E poi, ci sei tu come genitore, per tenere vivi quei rapporti, invitando a casa a giocare, ai compleanni, o iscrivendo a nuoto, calcio….

          Non capisco perché dovrebbe sentirsi escluso dalla società in cui vive, semmai, avrà orizzonti più larghi, e potrà guardare oltre (e anche vedere la propria comunità con un certo stacco).

          Ma, se mi permetti di insistere, credo veramente che stai guardando troppo in là. Non puoi prevedere il futuro. E mi pare che nel cercare di farlo stai perdendo di vista l’obiettivo della scuola internazionale, che non dovrebbe essere ne imparare una lingua ne accedere a certe università che *tu* vorresti per tuo figlio. L’obiettivo è dare a tuo figlio una certa concezione del mondo, una certa apertura alla diversità culturale, ed un certo modo di approcciarsi al prossimo. E a scelta fine a se stessa, e non un mezzo per accedere ad altre cose che *tu*, *oggi* vorresti per lui.

          Cosa penserai se poi tuo figlio, quando cresce, decide che l’università la vuole fare in Italia? E se nel corse di questi 13 anni voi cambiate idea e non considerate l’estero come la miglior strada? O se vostro figlio, addirittura, prende una strada che non contempla l’università affatto? Sentirete allora che lo sforzo non avrà valso la pena? Se la risposta è sì, avete perso di vista la cosa più fondamentale…

          • alessandra says

            PER ANNABELLA,
            in effetti hai centrato il punto e anche alcune mie conclusioni.
            Vorrei scegliere la scuola internazionale proprio per i motivi che hai elencato: una visuale un po’ piu’ ampia su tutto, oltre al fatto di poter imparare una lingua come l’inglese che oggi e’ fonadamentale.
            In effetti ho preso in considerazione anche l’ipotesi che mio figlio possa non voler fare un liceo o non voler andare all’universita’ o falla in italia o farla all’estero ecc quindi tanti progetti o ipotesi non si possono fare. Magari scegliendo una scuola del genere posso solo aiutarlo su alcuni aspetti come appunto imparae una lingua diversa, conoscere altre realta’, essere a contatto con culture diverse e’ questo mi spinge verso questa scelta. Spero solo di scegliere una buona scuola, quindi il cerchio dell indecisione si restringe ma ora subentra la scelta della scuola : si accettano pareri e consigli!!!grazie

  23. says

    Per Alessandra,
    se la scuola è paritaria il Piano dell’Offerta Formativa ce lo deve avere. Fatti dare qualsiasi documentazione abbiano. Ad ogni modo, essendo una scuola paritaria e non una scuola internaizonale, il focus è più sulla lingua (inglese) che sulla cultura o sul metodo (inglese o americano) e sulle relative certificazioni (key stages, GCSE, A levels, IB ecc…. NB tutte parole o siglie che puoi cercare su wikipedia se non le hai mai sentite prime). Dunque questo tipo di scuola, in teoria, dovrebbe garantirti la lingua e un facile rientro nel percorso italiano normale, se è questo ciò che vuoi. Però sul suto le info che danno sono troppo scarse per giudicare: io mi farei dare più informazioni e mi farei una chiacchierata con dirigenti scolastici/principal prendendo appunti, per capire bene cosa offrono.
    Elisabetta C.
    http://www.educazioneglobale.com

    • alessandra says

      PER ELISABETTA,
      ok in effetti andro’ a fare una bella chiacchierata con i dirigenti scolastici.
      Ma come si fa a distinguere una scuola bilingua da una scuola internazionale?
      La scuola in oggetto dice di essere paritaria e internazionale e’ possibile?
      come faccio a capire in parole poche se e’ una buona scuola?
      Nella zona in cui viviamo ci sono tante scuole a detta loro bilingue ma di ore di inglese alla settimana sono molto di meno di quelle della scuola di cui ti parlo.
      Altre ancora tipo la Sequoia a Napoli centro, la Montestori (ormai quasi alla chiusura), e la JFC (La scuola della nato) hanno costi elevatissimi o sono tutte troppo lontane da casa nostra.
      Cmq scusami tanto per il fastidio ma ti terro’ aggiornata sulle informazioni che avro’ ok? grazie ancora

      • alessandra says

        p.s nel fratempo cerchero0 di conoscere tutte quelle sigle di cui parli!!!!ciao

        • says

          Cara Alessandra, posso interferire, anche se il messaggio è rubricato “per Elisabetta”? Benissimo le informazioni di fonte ufficiale, ma le completerei con una piccola indagine sul campo. Vicino ad ogni scuola c’è il bar in cui si trovano le mamme (e talvolta, come nel caso mio, anche i papà): entraci anche tu, individua i soggetti (spesso è facile, perchè accompagnano un pupo con la relativa uniforme) e senza imbarazzo domanda loro perchè hanno scelto quella scuola e cosa ne pensano, soprattuttto nel caso di stranieri. Domandare è lecito, rispondere è cortesia. E, caso limite, che spero non si verifichi, un silenzio diffidente o una risposta sgarbata dicono di più di mille discorsi… Io faccio così per scegliere gli alberghi di vacanza, e finora mi è andata bene.

          • Alessandra says

            per Francesco,
            certo che puo’ mi fa piacere.
            In effetti e’ una cosa che faccio quasi sempre quella che mi consigli, ma in questo caso ho un po’ di difficolta’ in quanto le scuole che ho trovato sono distanzi da casa nostra, le altre per la maggiore sono bilingue(almeno da cio’ che dicono), in ogni caso sul questo sito ho spesso visto l’elenco di scuole intern. e biling. di Roma e Milano niente su Napoli e provincia???

      • says

        Ciao Alessandra,
        ottimi i consigli di Francesco…molto “down to earth”! Per risponderti sul resto: una scuola in teoria può autodefinirsi “paritaria internazionale”.
        Il trucco è che la definizione di “paritaria” (o parificata) è una definizione giuridica: la scuola paritaria è “resa pari” alla pubblica, dunque i suoi titoli sono riconosciuti dal sistema pubblico di istruzione e il rientro nella scuola pubblica italiana non richiede esami “da privatista”.
        Il termine “internazionale”, invece, vuol dire tutto e niente. In Italia infatti non è regolamentato, che io sappia.
        Comunque questa scuola – per quel poco che scrivono nel sito – non segue il curriculum inglese o americano, dunque farebbe meglio ad autodefinirsi “paritaria bilingue”.
        Su come funzionano le scuole bilingui in generale vedi questo ‘post’
        http://www.educazioneglobale.com/2013/10/scuola-bilingue-tutto-quello-che-avresti-voluto-sapere-e-non-hai-mai-osato-chiedere/
        Ad ogni modo tutte queste discussioni vanno anche al di là dello scopo che ti prefiggi. Vai a parlare con i dirigenti scolastici e cerca di capire quante ore fanno e di che cosa. Mi aspetto, di fatto, che questa scuola offra il programma ministeriale italiano più tante ore di inglese e in inglese che alla fine andrà a certificare con un esame esterno di lingua, come gli esami Cambridge ESOL YLE (Young Learners: vedi qua http://www.cambridgeenglish.org/exams-and-qualifications/young-learners/starters/) che sono esami che fanno i bambini che studiano inglese come seconda lingua (non i bambini delle scuole internazionali).
        Questo non significa nulla circa la qualità della scuola che può essere buona o cattiva: diciamo che la scuola bilingue va bene se il tuo focus è sulla lingua. Se invece vuoi avere figli con titoli di studi internazionali è un altro discorso.
        A presto
        Elisabetta C.

        • alessandra says

          ciao Elisabetta,
          io credo che sia proprio come dici tu.
          Non sono ancora andata a parlare con i dirigenti scolastici ma quello che ho sputo rispecchi cio’ che dici.
          In effetti farebbero 2 ore d’italiano al giorno per 5 volte a settimana, nelle quali rispetterebbero il programma ministeriale, (non so’ se sia possibile ma in effetti rispetto ad una scuola statale hanno 8 ore al giorno a disposizione), una mezz ora per il pranzo e poi tutto il resto inglese: matematica storia geografia letteratura inglese. grammatica inglese.
          Per finire c’e’ il certificato cambrige che non so’ se si ottiene con un ulteriore corso integrativo oppure no. l’ambiente e’ internazionale nel senso che ci sono bambini italiani francesci americani e spagnoli.
          sinceramente non mi dispiacerebbe se veramente riuscissero a fare bene entrambe le cose, perche? per intraprendere studi internazionali quelli veri diciamo, mi fa un po’ paura solo per il fatto che parliamo di una cosa del tutto a me sconosciuta non mi spaventa la novita’ ma il non conoscere bene a cosa vado in contro, per me oggi l’importante e’ che mio figlio abbia una buona conoscenza dell’inglese oltre a una buona preparazione scolastica. Quindi o scuola italiana ma approfondimento dell’inglese con attivita’ extra scolastiche o scuola “bilingue-internazionale”.

          p.s daresti un occhiata anche alla scuola che ti dicevo la sequoia a napoli cosa ne pensi???

          ti ringrazio e come sempre sei gentilissima grazie a tutti veramente!!!!!!!

          • says

            Cara Alessandra,
            osservazioni derivanti da un rapido giro nel sito
            1. La Sequoia ha un sito meglio fatto e “si vende” meglio
            2. Attenzione attenzione: è bilingue in quanto segue il programma ministeriale italiano (NON è internazionale) ma NON è paritaria (infatti nella parte sui docenti si dice “I genitori che desiderino un riconoscimento formale del percorso scolastico possono richiedere la partecipazione per i propri figli agli esami di idoneità della scuola pubblica”
            3. Le ore in inglese non sembrano così tante considerando che “nella scuola media la conoscenza strumentale della lingua inglese e l’abilità di pensare e studiare direttamente nella lingua seconda vengono rafforzati dal numero di ore dedicate allo studio in inglese, circa 10 alla settimana”. Ebbene, se dieci ore alle medie costituiscono un aumento quante ne fanno alle elementari? Per me anche 10 son poche (vedi http://www.educazioneglobale.com/2013/10/scuola-bilingue-tutto-quello-che-avresti-voluto-sapere-e-non-hai-mai-osato-chiedere/)
            Tutto ciò detto magari è una scuola bellissima: ma ora un di ‘compiti a casa’ devi farli tu, studiando bene il sito e, soprattutto, preparandoti alla visita della scuola con un elenco di domande.
            Ciao e buona scelta!
            Elisabetta C.

  24. Valeria says

    Ciao a tutti,

    mi inserisco in questo lungo discorso con 2 domande:

    1) qualcuno ha notizie dell’International School of Turin?

    2) non c’è il rischio, mandando i propri figli in una scuola internazionale/americana (è il caso di questa di TO) con rette che vanno dai 10.000 ai 20.000 euro/anno di ritrovarsi un figlio snob? Il mio problema principale è proprio questo: mi interesserebbe l’idea di offrirgli l’opportunità di stare in un ambiente multiculturale e in cui si parla inglese, non vorrei però ritrovarmi un ragazzino che:

    – vive una bellissima “vita-da-campus” a scuola (con i 3 laboratori distinti di fisica-chimica-biologia, quello di arte, la sala musica, le lavagne luminose, gli i-pad al posto dei libri etc…), che fa bellissime lezioni interattive con i prof., che impara meravigliosamente a “ragionare attivamente sulle cose cercando il confronto attivo” etc… che di fatto però poi non è capace di leggere e concentrarsi e studiare su un libro, di dedicare del tempo ad esercitare la memoria, di resistere alla noia e fare ripetitivi esercizi di grammatica o di anlisi logica (perché nella vita, prima o poi, qualcosa di noioso capiterà…);

    – vive credendo che il mondo sia quella ristretta cerchia di “ricchi” in cui è immerso (non da ultimo, il fatto è che poi in questi ambienti si deve essere “in” in tutto: si deve andare in vacanza nei “posti giusti”, giocare a tennis o fare equitazione, sciare di inverno, suonare il pianoforte o il violino sarebbe meglio, etc.. La scuola americana di Torino, x esempio, organizza molte attività extra (a pagamento, oltre la retta) tutte in posti così: il corso di nuoto nel circolo più costoso di un paese lì vicino, idem x il tennis, etc… E i genitori si devono adeguare: signore con il SUV e la Luis Vitton che vengono a prendere il pupo a scuola, etc…

    Non so, per me il contesto sociale, la capacità di vivere nel “mondo reale”, le amicizie sono importanti, e mi resta il dubbio che in questi ambienti tutte queste cose siano falsate perchè qui si ritrovano, per forza di cose, solo i privilegiati della città.

    Mi fate sapere? Grazie.

    • Francesco L. says

      risposte secche
      1) L’IST ha un programma riconosciuto dal Ministero per l’ammissione all’università italiana. L’IST segue l’IB, (D.M. 23.10.92 – D.M. 03.12.2012). Per gli anni fino alle elementare è parificata e alle medie ti fanno fare l’esema di licenza, se vuoi. Non tutti gli IB sono riconosciuti dal ministero.
      2) non c’è il rischio di avere figli snob se i genitori del pargoletto non lo sono. C’è però il rischio di averli analfabeti (come in qualunque scuola) se non si capisce la cultura di riferimento.

      Risposta lunga.
      Con frequenza, molti genitori italiani mandano i propri rampolli alle scuole internazionali per l’inglese (una volta era il francese) e non per la cultura di riferimento o per ragioni accademiche. Se è la lingua la motivazione, allora questi genitori in realtà stanno overspending. Il problema di questi genitori è che una volta soddisfatto il loro desiderio di inglesità, non fanno pressione per quanto riguarda la qualità accademica. E questo è un problema per quei genitori che non hanno l’inglesità come motivazione principale. Da qui incomprensione tra queste due categorie. Ci sono quindi scuole internazionali che mostrano orgogliosamente i loro results come sopra la media, ma non dicendo che con tanto di progenie i risultati vanno confrontati con scuole analoghe e non con la media inglese (per fare un esempio). Gli altri genitori sono ricchi? Bene, non fa male fare al figlioletto un bagno di umiltà e immaginarsi come il ragazzino immigrato all’ultimo banco del libro Cuore. Se i genitori non saranno vittime del confronto e dell’invidia, sapranno guidare i propri figli nel rinunciare al trip inutile sulle Alpi quando i genitori magari si sono già sfiancati finanziariamente per mandare il proprio tesorino in una di queste scuole. Nel mio caso, che mando mia figlia in una di queste scuole, parcheggio la mia Matiz del 1999 vicino alle Porsche Suv degli altri genitori e non ne soffro, né tanto meno mia figlia adolescente.

      • Valeria says

        Risposta molto chiara, grazie.

        Risolto e quindi archiviato il problema dello “snobismo” (facilmente superabile ma la tendenza dei ragazzini a crescere con la puzza sotto il naso, non tanto rispetto ai compagni ma ad altri amici e ragazzi extra-scolastici, rimane alta…a prescindere dalle buone intenzioni e dai lodevoli comportamenti dei genitori), rimane la questione “qualità accademica” vs. “inglesità”.

        Come faccio a capire se questa scuola è “prevalentemente inglesità e poco arrosto nei contenuti” (dando già per scontato che l’italiano sarà da approfondire/rimpolpare a casa…) o ha anche una buona qualità accademica? Come faccio a sapere com’è la qualità dei suoi studenti rispetto a scuole analoghe (intendevi dire internazionali?) o alla media inglese? Grazie.

        Un’ultima cosa: quando scrivi che l’IST è riconosciuto per l’ammissione all’università italiana ed è parificato (elementari e medie), intendi che questo è un aspetto positivo che mi permetterebbe, eventualmente, di rientrare nel sistema italiano senza troppi problemi (almeno fino ai 12-13 anni)?

        Molte grazie.

        • Francesco L. says

          Valeria,
          per la qualità accademica delle scuole, come per le torte, per essere sicuri bisogna prima mangiarle. Comunque esistono degli indicatori proxy che possono aiutare. Prima vedi in quale filone la tua scuola si pone (americana o inglese o IB?), fatto questo prendi un indicatore, ad esempio nel caso di una scuola americana potrebbe essere il numero di corsi ap disponibili, il numero di ap frequentati per studente, e confrontala con un benchmark di scuole simili per caratteristiche dei genitori. Ovviamente non puoi confrontarla con la Boston Latin School oppure con la Stuyvesant High School (dove si passano dei test di ammissione) ma le devi confrontare con scuole simili internazionali in altre città come Amsterdam, Zurigo etc. Se a parità di numero di studenti fanno meno corsi, o sono disponibili meno corsi rispetto a scuole di pari dimensione, questo è un indicatore. I voti sono un indicatore quantitativo più facile (non necessariamente migliore) sopratutto se i test sono standardizzati come per l’IB, gli AP e gli A-level. Nel caso di un IB, si verifica la media della propria scuola con la media internazionale nella propria area di riferimento, meglio ancora si vanno a prendere le scuole internazionali di alcune città e si confronta la media, ma anche quanti sono i top student, cioè quelli che prendono più di 40. Altro criterio è dove vanno poi a studiare questi ragazzi. Se ci sono pochi che vanno a medicina, ad esempio, in Uk, ciò vuol dire che i corsi di scienze sono poco apprezzati dai comitati di ammissione di quelle università, se molti invece vanno all’MIT (è una rarità, ma è solo per far capire) questo qualcosa vorrà pur dire. Faccio un esempio, le top 5 scuole inglesi mandano la metà dei propri studenti a Oxford, Cambridge e Imperial College, questo standard è ovviamente inarrivabile (nemmeno Eton fa così bene), ma se la tua scuola fa “solo” come la media, allora attenzione. Se le informazioni di cui sopra non sono disponibili sul sito (come mai?) puoi sempre chiedere direttamente alla scuola. Se la risposta è evasiva, allora hai una risposta.

          • Valeria says

            Ciao Francesco,

            mi sembra di aver capito tutto, provo a fare un giro in internet per vedere se reperisco le info che mi servono per fare i confronti, anche se non sempre è facile trovare dati omogenei da confrontare tra loro, magari non necessariamente per cattiva qualità della scuola ma semplicemente perché ognuno inserisce sui propri siti ciò che ritiene più opportuno…

            Cmq, una cosa l’ho verificata: l’IST è internazionale e segue l’IB…certo devo abituarmici un po’, è un programma e un modo di apprendere completamente diverso da quello che ho seguito io nel tradizionale medie + liceo scientifico e io sono ancora affezionata un po’ al mio mondo…ma c’è anche da dire che 15 anni fa le scuole erano diverse e preparavano bene (io ho poi fatto il Politecnico di Torino in 5 anni e 1 mese dopo la laurea, 8 anni fa, avevo un lavoro a tempo indeterminato che ho ancora ora…) mentre ora non ne sarei così sicura, per questo ora potrebbe avere invece più senso proporre ai miei figli qualcosa di diverso, anche se a me più sconsciuto…grazie.

            P.S. Nella scuola di tua figlia che cosa seguono? L’IB o altro?
            ciao

        • Francesco L. says

          per quanto riguarda il riconoscimento, è che ti è più facile cambiare idea. A Roma, ad esempio, molti dopo la media preferiscono i licei italiani per i propri figli per una serie di ragioni, non ultima il fatto che magari la passione per l’inglese è passata. Tenere il piede in due staffe è un indicatore però di non avere lo spirito giusto per questa scelta ma è anche una giusta forma di prudenza.
          Per le scuole europee il problema non si pone più, ma se la scuola è americana, l’ammissione all’Università italiana con il semplice diploma di high school non è sufficiente e sono necessari requisiti aggiuntivi (poi uno si chiede come mai ci sono pochi studenti stranieri in Italia).

          Per una lista degli istituti riconosciuti dal ministero per l’ammissione qui un file allegato
          http://www.studiare-in-italia.it/studentistranieri/moduli/allegato2.pdf

          • Valeria says

            Impossibile trovare qualche dato decente sui voti medi degli esami IB…ho solo trovato che la media (direi mondiale!) del 2011 (o 2012, non è ben chiaro ) era 29.xx…per la media generale dell’IST (che nel 2011 era 32, ho trovato un articoletto nella newsletter della scuola, che dice anche che una ragazza ha preso 44 – 1 sola però! ma non so nemmeno su quanti candiadti), ho scritto alla scuola, ma non posso certo mettermi a scrivere ad altre scuole internazionali europee per sapere che voti hanno preso i loro studenti e per fare il confronto.

            Cmq, se già fosse nella media (o un po’ sopra), non mi sembrerebbe male…

            In ogni caso, non avrei certo info migliori di scuole pubbliche nazionali…

          • Francesco L. says

            @Valeria

            per l’high school, la scuola di mia figlia segue l’IGCSE per i primi due anni e l’IB per gli ultimi due. Per gli anni dalle elementari alle medie invece, si segue il National Curriculum inglese.

            Per la questione voti IB, qui bisogna valutare alcuni parametri. Molte scuole non ammettono tutti gli studenti all’IB, quindi selezionano i frequentanti, mentre gli altri studenti fanno altro (ad esempio AP, o A-level o semplice diploma targato quella scuola). Il punto è che così facendo le medie IB si alzano perchè la scuola taglia le code basse. Inoltre, le scuole più piccole hanno una maggiore variabilità, per cui il voto medio di un anno è molto diverso da quello dell’anno successivo. Detto questo, la media mondiale è 29-30, e siccome l’IB non è per tutti tale media è un benchmark più che decente. Comunque, a livello europeo, sopra 33 è buono e auspicabile, magari quelle di Roma fossero tutte su quello standard. Ci sono scuole in Europa con medie che viaggiano sui 36-37, ma qui c’è il trucco: escludono i meno competitivi. In ogni caso, siccome il programma IB è molto challenging comunque, non mi starei a preoccupare se non vi è una alternativa IB in loco oltre a quella che stai già considerando. Il problema ce l’hanno i romani e i milanesi che devono orientarsi su più alternative, e vogliono selezionare in base a ciò che è più adatto per i propri figli. Su questo solleverei qualche warning. Se uno ha un figlio che non ha il bernoccolo per la scuola, metterlo in una scuola troppo competitiva può far sentirlo inferiore e renderlo rinunciatario peggiorando il risultato. In altri termini, qualche volta è meglio fare il big fish in the little pond, rather a little fish in a big pond, per citare il recente libro di Malcom Gladwell “David & Goliath”.
            In ogni caso, una visitina al principale della scuola è molto utile, per quanto non si è ancora convinti, è comunque una fonte di informazioni importante.

      • Anabella says

        Mi spiace, non consco le scuole internazionali di Italia, quindi non posso commentare al riguardo, ma vorrei accodarmi alla risposta di Francesco L per rassicurare un po’ Valeria. Come dice francesco, la scuola non è l’unico elemento ad influenziare la vita dei bimbi. C’è anche la famiglia, e cosa e come la famiglia si pone con il mondo.

        Si può frequentare le scuole internazionali, ma fare i campi estivi e le colonie comunali. Anche per il teatro, la musica, lo sporto… ci si può affidare alle associazioni culturali di quartiere. I miei hanno fatto così con noi, e quindi, avevamo sempre in torno gente di ogni tipo. Stranieri (che di solito non sono particolarmente ricchi – sono professionisti che mandano i figli a queste scuole per altri evidenti motivi), “nazionali” ricchi, classe media normalissima, gente con veri problemi economici… Per loro era importanti che sapessimo muoverci in ogni tipo di ambiente.

        Da adolescente, mia sorella era entrata per via della scuola, in un giro di lussuosse feste da 16 e 18 anni (quelle di presentazione in società, per capirci). Ad un certo punto era arrivata a farsi 5-6 di queste super feste nel giro di 2 mesi, rigorosamente tenute nel salone più bello di Parigi. Cominciò a conoscere le persone che le frequentavano, più o meno sempre le stesse. Ovviamente, dopo poco si era fidanzata… con il ragazzo ventenne ad aprire la porta e prendere . per cui, penso si possa dire che aveva gli occhi ben aperti sulla realtà…

        Del resto, alle scuole pubbliche forse c’è più diversità di origine socio-economica, ma l’omogeneità culturale fa sì che la presenza di bambini stranieri venga considerata un problema e non una ricchezza (come si legge di questi giorni sui giornali). Quindi, c’e sempre un tipo di diversità alla quale si rinuncia. Nessuna scelta è perfetta. E poi, non ti preoccupare che con il mondo reale ci si scontra, che lo si voglia o no!

        In quanto alla metodologia, nessuna di noi ha mai avuto problema ad adeguarsi a modi di studiare “tradizionali”. semmai, direi che il problema lo abbiamo visto al contrario, all’università, con i ragazzi che avevano solo studiato con quei metodi, ed ora faticavano ad essere creativi nelle relazioni e ad applicare analisi critiche ai testi… però, come sempre, impossibile generalizzare.

        • Valeria says

          Grazie Annabella,

          il tuo racconto (peraltro molto interessante) mi ha tranquillizzata…ora direi che per me è solo più questione di approfondire un po’ la qualità degli insegnamenti del percorso IB di questa scuola e…la retta!!! Cmq, noto con piacere che è l’unica scuola che pubblica on-line sul sito tutte le cifre…così non si è costretti a prendere un appuntamento per capire quanto costa.

  25. Stefania says

    Ciao a tutti,
    Per Francesco S., potresti condividere delle notizie sulla scuola internazionale Forcellini di Padova (mi è sembrato di capire dai tuoi post, correggimi se sbaglio, che hai già preso informazioni sulla stessa).
    Non riesco a trovare sul loro sito i risultati/ statistiche dei test, per caso hai anche questi dati?
    Grazie in anticipo

    • Francesco S. says

      Mi dispiace, ma non dispongo di questo tipo di informazioni. Contattammo quella scuola ormai quattro anni fa, perchè si era paventata l’ipotesi che la nostra chiudesse dall’oggi al domani per ragioni non didattiche, ma murarie (è una storia lunga, che ora per fortuna appartiene al passato), e ovviamente ci informammo per la Nursery. Ora, ne seguo le vicende attraverso persone amiche i cui figli sono iscritti lì, ma faccio se mai un confronto sui programmi svolti. Per statistiche di quel tipo, prova a interpellarli con una mail: a suo tempo, mi parvero persone cortesi, e credo che una risposta te la daranno. Ciao!

      • Stefania says

        Ok, grazie Francesco!Essendo l’unica che ha anche il liceo un giorno i tuoi figli dovrai mandarli là immagino se vorranno proseguire questo tipo di percorso e quindi probabilmente ti sei fatto un’idea dalle esperienze dei figli degli amici che la frequentano?Lo chiedo perchè purtroppo, tranne una persona, un mio collega, tutti gli altri a cui chiedo ne parlano male, ma non capisco se sia solo dovuto al pregiudizio. Grazie

      • alessandra says

        ciao francesco scusa a allora se non ho capito male i tuoi figli sono ad una scuola internazionale inglese e seguiranno questo percorso fino al liceo???ciao
        p.s condivido la solidarieta’

        • says

          Rispondo volentieri a Stefania e ad Alessandra. I nostri due giovani al momento hanno sette anni e mezzo e frequentano la Third Primary, quindi la mia attenzione per la scuola superiore è più una attenzion strategica (di dorotea memoria ? ) che una attenzione di dettaglio, dato che quando servirà i dettagli saranno tutti da rivedere e ricontrollare. Detto questo, il liceo internazionale certificato IB di Padova è senz’altro un’opzione possibile, con la doverosa clausola “se Dio vorrà”. In tal senso, mi interesserebbe capire per qual motivo i conoscenti di Stefania ne parlano male: i genitori di chi lo frequenta da me conosciuti, penso in particolare al babbo di due ex allievi della nostra International, ne sono molto contenti, e nella storia dell’istituto, ma ignoro i dettagli, più di un diplomato è stato accettato da facoltà prestigiose, Oxbridge e Harvard per capirci.
          Ciò premesso, le critiche fondate su fatti specifici sono più utili dell’elogio, anche se per esperienza ho purtroppo constatato che gran parte di queste critiche si fonda su argomenti del tipo “io ho fatto la scuola X e anche i miei figli la faranno”, un poco come i vecchi ufficiali di cavalleria che consideravano i paracadutisti “roba da circo” ( e la storia sa come è finita)…
          Peraltro, per carattere, non amo le scelte del tipo “di tutti i colori, purché nero”, specie considerando le somme che si vanno ad impegnare, e che a mio avviso vanno impegnate nel migliore dei modi; quindi, considereremo tutte le alternative possibili nell’ambito. Per dare un’idea, sono già andato a conoscere la Scuola per l’Europa di Parma, che sulla carta promette molto bene. Per l’istruzione dei figli, ove si possa crearne la possibilità, anche trasferirsi, magari per un periodo, non deve essere un tabù.

  26. Stefania says

    Ciao Francesco, grazie per la risposta. Le persone che mi hanno parlato male della scuole inglese lo hanno fatto per i più diversi motivi: la compagna di un mio amico insegna una disciplina sportiva e sostiene che i ragazzi della scuola inglese nei suoi corsi hanno problemi comportamentali, altri mi hanno detto che gli insegnanti hanno come unico requisito l’essere madrelingua, altri che i ragazzi non sanno parlare italiano, altri ancora semplicemente che i ragazzi non hanno amichetti vicino casa, qualcuno mi ha detto che nella sua scuola sono arrivate persone che sono scappate dalla scuola inglese, una mia amica è insegnante di lingua straniera in un liceo e mi ha detto che la sua collega che insegna lingua inglese sostiene che i ragazzi provenienti dalla scuola inglese non lo sanno parlare (insomma di tutto e di più ovviamente commenti presi da me con il beneficio d’inventario). Un mio collega ha le due figlie alla scuola dell’infanzia inglese ed è molto contento ma la sua esperienza è per ora relativa solo alla scuola dell’infanzia. Ho scritto alla scuola per avere delle informazioni, se e quando mi risponderanno le condividerò qui. Buona giornata a tutti!

    • says

      Cara Stefania, per quel poco che posso, rispondo alle critiche che riferisci, in base a dati (spero) oggettivi ovvero logici.
      Sui problemi comportamentali, non mi pronuncio. Bisogna, credo, conoscere le persone, ed è un ambito in cui la scuola, come dissi ad altro proposito, è una delle molte variabili da considerare.
      Sui requisiti degli insegnanti, dissento. A quanto ho visto nella mia remota visita e a quanto sento dai genitori di allievi, si tratta di persone preparate, anche se l’eccezione ci può sempre essere.
      Sullo “scappare”, come capirai, non mi pronuncio; dico solo che non sempre la fuga è una risposta costruttiva… Lo stesso per il non sapere l’italiano… è la scusa più frequente per rifiutare a priori la scuola internazionale ( e di lì, in crescendo, gli stranieri, la globalizzazione, Internet, la rava e la fava, e via dicendo :-) ).
      La questione degli amichetti invece è vera, e va considerata almeno in chiave integrativa. ovviamente, vale fino alla media, e anche anche; alle superiori, volano da soli, per il bene e per il male. Nella nostra scuola, e nella nostra classe in particolare, abbiamo due fortune: un nucleo forte di bambini che stanno di casa nel raggio di un paio di chilometri e un magnifico punto di aggregazione giovanile, ovvero il parchetto davanti a scuola ove ci si ferma a giocare. La scuola di Padova, mediamente, ha un’utenza molto diffusa sul territorio (dovresti vedere il parcheggio con la loro flotta di pulmini: da impressionare l’ATAP…), e quindi i contatti sono più limitati: ci si saluta, si sale sul pulmino, e via. Aggiungi poi che, se le cose non sono cambiate di recente, la scuola ha scelto (come legittimo, per carità) di non attivare gli organi rappresentativi: conoscersi diventa difficile, non lo si può negare.
      Che secondo un’insegnante italiana gli allievi non sappiano parlare inglese è meno strano di quello che si può pensare. Ti racconto la mia esperienza, per capire. Quest’estate in Grecia ho conosciuto una sorella spirituale di Letizia, che fa le attività per bambini a Naoussa (frazione di Paros) in inglese e in italiano (storia che magari racconteremo in altra sede): questa signora parla un ottimo italiano, ma mi si rivolge dandomi del “voi”. Nella conversazione, trovo modo di spiegarle che in Italia il “voi” è caratteristico della lingua letteraria (oltre che della parlata romagnola), ma non si usa parlando tutti i giorni; fino a quel momento, però, lei sulla bontà del mio italiano poteva avere dei dubbi…ecco, penso che per l’inglese di un professore succeda lo stesso. Bisogna allora vedere i risultati pratici: buttiamo il giovane in un ambiente in cui nessuno parla italiano, buttiamoci il professore e vediamo come se la cavano…

      • Andrea C. says

        Ho scoperto questo blog di recente e lo trovo interessantissimo e mi ha impressionato il livello della discussione. Vivo in Olanda con moglie giapponese e 2 figli di 3 anni.
        Ora mi sembra che il discorso proceda per dicotomie. O scuola pubblica Italian o scuola internazionale. Domanda ha senso combinare le due esperienze? Per esempio fare elementari e medie in una scuola italiana e liceo internazionale o viceversa asilo, elementari, medie in una scuola internazionale e poi tornare a un liceo italiano? Sarei grato per i vostri commenti. Grazie

        • Bilingue Per Gioco says

          Andrea,
          fare un po’ di qua un po’ di là è più facile a dirsi che a farsi. La scuola è un mondo, un modo di pesnare, un contesto sociale, una cultura. Per cambiare in corsa bisogna avere acquisito conoscenze e competenze che vengono riconosciute e apprezzate nella scuola in cui andrà, e avere molta flessibilità nelle relazioni con le persone.
          Dal punto di vista prettamente linguistico poi… Se si inizia con la scuola italiana si rischia di non sapere l’Inglese abbastanza bene da poter affrontare un liceo internazionale. Se si fa il contrario, si rischia di dimenticare tutto l’Inglese che si è appreso nei primi anni (se non si fa una vita che aiuta a mantenere la lingua).
          Difficile direi. Non impossibile ovviamente, richiede impegno.
          L.

          • says

            Caro sig. Andrea L., se ha letto i post precedenti, sa già che, per mia stessa ammissione, parlar di queste cose con me è come parlar della sharia col mullah Omar: sono un poco di parte! Quindi prenda con cautela quel che dico.
            La scelta del percorso internazionale rispetto a quello italiano deve fare i conti, a mio avviso, con un dato di cui fin qui non si è parlato, senza colpa di nessuno.
            Supponiamo che si voglia fare l’università all’estero: sarebbe un esito non illogico dato che Oxford e Cambridge, ma anche Edimburgo e Glasgow, e numerosi altri atenei ben piazzati nelle classifiche internazionali, non sono in Italia. Aggiungo poi, e parlo per esperienza diretta, che la nostra università, eufemisticamente parlando, ha qualche carenza.
            Bene, in tal caso c’è un collo di bottiglia notevole, che è burocratico organizzativo, ma ha il suo valore: puoi essere Norman Foster, ma se non sai presentare la domanda, la gara di appalto non la vinci..
            Il sistema universitario inglese è fortemente coordinato con una scuola superiore di tipo anglosassone o internazionale IB, ovvero con un corso quadriennale in cui già al terzo anno devi avere le idee chiare sull’area universitaria di tuo interesse, per poi, entro il 15 ottobre del quarto anno (ovvero, PRIMA della maturità) presentare la domanda di iscrizione, corredata (per legge) degli attestati di due tuoi insegnanti, i quali garantiscono che il tuo risultato finale sarà congruo con quanto l’università richiede.
            Ovviamente, è molto improbabile che anche il miglior docente italiano sappia far ciò, semplicemente perchè non fa parte della sua esperienza: è un sistema diverso.
            Risultato: l’aspirante universitario che viene da un liceo italiano si ritrova, prima di iniziare, già due anni indietro rispetto ai colleghi anglosassoni, perchè il suo diploma è quinquennale e perchè per presentare la domanda deve di fatto muoversi autonomamente dopo la maturità.
            A riprova, ho parlato di persona con rappresentanti di università inglesi (East Anglia Ruskin e U. of London), i quali mi hanno confermato che la maggioranza dei -non molti- loro studenti italiani o fa il dottorato -che è una cosa diversa- oppure viene da scuole internazionali. Se volete saperne di più, vi do appuntamento il prossimo 28 febbraio a Milano: il British Council otrganizza la seconda rassegna dello studio universitario in UK (evento gratuito, non faccio pubblicità a nessuno). Grazie!

          • Andrea C. says

            Grazie mille L.! Il problema che vedo e’ anche quello di come salvarsi dal marketing…ovvero cercare di capire quali scuole internazionali sono davvero valide e quali invece sono brave nel marketing…seguiro’ con attenzione questo sito..

        • says

          Combinare i due percorsi è possibile se uno trova una scuola bilingue ed è pronto a rafforzare, negli anni, la lingua minoritaria anche a casa.
          Per esempio concreto: ho tre figli bilingui italiano – inglese e la prima finirà quest’anno la terza media alla scuola bilingue. Ha superato l’esame PET con 96/100 e probabilmente potrebbe fare anche il First. Dall’anno prossimo quelli che escono da questa scuola devono scegliere: o il liceo italiano o la scuola internazionale. Mia figlia farà il liceo italiano ma con il programma Cambridge/internazionale, per questioni economiche. Tuttavia, se avesse voluto fare il percorso internazionale inglese o americano, con gli A levels o l’IB, l’avrebbero presa (per livello di inglese, quantomeno).
          Ovviamente, nel vostro caso, dubito che esista in Olanda una scuola bilingue Italiano – Giapponese… (anche se qui a roma ho scoperto che la scuola giapponese c’è!).
          Comunque sia, passare da un sistema ad un altro è sempre un pò uno shock. Mia figlia, ad esempio, teme un pò il passaggio scuola privata – scuola pubblica, anche se, sotto il profilo delle lingue, sarà tutto immutato perchè continuerà a fare italiano e inglese, oltre che latino e spagnolo.
          Elisabetta C.
          http://www.educazioneglobale.com

          • Andrea C. says

            Gentile Elisabetta C.

            La ringrazio molto della Sua dettagliata risposta di aver condiviso la sua esperienza e del link al suo sito. In teoria, l’idea sarebbe quella di non stare sempre in Olanda ma di poter tornare in Italia. Allora lo studio della lingua italiana avrebbe un senso. Se no se stiamo in Olanda ad vitam beh allora sono altre le lingue su cui concentrarsi. Il problema tuttavia e’ capire il valore di una scuola internazionale a confronto di una scuola italiana. Poi ovviamente entrano in gioco questioni pratiche, economiche, logistiche, ma il punto e’ di capire se uno per caso ha possibilita’ di scegliere di capire quali sono le scuole ideali da frequentare.
            grazie mille Andrea C.

    • Francesco L. says

      a me sembrano tutte osservazioni plausibili. L’italiano anche degli italiani figli di italiani può essere arrancato se non vi è un intervento aggiuntivo. L’inglese degli italiani può anch’esso essere arrancato per ovvie ragioni: non saranno mai madrelingua o perfettamente bilingue. L’insegnante di PE ha giustamente osservato comportamenti diversi da quelli di una scuola normale (si sa che i pargoletti privilegiati non sono allevati a riconoscere l’autorità ma a metterla in discussione). Tutte osservazioni che in teoria possono essere il frutto di una osservazione realistica anche se filtrate da qualche stereotipo.

      In ogni caso, qualche giorno fa sono usciti i risultati dell’OCSE sulle competenze di literacy e numeracy degli adulti di 24 paesi. Gli italiani sono i peggiori, e pure i laureati italiani sono i peggiori. Quello che fa spavento è che un un laureato italiano capisce un testo peggio di un diplomato olandese o giapponese o finlandese. E se si prende UK come riferimento, il laureato italiano fa poco meglio (un pelino) di un diplomato inglese (tra quelli però che non sono andati all’università, e cioè non i migliori). Magari la scuola internazionale di Padova non è top (il rischio è reale che l’unico requisito dell’insengante possa esere solo quello di essere madrelingua) ma le ragioni che spingono a una scelta così eccentrica e costosa devono essere bene chiare in mente al genitore, e verificate con l’offerta esistente verificata direttamene. Le percezioni altrui, purtroppo, riflettono le scale di valori altrui che poi sono quelle dalle quali stiamo scappando.

      • Mirella says

        Ciao Francesco dissento, stai facendo delle valutazioni basate anche su stereotipi quindi non oggettive. Non è scritto da nessuna parte che il rampollo debba essere per forza maleducato ed insubordinato come non sono scontati gli altri punti sollevati. Senza scivolare in discorsi troppo filosofici concorderai che il come percepiamo gli eventi è altamente influenzato dal nostro vissuto e le nostre personalissime opinioni. Non condivido neanche il tuo generalizzare dicendo che i nostri figli non saranno mai veramente bilingui perché anche questo dipende fortemente dal contesto in cui cresceranno e dalle esperienze che potranno fare ed ogni storia farà a se. Stessa cosa per l’Italiano. In aggiunta a ciò ci sono talvolta difficoltà individuali che mal si prestano per generalizzazioni anche se i genitori potrebbero sentirsi sollevati nel scaricarli sulla società/scuola/maestra/tata/nonna ecc. ecc.
        Dopo aver cambiato 3 scuole a mio figlio, ho imparato a mie spese che ciò che è meglio per me non lo è necessariamente per tutti, ciò che va bene con mio figlio non è ovvio che debba andar bene anche per gli altri e ciò che funziona oggi non è scontato che funzioni anche domani.
        Se non teniamo ciò in testa siamo a rischio tutti di banali generalizzazioni che a poco portano.

        Quanto vorrei che anche in Italia, come già negli USA ed in GB, ogni scuola fosse valutata sulla base di un punteggio assegnato ogni anno in base agli esiti di esami atti a misurare le performance dei propri studenti e quanto vorrei che questi fossero pubblicamente disponibili. Purtroppo non è così, è tutto un pur parlè, difendiamoci quindi con quel poco di oggettivo si riesce ad avere e lasciamo perdere i rumori di sottofondo.
        Ovviamente anche questo mio commento è puramente soggettivo :-)

        Buona giornata

        Vediamo di non scivolare nei soliti discorsi che contrappongono ad una statistica l’esperienza della vicina, della cugina

        • Francesco L. says

          Mirella,
          quello che stai contestando è che:
          a) un italiano che va in una scuola inglese non sarà mai come un madrelingua o perfettamente bilingue.
          b) un italiano che va in una scuola inglese non conosce l’italiano come un coetaneo paridotato che va in una scuola italiana

          Per quanto il punto a), salvo eccezioni e un impegno extra familiare, non sarà mai così. Più tiri da una parte, meno ottieni dall’altra. Più inglese, meno italiano, e viceversa. Essere madrelingua poi è praticamente impossibile a meno di genitori che rinunciano all’italiano in casa. comunque basta fare un test per verificarlo.
          Per quanto riguarda il punto b), se uno non studia la grammatica e non legge come un coetaneo di una scuola italiana, non può sapere l’italiano come lui e lo si sente quando parla e lo si capisce quando scrive.
          Questo investimento in istruzione per quanto positivo e se fatto fruttare ha oltre al costo monetario anche un costo linguistico.

  27. Mirella says

    ciao Francesca posso dire che i commenti sono tutti molto oppinabili? Non conosco la scuola di cui parlate ma l’insegnante di PE che dice che i ragazzi hanno problemi conportamentali mi fa pensare che sia lui che non li sappia tenere. Se i ragazzi a casa non parlano italiano perchè magari i genitori sono stranieri mi sembra normale che l’italiano lo parlino male o per nulla ecc. ecc. Son tutti commenti cosí poveri di contenuti che non val neanche la pena starci a perder tempo. Ciò che conta è la percentuale di studenti che esce con un punteggio superiore alla media IB e le università che li accettano. Mio figlio frequenta l’American School di Milano e ti posso dire che questi parametri sono quelli che i genitori monitorano con molta attenzione e il management della scuola lo sa. Da noi per politica della scuola viene lasciato alla volontà dello studente decidere se dare l’IB quindi sappiamo che almeno i risultati sono abbastanza attendibili.

  28. Stefania says

    Ciao Francesco S., concordo con le cose che scrivi e mi fa sorridere l’aneddoto sulla Grecia (avevo già pensato a uno scenario di questo tipo). Le critiche altrui sono per me spunto di riflessione per cercare di fare una scelta quanto più consapevole possibile in quanto facendo un’autoanalisi mi rendo conto che per me ‘l’inglesità’ della scuola è molto importante e non voglio farmi sopraffare da ciò. L’importanza è per me relativa al fatto che non vedo roseo il futuro del nostro Paese e se si dovesse lasciarlo la conoscenza dell’inglese potrebbe fare la differenza per un’eventuale integrazione in un altro Paese.
    Ciao Francesco L. e Mirella, grazie anche per il vostro punto di vista. Ho chiesto alla scuola proprio il punteggio IB e le università dove sono stati accettati gli studenti. Vediamo cosa mi risponderanno.

  29. Stefania says

    Ciao a tutti, solo per dirvi che allo stato non ho avuto alcuna risposta dalla scuola..

  30. says

    Sino ad oggi si è sempre contrapposta la scuola internazionale (privata) alla scuola italiana (pubblica).
    Ebbene, negli ultimi tempi finalmente la scuola pubblica italiana sta proponendo percorsi (un pò più) internazionali. Uno di questi è quello dei Licei italiani “Cambridge International”.
    Il riconoscimento della scuola come centro Cambridge International significa che la scuola é abilitata ad inserire, nel normale corso di studi, alcuni insegnamenti che seguono i programmi della scuola britannica e che implicano l’utilizzo degli stessi libri di quest’ultima. Si tratta di studiare le stesse cose dei propri omologhi inglesi e di sostenerne i relativi esami.
    Questi esami si chiamano IGCSE, acronimo che sta per International General Certificate of Secondary Education. La prestazione di ogni studente è valutata in modo anonimo e imparziale, direttamente in Inghilterra.
    Chi fosse interessato a saperne di più può leggere questo ‘post’
    http://www.educazioneglobale.com/2013/11/licei-pubblici-italiani-cambridge-international/
    e poi magari fare una ricerca su google per capire se c’è un liceo Cambridge International nella propria città. Si stanno moltiplicando ovunque e qualche istituto comprensivo (questa volta però paritario) sta introducendo anche i key stages nel programma della scuola media.
    Insomma: finalmente una buona notizia per tante famiglie!!
    Elisabetta C.

  31. Dina says

    Ciao, ho trovato questo interessante post nella mia ricerca di scuole internazionali in Italia. Ci trasferiremo dal Belgio alla zona di Ferrara a gennaio 2015. Cerco referenze sulla scuola Internazionale di Bologna (ISB), qualcuno ne ha esperienza?

  32. Rosalia says

    @Alessandra anche noi stiamo vivendo io tuo Amletico dubbio e abbiamo visitato la Montessori di Napoli. Mi piacerebbe sapere su quale scuola è ricaduta la tua scelta, come ti stai trovando. Io ho tre figlie e vorrei iscrivere la più grande, che o prossimo anno dovrà fare le medie. Attendo tue informazioni. Grazie

  33. Rosalia says

    @ Alessandra anch’io risiedo vicino la T. Monticelli di Lago Patria e vorrei sapere su cosa è ricaduta la tua scelta. Ho scoperto esserci una scuola di bilinguismo anche a Pozzuoli vicino l’ospedale. Attendo tue informazioni sulla tua esperienza. Grazie

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