Questi ragazzi non sono normali

Questo post non è molto politically correct. Mi sono domandata per una settimana se fosse il caso di scriverlo e ho deciso che era il caso.

La settimana scorsa sono andata a Milano a parlare ad un seminario, ero senza voce  e tenere un seminario senza voce costa un certo sforzo. Mi capirete quindi se ho tirato un accidenti (tra me e me) quando ho visto che il mio posto sul treno del ritorno era nel bel mezzo di una scolaresca…

Ma pace. Mi sono seduta, stanca e rassegnata.

Ho chiuso gli occhi e per mancanza di alternative, ho cominciato ad ascoltare.

I ragazzi sembravano ragazzi normali, nella loro varietà. Di circa 17-18 anni, studenti di un qualche liceo, che andavano in gita (o viaggio) a Venezia.

C’era un po’ di tutto. Il ragazzone rasta con i capelli molto lunghi e il ragazzino con maglioncino blu e occhiali modello Marchionne. La ragazza con i lunghi capelli ricci (un po’ rinascimentale come figura) e quella alta e secca. C’era l’impacciato dall’aria un po’ nerd e quello che “fa compagnia”.

C’era il tipico mix di stili di un gruppo di ragazzi di una scuola pubblica. Eppure mancava qualcosa.

Mancavano le parolacce. In un’ora e mezza non ne ho sentita una.

Mancava la sguaiatezza. Nessuno urlava, nessuno disturbava, nessuna ragazza sembrava una velina in fieri.

Ho riaperto gli occhi e ho cominciato a guardarli con curiosità.

Ho visto che in compenso c’era qualcosa di strano…

C’erano dei libri. Qualcuno aveva un libro in mano, altri parlavano di un libro che avevano letto, scambiandosi pareri e riflessioni.

C’era rispetto. Ad un certo punto è venuto fuori che uno di loro avrebbe dovuto reclamare il proprio posto, prenotato, da un paio di vecchietti. Invece ha fatto il viaggio in piedi, nel plauso generale, perchè non poteva chiedere ai vecchietti di alzarsi. Alla frase, letterale, “Il rispetto per l’anziano mi sembra uno dei pochi valori che ancora hanno un senso…” ho smesso di guardare e ho cominciato a fissarli.

C’era dialettica. Il ragazzone rasta e il ragazzo-marchionne si sono confrontati apertamente e serenamente sulla propria diversa estrazione sociale.

C’era maturità. Parlavano della propria famiglia: la mamma, la zia, le abitudini natalizie, le tradizioni, le idiosincrasie di ogni nucleo familiare. Con naturalezza e spontaneità.

Ah, ed erano simpatici parecchio.

Chiariamoci, non erano un gruppetto di sfigati e santarelline. Erano ragazzi normali, allegri, simpatici. Si prendevano in giro, scherzavano, dicevano anche le loro brave cavolate.

Ma allora c’è speranza!

Allora non è vero che l’Italia è un paese senza futuro, che i nostri giovani stanno perdendo la bussola, sono maleducati, viziati e immaturi.

Se questa è l’Italia di domani ce la faremo.

Devo essere sincera, gruppi di ragazzi così non ne avevo mai incontrati. Ormai siamo abituati ad aspettarci la maleducazione, le ragazze troppo civette, i ragazzi troppo aggressivi.

Alla fine non mi sono tenuta e gliel’ho chiesto.

Ragazzi, scusate, ma voi dove studiate?

A KJHLIGKJBPOAEW

Eh?

E’ in Svizzera, siamo Svizzeri.

Ah!

Delusione.

Per questo mi sembravate così diversi dai tipici ragazzi italiani, non siete italiani…

Ma no, fa uno, anche i ragazzi Italiani sono così, i fenomeni strani ci sono anche in Svizzera, ma poi vedrà che anche i ragazzi Italiani sono normali.

Magari. Grazie per la fiducia e lo spirito di categoria…

Speriamo.

 

P.S.

Lo so anche io che non bisogna generalizzare, che c’è pieno di bravi ragazzi anche qui, e di “fenomeni” anche in Svizzera. Ma noi, e lo chiedo a me stessa per prima, stiamo crescendo ragazzi maturi e responsabili o fenomeni? Gli amici dei nostri figli saranno maturi o fenomeni?

P.P.S.

Se c’era un adulto ad accompagnare questi ragazzi io non l’ho visto.

Immagine: E’ in arrivo un treno carico di… (Rodari) su Amazon IT

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Comments

  1. Francesco S. says

    Vorrei essere anche io politicamente scorretto, e confortare la nostra ottima Letizia. Titolare di tessera ferroviaria dal 1985, incontro molte scolaresche in gita, di solito attacco discorso, e quindi accerto anche io la provenienza. Di recente, ho incontrato anche io una scolaresca, meglio detto quattro classi di un istituto d’arte , in viaggio di istruzione verso Venezia,e ho colto un eccellente metafora della nostra attuale situazione. Sui ragazzi e le ragazze, nulla da dire: rilassati e allegri come si conviene in gita scolastica, ma senza intemperanze. La conversazione, mi faccio spiegare cosa studiano e perchè, è piacevole e consapevole, anche se c’è un fondo di tristezza, perchè traspare il timore che alla fine del corso di studi ci sia, in una parola, il vuoto. (Forse gli anziani svizzeri suscitano più rispetto perchè -beninteso è una generalizzazione, e vale quanto ogni generalizzazione, cioè poco- sono meno prepotenti ed egoisti dei nostri…) Le note dolenti vengono dagli insegnanti accompagnatori; anche se la situazione è del tutto calma, sono già di loro iperstressati e ipernervosi e ancora più perchè alla stazione in cui sono salito è successo un incidente: un membro della gita, che a tutti i costi doveva prendersi il caffè – e, sospetto, fumarsi la sigaretta- per recarsi nella carrozza relativa è voluto scendere sulla banchina, ed è pesantemente caduto a terra, infortunandosi una spalla. Poco da fare: ambulanza e ricovero all’ospedale, per controllare che nulla sia rotto, mentre il treno deve ripartire…. Avete indovinato, si trattava di un collega insegnante. Poco di male, in fondo sono cose che succedono, ma se fosse stato uno studente, penso, i commmenti sui bamboccioni irresponsabili si sarebbero sprecati….

    • Bilingue Per Gioco says

      Grazie per il conforto. Ce n’è bisogno, perchè se non riusciamo ad avere fiducia nei giovani davvero davanti a tutti noi c’è solo il vuoto…
      Che loro però al liceo vedano davanti a sè il vuoto è drammatico, ed è interamente colpa nostra, di noi adulti. In quanto genitori, cittadini, insegnanti, elettori, etc…
      L.

  2. Marilina says

    Letizia, non voglio peccare di presunzione, ma mentre leggevo il tuo post, e prima di arrivare alla fine, (giuro!) mi sono chiesta tra me e me “ma come faceva a sapere che erano italiani e non del Ticino?”… Quando ho letto il finale, sono scoppiata in una risata…
    Comunque, grazie Francesco per la tua nota positiva. E’ vero che c’è anche questo!

  3. says

    io invece non voglio essere pessimista, ma questi ragazzi che vedete voi sono solo un 10-15% della generazione che costruira il futuro, purtroppo. le scuole in italia di ogni ordine e grado sono piene di “bamboccioni” che mancano di LOGICA, maleducati e superficiali. la colpa pero io non la do ai ragazzi, ma in primo luogo alla societa, alle istituzioni e in parte alle famiglie.

  4. r. says

    Sarà perché li vedo in classe (gli italiani),
    ma mentre leggevo pensavo: saranno svizzeri!

  5. says

    Anche io ho origini svizzere, speriamo in bene!!! Scherzi a parte, concordo che la scuola svolga un ruolo fondamentale e sia io che G ne siamo molto spaventati per il livello attuale. È anche per questo che ci siamo lanciati nel mondo dell’inglese con le bimbe, per poterle dare la possibilità di fare esperienze anche all’estero…speriamo!

  6. MMM says

    E’ succeso anche a me – situazione molto simile, tram, ragazzi 16-17 anni, variamente assortiti, discutono scherzano commentano. Più li ascolto fare battute intelligenti , commenti ragionati e trattare in modo cortese insegnanti e altri passeggieri e più mi rincuoro. Chiedo. Sono in gita scolastica: stanno raggiungendo il centro per una mostra, arrivano da un liceo della perifieria di Milano. Scendo dal tram felice. Non è necessario essere svizzeri :).

  7. Silvia says

    Cara Letizia, io vivo in Svizzera da qualche anno e ti posso assicurare che soggetti se ne vedono anche qui, anzi forse più che in Italia ma, dici tu, qui si respira sicuramente un’aria diversa dal clima sconfortante che c’è al momento in Italia. Tieni comunque presente che molto probabilmente ti sei confrontata con la creme de la creme svizzera, perché qui la scuola ti seleziona e ti indirizza fin dalla tenera età verso una scuola piuttosto che un’altra e solo in pochi hanno accesso ai licei pubblici.
    PS: non meravigliarti se non hai visto accompagnatori perché già alle elementari i bimbi tornano a scuola da soli, spesso anche prendendo autobus e altri mezzi pubblici. Pensa che una mia amica che era solita accompagnare suo figlio all’asilo è stata rimbrottata dalla maestra perché il suo bimbo era l’unico nella sua classe ad essere accompagnato ed in questo modo, poteva essere visto male dai compagni.

  8. MammaM says

    Ciao, i ragazzi educati e normali ci sono anche in Italia, basta saper parlare con loro, ascoltarli, dar loro speranza e incoraggiarli.
    Io vivo all’estero e mi rattrista vedere costantemente bimbi picchiati e presi in giro a scuola dai compagni. Le madri, pur di un certo ceto sociale, si intromettono nei giochi dei figli e, anziche’ aiutarli a capire dove sbagliano, giustificano e proteggono i propri figli aggressivi.
    Il buono c’e’ ovunque, basta saperlo cercare… anche dove si vive, senza pensare che in Italia le cose vadano solo a rotoli…
    Piu’ di vuoto io parlerei di mancanza di luce, ispirazione, motivazione. La speranza la insegnano i genitori. Le forze per riprensersi dal “vuoto” ci sono.

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