Ho iniziato a parlare Inglese a mio figlio quando aveva 7 anni

L’ho proprio combinata grossa. Eppure lo dicono tutti: esperti, insegnanti, psicologi, ma io ci sono cascata in pieno.
Vado a controllare che non si siano trasformati in vampiri…
Sono una mamma italiana di due bambini di 5 e 8 anni. Circa quattro anni fa ho scoperto il tuo blog.
Come tutte le mamme che ti seguono ho sempre avuto “la fissa” per le lingue. Ho frequentato l’università a Londra, vissuto in Francia e lavorato in Germania e Gran Bretagna. Poi sono tornata a Milano, ho avuto due bambini con i quali, fin da piccolissimi, ho sempre parlato nella lingua che sentivo, segretamente in cuor mio, la più vicina: l’italiano.
Sognavo che diventassero bilingui, ma l’idea di parlare loro in inglese mi sembrava fittizia.
Così trascorrevano le settimane, i mesi e gli anni. E. frequentava la scuola primaria e S. l’asilo. Scuola italiana. Amici italiani. Vacanze in Italia.
E poi.
E poi l’estate scorsa, eravamo in vacanza al mare (mio figlio maggiore aveva sette anni e la piccola quattro), ho preso la decisione: ho smesso di parlare italiano con loro.
Come dite? Il rapporto affettivo tra mamma e figlio si basa anche sulla comunicazione, quindi è importante non cambiare la lingua con cui si è stabilito questo rapporto.
Poveri figli miei…l’avevo detto di averla combinata grossa.
Ad ogni buon conto, non avevo altra scelta. Avevo già perso sette anni con il primo bambino e quattro con la seconda. Non potevo perdere nemmeno un minuto in più.
E’ stato indubbiamente faticoso e non facile per i due nani ma anche per me.
Avevo dalla mia il loro papà, ma tutto il resto del mondo, insegnanti, nonni e amici remavano contro. Compresi alcuni post (non su bilingue per gioco!) sull’evitare cambi improvvisi perché potrebbero creare confusione e ritardo nello sviluppo linguistico.
All’inizio mio marito traduceva (lui ha continuato a parlare in italiano), poi abbiamo imparato che i bambini sono magici. Un po’ alla volta capivano, coglievano il mio tono di voce, l’espressione nei miei occhi, individuavano una parolina qua e un’altra là.
Insomma, lentamente, con molta pazienza ingegneristica, decisione e impegno, il miracolo è avvenuto. Ed è in costante divenire.
Ho seguito i tuoi consigli sull’ e-book In che lingua giochiamo?, mi sono informata, ho letto molto e riflettuto ancora di più. Ho registrato video storie e i video messaggi da ascoltare in mia assenza (Photo Booth su i-mac). Canzoni, libri, videogiochi e tv in inglese (a proposito il post su BBC player mi ha cambiato la vita!).
Ora stiamo ospitando una ragazza americana, abbiamo progettato una settimana al Campus Arte al Sole e dall’anno prossimo un mese in un vero Summer Camp in GB.
Non avendo trovato casi confortanti di madri che hanno iniziato così tardi il percorso bilingue, mi sono chiesta molte volte se la mia scelta fosse corretta.
Non voglio certo negare che ci sia stato, inizialmente, un rifiuto da parte dei bambini. C’è stato, eccome! Però poi mi sono chiesta: quanto è importante per me tutto questo? Ci sono molte cose che i miei figli “rifiutano” (dallo stare seduti sul seggiolino in auto, al ringraziare il cameriere al ristorante), ma insisto ugualmente, perché sono importanti per me (non dico che lo siano per tutti!). Questo mi ha dato la forza per continuare nel mio progetto e arrivare oggi a condividere questo post.
Il momento che mi ha riempito di maggiore soddisfazione e dimostrato che il nostro “esperimento” sta riuscendo, l’abbiamo vissuto qualche settimana fa.
I bambini hanno fatto un test al British Council della mia città per frequentare un corso dal prossimo settembre.
Al termine dell’esame siamo stati convocati: “Comprensione e produzione orale sono da bambini bilingue. Frequentano una scuola privata?”.
L’esperimento è appena iniziato, abbiamo ancora molta strada da percorrere ma è affascinante assistere a questa straordinaria trasformazione linguistica, che ammetto, mi riempie di orgoglio.
Quello che voglio dire ad altre mamme ritardatarie come me, è di non gettare la spugna. E’ indubbiamente importante imparare una lingua da piccolissimi ma, se non lo hanno ancora fatto, si è sempre in tempo
Never say too late
Daniela
PS
Tutto sotto controllo. Ora sono in soggiorno che giocano. Non si sono trasformati in vampiri…Whew..
P.P.S. di Letizia
Nulla da aggiungere, solo un grazie.
E una postilla.
Continuerò a sconsigliare chiunque me lo chiederà dall’abbandonare la lingua madre, soprattutto con bambini già grandi (ebbene sì, anche bilingue per gioco si unisce al coro dei cauti). Il rischio che il genitore non sia in grado di gestire questa transizione c’è sempre, come pure il rischio che qualcosa non funzioni nella comunicazione con i bambini.
Sono molto lieta che alcuni genitori abbiano deciso di ignorare il mio invito alla cautela e ne siano stati contenti, so di altri che invece si sono trovati in difficoltà. In breve: Nessuno può consigliare nessun altro in merito, soprattutto senza conoscere le persone in questione. In ogni caso di dubbio o incertezza, evitate di rischiare.
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Comments

  1. says

    Ebbene, Daniela, io non sono la persona più adatta con cui confrontarti perchè noi sul bilinguismo abbiamo un percorso diverso. Io dalla nascita dei bambini li ho voluti ferocemente bilingue, visto che viviamo ad Amsterdam con padre e famiglia sua olandesi ma io ho sempre insistito perché parlassero italiano. Fino ai 4 anni, nonostante 3 giorni alla settimana di nudo olandese, entrambi i bambini, che passavano comunque più tempo con me e gli infiniti italiani che giravano per casa nostra (abitavo sopra la mia scuola di lingue, quindi lavorando da casa, con insegnanti, stagisti, studenti e amici vari, il contatto con la lingua non mancava di certo) loro erano fortemente socializzati sull’ italiano. Questa cosa rendeva molto perplesse le maestre del nido, comunque prive di checchessia preparazione in proposito, che sostenevano che i bambini avevano un ritardo linguistico, mentre i poveri si rotolavano a terra in preda alla frustrazione quando nessuno faceva lo sforzo di capirli. Poi sono entrati nella scuola dell’ obbligo e l’ italiano è velocemente diventata la lingua minoritaria. In questi anni mi sono rotolata io in terra, con soggiorni in Italia, libri, film, amichetti, colonia, per rimetterli in careggiata, ma resta comunque il fatto che la loro lingua maggiore resta l’ olandese, anche se adesso che stanno crescendo noto una nuova recrudescenza (E. ha anche ricevuto a scuola un metodo di italiano per l’ autoapprendimento, e io l’ ho scoperto solo quando mi sono resa conto che improvvisamente usava bene i pronomi personali).
    Ma tu dicevi dell’ inglese: s quello ce la siamo sempre presa con molta calma, nel senso che alle elementari hanno sempre fatto qualcosina, canzoncine, frasette eccetera, niente di eclatante. Ma poi ascoltano tanta musica in inglese e ho scoperto che gli fa benissimo per l’ accento, molti film su dvd che abbiamo li guardiamo in tutte e tre le lingue e soprattutto loro fanno molti videogames online. E questi giochi hanno una componente sociale, nel senso che puoi giocare con i tuoi amici, ma anche fartene di nuovi per scambiarti i pezzi che ti mancano per superare un livello. Ecco, ho scoperto che giocando così a parte che imparano molte parole dei pezzi del gioco, ma li ho beccati a chattare in inglese usando google translator.
    Il risultato pratico è che io e mio marito non possiamo più ricorrere all’ inglese come lingua segreta quando ci dobbiamo dire qualcosa non destinato alle orecchie dei bambini, perché subito una mi fa: ho capito cosa avete detto, vi state dicendo che io non posso giocare con il computer oggi fino a che non metto a posto.

    Insomma, non abbiamo mai insegnato consapevolmente l’ inglese ai bambini, ma gli abbiamo messo sempre a disposizione gli strumenti, gli abbiamo sempre tradotto quello che imparavano in giro e credo che se lo siano imparati da soli.

  2. says

    E’ sempre molto istruttivo vedere come si riescono a trovare strade proprie, penso sia proprio questo l’insegnamento da trarre dalla storia di Daniela, come dici anche tu Letizia. Nel nostro caso, ad esempio, non mi sento affatto sicura del mio inglese, soprattutto nelle sfumature del quotidiano e non potrei togliere l’italiano tra noi, però mi sono accorta che se io e il papà usiamo l’inglese come ‘lingua segreta’, la nostra bimba-che ha 2 anni- si incuriosisce, lo sente ‘di casa’ e lo accetta meglio. Anche questa è una via consigliata per i più ‘grandi’, se si vogliono evitare cambiamenti bruschi o se si vede che i bambini non li accettano. Grazie ancora!!

    • Raffaela says

      Cara Daniela,

      posso eleggerti a mio mito e maestra? No non ti sto prendendo in giro anzi … io sono perfettamente bilingue ed ho vissuto negli States, francia, svizzera, tunisia e ora da tempo in Italia. Quando mia figlia era piccola, fino all’eta’ di 3 anni, capiva e sapeva molte parole in inglese, ma poi cominciando asilo e amici tutti italiani purtroppo l’inglese e’ stato abbandonato. Infatti penso che sia facile insegnare inglese ai bambini piccoli ma quando sono contorniati da persone parlanti in italiano (in piu’ abitiamo in un paese della liguria senza asili o scuole bilingue) e cominciano ad avere esigenze maggiori be’ tutto diventa piu’ difficile..o almeno per me lo e’ stato. Ora mia figlia ha 9 anni e sto cercando di parlare inglese con lei…voglio veramente darle quella marcia in piu’ che io ho avuto dai miei genitori…. Ma e’ difficilissimo. A parte il parlarle che comunque e’ un po’ pesante anche perche’ io arrivo a casa dall’ufficio alle 19 e a quell’ora siamo tutti stanchi…ho difficoltà nel reperire materiali dvd cartoni etcc.. Infatti le cose che potrebbe capire sono di contenuto troppo per bambini, e quelle che potrebbero interessarle invece sono troppo difficili.

      Daniel please please HELP ME!!!!!!

      Stavo per abbandonare la mia missione ma tu mi hai dato “HOPE”.

      Puoi darmi qualche consisglio pratico su come partire?? Grazie, thx

  3. cinzia says

    Cara Daniela, ti ringrazio di aver condiviso la tua esperienza. Diciamo che nel mio caso il percorso e’ ancora un po’ lento e faticoso e l’unica a fare la salita sono io… sigh… il papa’ del mio bimbo lavora tutto il giorno fino alla sera e diciamo che da parte sua l’aiuto e’ veramente carente. Ma il metodo e’ lo stesso e devo dire che al di la’ di alcune cose di questo sito che non condivido, la tua esperienza mi ha molto confortato, perche’ anch’io ho cominciato possiamo dire “tardi” ( il mio ha ora 4 anni e mezzo ed e’ solo da qualche mese che ho cominciato a parlargli e cantargli in inglese, ma lui e’ affascinato da questa lingua che chiama “di Topolino (Mickey Mouse ovviamente…) ” e quindi cio’ mi aiuta a dargli una motivazione. L’abbiamo gia’ portato ad Orlando al Disney World e la promessa fatta e’ quella di riportarcelo presto non appen aavra’ appunto un po’ di padronanza della lingua “di Topolino”. Come dire….. il metodo della carota!!!
    Ti mando un abbraccio solidale e forza avanti cosi’!!!!!

  4. Daniela says

    È bello leggere pareri diversi e capisco il “concern” di Letizia, che io stessa mi sono posta prima di iniziare questo percorso. Personalmente credo che molto (tutto?) dipenda dalla conoscenza della lingua e da quanto ci si senta a proprio agio nell’utilizzarla. Paradossalmente quello che un anno fa mi sembrava ” fittizio” oggi mi viene assolutamente naturale. Mi rendo conto di essere una voce fuori dal coro…ma d’altronde non lo siamo già un po’ tutte con il nostro progetto? Per rispondere a Raffaela, quello che ho fatto e’ stato semplicemente iniziare sapendo di non voler tornare indietro. Non è facile. Ma non è impossibile. Sono una mamma normalissima che torna a casa alle 19.00, apre una busta di minestrone già pronto e lo serve in tavola… e spesso non finisce la fiaba della buona notte perché si addormenta leggendola! Ci sono situazioni durante le quali passiamo all’italiano: quando facciamo i compiti, nei momenti di sconforto, nelle situazioni delicate dove solo l’italiano e soltanto l’italiano mi permette di esprimermi. Forse l’unico consiglio che mi sento di dare, visto che Raffaela me lo chiede, e’ di iniziare in un momento di relax, lontano da impegni e obblighi lavorativi, e come dice Letizia, nell’incertezza, forse meglio non rischiare (anche se, come dice un vecchio adagio, “chi non risica non rosica…”)

    • cinzia says

      Concordo, stesso ritmo di vita anche per me, infatti il percorso bilingue e’ iniziato da quando lavorativamente il ritmo e’ molto migliorato per me ed avendo meno pressione e piu’ tempo da passare con il mio piccolo posso avere la mente sgombera per questo percorso difficile si’ ma senza dubbio prezioso per lui, quindi approfitta delle vacanze estive Raffaela!!!!!
      un abbraccio

    • raffaela says

      Daniela,
      aspettavo con tanta ansia una tua risposta e te ne ringrazio tanto. Per me e’ importante che mia figlia impari l’inglese …sia perche’ al giorno d’oggi e’ indispensabile sia perche’ a me ha permesso di viaggiare in tutto il mondo sentendomi a mio agio e cooscendo persone che mi hanno arricchito da ogni punto di vista. E vorrei che anche mia figlia abbi questa fortuna. Continuo a pensare che insegnare inglese sotto i 4 anni sia facila ma trovare stimoli ed interessi per i bambini piu’ grandi e’ sempre piu’ difficile…ma sono molto determinata.
      A questo punto…aspetto con ansia le vacanze!!!!!! Grazie ancora per la tua testimonianza Daniela e come posso contattarti nei prox mesi quando avro’ bisogno di supporto??
      Letizia, grazie di questo forum…ieri sera ho acquistato l’ e-book In che lingua giochiamo? e non vedo l’ora di essere sul treno per leggerlo… perche’ non apriamo una sezione specifica per bambini piu’ grandi? Un po come hai gia’ fatto con l’Angloteca. Grazie ancora!!!!!

      • Bilingue Per Gioco says

        Raffella,
        abbiamo l’agloteca ancora attiva, lunedì pubblico il prossimo post dell’Angloteca!
        Per i consigli, qui sui commenti del blog please, così va a beneficio di tutti.
        Grazie,
        Letizia

        • Raffaela says

          Letizia,
          aspetto con ansia il prossimo articilo sull ‘Angloteca che trovo interessantissimi. Avrei qualche spunto interessante …posso mandarti un piccolo articolo??

      • laura says

        Innanzitutto grazie a tutte per gli spunti che ci offrite, e ci offriamo!!! Io ho iniziato circa 2 anni fa con l’inglese, quando ho scoperto il blog BpG!! Il mio inglese non era perfetto, frutto non di studio ma “solo” di un utilizzo lavorativo e quotidiano con persone straniere. Ho iniziato a parlare solo inglese, ma … mi sono scontrata con un muro, anzi vari muri: avendo 3 figli di età molto diverse e un marito assolutamente a digiuno di inglese, ho quindi deciso di affrontare l’argomento “con metodi personalizzati” e “per approssimazioni successive”… ora il risultato è questo: M., 2,5 anni, capisce tutto in inglese, “parlotta” in italiano e qualcosa in inglese, ripete le parole di inglese che gli dico… L., 5 anni, capisce tutto ma mi chiede conferma in italiano, ogni tanto parla con M. in inglese… H., 12 anni, capisce poco, e chiede a L. cosa ho detto… Io devo dire che sono soddisfatta, il stesso mio inglese migliora giorno dopo giorno… e da quest’estate, anche grazie ad un’esperienza lavorativa di inglese con i bambini, sono tornata al punto di partenza… con i bambini parlo sono inglese, e loro traducono al papà!!

  5. Chiara says

    Che dire? Brava Daniela! Sono l’autrice del post su BBC Player e sono felice che ti sia stato utile. E il tuo post mi è utile invece, ora che la mia bimba ha 8 anni ed è perfettamente bilingue italiano-inglese, a intraprendere con altrettanta determinazione l’insegnamento di una terza lingua. Hai ragione tu, chi non risica non rosica!

  6. raffaela says

    Daniela ….ho cominciato!!!! Per ora alla grande!!!!!!

    Letizia….sto divorando il tuo ebook!!!!

  7. nicoletta says

    che bello leggere questi post e soprattutto che consolazione ed incoraggiamento!
    mia figlia ha quattro anni e mezzo e fin da quando è nata ho cercato di farla crescere bilingue con lo spagnolo (io sono bilingue italiano – spagnolo) ma poi senza il supporto della nonna (che da spagnola parla solo italiano) e causa lavoro, impegni etx ho abbandonato.
    ora mi sento in colpa…e vorrei tanto ricominciare. bè, questo post è capitato proprio il giorno giusto!

    • Raffaela says

      Cara Daniela,

      Non sai quante cose sono successe da questo tuo post del 1 luglio…..sembra che siano trascorsi anni…. Enon sai quante volte ho letto e riletto il tuo articolo, soprattutto nei momenti di sconforto o di stallo. Il mio background te lo avevo spiegato nel mio post precedente. Mia figlia Matilde ha appena compiuto 10 anni. I passi fatti in questi due mesi sono stati da giganti. Ora parlo a mia miglia al 70 per cento in inglese e lei comincia a rispondermi in inglese …chi l’avrebbe mai pensato solo due mesi fa…. È stata davvero brava. La strada da fare è ancora moltissima e purtroppo una volta che comincerá scuola e attivitá varie non sarà così facile trovare tempo e pazienza ma ci sentiamo molto motivate e dunque speranzose.
      L’ebook di Letizia mi è stato molto utile soprattutto nel capire quali erano i Tools più adatti a noi. Trovare il metodo per bambini di una “certa” età non è facile e anche più faticoso per il genitore. Noi ci siamo creati un gioco impersonando degli animali (orsetti) la cui cugina arriva dall’America ……

      Ora che gli impegni invernali cominciano e non avrò più tanto tempo da dedicare devo trovare strumenti alternativi…..

      Daniela voglio ringrazianti per la tua testimonianza che mi ha dato lo spunto per ricominciare quando temevo tutto ormai perduto.
      Ciao

      Raffaela

      • Daniela says

        Non avevo dubbi! I bambini sono magici. Anche se la finestra temporale per l’acquisizione delle lingue’ e’ tardiva, la tua e la mia sperienza insegnano che “never say never”.
        Viviamo in una società dove se un bambino non inizia ascolta Mozart nel pancione della mamma, non fa nuoto a 28 settimane e non inizia a imparare una lingua straniera a 1 mese, non sarà più in grado di farlo. Invece, sono sempre più convinta che ottimi risultati si possano ottenere anche partendo in ritardo, certo sforzo e impegno sono maggiori. Ora che ritorniamo tutti al “tram tram” quotidiano, la sfida diventa ancora più avvincente ma i risultati sempre maggiori. Io lo scorso settembre (ora non ce n’e’ più bisogno), ho seguito il consiglio di Letizia: ho fatto i “conti della serva” per vedere quanti minuti dedicavo a parlare inglese, e mi sono accorta che dovevo sfruttare ogni momento della giornata. Quindi subito inglese la mattina appena svegli, anche se assonnati, di cattivo umore o in ritardo per la scuola. Inglese al rientro il pomeriggio e la sera a cena. Tu, Rafaela, hai un grosso vantaggio rispetto a me: sei madrelingua. Io (anche se near native) sono pur sempre italiana. Spiegare e rispiegare ai bambini perché parlo in inglese non è facile (“perché è la nostra lingua segreta, perché e’ importante per la tua cultura, perché mi piace” oppure…cambio argomento!). Devo dire che ora questa domanda non viene più fatta, segno che ormai la lingua è di casa.
        Forza, non demordere. A solo un anno di distanza i miei bambini capiscono il 100% di quello che dico, rispondono spesso in inglese (frasi brevi, si intende) e non hanno problemi a “colloquiare” con bambini madrelingua, come l’esperienza del campus Arte al Sole questa estate ha dimostrato.
        E’ fantastico!

        • Raffaela says

          Grazie Daniela per l’incoraggiamento e suggerimenti. Devo dire che mi spaventa molto l’inizio del tram-tram anche perche’ riusciro’ a vedere mia figlia solo alla sera dalle 19.30 alle 21 (e a quell’ora siamo tutti stanchi…)… devo trovare un modo per organizzarmi e sfruttare i we. Un bacio e ti aggiornero’.

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