presepe val 2007Mi chiamo Elena,  e vivo ad Asti con mio marito e una bellissima bambina di 8 anni che si chiama Valentina.

Non sono cresciuta bilingue, ma le lingue straniere hanno sempre suscitato in me molto interesse.

Quando ancora l’e-mail non era neppure immaginabile, scrivevo lettere fiume ad amiche di penna in giro per il mondo, prima in brutta, poi in bella, e poi aspettavo la risposta per settimane. Grazie ai solidi legami con alcuni parenti che da generazioni vivono nel Sud della Francia, ho potuto imparare molto bene il Francese ai tempi della scuola media, quando l’apprendimento scolastico era esclusivamente focalizzato sulle regole della grammatica. Così, per fortuna, il mio concetto di conoscenza di una lingua straniera si è sviluppato con il sapore dei rapporti di affetto e di amicizia, delle frasi scambiate intorno ad un tavolo o giocando in spiaggia. Per la maggior parte dei miei coetanei (ho 41 anni) si trattava di una materia scolastica, irta di paradigmi e desinenze, regole ed eccezioni.

La grande importanza che do al saper dialogare in un’altra lingua ha una valenza più ampia rispetto al semplice saper “dire la stessa cosa in un’altra lingua”, perché ha a che fare con i registri e i codici comunicativi, con il sapersi “sintonizzare” con chi si esprime in un altro modo.  Se ci si pensa, molte persone che parlano la stessa lingua molto spesso non si capiscono…

Mi sono laureata in Lingue con l’Inglese come prima lingua e lo Spagnolo come seconda, e così ho fatto tris.

Le cosiddette “vacanze studio” erano per la mia famiglia un miraggio e un lusso, e quando le ho conquistate, già grandina, per me sono state un investimento una tantum, quindi niente Inglese + Tennis, oppure Francese + Surf, ma semplicemente corsi intensivi con frequenza di 8 ore al giorno e poi l’esame per portare a casa un pezzo di curriculum in più.

La fretta di trovare l’indipendenza economica mi ha poi fatto perdere un po’ di vista quali sarebbero potuti essere gli interessanti risvolti professionali della mia formazione umanistica e linguistica, per esempio le esperienze nel campo educativo, e mi ha catapultata nel mondo delle aziende, così mi occupo di esportazioni da una vita e, pur parlando tutte e tre le lingue quotidianamente, l’uso lavorativo che ne faccio è un po’ “asettico” e noioso.

Comunque, dato che sono anche una mamma, credo di aver trasmesso un po’ di questa curiosità nei confronti delle lingue alla mia bambina, che ad ogni occasione mi chiede di dirle i numeri in Francese, i giorni in Spagnolo, ecc …

Inizialmente il mio atteggiamento nei confronti dell’apprendimento precoce di una lingua straniera era un po’ scettico, pero’ Bilingue Per Gioco mi ha incuriosita e ha stuzzicato un desiderio che forse covavo da tempo, e così di recente e’ partita la mia avventura con il “bilinguismo per gioco”. Cercherò di raccontarla per condividere con voi i miei successi e i miei dubbi, e anche per far si’ che il punto di vista e l’esperienza dei genitori di bambini in eta’ scolastica abbia piu’ spazio all’interno di Bilingue Per Gioco. So che siamo in molti e spero che avremo modo di riflettere e imparare tutti insieme.

Elena