Compiti sì, Hausaufgaben nein!


È passato molto tempo dal mio ultimo post e me ne scuso. Dopo il nostro mese (meraviglioso!) a Berlino, dove Nicholas ha frequentato la seconda classe, il rientro è stato un delirio – o quasi.

Faccio una premessa: quando la maestra prevalente ha saputo che Nicholas avrebbe fatto 2 settimane a giugno e un mese ad agosto alla scuola di Berlino, mi ha espresso il suo scetticismo. Ha poi ribadito il concetto al papà durante la consegna della pagella mentre noi eravamo a Berlino: “…avevo detto a sua moglie di non stressare il bambino… la seconda è impegnativa e i bambini d’estate si devono riposare…” E me lo ha fatto capire al rientro commentando che “il bambino si comporta male, è stanco… gliel’avevo detto di non farlo andare a scuola d’estate“.

Quando, dopo solo qualche settimana ho notato che passavo i miei pomeriggi assieme a mio figlio a fare i compiti, mentre a Berlino li faceva da solo e in mezz’ora o un’oretta – e poi via al parco! – ne ho parlato con tutti i genitori e alla riunione ne abbiamo discusso. Il risultato è stato che “sì, i bambini devono fare i compiti da soli, ma se ci mettono 2 ore, allora c’è qualcosa che non va”. Sta di fatto che il 90% della classe ci mette ben più di un’ora a fare i compiti. A chi lavora fino alle 19, la maestra aveva consigliato di non far fare i compiti la sera, ma di affiancare una persona al bambino il pomeriggio. I nonni? Il dopo scuola che costa come l’oro?

Al primo colloquio, la maestra mi ha fatto notare che nonostante le buone prestazioni, Nicholas a volte inverte i numeri, per es. lei legge 27 e lui scrive 72. Prontamente spiego alla maestra che ciò è dovuto al tedesco, che ragiona proprio così, ovvero prima si pronuncia l’unità e poi la decina. Lo sguardo della maestra era tra lo sbalordito e l’interrogatorio. Si sarà chiesta: “ma come mai dicono i numeri in tedesco se fa la scuola italiana?” E quando, concludendo, mi ha detto “mi raccomando, fate molto esercizio di lettura” stavo per dire “lo facciamo tutte le sere – però in tedesco!”, però non l’ho fatto.

La differenza tra Frau K. e maestra A. (so già che qualcuno dirà che il nostro caso è stato più che fortunato, infatti la scuola berlinese ha ricevuto valutazioni ottime, ma lo stesso vale per la scuola italiana!) sta nel fatto che Frau K. mi ha chiesto come si scrive in italiano per capire perché faceva determinati errori (“Ah, si scrive tutto piccolo, ecco perché!”).

Non voglio fare la polemica, anzi sì! Io ho un retaggio bilingue e la convivenza tra due (anzi tre!) lingue per me è normalissimo. Sentire certi ragionamenti mi lascia senza parole. È un po’ come quando alla scuola materna mi dicevano di “non parlare in tedesco con il bambino, perché si confonde.”

Mi chiedo come mai nella scuola berlinese il plurilinguismo viene incoraggiato (“sa, molti dei nostri bambini parlano o sentono parlare 2-3 lingue, ma per noi non è un problema, perché sanno che qui da noi si parla, legge e scrive in tedesco e tutti imparano – chi prima, chi dopo“)? E perché in lì la scuola elementare è vista come un percorso per la crescita e l’apprendimento autonomo, mentre la nostra scuola italiana è un campo di concentramento dove i compiti sono l’incubo dei genitori?

Perché le ore pomeridiane della scuola tedesca sono di gioco, mentre quelle della scuola italiana sono di insegnamento?

Concludo sottolineando che per me la cosa più importante è che il bambino vada a scuola volentieri, perché la socializzazione è la cosa più importante. Ed è per questo che tutto sommato mi va bene la nostra scuola italiana. Non sputo nel piatto dal quale mangio, so che ci sono scuole di gran lunga peggiori. Ma c’è anche di meglio. Si può sempre migliorare.

(Per chi non conoscesse il libro raffigurato, si tratta di “Mit zwei Sprachen groß werden” die Elke Montanari; molto interessante con interessanti spunti per il bilinguismo italiano-tedesco.)

 

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Comments

  1. says

    Noto una contraddizione riguardo alla scuola italiana: se si passa così tanto tempo a fare i compiti, quando è che si socializza? E comunque grazie di questo interessante post che ho letto tutto di un fiato. – Graziana

  2. says

    Grazie Sabina. Come se non bastasse la gran voglia di andarsene…Anche con me la maestra dell’asilo ci ha prvovato ma io devo averla incenerita ancora prima che cominciasse a parlare. E in classe ci sono altri due bambini bilingui inglese italiano, quindi insomma diciamo che ci deve stare:) La decantata scuola italiana era ottima certo ma vent’anni fa. Nel resto d’Europa sono andati avanti noi siamo ancora lì dove eravamo vent’anni fa.

  3. says

    Ciao, Sabina! Il tema compiti suscita sempre dibattiti interessantissimi tra le diverse culture: in Italia e Spagna amano che i bimbi trascorrano molto tempo chini sui libri al pomeriggio mentre qui in CH i compiti a casa vanno calcolati con l‘ orologio : 20 minuti in seconda, 30 in terza, non un minuto di più (meno si, se si riesce, ma bisogna dirlo) perché l‘ insegnante deve sapere se il bambino ha assimilato o meno la lezione del mattino. WE e vacanze assolutamente senza compiti (vacanze, appunto! Da dedicare ad IMPARARE cose che a scuola non si imprano: viaggiare, sciare, andare a cavallo o altre attività sociali/sportive). È curioso come nell‘ età adulta questo si traduca in 12 ore passate in ufficio (gli spagnoli sono sempre i primi nelle classifiche in quanto a tempo dedicato al ‘‘‘‘lavoro‘‘‘‘‘) con una resa discutibile (il Paese parla da solo) tra facebook e pause pranzo di un‘ ora e mezza! Mentre qui e in Svezia alle 17,00/18,00 tutti a casa con la coscienza limpida a giocare coi pargoli (i compiti li fanno da soli).

    Per ciò che riguarda insegnanti e preparazione sul tema pluri-linguismo, capisco il coinvolgimento personale e un certo risentimento, ma parlare di ‘‘Frau K=scuola tedesca,, contro ‘‘maestra A.=scuola italiana,, in questo caso secondo me non ha molto senso. Sono sicura che in molte scuole italiane ci sono insegnanti che si preparano in funzione di una prospettiva plurilingue e pluri-culturale, cosí come in DE esisterà qualche Frau X intimamente convinta che è meglio imparare bene il tedesco e punto, alla faccia dei programmi di integrazione. Qui in CH È lo stesso: esiste un programma di promozione del bi/plurilinguismo ma alcune insegnanti ai colloqui si entusiasmano solo nel riconoscere i progressi in Dialetto svizzero dei bambini!
    Finché non ci sarà una massa critica significativa richiedente un‘ educazione di questo tipo, credo che non si possa pretendere più di tanto dal sistema statale. E se si vogliono avanzare proposte concrete per migliorare, di certo non bisogna farlo con le maestre che hanno ben poca voce in capitolo.
    Intanto ci arrangiamo, che, a quanto pare, sappiamo farlo alla grande 😉
    un saluto!
    E.

  4. says

    Grazie ai vostri commenti.

    Eleonora, non voglio nemmeno immaginare come è da voi….

    Poco tempo fa ho visto un documentario su un ragazzo “difficile” in una scuola svizzera e ho capito che il gli insegnati prendono davvero sul serio la loro missione e sono davvero preparati.

    Per quanto riguarda l’impegno del corpo docente, devo dire che quello lo vedo anche qui in Italia, ma il sistema è un po’ antiquato (lezioni frontali al 100%, una gita forse all’anno) e i mezzi sono inadeguati (aule piccole, assenza di parco giochi vero e proprio).

    Secondo le c’è molto da fare e molto possiamo e dobbiamo fare noi genitori bi- e plurilingui. Vedo ad esempio che ci sono altri che si avviano al bilinguismo in casa, perché hanno conosciuto noi. Già questo forse è un passo verso una scuola o un ambiente plurilingue.

    Per quanto riguarda la socializzazione, beh, effettivamente non ci sono molti momenti di comunicazione rilassata tranne la ricreazione…

  5. raffa says

    mi unisco alle riflessioni di Eleonora sulle difficoltà nel generalizzare partendo da 1 scuola berlinese e 1 scuola del nord Italia, e consiglio oltre alla lettura del libro indicato da Sabina, una guida davvero ben fatta, anche questo testo che tratta proprio di atteggiamenti degli insegnanti e studenti plurilingui

    Der monolinguale Habitus der multilingualen Schule

    L’autrice, Ingrid Gogolin, si occupa da decenni di plurilingiusmo a scuola (insegna all’università di Amburgo), metto qui il riassuntino del testo così come compare su amazon.de, lei si riferisce in primo luogo alla scuola tedesca, ma secondo me le sue esperienze/riflessioni sono trasportabili 1:1 alla scuola italiana, o a troppa della scuola italiana. io aspetto sempre che il MIUR si svegli, ovvero che il plurilinguismo non sia una risorsa solo nelle scuole private (e lì lo è per 3 max 4 lingue) ma lo diventi anche in quelle pubbliche, nel rispetto, ogni volta che i numeri lo consentono, di tutte le lingue di famiglia

    scusate il tedesco, ma ora non ce la faccio a tradurlo
    Der durch Migrationen hervorgerufene sprachliche und kulturelle Wandel der Gesellschaft ist unübersehbar und unüberhörbar. Die Frage aber, welche Herausforderungen dem Bildungswesen hieraus erwachsen und wie dieses sie lösen kann, findet in der Pädagogik im allgemeinen recht wenig Beachtung. Die zentrale These dieser Studie lautet, daß das nationalstaatlich verfaßte deutsche Bildungswesen im 19. Jahrhundert ein monolinguales Selbstverständnis herausbildete. Dieses Selbstverständnis regiert die Schule bis heute – und zwar um so sicherer, als der Vorgang seiner Herausbildung selbst im Vergessen versunken ist. Unter den Umständen wachsender Pluralität in der Schülerschaft aber, die sich als Konsequenz der Migration für Bildung und Erziehung eingestellt hat, erweist sich dieses Selbstverständnis mehr und mehr als dysfunktional: Es begrenzt die Kompetenzen, die zur Bewältigung der Komplexität schulischer Arbeit unter den Umständen sprachlicher Vielfalt nötig sind. Die Untersuchung konzentriert sich auf Entwicklung, Wandlung und jetzige Erscheinungsformen der monolingualen Orientierung im Lehrberuf. Im Kern steht die Frage, wie es zur „Vernatürlichung“ der Vorstellung kam, daß die Schule einsprachig organisiert sein müsse, daß sich Bildung am besten im Medium einer einzigen Sprache vollziehe und daß die Entfaltung von Einsprachigkeit in der Nationalsprache der ganze Zweck der Bildung sei. Vorgestellt werden außerdem die Sicht- und Handlungsweisen heutiger Lehrerinnen und Lehrer, die alltäglich vor der Aufgabe stehen, eine vielsprachige und kulturell heterogene Schülerschaft zu unterrichten.

  6. says

    Ciao a tutte,
    io credo che come in ogni cosa molto fa l’insegnante. Io ho due gemelle e in classi differenti (oramai sono in 5°) e tra le 2 coppie insegnanti c’è un abisso. Noi abbiamo il tempo pieno e i compiti sono dati solo nel fine settimana oppure da una settimana con l’altra, ma una classe soccombe sotto i compiti e l’altra no…..le insegnanti sono persone e ognuna ha punti di vista personali (anche io ho delle preferenze sull’approccio ovviamente). La nostra scuola propone molte uscite, laboratori progetti, ha spazi gioco e credo che con la percentuale di stranieri presenti (viviamo a Milano) abbiano anche un bell’approccio sul bilinguismo e sulla multicultura. Non stigmatizzerei la scuola italiana, piuttosto porrei l’attenzione sulla possibilità vera di dialogo con l’insegnante….e purtroppo questa è fortuna!

    • says

      Sicuramente non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, infatti ho premesso che probabilmente in Germania siamo capitati stra bene. Ciò nonostante vedo che in Italia si danno molti più compiti in generale e alle elementari lo trovo errato, perché il risultato è che i bambini fanno i compiti con gli adulti e quasi mai da soli.

  7. Gelsomina says

    Cara Sabina,
    Ti sarei molto grata se potessi darmi la tua opinione, vista la tua conoscenza della lingua e del sistema scolastico tedesco …
    Stiamo per trasferirci in Germania con mio figlio 5 anni bilingue Italiano Inglese. Sto valutando di iscriverlo alla scuola pubblica (dovrebbe fare un anno di Kindergarten e poi la Grundschule). Io e mio marito frequenteremo un corso di tedesco, ma ad oggi la nostra conoscenza del tedesco è “nulla”. A casa sicuramente parleremo in Italiano (vorrei anche continuare con l’Inglese), pertanto la sua unica fonte di tedesco saranno i bambini e le maestre. Sarà un trauma per lui essere brutalmente inserito in un ambiente dove tutti parlano una lingua diversa dalle due che lui conosce? Sara’ in grado, in un anno, di imparare la lingua in modo da poter cominciare la scuola elementare senza “particolari” problemi?
    Come sarebbe visto dalle maestre? Sarebbero disposte a seguirlo un po’ di più senza farlo sentire “diverso”? Ho cercato di mettermi in contatto diverse scuole (12 in tutto tra kindergarten e Grundschle) via e-mail ed anche l’ufficio relativo all’istruzione scolastica della città in cui ci trasferiremo ma ad oggi, dopo una settimana, non ho avuto nessuna risposta (le mie mail erano scritte ovviamente in Inglese). Sono molto scoraggiata….

    • says

      Cara Gelsomina,

      è davvero difficile darti un consiglio. La riuscita del vostro progetto dipende da molti fattori. Tuttavia posso dirti che conosco bambini che sono stati “buttati” in una lingua altra da quella dei genitori all’incirca all’età di tuo figlio e che hanno avuto risultati ottimi. Una fattore che va sicuramente a vostro favore è che siete già una fmiglia bilingue e partite avvantaggiati rispetto a una monolingue.

      Sono davvero curiosa di sentire come procede il vostro progetto!

    • raffa says

      mi intrometto 😉 in Germania l’istruzione è affare dei singoli land, che si muovono con regole diverse + o – selettive o integrative. sicuramente rispetto alle elementari è un aiuto avere un anno di materna in cui imparare il lessico di base, se basta è un altro discorso. a Berlino ad es. dove in molte scuole c’è la biclasse 1+2 elementare ci sono diversi bimbi (la maggioranza con genitori non germanofoni) che la fanno in tre anni (nonsichiama bocciatura, ma di fatto è quello). ci sono länder che hanno programmi specifici di tedesco “rafforzato” proprio l’ultimo anno di materna/inizio elementari per bimbi stranieri, bisognerebbe capire se da voi c’é. le prime settimane(/mesi a scuola saranno sicuramente impegnative per il vostro polletto, se voi riuscite fin da ora a trovargli una tata tedesca (studentessa erasmus?) anche solo per 2 h a settimana di modo che non parta da zero gli riducete lo shok emotivo

      rispetto alle risposte in inglese mancanti, non tutte le segretarie lo sanno :-) io mi prenderei mezza mattina libera e telefonerei agli asili (che sono quelli che vi interessano ora) per vedere se ti rispondono intanto a voce, e poi la prima vacanzina la passerei a conoscerli di persona, per non iscriverlo “al buio”

      rispetto alle elmentari considera che ci sono grosse differenze da land a land, tradizionalmente c’è lezione solo la mattina e a pranzo a casa da mamma (con cui fare i compiti al pomeriggio), in diversi però ci sono programmi simili al tempo pieno italiano (gebundener Ganztagschule), ed in altri c’è lezione la mattina + pranzo + doposcuola con attività e compiti (Ganztagschule), devi vedere come è da voi

      OT per te e il marito consiglio il corso + intensivo che c’è, all’inizio il tedesco è molto in salita, poi però inizia anche a dare tante soddisfazioni :-)

      • Gelsomina says

        Sabina, Raffa, grazie per il vostro aiuto.
        Mi sono informata: un anno prima della Grundschule ci sarebbe la possibilità (ma devo verificare se siamo in tempo) di far fare al bambino un test di lingua mirato ad identificare la necessità di un “corso” di sostegno da frequentare l’ultimo anno della scuola materna. Questo sarebbe il nostro caso, anzi nel nostro caso il test sarebbe solo una formalità in quanto nessuno di noi conosce una parola di tedesco. Per quanto riguarda la Grundschule, ci sarebbe la “Ganztagsschulen” quindi dal primo anno rimarrebbe a scuola fino alle 16:00 per cui la full immersion nella lingua tedesca sarebbe garantita. Superato lo shock iniziale, probabilmente impererà il tedesco meglio di noi, La mia seconda preoccupazione è di non poterlo seguire nei compiti in “tedesco” (sicuramente il mio apprendimento della lingua sarà piu’ lento poichè al lavoro parlerò prevalentemente in Inglese). Mi verrebbe naturale farlo in Italiano o in inglese, ma non in tedesco. Se ci fosse una scuola bilingue tedesco – inglese opterei per quella sentendomi anche io più vicina alla scuola, ma purtroppo c’e’ solo la scuola internazionale che insegna il tedesco dal grade 2. Mi consigliereste di fargli fare le elementari nell’internazionale (rinforzando il tedesco con un insegnante privata) e poi tentare di passare alla pubblica? So che non è facile e anche su questo ho mandato una mail per avere qualche info ma non ho avuto risposta. Questa seconda soluzione gli eviterebbe lo shock iniziale ed avremo modo di imparare il tedesco insieme …. Provero’ a telefonare piuttosto che scrivere, ma anche lì se non capiscono l’inglese la vedo molto difficile….

        • raffa says

          Gelsomina, la scuola la fanno le persone per cui secondo me le decisioni le puoi prendere dopo aver telefonato, dopo aver consultato i siti internet ma soprattutto dopo averle viste di persona e parlato con le educatrici/maestre. Cerca di tenerti qualche giorno libero e mentre telefoni fatti dare contestualmente degli appuntamenti.

          I corsi di sostegno linguistico probabilmente sono attivati comunque (se ci sono altri bimbi che ne hanno bisogno) e quindi non è un problema entrarci. Ci sono länder in cui li hanno anche alle elementari, dovresti verificare come è da voi. In una ganztagschule hanno – di regola – lezione la mattina con la maestra e poi mensa + pomeriggio con l’educatrice che fa fare attività incluso seguire nei compiti.
          Le elementari in Germania finiscono, in base ai länder, in quarta, quinta o sesta, poi si passa direttamente alle superiori (che sono divise grossolanamente in “avviamento” e “liceo”), quindi si decide quando i bimbi hanno 9-11 anni se faranno un indirizzo che porta alla maturità o si fermeranno alla 2 superiore. In alcuni länder le indicazioni delle maestre in questo senso alla fine delle elementari sono vincolanti per i genitori, in altri sono solo un consiglio. succede quindi che nei länder in cui c’è + pressione i genitori (anche tedeschi) di bimbi alle elementari facciano fare esercizi extra rispetto alla mezz’ora di compiti prevista per assicurare ai propri figli l’ingresso al liceo (in alcuni länder ci possono andare il 30% dei bimbi, in altri molti di +). dovresti verificare anche questa cosa.

          rispetto a scuola internazionale vs. pubblica secondo me devi porti la domanda dalla fine, ovvero quanto resterete in Germania e cosa desideri per il figliolo. è una tappa, l’importante è l’inglese (mi sembra di capire che quella scuola internazionale non sia bilingue e il tedesco sia insegnato per poche ore) oppure desideriamo dare + peso al tedesco (l’inglese nelle scuole tedesche mediamente si impara meglio che in Italia, in certe scuole anche molto bene). di fatto scegliere una scuola o l’altra vuol dire dare + peso a una lingua o l’altra, poi davvero te le devi vedere di persona e chiarire i tuoi dubbi in loco, non puoi scegliere “sulla carta”

          e se trovi qualcuno già ora che giochi qualche h alla settimana con il tuo bimbo te ne sarà grato quando vi trasferirete, non solo arriverà con un lessico minimo ma soprattutto per lui sarà una lingua nuova ma non “estranea”, visto che ci avrà già fatto qualche esperienza e conosciuto persone che la parlano

          organizzare un trasloco e un cambio di vita insieme è parecchio difficile, in più se ci sono scuole di mezzo lo diventa ancora di +. vedila così, per il secondo figlio sarà tutto in discesa 😉

          un abbraccio e tienici aggiornate!

    • Monica says

      @Gelsomina

      ciao,
      vorrei tranquillizzarti a proposito dell’inserimento di tuo figlio di 5 anni nella Grundschule.
      Noi ci siamo trasferiti 8 mesi fa in Baviera, con 3 figli (i 2 gemelli sono in 3^, il grande é in 5^) che avevano solo appena approcciato il tedesco, ma in sostanza non sapevano nulla. Sono iscritti a una scuola internazionale che insegna al 50% in tedesco e al 50% in inglese (altra lingua praticamente nuova per loro).
      Senza particolari corsi di sostegno i due piccoli hanno portato a casa la prima pagella con tutte sufficienze e ad oggi capiscono entrambe le lingue e stanno per “fare il salto” e cominciare anche a parlarle.
      Questo per tranquillizzarti sul fatto che un bimbo di 5 anni, cui non sono richieste performance scolastiche, inserito tutto il giorno in una scuola materna tedesca, dopo qualche mese sará in grado di capire e poi anche di parlare il tedesco anche se i genitori non lo parlano (ho tra l´altro la testimonianza di un collega con una figlia che sta facendo esattamente il percorso che fará tuo figlio e che – inserita alla scuola materna a settembre – ora parla e capisce piú dei genitori).
      Senza contare, come ti hanno giá scritto altre, che la scuola tedesca (anche la scuola materna) incoraggia l´autonomia del bambino, sia nella vita di tutti i giorni (so di scuole che fanno corsi ai bimbi di 5 anni – con patentino finale – per attraversare da soli la strada, per es.) sia nella vita scolastica. Quindi probabilmente ti troverai molto raramente a dover aiutare tuo figlio negli eventuali compiti a casa.
      Anche per me che parlo tedesco il trasferimento é stato (ed é ancora) un passo molto impegnativo e i tuoi messaggi mi hanno ricordato tutti i dubbi che avevo io mentre organizzavo il “salto”. Ma mi sento di tranquillizzarti per l´aspetto della scuola e dell´apprendimento di tuo figlio (che come dici tu, imparerá prima di te!)
      Un abbraccio e in bocca al lupo,
      Monica

      • Gelsomina says

        Cara Monica,
        Grazie! Le tue parole mi sono davvero di conforto. Sono andata avanti con le mie ricerche ed ho trovato un Kindergarten bilingue Tedesco-Inglese (proprio nella zona dove andremo ad abitare) che segue il metodo OPOL con due insegnati madrelingua e che dedica due giorni a settimana il lunedi’ ed il venerdì rispettivamente al solo inglese e al solo tedesco. Questa potrebbe essere una buona soluzione per garantire a mio figlio un graduale inserimento nella lingua tedesca attraverso una lingua , l’inglese, che lui conosce (a tal riguardo non smetterò’ mai di ringraziare Letizia che 4 anni fa mi ha dato la spinta per intraprendere il mio progetto bilingue). Ho già un appuntamento a fine mese per parlare con le insegnanti e visitare il kindergarten.
        La “Grundschule” bilingue non c’è ma c’è un “Gymnasium bilingue” che da la possibilità di conseguire sia l’Abitur che l’IB. Contattare la scuola secondaria mi sembra un po’ presto, mentre penso comunque di chiedere informazioni alle insegnanti del kindergarten sulla “Grundschule” di riferimento (come sai c’è una sorta di appartenenza in base alla residenza) e conto di farci un salto. Ho passato giorni interi al studiare il sistema scolastico ed ora sono più tranquilla.
        Colgo l’occasione per ringraziare anche Raffa e Sabina per i loro consigli.
        Crepi il lupo!!!! Un abbraccio

        • raffa says

          bene Gelsomina,ottime notizie! vedraiche organizzare/scegliere in loco sarà decisamente + facile. in bocca al lupo per il trasloco, la nuova vita, e tienici aggiornate :-)

  8. Elisabetta C. says

    Gli insegnanti italiani non sono solo mal pagati e vessati da ogni possibile burocrazia, ma anche mal selezionati. Fanno un concorso pubblico in cui si testa il sapere ma nessuno controlla chi sono come persone, se hanno cognizioni di psicologia, individuale o di gruppo, se sono persone equilibrate e così via. Il risultato è una grandissima varietà di approcci e di capacità. Tra l’altro quelli delle primarie sono spesso i migliori. Tra medie e liceo penso che ognuno di noi ricordi docenti di talento ma anche prof totalmente fuori di testa (alcuni dei quali coltissimi, per carità). La sensazione è dunque di grande disuniformità.
    Vedo che a scuola dove vanno le mie figlie i docenti madrelingua inglese spesso danno meno compiti di quelli italiani. Spesso mi viene detto: I don’t normally give written homework, just reading. If there’s homework, it’s only in the sense that the child has to finish what he/she has not done in class (because that day he/she was fiddling)”.
    Ma magari sono io che sono di parte…

  9. barbara says

    Sabina ti volevo chiedere come ti comporti col bilinguismo quando aiuti tuo figlio a fare i compiti in italiano. Lo fai in tedesco? E lui ti risponde in italiano O in quell’occasione parlate entrambi in italiano? Come gestisci la cosa?

    • says

      Cara Barbara,

      Io con mio figlio parlo sempre tedesco, anche quando fa i compiti e mi chiede qualcosa. Esempio: “Ich verste e stesso nicht. Wie funktioniert dieser “prestito”?” E io gli spiego in tedesco, a volte usando sia i termini tedeschi, sia quelli italiani.

      Se leggi il libro di Elke Montanari, lei dice proprio questo, che bisogna fare i compiti in lingua :-)

      • barbara says

        Sabina Grazie del suggerimento, lo leggerò! Comunque capisco dalla tua risposta che anche N. ti parla sempre in tedesco quindi sicuramente siete avvantaggiati. Certo parlarrlo anche facendo i compiti in italiano comporta un doppio impegno quando il bambino parla comunque in italiano… Mah, vedremo.. Per ora E. ha solo 3 anni . Ho ancora un po di tempo per vedere come evolve. Ma gia’ tremo all’idea dei compiti! qualcun altro puo’ raccontare come gestisce questo tipo di situazione?

    • raffa says

      ammetto di fare in parte come Sabina ma di essere a disagio. meno se si tratta di inglese, che per la nostra relazione (madre-figli) è una lingua”scolastica e neutra”, mentre quando i ragazzi avevano compiti in tedesco mi veniva da farli con loro in italiano, che è la “nostra” lingua, ma loro erano “immersi” nel tedesco della scuola, stonava. ho risolto delegando alla suocera tedesca :-) sotto sorveglianza del marito, ma si è trattato di pochissimi pomeriggi 😉
      per me didatticamente è più sensato fare i compiti nella L di scolarizzazione, emotivamente non ha però funzionnato

  10. Moni says

    Ciao,
    ho notato anche io delle chiusure verso il bilinguismo da parte delle maestre e non solo, purtroppo non è ancora chiaro che il bilinguismo non è un problema ma un’opportunità che diamo ai nostri figli.
    Purtroppo se il bambino ha qualsivoglia problema viene imputato al bilingluismo, mi chiedo com’è possibile che le maestre che dovrebbero essere aperte al ‘Sapere’ discriminino così il bilinguismo.
    Nella scuola materna che frequenta mia figlia fanno solo 1 ora a settimana di inglese il secondo semestre del terzo anno! Di fronte a una mia richiesta di allargare a tutti l’ora di inglese mi è stato risposto ‘ma lasciamo in pace questi bambini’…

  11. says

    Sabina, vado un po‘ OT ma non riesco a trattenermi dall‘ esprimere la profonda ‘‘‘invidia,,, che provo per tuo figlio!!!! Mi sto massacrando per preparare un misero B1 e davvero, credo che ricevere il tedesco come lingua madre sia il massimo delle fortuna! L‘ inglese e le lingue neo-latine si possono facilmente imparare anche da adulti… ma il tedesco proprio no!
    Provo anche un certo rammarico per esserci trasferiti cosí ‘‘tardi,, privando la mia bimba grande di questo privilegio… ma tant‘ è :-(

    • says

      Elonora, sì è vero che imparare il tedesco da piccoli è una fortuna, ma conosco persone che hanno iniziato tardi con il tedesco (alle superiori) e che nel giro di 5 anni hanno raggiunto un ottimo livello, grazie anche a soggiorni prolungati all’estero.

      Perciò forza e coraggio! Siete tutti noi! :-)

  12. Carla says

    Le mie figlie vanno ad una scuola statale italiana (nella zona di Milano), rimangono lì il pomeriggio fino alle 16.30, tornano a casa (senza compiti) e hanno tutto il tempo per giocare o fare altro…forse se si vuole avere più spazio per il gioco è il caso di cercare un altro tipo di scuola!!!
    E direi che anche in Italia ce ne sono di ottime, con insegnanti molto validi con cui si riesce a comunicare liberamente e spiegare i progetti e le aspettative sui propri figli!! :))

  13. Cristina says

    Ciao,

    di famiglia italiana ho frequentato le scuole in Germania dalla terza elementare fino al terzo liceo per poi tornare in Italia. Sono talmente rimasta scioccata dagli approcci che ora che vivo a Roma mi sono rifiutata di mandare mio figlio a scuola italiana, avendo l’incubo dei compiti. Ho rpeferito l’appproccio tedesco e d’accordo con mio marito Matteo dal prossimo anno frequenterà la scuola svizzera. Ovviamente è stata una scelta con molti dubbi e anche sacrifici economici, ma l’abbiamo fatta perché volevamo evitare la valanga di compiti e l’approccio pedagogico italiano con un insiegannte che parla davanti a una classe e assegan compiti (scusate ovviamente sto semplificando e generalizzando). Speriamo con tutto il cuore di aver fatto la scelta giusta, ma quando io sono arrivata in Germania a 7 anni non parlavo una parola di tedesco. L’insegnante con buon senso e pazienza mi ha supportato ed ho potuto accedere ai licei bavaresi noti per essere tra i migliori di tutta la Germania. L’accesso si ottiene solo avendo una media dei voti superiori al 2,5 (i voti vanno dall’1 eccellente al 6 insufficiente). Non solo durante la mia carriera scolastica ho avuto moltissime opportunità di sperimentare gratuitamente corsi di violino, scherma, coro e teatro e fare un’esperienza di scambio con gli US. Non era una scuola speciale alla beverly hills, ma una normale scuola di Monaco.
    Una volta ritornata a Roma mi sono ritrovata molto più preparata dei miei coetanei nelle lingue, matematica, fisica e chimica. certo io non avevo mai studiato l’Eneide e la letteratura italiana, ma ci sono voluti solo pochi mesi per imparare queste nozioni mentre portavo sempre con me la metodologia e l’autonomia acquisita negli anni di studio in Germania.
    Purtroppo in Italia non c’è una metodologia strutturata per la valutazione e conseguente miglioramente del corpo docente (in Germania i docenti hanno una valutazione ogni 3 anni) e degli istituti. Per cui la bontà della scuola è direttamente collegata alla capacità e volontà del singolo anziché ad una corretta strutturazione delle attività.

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